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Responsibility 10 Agosto, 2020 @ 10:12

La scommessa di Ankorgaz: il carburante del futuro dagli scarti agroalimentari

di Forbes.it

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Green Economy: Antonio Barani, fondatore e presidente di Ankorgaz
Antonio Barani, fondatore e presidente di Ankorgaz

Articolo tratto dal numero di agosto 2020 di Forbes Italia

di Claudia Cavaliere

Tanto coraggio, una visione chiara e un pizzico di fiducia: è la ricetta per il successo tutto italiano di un futuro più sostenibile, secondo l’esperienza di Antonio Barani, fondatore e presidente di Ankorgaz, società attiva nella produzione, logistica e movimentazione di biometano e gas liquidi. Per raccontare la sua esperienza, bisogna tornare sui banchi dell’università. “Era il 2006 quando uno dei miei professori portò fisicamente da Londra alcuni computer e alcuni manager di una trading house famosa all’epoca. All’interno della biblioteca della facoltà di economia ricostruì i desk di quell’attività e disse: ‘Ora vi spieghiamo cosa vuol dire svegliarsi la mattina e fare il trader’”, ricorda Barani. Poi quel giorno tornò a casa, iniziò a leggere quello che avevano appena fatto e proseguì a studiare con passione da autodidatta.

Ne seguì una giovanile esperienza da trader a Dubai, poi l’avvio della prima startup, Ankor, che faceva trading di prodotti energetici liquidi e aveva sede a Montecarlo, in un piccolo ufficio di trenta metri quadrati e con tre dipendenti, tra rischi e incertezze. Per finire poi a Belgioioso, vicino Pavia, quando arrivò la svolta: “Il mercato del trading stava cambiando e abbiamo deciso di cercarne uno di nicchia, provando a diventare grandi in un segmento più piccolo. Abbiamo trovato nel mercato dei gas liquidi il nostro centro, la nostra natura”. Nel 2011, da questa volontà, è nata Ankorgaz, oggi una vera e propria holding di investimento focalizzata in infrastrutture nel settore dei gas compressi, liquidi e rinnovabili. “Abbiamo iniziato a guardare in Italia e tra i primi investimenti abbiamo deciso di comprare un deposito di gpl lasciato in stato di abbandono dopo il fallimento e con tre buste paga in cassa integrazione a Belgioioso”.

Green Economy: AnkorGaz Biometano dai rifiuti

È qui che oggi l’azienda sta costruendo la prima filiera in Europa di biometano liquido (biognl), prodotto dal trattamento degli scarti agroalimentari, dei reflui e dei nostri stessi rifiuti, il cui smaltimento rimane una delle più annose questioni da affrontare. Ma il processo non si esaurisce qui: il biognl, una volta lavorato, è capace di alimentare camion, autobus e navi. L’economia circolare fa parte del dna di Ankorgaz, una delle prime realtà ad aver introdotto questo concetto nel settore delle energie fossili, posizionandosi nell’intersezione dei settori ambiente ed energia attraverso la produzione di carburanti e combustibili da rifiuti. In Europa è un mercato che esiste già da circa 10 anni, la raccolta differenziata in Italia è tra le prime nel continente e Barani ha voluto puntarci. La sua filiera, per cui i lavori di messa a punto si prevede vengano conclusi entro la fine del 2021, è composta da tre strutture autorizzate: un impianto di produzione di biometano proveniente dai rifiuti nella sede di San Rocco al Porto, in provincia di Lodi, comprato all’asta quando apparentemente nessun altro avrebbe investito nel settore in Italia; un impianto di liquefazione di gnl che produrrà 8.500 tonnellate annue di biognl e un’annessa stazione di rifornimento green solo per veicoli a gas naturale liquido e compresso e per quelli elettrici. Gli investimenti per lo sviluppo del progetto ammontano a circa 20 milioni di euro per un giro di affari di altrettanti 20 per il 2021.

“Ho voluto dare alla mia attività un contenuto che desse un senso al mio ritorno in Italia”, confida Barani. “Volevo fare qualcosa in più, qualcosa che avesse un impatto sociale. Mi sono messo in testa di cambiare il mondo e volevo farlo creando un’attività che fosse in linea con i miei valori: la tutela dell’ambiente e la lotta al cambiamento climatico mi sono sempre stati a cuore”.

Progetti che, di fronte agli eventi inattesi come la diffusione del coronavirus nel mondo, impongono misure straordinarie e richiedono risorse ingenti per essere affrontati. Ma soprattutto richiedono consapevolezza e partecipazione personale, che insieme implicano la trasformazione di paradigmi informativi e culturali: se si avvia un cambiamento, è importante che tutti ne siano coscienti, che si inneschi una riflessione in merito e una più ampia condivisione delle informazioni. “Penso che le fonti di ispirazione siano importanti. E che ci siano persone, imprenditori, manager e studenti che si occupano dell’ambiente perché glielo detta la loro coscienza”.

E in un mondo in cui appare sempre più difficile farlo, diventa fondamentale saper scegliere da che parte stare, essere lungimiranti e in grado di anticipare le tendenze del mercato, lasciandosi guidare anche un po’ dalla fortuna di trovarsi al posto giusto al momento giusto: “Quando non hai niente da perdere segui l’istinto”, confessa Barani. La sua scommessa adesso è più grande: non solo produrre il biognl dai rifiuti, ma farlo diventare il carburante del futuro. L’economia circolare costa, è un settore nuovo, rischioso, ma capace di portare nuovi posti di lavoro, fare emergere nuove professionalità, e, soprattutto, “noi gli stiamo dando vita nel territorio che durante il coronavirus è stata una zona rossa. È un segnale di ripresa, stiamo guardando avanti e crediamo che la direzione imboccata sia quella giusta”.

Business 23 Giugno, 2020 @ 2:28

Milano ai vertici mondiali per la creazione di “green jobs”, dice Linkedin

di Forbes.it

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Milano, Bosco verticale - sostenibilità e edilizia green
(shutterstock.com)

Milano conferma la sua anima green. Secondo una ricerca appena realizzata da LinkedIn, Milano è al 7° posto nella Top 10 mondiale delle città con la più alta concentrazione di professionisti dei “green jobs”, ovvero delle attività legate all’ambito della sostenibilità ambientale.

 Sostenibilità ambientale: lavorare nella green economy piace sempre di più

Già avviati verso un processo di consapevolezza circa l’importanza della tutela ambientale per uno sviluppo futuro sostenibile, il lockdown pare aver dato a tutti, dai governanti alle aziende ai cittadini, la speranza di poter riuscire a raggiungere la cosiddetta climate neutrality entro il 2050.

A confermare questa tendenza verso le attività “green”, arriva dunque la ricerca realizzata da LinkedIn che, grazie al suo punto d’osservazione preferenziale, evidenzia come il settore della sostenibilità stia crescendo in termini di offerta lavorativa e interessi e specializzazioni dei professionisti.

Guardando al futuro, una delle poche conseguenze positive legate all’attuale crisi sanitaria è da riscontrarsi nel settore della sostenibilità. La crisi ha contribuito a ridurre l’inquinamento, e ciò potrebbe dare una certa carica a iniziative relative alla sostenibilità ambientale, che erano necessarie da tempo. E da questo punto di vista, le amministrazioni locali di città come Milano, Manchester o Liverpool hanno già annunciato dei piani volti a ripensare le modalità con le quali queste città possono essere più rispettose dell’ambiente”, ha commentato Mariano Mamertino, Senior Economist di LinkedIn.

Per svolgere questo studio LinkedIn ha utilizzato i dati relativi ai suoi 675 milioni di membri per identificare le tendenze nel mercato del lavoro alla luce della maggiore consapevolezza e le azioni concrete nei confronti del cambiamento climatico e della sostenibilità. I dati sono rappresentativi dei membri iscritti a LinkedIn. Il monitoraggio delle offerte di lavoro pertinenti al mondo della sostenibilità e i membri che utilizzano la parola sostenibilità per descrivere il proprio ruolo lavorativo, sono elementi che hanno permesso a LinkedIn di tracciare un quadro dello stato delle professioni legate alla sostenibilità

Offerte di lavoro per “green job” in Europa: numeri in aumento di quasi del 50%

Due gli aspetti più rilevanti ricavati dall’indagine LinkedIn focalizzandoci sull’Europa:

  • Il numero di professionisti nel campo della sostenibilità in Europa è aumentato del 13% nell’ultimo anno, registrando un incremento maggiore della media globale del 7,5%;
  • Anche la domanda di “green job” è cresciuta, con un aumento dei posti di lavoro legati alla sostenibilità in Europa pari al 49%.

Le città nel mondo dove ci sono più professionisti della sostenibilità ambientale

Per chi entrare a far parte del settore della green economy rappresenta la propria aspirazione, ecco la classifica stilata da LinkedIn delle prime 10 città nel mondo con la più alta concentrazione di professionisti nell’ambito della sostenibilità:

1. Stoccolma (Svezia)

2. Helsinki (Finlandia)

3. Amsterdam (Olanda)

4. Zurigo (Svizzera)

5. Vancouver (Canada)

6. Londra (Regno Unito)

7. Milano (Italia)

8. Auckland (Nuova Zelanda)

9. Melbourne (Australia)

10. Washington (Stati Uniti)

Con Milano dunque al 7° posto a livello mondiale, l’Italia è uno dei paesi migliori per una carriera nell’ambito dei “green jobs”.