La startup nata al tavolino di un bar che certifica gli annunci di auto usate con la blockchain

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È nata quasi per gioco tre anni fa da una chiacchiera e da un progetto disegnato al tavolino di un bar da due professionisti di estrazione eterogenea. Saverio Cancellara, manager di gruppi alberghieri, e Cesare Crepaldi, esperto di IT e cyber security, avevano già collaborato a diversi progetti quando, tre anni fa, hanno pensato ci creare Autocerta, per risolvere un annoso problema che attanaglia il settore dell’auto.

Nella miriade di proposte commerciali online per la vendita di auto usate si annidano spesso annunci fuorvianti con prezzi fuori mercato, specchietti per le allodole e, talvolta, vere e proprie truffe. Come ovviare all’endemico problema? Semplice, devono aver pensato i due sabaudi: certificando gli annunci con sistemi informatici in blockchain.

La società è infatti specializzata nella certificazione degli annunci di auto usate. Il “bollino” di affidabilità Autocerta viene apposto agli annunci candidati dopo un attento esame di tutto il materiale fotografico e documentale di ogni vettura, incrociando i dati con i DB istituzionali attraverso un algoritmo sviluppato con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Per le auto già in stock, la documentazione dei veicoli viene presa dagli annunci già attivi ed eventualmente integrata dal venditore, mentre per i veicoli usati di nuova acquisizione si può adoperare l’apposita app che guida il rivenditore nella raccolta di tutto il materiale necessario per procedere alla candidatura per la certificazione.

Cesare Crepaldi, co-fondatore di Autocerta.

Soltanto gli annunci che raggiungo il 95% dello score massimo sono certificate automaticamente. Per il restante 5% si procede a un’ulteriore approfondimento fisico svolto sul campo dai certificatori dell’azienda. Una volta ottenuto l’ok, l’annuncio viene autenticato in blockchain e tutto il materiale taggato e rimesso a disposizione dell’inserzionista (spesso concessionari onesti che faticano a reggere la concorrenza sleale di commercianti senza scrupoli) con un codice identificativo univoco la cui autenticità può essere verificata in ogni momento sul sito di Autocerta. Foto e documenti vengono marchiati Autocerta e possono così essere ripubblicati sui vari portali di vendita auto con un semplice click, aggiornando l’annuncio da ‘normale’ a certificato.

Il prodotto piace ai concessionari (abbonamenti a partire da 90 euro/mese) e la voce si sta spargendo velocemente, tanto che dalla chiacchiera al bar – dopo tanto lavoro dei due soci fondatori – Autocerta è ora valutata oggi attorno ai 3 milioni di euro da Opstart, prima piattaforma di crowdfunding per raccolta in Italia nel 2020. Autocerta si appresta infatti ad aprirsi ad investitori terzi per aumentare la forza vendita ed i certificatori attraverso un primo (e forse unico) giro di finanziamento in equity per 280.000 euro, pari al 10% del valore azionario (scontato). Le quote acquistabili partono da un minimo di 250 euro e danno diritto al voto dai 15.000 euro.

“La campagna”, dice Cancellara, “ci permetterà di accelerare la commercializzazione dei nostri servizi e la moralizzazione di un mercato che per troppo tempo non ha offerto tutela agli acquirenti. La valutazione pre-money di Autocerta Italia è 1,7 volte l’Ebitda medio previsto nei prossimi quattro esercizi”.

Tra i servizi offerti dalla startup torinese, Autocerta TV permette ai rivenditori di allestire una vetrina digitale su un qualsiasi televisore che mostra in automatico i vari annunci certificati attraverso una Android Box connessa a internet. Un sistema intelligente per mostrare, orgogliosamente, la propria offerta alla clientela.

Il mercato online dell’automotive è in pieno boom. Ad aprile 2020 il Fondo Hellman & Friedman ha acquisito il gruppo Autoscout 24 per poco meno di 3 miliardi di euro con una valutazione pari a circa  26 volte il suo Ebitda. A febbraio il gruppo Auto1, proprietario, tra gli altri, dei marchi Auto Hero e Noicompriamoauto.it, ha debuttato alla borsa di Francoforte guadagnando il 49% rispetto al prezzo di offerta, raccogliendo 1,8 miliardi di euro con una valutazione di poco meno di 8 miliardi, rendendo i loro fondatori miliardari