Ridurre le emissioni, donne manager, meno infortuni sul lavoro: il piano di sostenibilità di Fedrigoni per il 2030

Fedrigoni
(courtesy Fedrigoni)
Share

Astucci per ombretti o fard interamente di carta, come non se ne sono ancora visti. Etichette autoadesive per bottiglie di vino, flaconi e scatole che nascono già senza il supporto da staccare e dunque da smaltire (e, nel caso non si possa, abbinate a un servizio gratuito di smaltimento). Carte in grado di sostituire la plastica in tutto e per tutto – nel food & beverage come nel packaging di lusso, nella ristorazione, nella logistica – perché resistono all’umidità, all’unto, agli strappi, alle pressioni. E ancora: la colla che si lava via facilmente con l’acqua, così da favorire il totale riciclo del materiale sottostante. Fedrigoni è diventata icona della sostenibilità del pianeta carta.

I numeri

Tra le prime industrie mondiali nella produzione e vendita di carte speciali ad alto valore aggiunto per packaging, editoria e grafica e di materiali autoadesivi premium per l’etichettatura, il gruppo italiano punta tutto sull’anima green maturata in oltre 130 anni di esperienza con il materiale ecologico per eccellenza, la carta, e spinge sul pedale della sostenibilità.

I numeri (e i propositi) di Fedrigoni sono inequivocabili. Con 4mila dipendenti nei vari paesi in cui è presente, un brand appena rinnovato, 1,3 miliardi di euro di fatturato nel 2020 e decine di migliaia di prodotti a catalogo e su misura, l’azienda si è prefissata da qui a 10 anni obiettivi ambiziosi nello sviluppo di nuovi prodotti sempre più riciclabili e riciclati. Ma anche nell’efficienza dei processi industriali, nella riduzione dell’uso delle risorse ambientali, degli sprechi e degli scarti, nell’attenzione alle persone, che devono lavorare in sicurezza e senza discriminazioni.

Fedrigoni e la sostenibilità

Marco Nespolo ad Fedrigoni
Marco Nespolo, amministratore delegato di Fedrigoni (courtesy Fedrigoni)

Per questo è stato messo ‘nero su bianco’ un piano di interventi che coinvolge 12 aree, scelte in base ai development goals delle Nazioni Unite: si va dalla riduzione del 60% degli infortuni sul lavoro al 50% in più di donne in posizioni manageriali; dal recupero totale dei rifiuti industriali alla scelta esclusiva di fornitori qualificati esg; dal 30% in meno di emissioni nell’atmosfera alla restituzione ai fiumi del 95% dell’acqua utilizzata, pulita e depurata, già dimezzata in quantità negli ultimi 6 anni. Interventi affrontati con rigorose basi scientifiche e la supervisione di qualificati istituti di ricerca. Il tutto con l’impegno di raggiungere questi obiettivi entro il 2030.

“Da tempo ci impegniamo a essere socialmente responsabili, sempre, comunque e verso chiunque”, commenta Marco Nespolo, amministratore delegato di Fedrigoni. “Questo sforzo verrà ulteriormente accelerato con importanti investimenti per ottimizzare i processi di lavorazione e di approvvigionamento, limitare il nostro impatto sull’ambiente attraverso ogni innovazione possibile – dagli impianti di cogenerazione all’autosufficienza energetica delle sedi, ai migliori trattamenti per le acque -, sviluppare prodotti sostenibili realmente alternativi alla plastica, sensibilizzare le persone su questi temi e diffondere una cultura che metta sempre l’individuo al centro”. 

Già ora, nella produzione e valorizzazione di tutte le sue carte, Fedrigoni utilizza solo materie prime e ausiliarie sicure, provenienti da origini controllate e tracciate, a partire dalle foreste certificate Fsc per le cellulose. “Intendiamo ridurre il consumo delle risorse energetiche e idriche e la gestione dei rifiuti e daremo la preferenza a fornitori che adottano le stesse politiche – continua Nespolo -. Vogliamo favorire un’economia circolare e una crescita sostenibile, attraverso prodotti eco-compatibili e sicuri lungo tutto il loro ciclo di vita. Né va dimenticata la nostra attenzione per l’arte e la cultura, che promuoviamo anche con le attività della Fondazione Fedrigoni Fabriano”.

I Boschi Fedrigoni

E proprio nell’ambito dei progetti di restituzione al territorio si inseriscono i Boschi Fedrigoni, che il gruppo ha intenzione di piantare nei prossimi anni vicino ai suoi stabilimenti. Il progetto è stato avviato a Caponago (provincia di Monza e Brianza), dove a novembre sono state messe a dimora 1.530 piante autoctone come querce, frassini, lecci, tassi e olmi per riqualificare un’area stretta tra industrie e superstrade. Grazie a Fedrigoni, che finanzia l’intervento, la zona diventerà un ettaro e mezzo di polmone verde capace in 20 anni di assorbire 100 tonnellate di CO2, pari alle emissioni annuali di 50 automobili. Il prossimo bosco nascerà a Verona. 

Fedrigoni si è impegnato a prendersi cura di ogni nuovo bosco per i primi 5 anni di vita.