Il lunedì nero di Zuckerberg: Facebook down, la whistleblower in tv e 6 miliardi di dollari in fumo

Mark Zuckerberg triste
Il fondatore e ceo di Facebook, Mark Zuckerberg (foto Johannes Simon/Getty Images)
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Questo articolo è apparso su Forbes.com

La fiducia degli investitori in Facebook si è un po’ indebolita lunedì, tra le pressioni politiche e un raro guasto delle app della società. Fattori che hanno causato un crollo azionario del 4,8% e hanno mandato in fumo miliardi della fortuna dell’amministratore delegato, Mark Zuckerberg.

Il patrimonio di Zuckerberg è sceso di 5,9 miliardi di dollari, fino a 117 miliardi (Zuckerberg è ora la sesta persona più ricca del mondo, dopo avere subito il sorpasso di Larry Ellison). La sua principale spalla, Sheryl Sandberg, ha visto la sua fortuna scendere a 1,9 miliardi.

Il titolo di Facebook è finito sotto attacco su due fronti: in primis, uno stop insolitamente lungo della sua piattaforma principale, di Instagram e di Whatsapp. Un errore che è costato probabilmente decine di milioni di dollari di entrate (nell’ultimo trimestre, la società ha incassato circa 330 milioni di dollari al giorno). Facebook ha accusato l’ultimo blackout di questo tipo nel 2019, quando la piattaforma smise di funzionare per 14 ore. Oltre un decennio prima, nel 2008, rimase al buio per un giorno. Il problema di lunedì ha colpito anche i sistemi interni di Facebook, tanto da rendere impossibile, per i dipendenti, accedere alle email e scambiare messaggi sul canale interno noto come Workplace. Secondo alcune fonti, avrebbe interrotto addirittura il funzionamento di alcune porte del quartier generale dell’azienda.

L’altra questione che pesa su Facebook è l’udienza al Congresso statunitense in cui un’ex product manager, Frances Haugen, testimonierà sulla sua decisione di diventare una whistleblower e di fornire dati interni al Wall Street Journal. In un’intervista al programma televisivo 60 Minutes, Haugen ha criticato Facebook per mettere “il profitto davanti alle persone” e per non avere continuato ad adottare misure contro la disinformazione dopo le elezioni presidenziali statunitensi del 2020.

Le azioni di Facebook, in ogni caso, si sono dimostrate sorprendentemente resistenti negli scorsi anni, anche a fronte di scandali come il boicottaggio pubblicitario dello scorso anno e le rivolte del 6 gennaio. Il titolo rimane infatti a livelli vicini ai suoi record storici. Lunedì ha chiuso a 326 dollari, con un incremento superiore al 150% negli ultimi cinque anni.