Exor-Covéa, nuovo accordo per PartnerRe: Elkann vende ai francesi per 7,7 miliardi di euro

John Elkann Exor
John Elkann, presidente di Exor (foto Paolo Cerroni/Imagoeconomica)
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Ritorna il sereno sul business dei riassicuratori ed Exor mette in porto una vendita miliardaria. Al termine di una trattativa lunga, complicata e gravata dal contesto macro-economico, la holding della famiglia Agnelli è riuscita a raggiungere un nuovo accordo per la vendita di PartnerRe alla compagnia francese Covéa per 9 miliardi di dollari (7,7 miliardi di euro). La compagnia transalpina ed Exor hanno infatti siglato nei giorni scorsi un memorandum d’intesa secondo il quale Covéa, una volta conclusa la consultazione obbligatoria con i comitati aziendali, sottoscriverà un accordo definitivo per l’acquisizione della società.

L’accordo per PartnerRe

Di che cosa si occupa PartnerRe e perché il business in cui opera è attraente? La società è un riassicuratore con un portafoglio diversificato di rischi di riassicurazione tradizionali e rischi dei mercati dei capitali, presente in 190 paesi. Ha iniziato l’attività nel 1993 e fornisce riassicurazione non vita (danni materiali e danni) e assicurazioni vita e salute su base mondiale. I rischi riassicurati includono agricoltura, aviazione e spazio, incidenti, catastrofi, energia, ingegneria, rischi finanziari, marittimi, motori, multilinea e proprietà, mortalità, longevità, salute e prodotti a rischio alternativo.

Come ha spiegato Thierry Derez, presidente e ceo di Covéa, “PartnerRe ha dimostrato nel corso dell’anno passato la rilevanza della sua strategia, gestione dei rischi e resilienza nello scenario incerto della pandemia, oltre alla qualità dei suoi vertici. La nostra proposta di acquisizione arriva al momento giusto, con il settore delle assicurazioni che sta vivendo una trasformazione epocale. Risponde perfettamente alla strategia di crescita e di diversificazione di Covéa, alla nostra capacità di adattarsi e di unire competenze complementari, estendere la nostra presenza geografica e gestire rischi in tutto il mondo”.

Il corrispettivo definito si basa su un valore consolidato del patrimonio netto di 7 miliardi di dollari. Le azioni privilegiate emesse da PartnerRe e quotate alla Borsa di New York non fanno parte della proposta di acquisizione.

La trattativa

L’idea di Exor di vendere era nell’aria da tempo. Correva la primavera del 2018 quando John Elkann, presidente della holding, spiegava che la cassaforte di casa Agnelli stava valutando opportunità di rafforzare la controllata PartnerRe (attiva nel settore delle riassicurazioni), in particolare nel settore vita.

L’avventura degli Agnelli è iniziata tra il 2015 e il 2016, quando – dopo l’accordo raggiunto il 2 agosto – è stata perfezionata l’acquisizione con un maxi assegno da 6,1 miliardi di dollari. PartnerRe ha cambiato immediatamente il mix del portafoglio di Exor. La società di riassicurazione pesava allora per il 38% nel gruppo, diventando il primo investimento della holding. Fca, invece, per il 21%, mentre Cnh Industrial per il 14%. La Ferrari, che aveva fatto il suo ingresso dopo la separazione da Fca e la quotazione in Borsa, valeva invece l’11%, mentre la partecipazione di maggioranza nel settimanale The Economist pesava per il 3%. I restanti investimenti valevano il 12%.

Nel momento in cui Exor ha deciso di vendere, PartnerRe era diventata una società molto più snella, con una base di costi migliorata di circa il 25% rispetto ai livelli precedenti all’acquisizione, un bilancio molto più solido e maggiore capacità nelle attività di sottoscrizione dei rischi e di investimento. Il suo valore contabile è cresciuto del 13% (del 16% tenendo conto dei dividendi), da 5,8 miliardi di dollari nel 2018 a 6,6 miliardi di dollari nel 2019. La decisione non è comunque stata indolore, ma Exor aveva giudicato Covéa una “buona casa”.

Lo stallo e la ripartenza

Poi lo stallo nella trattativa con il passo indietro di Covéa, che a maggio 2020 aveva tentato di rinegoziare i termini dell’accordo senza onorare l’impegno preso nel protocollo d’intesa. Invece di far valere le garanzie previste in questi casi, ricorrendo per vie legali, Elkann ha scelto la via del business. E l’agosto successivo la controllata dalla famiglia Agnelli ha siglato un accordo con Covéa Cooperations in base al quale quest’ultima era chiamata a investire un importo totale di 1,5 miliardi di euro con Exor anche in veicoli di riassicurazione speciali gestiti da PartnerRe. La costruzione di un clima di collaborazione e fiducia ha agevolato poi un accordo per la vendita.

“L’accordo di cooperazione raggiunto durante l’estate 2020 con Covéa si è rivelato positivo in molti modi e ha creato forte fiducia reciproca tra le nostre società”, ha commentato Elkann nella nota. “Inoltre, grazie alla guida di Jacques Bonneau e all’eccellente lavoro del suo team, PartnerRe ha ulteriormente migliorato le sue performance rafforzando le sue capacità distintive. Tutto ciò ha creato una nuova opportunità per rendere ancora più solida la crescita di una società di riassicurazione globale come PartnerRe”.

“Il nostro rapporto si è consolidato, con il lavoro svolto con Covéa nel business riassicurativo e nel business degli investimenti”, ha affermato ancora Elkann in un’intervista a Les Echos. “Questo ha creato la fiducia per lavorare bene a lungo termine. Riteniamo che il mondo della riassicurazione trarrà vantaggio da un andamento favorevole dei prezzi. Siamo fiduciosi in questa attività e nel futuro di PartnerRe con Covéa. Questo è il motivo per cui investiremo accanto a PartnerRe e Covéa nella riassicurazione”.

La strategia di Exor

Come verranno impiegate ora queste risorse? Va detto che tali munizioni arriveranno a metà del prossimo anno, al perfezionamento dell’operazione. Con quella liquidità Exor potrà pensare un po’ più in grande nella sua strategia di acquisizione di società ad alto potenziale.

Lo spunto sul futuro lo aveva offerto Elkann in occasione dei dieci anni della holding: “Continueremo a costruire grandi aziende. E nei prossimi dieci anni ne compreremo di nuove”. Lo sguardo – aveva abbozzato – sarà rivolto al mercato asiatico. “Una delle parti su cui lavoreremo di più, dal punto di vista geografico, sarà la presenza in Asia. Il grosso della nostra attività continuerà a essere negli Usa”, aveva detto Elkann in occasione del precedente Investor Day. “Le risorse che abbiamo e che si aggiungeranno saranno destinate alle acquisizioni”.

Uno dei filoni saranno le imprese a controllo famigliare o imprese di prima generazione. “Siamo anche impegnati nell’ambito esg – enviromental, social and governance -, tema sempre più importante da comprendere e attuare”. Tre indizi, insomma. All’Investor Day previsto per il 30 novembre a Torino si capirà se queste strategie saranno confermate.