Il manager che ha lanciato Airbnb in Italia ora vuole rivoluzionare il modo in cui paghiamo le tasse

Matteo Stifanelli TaxFix
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Il successo italiano di Airbnb si deve al “fu” country opener e manager Matteo Stifanelli. Pugliese, classe 1986, con il lancio italiano del portale Stifanelli ha contribuito a portare 3 miliardi di euro nelle tasche degli italiani, facendo del nostro Paese il terzo mercato al mondo sulla piattaforma.

Un successo che intende replicare al timone di un’altra azienda straniera, anch’essa centrata su un bisogno primario: pagare le tasse agilmente, superando gli steccati della burocrazia. L’azienda è Taxfix, scaleup tedesca che anche in Italia ha lanciato l’app per fare la dichiarazione dei redditi. Stifanelli – settimo ospite della serie #ZetaMillennials ad alto contenuto tecnologico – ne è il country manager.

Cosa direbbe per convincere il lettore di Forbes che Taxfix semplifica la vita?
L’80% degli italiani va ancora al Caf per fare la dichiarazione dei redditi. Ciò significa prenotare un appuntamento e perdere ore fra traffico, attese in ufficio, colloqui, stampa dei documenti. Con la nostra piattaforma si può contare su una squadra di esperti fiscali che preparano la dichiarazione in maniera facile, sicura e conveniente. Basta rispondere ad alcune semplici domande e caricare i documenti necessari, al resto pensano i nostri esperti. Se si hanno domande, si possono usare chat, email, telefono o whatsapp in qualunque momento della giornata, anche nei fine settimana.

Taxfix nasce a Berlino da un’idea di Lino Teuteberg e Mathis Büchi. Lei ha il compito di radicare questo progetto anche in Italia. E parte da Milano. Com’è la vostra squadra?
In Italia siamo una trentina di persone fra esperti di tasse, operatori fiscali e addetti all’assistenza clienti. A Berlino abbiamo il team di ingegneri e designer. Fra Germania, Italia e Francia siamo in 350.

L’ultimo investimento ha raggiunto 65 milioni di dollari, che, sommati ai precedenti 45, fanno 110. Chi sta investendo su di voi?
I più noti fondi di venture capital: da Valar Ventures (che ha finanziato N26 e TransferWise) a Creandum (Spotify, Klarna) e Index Ventures (Deliveroo, Revolut).

Il colloquio di assunzione in Taxfix sarà stato condotto dai fondatori. Di che cosa avete parlato?
Ho avuto modo di parlare con loro in più occasioni prima di essere assunto. Nell’ultimo colloquio ci siamo concentrati su cultura aziendale, strategia, comprensione del mercato, finance & unit economics. La cosa che più mi ha colpito è stata l’approccio gentile: zero arroganza e disponibilità a rispondere a tutte le mie domande e dubbi.

Nel 2020 ha deciso di accasarsi a Berlino. Perché?
Durante l’anno sabbatico che ho preso nel 2019, con la mia compagna ho trascorso diversi mesi in alcune delle mie città predilette. E tra tutte, Berlino era la più intrigante, per la comunità internazionale in crescita, l’ecosistema di startup e il giusto mix tra regole, ordine e creatività.

Com’è arrivato a Taxfix? 
Mi contattarono loro tramite un cacciatore di teste. A dire il vero, conoscevo il progetto ed era tra i miei preferiti, perché era pensato per risolvere concretamente un problema molto sentito. Poi mi piacevano i numeri: ottimali in termini di unit economics, investimenti e crescita. Non ultimo, mi intrigava l’idea di creare un prodotto da zero, nel senso che esisteva, ma andava plasmato sulle regole e le abitudini degli italiani. Così avrei potuto lanciare il prodotto sul mercato, ma al tempo stesso costruire il prodotto in sé, con un team di designer, esperti di tasse e ingegneri. La cultura dell’azienda, poi, mi ricordava molto quella di Airbnb in termini di rispetto per gli altri e di ‘crescita sì, ma non a tutti i costi’.

Nel 2011 ha collaborato con il team che ha organizzato il lancio del primo ufficio europeo di Airbnb a Berlino. Nel 2012 ha aperto la sede italiana a Milano. Aveva 25 anni e una laurea umanistica.
Collaboravo come freelance dal 2010 con servizi di analisi di mercato e dei competitor. Ebbi così la possibilità di conoscere il team e di dimostrare la mia etica del lavoro e la passione per il prodotto. Nel 2011 arrivò un primo ruolo, seguito da promozioni fino a quella, di lì a due anni, a country manager. Ho dato il massimo, ma riconosco la fortuna di aver potuto operare in un’azienda come Airbnb: marchio di grande successo, quotato in Borsa e con una cultura aziendale unica nel suo genere, capace di produrre un team affiatatissimo. 

Che cosa ricorda del lancio?
Indimenticabili il caos iniziale, l’ufficio in Alexander Platz, i colleghi appena arrivati a Berlino, l’aereo per Milano il 23 dicembre, il nostro loft a Pietrasanta dove abbiamo costruito l’ufficio italiano, il divano in ufficio dove ho dormito tante volte perché troppo impegnato per trovarmi una casa e a volte troppo stanco per cambiare Airbnb ogni settimana, i viaggi a San Francisco ogni due-tre mesi, la casa dei fondatori in Rausch Street dove tutto è cominciato. E su tutto, gli innumerevoli incontri e conversazioni telefoniche con gli host Airbnb in Italia. 

E in quegli anni riuscì a trovare il tempo per un master in business administration a Losanna. Perché il master e perché in Svizzera?
Decisi di fare un mba perché volevo ottenere le competenze necessarie per avere successo in una realtà strutturata quale era diventata Airbnb nel 2016. Al mio arrivo in azienda, le competenze necessarie erano quelle classiche di una startup e il mio profilo calzava a pennello, tanto che diventai in quattro anni il più giovane country manager dell’azienda. Nel 2016 la società era cresciuta e cambiata molto. Era chiaro che, se avessi voluto eccellere nel quinquennio successivo, avrei dovuto completare il mio set di competenze e imparare a lavorare in una realtà molto più corporate di quella in cui avevo operato nei quattro anni precedenti. Proposi così al mio manager di aiutarmi a crescere facendo sì che Airbnb finanziasse il mio mba. Optai per Losanna per due motivi: per prima cosa cercavo un ambiente internazionale, che mi preparasse a lavorare in un contesto multiculturale come quello di Airbnb. In secondo luogo, volevo una business school che si adattasse alle mie esigenze di manager e mi permettesse di continuare a lavorare per Airbnb mentre studiavo. L’mba è durato due anni ed era difficile completarlo e conciliarlo con gli obblighi di un country manager. Solo così, però, sarei stato all’altezza delle sfide in Airbnb.

Lei è un po’ una figura ibrida. Si sente più imprenditore o più manager? 
Da piccolo sognavo di lanciare una mia azienda. L’ho fatto appena ho potuto durante l’università. Piccole esperienze, ma che sono bastate per capire quanto sia difficile partire da zero. Credo che sia vincente fare il manager in realtà come AirBnb o TaxFix, perché sono aziende che si sono già affermate sul mercato, hanno una squadra ben organizzata e le risorse per crescere.

Come si vede tra cinque anni?
Alla mia età, il lavoro non è più l’unica sfida. Mi sto focalizzando su cinque aree. Il lavoro: voglio rendere Taxfix la soluzione scelta dalla maggioranza degli italiani per le tasse. Famiglia: fra un mese diventerò padre. Salute: è difficile sostenere a lungo lo stress procurato da ruoli come il mio, perciò farò più attenzione alla mia salute mentale e fisica. Finanza: voglio investire in startup tech promettenti e aiutarle a crescere, mettendo a disposizione la mia esperienza, in ruoli anche più strategici e meno operativi di quelli ricoperti fino ad ora. Impatto positivo sul mondo: voglio spendere più tempo ed energie a lasciare a mia figlia un mondo migliore di quello che ho ereditato dai miei genitori.

Buona parte del Pil della sua Puglia deriva dal settore dell’innovazione. Non è tentato di tornarvi per lasciare una traccia?
Sono orgoglioso dei passi avanti fatti dalla Puglia in questo settore. Visito spesso la mia regione, i miei genitori vivono lì. Sono però consapevole dei problemi ancora irrisolti in tema di disoccupazione, sanità, inquinamento, corruzione e bassa qualità della vita, per menzionarne solo alcuni. E poi, per la mia famiglia sarebbe difficile ritrovare la diversità di stimoli e il mix di culture e opinioni che abbiamo a Berlino.