Moderna vuole produrre vaccini contro 15 malattie mortali e la prossima pandemia

Moderna, vaccino covid-19
Sede di Moderna (Foto di Maddie Meyer – Getty Images)
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Questo articolo è apparso su Forbes.com

La nuova iniziativa di salute pubblica di Moderna mira a lavorare a stretto contatto con i paesi a reddito medio e basso per combattere e curare malattie. La società vuole collaborare inoltre con scienziati di tutto il mondo per sviluppare nuovi vaccini contro una nuova epidemia potenzialmente mortale.

Lunedì, Moderna ha annunciato che sta ampliando i suoi sforzi in ottica di salute pubblica, con l’obiettivo di sviluppare nuovi vaccini contro 15 malattie ad alta priorità identificate dall’Organizzazione mondiale della sanità e di ampliare l’accesso alla produzione ai paesi a basso reddito. “La domanda che ci facciamo spesso è: come possiamo preparare il mondo ad affrontare nel migliore dei modi la prossima epidemia o pandemia?”, ha detto l’amministratore delegato di Moderna, Stéphane Bancel.

La decisione è stata comunicata qualche ora dopo che la società di biotecnologie con sede a Boston ha annunciato la prossima apertura di un impianto di produzione di mRNA in Kenya. L’azienda investirà fino a 500 milioni di dollari nella struttura, che avrà l’obiettivo di produrre 500 milioni di dosi di vaccino l’anno. Inoltre, Moderna sta anche lavorando per poter finire e confezionare i vaccini contro il Covid-19 in Africa entro l’inizio del 2023. Oltre a questa struttura, Moderna ha anche affermato che non farà valere i suoi brevetti contro le aziende che producono versioni del suo vaccino anti-Covid nelle 92 nazioni a basso e medio reddito che fanno parte dell’Advanced Market Commitment di Gavi Covax, né contro chi li produce per quegli stessi paesi.

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Moderna e i nuovi vaccini

Prendendo in esame le 15 malattie ad alta priorità identificate dall’Oms, è già in corso lo sviluppo di vaccini per Ebola, Hiv, Zika e Nipah. Riguardo il Covid-19, che anch’esso presente nella lista, Moderna sta cercando di realizzare una dose di richiamo specifica per la variante omicron, oltre a un vaccino unico per Covid e influenza. A completare l’elenco delle malattie ci sono: il virus Chikungunya, la febbre emorragica Crimea-Congo, dengue, la malaria, la malattia da virus di Marburg, la febbre di Lassa, la Mers, la febbre della Rift Valley, la sindrome da trombocitopenia e la tubercolosi. Lo stesso Bancel ha rivelato che la società svilupperà anche vaccini combinati, così da immunizzare, con un singola dose, da più malattie. Soprattutto nelle regioni in cui ha più senso.

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Per sviluppare questi vaccini e non solo, Moderna ha anche annunciato di aver avviato un programma di collaborazione con ricercatori governativi e accademici, dal nome mRNA Access. Nel dettaglio, i partecipanti potranno sviluppare prototipi di vaccini con Moderna, che ha messo a disposizione i suoi impianti di produzione per produrre le dosi per la ricerca preclinica. “L’ordine arriva al nostro stabilimento in Massachusetts, all’interno di una grande stanza dove ci sono diversi diversi robot. Lì produrremo il vaccino con la stessa tecnologia utilizzare per quello contro il Covid”, ha affermato Bancel. “Poi, grazie a FedEx, spediamo i vaccini progettati al computer ai laboratori presenti in tutto il mondo”. Bancel ha sottolineato che, dopo il completamento della ricerca preclinica su quei prototipi, l’azienda fornirà anche materiale biologico per studi clinici.

Oltre a lavorare sui vaccini esistenti, Moderna ha svelato che sta anche sviluppando dei prototipi di vaccini per quella che l’Oms chiama Malattia X. Si tratta di una malattia attualmente sconosciuta che in futuro potrebbe causare focolai mortali o nuove pandemie. Questa è l’ennesima dimostrazione che l’azienda sta sempre più virando e sviluppando il suo programma di accesso all’mRNA. Avere a disposizione questi vaccini, dice Bancel, potrebbe notevolmente ridurre le tempistiche di sviluppo in piena emergenza. “Dobbiamo lavorare con le migliori menti del mondo che conoscono i virus per sviluppare nuovi vaccini”, afferma Bancel. “Con la speranza che ciò non accada, se dovesse scoppiare un focolaio o una nuova pandemia, potremmo agire più velocemente dell’ultima volta”.

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