Le sanzioni di Boris Johnson paralizzano la vendita del Chelsea. Congelato il patrimonio di Abramovich e altri sei oligarchi

Roman Abramovich oligarchi russi Ucraina
(foto Clive Mason/Getty Images)
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Aveva cercato lo sprint per arrivare alla cessione del Chelsea, ma alla fine la mannaia delle sanzioni è scattata ancor più velocemente. La Gran Bretagna, infatti, ha allungato il suo elenco delle sanzioni ad altri oligarchi russi, tra i quali figura anche  Roman Abramovich, che aveva annunciato la scorsa settimana di essere intenzionato a cedere la squadra campione d’Europa e di voler donare il ricavato alle famiglie delle vittime della guerra in Ucraina. 

Come riporta l’agenzia Reuters, però, l’azione del governo guidato da Boris Johnson di fatto ha congelato i piani di Abramovich di vendere il Chelsea. Gli oligarchi compresi nell’elenco non possono disporre dei loro beni né fare affari sul territorio britannico, oltre a essere colpiti da un divieto di viaggio. Il provvedimento è arrivato a causa dei legami con il presidente russo Vladimir Putin. “Non possono esserci rifugi sicuri per coloro che hanno sostenuto il feroce assalto di Putin all’Ucraina” ha detto il primo ministro Johnson nell’annunciare il nuovo pacchetto di sanzioni. 

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La vendita del Chelsea bloccata

Il provvedimento colpisce Abramovich e il suo patrimonio, ma finisce per paralizzare anche il Chelsea. E non solo per quanto riguarda le trattative per il suo passaggio di proprietà. Infatti, i Blues potranno utilizzare denaro solo per l’ordinaria amministrazione, ma non gli sarà possibile fare affari sul suolo del Regno Unito. Ciò significa calciomercato bloccato, impossibilità di vendere il proprio merchandising e anche i biglietti per le partite. E, non avendo la possibilità di disporre dei propri beni, Abramovich non potrà nemmeno concludere la cessione del club.

Sempre Reuters riporta le dichiarazioni del ministro dello sport britannico, Nadine Dorries, la quale ha affermato che l’intenzione del governo è di rilasciare comunque una licenza al Chelsea per giocare le gare, pagare il personale e permettere ai possessori di biglietti già acquistati di assistere alle partite. 

Le trattative per la vendita con la cordata svizzero-americana

Il magnate russo Abramovich, che ha un patrimonio di 12,4 miliardi di dollari secondo Forbes, con l’inizio del conflitto tra Russia e Ucraina e il fantasma delle sanzioni alle porte, aveva dapprima affidato la gestione del Chelsea alla Fondazione di beneficenza della squadra di calcio che gestisce da 20 anni. Dopodiché aveva annunciato l’intenzione di voler vendere la società.

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Il club è stato accostato nelle scorse settimane a vari possibili acquirenti, tra i quali c’era in pole position la possibile cordata composta dal miliardario svizzero 86enne Hansjörg Wyss e l’uomo d’affari statunitense Todd Boehly. In particolare, Wyss aveva rilasciato un’intervista al giornale Blick, poi ripresa da vari media, nella quale spiegava come fosse stato lo stesso Abramovich a contattarlo per rilevare la sua società. Il patron russo, sosteneva Wyss, era spaventato a tal punto dalle sanzioni da voler chiudere tutte le sue proprietà inglesi prima che sia troppo tardi. Nei giorni la forbice tra domanda e offerta non si è mai richiusa fino a oggi, quando ormai sembra essere davvero troppo tardi per la cessione del club.

Chi sono e cosa fanno gli altri sei oligarchi colpiti dalle sanzioni Uk

Abramovich, tuttavia, non è l’unico oligarca a essere finito nel mirino delle sanzioni inglesi. Oltre a lui c’erano altre sei persone, che insieme al proprietario del Chelsea sono accreditate dal governo britannico di un patrimonio netto di 15 miliardi di sterline. Gli altri nomi illustri sono quelli di Oleg Deripaska, che possiede quote in En+ Group. Dmitri Lebedev, presidente di Bank Rossiya, Alexei Miller, amministratore delegato della compagnia energetica Gazprom, e Nikolai Tokarev, presidente della compagnia di gasdotti statale russa Transneft. Colpiti anche Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, la compagnia petrolifera statale russa, e Andrey Kostin, presidente della banca per il commercio estero Vtb. 

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