Dai sogni da magistrato a banchiere green, l’ascesa di Giampiero Maioli alla guida di Crédit Agricole Italia

Giampiero Maioli, ceo di Crédit Agricole Italia
Share

Il 2021 per lui è stato un trionfo, il nuovo anno, invece, si è aperto vedendosi superato al fotofinish dalla Bper nella conquista della Carige. Ma Giampiero Maioli, classe 1956, nato nella provincia di Reggio Emilia in quel di Vezzano sul Crostolo, ha buoni motivi per essere soddisfatto e non solo per la corsa della sua amata Inter.

Guida infatti il gruppo Crédit Agricole Italia e tutte le sue società, emanazione tricolore del ‘gigante verde’ francese, con risultati lusinghieri e nei suoi dodici anni come amministratore delegato ha messo a segno una costante crescita di redditività (e di remunerazione per la controllante transalpina) nonché una serie di operazioni straordinarie di partnership e di aggregazioni che hanno consentito all’istituto da lui guidato di conquistare il 5% del mercato bancario del nostro Paese.

Dall’acquisto di Pioneer da parte di Amundi nel 2016, all’acquisizione e integrazione delle tre Casse di risparmio di Rimini, Cesena e San Miniato nel 2017, all’acquisizione di Banca Leonardo nel 2018 da parte di Ca Indosuez, passando per l’acquisto di Profamily da parte di Agos, con annesso rinnovo della partnership con Banco Bpm nel capitale della stessa Agos. Fino agli ultimi colpi dello scorso anno prima con l’opa vincente sul Credito Valtellinese e poi quella su Friuladria che hanno portato ad oltre 6 miliardi di euro gli investimenti dal 2016 ad oggi in Italia.

LEGGI ANCHE: In Unicredit inizia l’era di Andrea Orcel, la storia dell’ad definito il CR7 dei banchieri

Sognava di diventare magistrato

E pensare che lui, Maioli, quando ha iniziato a lavorare nel 1979 al Credito Emiliano, lo ha fatto quasi per sbaglio, ancora preso com’era dal sogno post universitario di una carriera da magistrato. “Cosa mi ha aiutato e contraddistinto in questo percorso professionale? Il fatto di non pensare mai a quale sarebbe stato il passaggio successivo, ma di concentrarsi su quanto c’era da fare in quel momento”. Questa attenzione al timing, tipica anche di chi ama come lui la bicicletta, lo ha portato poi in Chemical Bank e nel 1992 ad arrivare in Cariparma e Piacenza, prima come responsabile dell’area ex credito commerciale a Milano, poi responsabile marketing e successivamente direttore commerciale. Nell’istituto ha seguito in prima persona l’ingresso in Banca Intesa e, successivamente, il passaggio al Crédit Agricole, tappa fondamentale per la nascita del gruppo bancario Cariparma Crédit Agricole, presso la cui capogruppo Cariparma ricopre, dal 2010, la carica di amministratore delegato quando è subentrato a Guido Corradi dopo esserne stato direttore generale dal 2007.

La parola chiave è qualità

“All’estero”, ha detto, “non si fidano di noi per i continui momenti di incertezza politica, ma non possiamo permetterci di non essere seri e affidabili”. Per il sistema bancario italiano di domani Maioli vede la necessità di “riconvertirsi industrialmente, come ha fatto il mondo dell’editoria. Nelle filiali sono cambiate tante cose, noi ci andiamo molto meno di persona, facciamo tante operazioni online, e dobbiamo adeguarci a questo cambiamento”. L’altra parola chiave del futuro sistema bancario per il banchiere è qualità. “Le imprese devono capire solo una cosa: qualità, qualità, qualità. Il mondo vuole comprare Italia, vuole comprare lo stile di vita italiano, famoso in tutto il mondo, ma dobbiamo puntare sulla qualità ed essere affidabili agli occhi degli investitori stranieri”.

L’utile che sorride

Il manager all’azionista francese ha dimostrato di essere più che affidabile perché sotto la sua guida la banca è diventata il secondo mercato domestico del Crédit Agricole. L’istituto opera con tutte le linee di business: dalla banca commerciale, al credito al consumo, dal corporate & investment banking al private banking e asset management, fino al comparto assicurativo e ai servizi dedicati ai grandi patrimoni. La collaborazione tra rete commerciale e linee di business garantisce un’operatività ampia e integrata a 5,2 milioni di clienti attivi, attraverso più di 1.600 punti vendita e oltre 17.500 collaboratori, con un crescente sostegno all’economia pari a 93 miliardi di euro di finanziamenti.

I risultati si vedono perché nei primi nove mesi del 2021 il gruppo Crédit Agricole in Italia ha registrato un risultato netto di 789 milioni di euro (+43% anno su anno) e per la sola banca in Italia l’utile netto consolidato è stato di 343 milioni (+103% sul 2020). Il livello di liquidità (Liquidity coverage ratio, Lcr) era al 249% a fine settembre, con un Total capital ratio al 16,3% mentre l’indicatore sui crediti in sofferenza (Npe ratio netto), si è portato al 2,7% con coperture in aumento al 54% e il costo del credito si è attestato a 47 punti base.

LEGGI ANCHE: Chi sono le vincitrici del talent sulla moda green ospitato da Le Village by Crédit Agricole

La banca green

E poiché la casa madre è soprannominata in Francia la banque verte, nell’emanazione tricolore guidata da Maioli, che si sta appassionando di agricoltura sostenibile e produce lambrusco, non poteva mancare l’attenzione ai temi esg. Come dimostra nello scorso marzo la prima emissione italiana di 500 milioni di euro di obbligazioni bancarie garantite in formato green, finalizzata cioè a finanziare, o rifinanziare, un pool di mutui ipotecari residenziali selezionati con criteri di sostenibilità. Fra tanti investimenti nel nostro paese, un cruccio Maioli lo ha per il futuro dei giovani: “Siamo troppo rigidi nell’occupazione. L’Italia è un paese di vecchi che tutela i vecchi e non chi sta per entrare nel mondo del lavoro”.

Per altri contenuti iscriviti alla newsletter di Forbes.it QUI.