Perché Zoom ha comprato una startup tedesca di traduzioni simultanee

Zoom Eric Yuan
Eric Yuan, fondatore di Zoom (Kena Betancur/Getty Images)
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Zoom, che con l’effetto turbo del lockdown ha raggiunto 300 milioni di utenti giornalieri divisi tra free e premium, abbatte ora una nuova barriera: quella della lingua. Ha comprato infatti un’oscura startup tedesca: Kites – acronimo che sta per Karlsruhe information technology solutions -, specializzata in traduzioni simultanee, con radici universitarie e sede in una ex fabbrica di armi nella cittadina di Karlsruhe.

Dopo avere finalizzato l’acquisizione, Zoom investirà sia in Germania sia in altri paesi europei, per offrire agli utenti servizi sempre più sofisticati in nuovi centri di sviluppo. Sempre in Germania nascerà presto uno “Zoom Research Fellow”: uno dei due fondatori di Kites diverrà un fellow della ricerca basata su machine translation. 

Il futuro è nella voce

“Siamo alla continua ricerca di soluzioni e nuovi modi per offrire felicità ai nostri utenti e migliorare la produttività delle riunioni di lavoro”, dice Velchamy Sankarlingam, presidente product e engineering di Zoom. “Queste tecnologie MT (machine translation) saranno fondamentali per migliorare l’offerta della nostra piattaforma di videoconference in tutto il mondo”.

Nel corso della sua crescita, Zoom ha registrato parecchi episodi di attacchi da cyber criminali. Nello scorso aprile, in pieno lockdown, con numeri in crescita esponenziale, assunse Alex Stamos, ex capo della sicurezza di Facebook.

Che cos’è Kites

“La nostra startup lavora alle traduzioni simultanee dal 2015 e in questi anni ha messo a punto sistemi ad alta fedeltà”, affermano Sebastian Stuker e Alex Waibel, fondatori di Kites. I due hanno dato vita alla startup per “abbattere le barriere linguistiche e rendere l’interazione l’interazione linguistica senza soluzione di continuità una realtà della nostra vita quotidiana”.

“Le nostre missioni sono allineate e vogliamo rendere la comunicazione priva di attriti, indipendente dalla lingua, dalla posizione geografica o da altre barriere”, scrive Zoom nel suo comunicato ufficiale.

Zoom torna a crescere in Borsa

Gli analisti che riconducevano la crescita di Zoom al periodo della chiusura degli uffici e dello smart working sono stati smentiti dalla Borsa: il titolo della società, nelle ultime sedute, ha fatto registrare un +20,5%.

Anche se investitori della vecchia scuola, come Warren Buffet, continuano a ribadire di  preferire il telefono per parlare di affari, c’è chi è di parere diverso. Charlie Munger, vicepresidente della Berkshire Hathaway e storico socio di Buffett, ha dichiarato alla Cnbc: “Mi sono letteralmente innamorato di Zoom e penso che, quando torneremo a operare nella realtà, questa piattaforma sarà destinata a restare nel mercato”.