Ennio Doris lascia Mediolanum dopo 40 anni: la storia del miliardario senza portafogli

Ennio Doris
Ennio Doris (Imagoeconomica)
Share

Una sera di circa quarant’anni fa, un falegname mise in mano a Ennio Doris un assegno da 10 milioni di lire. “Si ricordi che io non posso permettermi di ammalarmi, altrimenti la mia famiglia non vive”, gli disse. “Se lei gestirà bene i 10 milioni, tra 15 anni potrò avere una somma che mi permetterà di ammalarmi”. In un’intervista del 2018 a Forbes Italia, Doris raccontava: “Quella sera tornai a casa triste perché capii che non avrei potuto vendergli una polizza malattia. Voglio sedermi come un medico di fronte al paziente, esaminare i suoi problemi e dargli ciò che gli serve. Quindi devo avere a disposizione tutti i farmaci del mio settore: quelli della banca, quelli dell’assicurazione e quelli della finanza”. In un’era in cui “il mondo finanziario lavorava a compartimenti stagni”, nacque così l’idea alla base di Programma Italia. La società da cui sorsero, negli anni ’90, prima Mediolanum SpA e poi Banca Mediolanum.

Il 22 settembre, a 81 anni, Ennio Doris ha lasciato la presidenza della sua azienda. “Ho la convinzione di avere cambiato l’approccio degli italiani verso il risparmio”, ha dichiarato al Corriere della sera. Il consiglio di amministrazione ha proposto di assegnargli la presidenza onoraria.

Già nel 2008 Doris aveva consegnato la carica di amministratore delegato al figlio, Massimo. “Sono stato fortunato: non si trova spesso un padre a cui succede un figlio con le medesime caratteristiche”, ha detto. “A me è successo, come a Maldini e a Mazzola”.

L’ascesa di Ennio Doris

Nato nel 1940 a Tombolo, in provincia di Padova, Ennio Doris è figlio di un mediatore di bestiame. “Il venerdì, alle 2 di notte, davo alle vacche il bevaron, acqua e semola, che le gonfiava e le rendeva sempre più pasciute”, ha ricordato. “Poi le strigliavo bene e alle 4 del mattino le portavamo al mercato di Castelfranco Veneto”.

Diplomato in ragioneria, ha iniziato la sua carriera come venditore porta a porta per l’allora Banca Antoniana, confluita nel 1996 in Antonveneta. Dopo vent’anni divisi tra vari ruoli, la trasformazione da manager a imprenditore avvenne in seguito a un incontro con Silvio Berlusconi.

Nel 1981, Doris lesse un’affermazione fatta da Berlusconi alla rivista Capital: “Se qualcuno ha un’idea e vuole diventare imprenditore, mi venga a trovare. E se l’idea è buona ci lavoriamo insieme”. Poche settimane dopo se lo trovò davanti. “Piazzetta di Portofino, sciame di invitati a un matrimonio”, ha raccontato Doris in un’intervista al Giornale. “Mi giro e dico a mia moglie: ‘Ma quello è Berlusconi!’. Indossa un vestito grigio, elegantissimo, credo sia uno degli ospiti delle nozze. Mi sente, si gira verso di me e io mi butto: ‘Piacere, Ennio Doris’”.

Doris parlò di “come l’idea di Programma Italia potesse essere una leva” per il settore immobiliare. “Ma non volevo sembrare troppo insistente: così non lasciai né un biglietto, né un numero di telefono”. Qualche giorno più tardi arrivò la convocazione ad Arcore. Nel 1982 nacque Programma Italia, di cui Doris e la Fininvest di Berlusconi erano soci al 50%.

Da allora Doris fa parte di quella che Berlusconi definisce la sua “trinità amicale”, assieme a Fedele Confalonieri e Gianni Letta. L’ex presidente del Consiglio gli ha confessato: “Un po’ ti invidio. Hai trovato la donna giusta”. La donna è Lina, sposata con Doris dal 1966. “Lei aveva 15 anni”, ha ricordato Doris. “In una settimana ci fidanzammo. Resta uguale: eterea come Katharine Hepburn, bella come Sophia Loren”.

Ennio Doris, l’ottimista

Lo scorso anno Mondadori ha pubblicato libro Ennio Doris. 80 anni di ottimismo, di Pier Augusto Stagi. E “ottimismo” è il termine più ricorrente nella letteratura su Doris. Una filosofia che il diretto interessato ha spiegato così a Forbes Italia: “Perché quando i mercati crollano tutti scappano? Se ci sediamo al tavolo sereni, vediamo invece l’opportunità di comprare. Semmai, vendiamo quando il mercato va su. È logico, lo dicono tutti. Ma perché poi non lo fa nessuno, anzi fanno tutti il contrario?”. In sintesi: “Il pessimista non usa il cervello. L’ottimista lo usa”.

Nell’aprile 2020, poco dopo lo scoppio della pandemia, Doris ha fatto pubblicare a pagamento, sui principali quotidiani italiani, una lettera in cui sottolineava che “proprio nei momenti di maggiore difficoltà, l’umanità trova le risorse, raccoglie tutte le energie e produce i maggiori sforzi per andare avanti”. Invitava allora a “guardare agli effetti benefici già sotto i nostri occhi. Stiamo lavorando in smart working. Adesso è per condizioni obbligate, ma domani questa potrà diventare la regola. Un modo di lavorare più efficiente e produttivo. E che potrà contribuire anche a ridurre gli spostamenti, diminuire il traffico e l’inquinamento”.

Il caso Lehman Brothers

Nei giorni del possibile default di Evergrande, colosso immobiliare cinese, gli analisti discutono se il suo crollo possa rappresentare o meno “la nuova Lehman Brothers”. In seguito al collasso della banca d’affari statunitense, nel 2008, Doris decise di rimborsare gli 11mila clienti di Mediolanum coinvolti.

“Il rischio era a carico del cliente”, ha raccontato a Forbes. “Ma si trattava di un’istituzione considerata solida e affidabile, perciò la percezione di rischio era, di fatto, annullata”. Doris propose allora a Berlusconi di restituire il denaro – circa 160 milioni di euro – di tasca propria, anziché a spese dell’azienda. “Questo gesto ha fatto capire che veramente eravamo una banca diversa. L’anno dopo, infatti, abbiamo più che raddoppiato la raccolta: siamo passati da 2,7 a 6,8 miliardi di euro”.

I modelli

Se l’ispirazione è arrivata dalla conversazione con un falegname, per la gestione di Mediolanum i riferimenti sono stati due premi Nobel: Daniel Kahneman, lo psicologo israeliano che ha dimostrato come i processi decisionali degli esseri umani violino in modo sistematico alcuni principi razionali, e Richard Thaler, padre dell’economia comportamentale, che teorizzò l’opportunità di dividere gli investimenti in tre comparti o “secchielli”.

Doris rivendica di avere seguito i principi enunciati da Kahneman e Thaler dal 1982. I risultati lo collocano al 17esimo posto nell’ultima classifica dei più ricchi d’Italia, pubblicata da Forbes all’inizio di aprile, con un patrimonio di 3,4 miliardi di dollari. Una cifra che, nel frattempo, è salita a 4 miliardi. “Ma il denaro è solo un mezzo”, ha detto. “Come il coltello: può uccidere o diventare il bisturi che salva”. Ha dichiarato infatti al Corriere di non usare portafogli: “Tengo le banconote con un fermaglio, in cassaforte”.