Larry Fink scrive ai ceo: “Pagate bene i vostri dipendenti”

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Larry Fink, ceo di Blackrock (foto by Neilson Barnard – Getty Images for New York Times)
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“La normalità prevedeva che i dipendenti andassero in ufficio cinque giorni alla settimana. Raramente si parlava di salute mentale sul luogo di lavoro e i salari della manodopera a basso e medio reddito crescevano a malapena. Quel mondo non esiste più”. Tre frasi che costituiscono uno dei passaggi chiave della lettera annuale di Larry Fink, fondatore e amministratore delegato di BlackRock, agli ad delle aziende in cui ha investito il più grande fondo del pianeta. Vale a dire, la gran parte delle principali società statunitensi ed europee.

“Nessun rapporto ha subito più modifiche a causa della pandemia di quello tra datori di lavoro e dipendenti”, scrive Fink, la cui società ha superato da qualche giorno i diecimila miliardi di dollari in gestione. “Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, il tasso di licenziamento è ai massimi storici. E proprio negli Stati Uniti stiamo assistendo a una delle maggiori crescite salariali degli ultimi decenni”.

Il nuovo mondo del lavoro secondo Larry Fink

Entrambi i fattori, secondo Fink, sono positivi. Anche il cosiddetto “Big Quit”, che prova come “i lavoratori stiano cogliendo queste nuove opportunità” e abbiano fiducia “nella crescita economica”. Il fenomeno, secondo l’uomo che il Financial Times ha incoronato come “il re di Wall Street”, dimostra che “in tutto il mondo i dipendenti stanno chiedendo qualcosa di più ai loro datori di lavoro, incluse una maggiore flessibilità e mansioni più significative”. Le società “che non si adeguano a questa nuova realtà, e non danno seguito alle istanze dei loro dipendenti, lo fanno a loro rischio e pericolo”.

Fink definisce le richieste dei lavoratori come “un tratto essenziale di un capitalismo efficace”, che crea uno scenario di maggiore competizione per assicurarsi i talenti e spinge le società “a creare ambienti migliori e più innovativi”. Cambiamenti di cui beneficiano, in primo luogo, le aziende stesse. “La nostra ricerca”, afferma infatti Fink, “mostra che le società che hanno instaurato legami solidi con i loro dipendenti hanno registrato livelli più bassi di turnover e rendimenti più alti nel corso della pandemia”. E “il turnover della forza lavoro fa aumentare le spese, abbassa la produttività ed erode la cultura e la memoria aziendale”.

I mille unicorni della sostenibilità

La lettera di Larry Fink contiene anche un lungo passaggio dedicato ai temi della sostenibilità e della transizione energetica. “Ogni impresa e ogni settore” sarà trasformato “dalla transizione verso un mondo a zero emissioni. La domanda ora è: voi sarete tra coloro che guideranno il cambiamento o tra chi sarà guidato?”.

Fink prevede che “i prossimi mille unicorni non saranno motori di ricerca o social media, bensì innovatori sostenibili e scalabili. Startup che aiutano il mondo a decarbonizzarsi e rendono la transizione energetica accessibile a tutti i consumatori”. Allo stesso tempo, però, rifiuta un approccio integralista e sottolinea che il cambiamento “non si concretizzerà dall’oggi al domani”. Al contrario, “prima di arrivare a un mondo ‘green’, dovremo attraversare svariate sfumature di marrone e di verde”. Del resto, prosegue la lettera, “il disinvestimento da interi settori – o, semplicemente, il passaggio delle attività ad alta intensità di carbonio dai mercati pubblici a quelli privati – non si tradurrà nel raggiungimento dell’obiettivo delle zero emissioni nette. E BlackRock non persegue il disinvestimento dalle società petrolifere e del gas come strategia.”.

La nuova attenzione alla sostenibilità, ammette poi Fink, ha motivi pratici: “Ci concentriamo sulla sostenibilità non perché siamo ecologisti, ma perché siamo capitalisti e siamo legati da un rapporto fiduciario verso i nostri clienti”.

“Concentratevi sul lungo periodo”

In un altro passaggio, Fink si sofferma poi sul rapporto tra stakeholder e shareholder (azionista) nel nuovo scenario. “Nel mondo odierno, globalmente interconnesso, un’impresa deve creare valore aggiunto per essere ritenuta utile da tutti i suoi stakeholder e poter quindi fornire un valore a lungo termine per i suoi azionisti”, scrive.

Un concetto ripreso anche alla fine del messaggio. Fink afferma che “in questo mondo polarizzato, noi ceo ci troveremo sempre davanti stakeholder che ci chiederanno di fare una cosa, mentre altri ci chiederanno di fare l’esatto opposto”. Il principio guida, allora deve essere “lo scopo ultimo”. Perché “se rimarrete fedeli allo scopo della vostra società, e vi concentrerete sul lungo periodo, adattandovi al nuovo mondo che ci circonda, otterrete rendimenti durevoli per gli azionisti e contribuirete a creare un capitalismo migliore e più sostenibile”.

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