Il robot italiano che risparmia all’uomo i lavori più pesanti o pericolosi

Share

RoBee è alto un metro e 70 centimetri, pesa 70 chili, è operoso come le api (in inglese “bee”) e appartiene al genere dei robot umanoidi cognitivi. Entra in azione quando il lavoro si fa usurante e pericoloso. Già opera in aziende, ma da quest’anno si prospettano ulteriori assunzioni. O almeno questo si augurano i “padri” di RoBee, il fisico Fabio Puglia e il manager Paolo Denti.

Puglia lavora alla sua creatura dal 2018, ha iniziato in solitaria e ha creato poi una squadra di dieci collaboratori. Paolo Denti, un passato nel management di Benetton e Thun, ha intuito le potenzialità del prototipo e nel 2020, con Puglia, ha fondato la società Oversonic per implementare le operazioni già in corso. Ora Oversonic, che ha il quartier generale in Brianza, ha aperto una sede anche al Polo Meccatronica di Rovereto e conta 35 professionisti, destinati ad aumentare. Ne parliamo con Paolo Denti.

RoBee affianca l’uomo nell’industria e nella sanità. Cosa fa esattamente?
Per esempio, tutte le attività di movimentazione ripetitiva di oggetti pesanti. Entra in campo quando il lavoratore è sottoposto a un particolare stress fisico o ad alti livelli di rischio, come nel caso di esalazioni.

RoBee

Però già esistono strumenti robotizzati per i reparti industriali più complessi.
Vero, ma vi sono delle falle. Pensiamo ai trattamenti chimici già demandati a strumenti robotizzati: la fase di carico e scarico dei processi produttivi è assolta da persone. Queste, dunque, continuano a essere esposte al pericolo di esalazioni. Prova ne è il fatto che periodicamente sono sottoposte a test per verificare lo stato di salute.

Qual è il target delle aziende con cui intendete collaborare?
RoBee è attivo, per esempio nella Sew-Eurodrive (tre miliardi di fatturato). A marzo inizieremo le prime vendite ad aziende in ambito meccanico con una vocazione per l’automazione e dove è presente una struttura digitalizzata. Puntiamo a imprese con un management pioniere nelle scelte, aperto alle novità. Introdurre prodotti rivoluzionari come questo richiede un cambio dei processi, una propensione all’innovazione.

Quali potrebbero essere le attività di RoBee in ambito medico?
Può assistere il personale infermieristico e medico nei reparti ad alto rischio, per esempio quelli infettivi. Penso alle aree Covid, per esempio: il medico potrebbe visitare il paziente, ma coadiuvato da un assistente robot anziché da un infermiere. Ci sono poi le varie operazioni per spostare i rifiuti pericolosi.

L’Italia brilla nella robotica. Possibile che nei nostri centri d’eccellenza non sia stato forgiato un simil-RoBee?
La grande differenza sta nel fatto che stiamo uscendo dai centri di ricerca per portare il prodotto sul mercato. Lo facciamo senza la presunzione che sia il più sofisticato. Il nostro è un robot volutamente robot.

Lontano, per esempio, dalle sofisticazioni di Sophia, tra i robot umanoidi più avanzati al mondo?
A noi non interessa che abbia sembianze umane come Sophia, così come non esula da finalità d’intrattenimento a cui è destinato un altro robot umanoide avanzatissimo come Atlas.

Perché avete scelto di posizionarvi anche nel Polo di  Rovereto?
Premetto che siamo in contatto con l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, con  la Scuola Sant’Anna di Pisa, con il Politecnico di Milano e con strutture all’estero. Vorremmo rappresentare un punto di riferimento per la messa a terra di un progetto ad altissima innovazione. Senza la pretesa di essere i migliori, in sintesi: se ci sono realtà che fanno “pezzi” specifici meglio di noi, le integriamo. Si spiega così la collaborazione con Rovereto, un polo d’eccellenza per la meccatronica.

Ora che profili cercate?
Ingegneri nel campo della meccanica, dell’elettronica e dell’informatica. Giovani, studenti PhD, da affiancare a professionisti esperti nel campo della robotica umanoide cognitiva.

I numeri dell’investimento?
Premetto che la società è stata valutata 14 milioni. La prima fase di raccolta ha visto l’ingresso di angel investor privati con profilo internazionale e con un profondo contributo tecnologico e progettuale. Nella seconda fase è entrata Fintel, finanziaria della famiglia Bulgarelli, che ha preso il controllo del 33% della società, inserendo nel CdA Claudio e Rossana Bulgarelli. Fabio Puglia e io siamo soci di riferimento, e rispettivamente presidente e amministratore delegato.

Sia lei sia Puglia avete una lunga esperienza professionale negli Stati Uniti. Contemplate l’idea di uno sbarco di Oversonic all’estero?
Siamo voluti rimanere qui nonostante i molti suggerimenti di spostarci altrove per velocizzare la raccolta fondi. In Italia ci sono tutti i presupposti per fare bene, è un Paese che brilla per competenze di settore e, in particolare, in materia di meccatronica. Sono proprio le nostre esperienze internazionali ad averci persuaso a restare in Italia. Speriamo solo che non prenda il sopravvento l’individualismo all’italiana, perché questo è il tipico progetto che richiede la cooperazione di più realtà. In breve: un ecosistema.

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it QUI.