Valutare le annate dei vini con i satelliti: l’idea della startup lombarda Ticinum Aerospace

Ticinum Aerospace
courtesy – Ticinum Aerospace
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Articolo di Dino Bondavalli
A Bordeaux, dove la qualità dei vini e il suo andamento nelle singole annate rappresentano materia di studio per indirizzare investimenti finanziari consistenti, la novità è al centro di un infuocato dibattito. A pochi giorni dal tradizionale appuntamento con la Semaine des Primeurs, la presentazione della vendemmia ai professionisti del vino (commercianti, sommelier, importatori, ecc.) in programma quest’anno dal 26 al 29 aprile, la tensione in vista dell’anteprima dell’annata 2020 è infatti altissima: da un lato chi considera sacra la tradizione, dall’altro chi è aperto a innovazioni anche estreme. Ma, al di là di tutto, Saturnalia, il sistema sviluppato dalla startup lombarda Ticinum Aerospace che utilizza i dati raccolti dallo spazio e l’intelligenza artificiale per dare un voto al vino ancor prima che l’uva arrivi in cantina, rappresenta comunque una rivoluzione.
Cristian Iannelli, fondatore e amministratore delegato di Ticinum Aerospace
Cristian Iannelli, fondatore e amministratore delegato di Ticinum Aerospace

“L’idea è quella di applicare le nuove tecnologie digitali al mondo del vino, con l’obiettivo di rendere più trasparente la valutazione che determina la fortuna o meno di un’annata, con effetti notevoli sui prezzi”, spiega Gianni Cristian Iannelli, fondatore e amministratore delegato di Ticinum Aerospace. Per farlo questa realtà nata nel 2014 come spin off dell’Università di Pavia utilizza i dati raccolti dai satelliti dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), che ha supportato lo sviluppo di Saturnalia attraverso il programma Space Solutions, e quelli in ambito meteorologico della Nasa e di Jaxa, l’Agenzia Spaziale Giapponese. “Grazie alle immagini satellitari siamo in grado di analizzare ogni 3-5 giorni la vigna, valutare le sue reazioni, la fioritura, la maturazione dell’uva, i tempi di raccolta”, spiega Iannelli. Queste informazioni, elaborate con una formula che le incrocia con i dati relativi alle condizioni meteo e con le analisi elettromagnetiche raccolte da satellite, si traducono in un punteggio per classificare i vini.

Di fatto ciò che i più quotati critici a livello mondiale, da Robert Parker a Neal Martin, faranno a fine aprile, nel corso degli incontri che – a causa della pandemia – si svolgeranno non più solo a Bordeaux, ma in simultanea anche a Parigi, Francoforte, Londra, New York, San Francisco, Shanghai e Hong Kong. Solo che, nel caso dell’annata 2020, i voti di Saturnalia su 100 vini di Bordeaux sono usciti già lo scorso novembre, con sei mesi di anticipo. Ma che attendibilità hanno queste valutazioni? “Abbiamo applicato il nostro modello nelle diverse zone del Bordeaux per le vendemmie 2018 e 2019, valutando rispettivamente 20 e 50 vini: i voti hanno una corrispondenza molto alta con i giudizi dei migliori critici”, assicura Iannelli.

Altro dubbio: se basta il satellite per valutare la qualità del vino, che ne è del lavoro dell’enologo e di tutti quei passaggi in cantina che sono comunque fondamentali per la qualità? “Monitorando solo territori dove si producono vini di alto livello, come Bordeaux, la Napa Valley e la zona del Barolo, sappiamo che il produttore lavora sempre al massimo per garantire il miglior risultato possibile”, spiega Iannelli. “Ciò che fa davvero la differenza tra un’annata e l’altra è quindi soprattutto la qualità della materia prima”. Stop.