Starliner vs Crew Dragon. Boeing contro SpaceX: perché (anche) il trasporto spaziale degli equipaggi è questione di soldi

Starliner Boeing
(foto Joel Kowsky/NASA via Getty Images)
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È notizia di pochi giorni fa quella del lancio e del successivo attracco alla Stazione spaziale internazionale della navetta Starliner di Boeing. Una novità: è l’ingresso, nella flotta spaziale degli Stati Uniti e dei loro partner, di un nuovo veicolo per il trasporto astronauti (sebbene quello appena menzionato sia stato un test senza equipaggio).

Non tutte le manovre sono state perfette e si sono registrati diversi problemi con i thruster, che si sono inceppati due volte. Per fortuna la Boeing non ha voluto correre rischi e tutto era abbondantemente ridondato, in modo da poter sostituire in tempo reale i componenti che avrebbero potuto non funzionare come dovuto. C’è stato anche un piccolo problema con il liquido di raffreddamento, risultato più freddo del previsto. È probabile che il ghiaccio abbia parzialmente ostruito i tubi, cosa che ha richiesto un intervento degli ingegneri.

Concorrenza per SpaceX

Per Boeing si è trattato della ripetizione della prova generale miseramente fallita due anni e mezzo fa. È sulla base dei dati di questo volo che la Nasa deciderà se Starliner sia pronto per effettuare il trasporto degli astronauti nel prossimo viaggio. Se tutto andrà bene, finalmente, SpaceX non sarà più l’unica compagnia ad assicurare il trasporto degli equipaggi americani sulla Iss. Dopo tutto è per questo che la Nasa, nel 2014, aveva firmato contratti con Boeing e con la compagnia di Elon Musk nell’ambito del “Commercial Crew Transportation Program”. Dopo il pensionamento dello Space Shuttle, una dismissione che aveva tolto agli Stati Uniti la possibilità di lanciare astronauti dai patri confini, quello che all’epoca la Nasa voleva era la sicurezza di non dovere dipendere più dalla Sojuz russa per il trasporto umano.

Sommario dei biglietti acquistati dalla NASA per i suoi astronauti (in blu) e del costo di ogni biglietto (in giallo). Con il pensionamento della Shuttle nel 2011 il costo è raddoppiato passando da 30 a 60 milioni per poi continuare a lievitare fino a 80-90 milioni

Invece di giocare tutte le carte su un unico tavolo, l’ente spaziale americano aveva optato per una soluzione che coinvolgesse due compagnie, nella speranza si innescasse un po’ di sana concorrenza. Da un lato Boeing, dall’altro la new entry SpaceX. Chi nutriva dubbi sulle capacità di SpaceX si è dovuto ricredere, perché la (allora) ultima arrivata ha raggiunto il risultato con due anni abbondanti di anticipo rispetto ai veterani di Boeing, nonostante quest’ultima avesse avuto un contratto più generoso. Per ragioni non ovvie, il compito affidato alle due aziende era lo stesso, ma il contratto con Boeing prevedeva un costo i 4,82 miliardi di dollari, a fronte dei 3,14 accordati a SpaceX.

Il prezzo dei “biglietti”

Visto che entrambi i programmi contemplano un lancio di prova seguito da altri sei di capsule con quattro posti ciascuna, la differenza di costo si riflette sul “biglietto” che la Nasa paga per il trasporto dei suoi astronauti. Mentre nel caso del Crew Dragon di SpaceX la cifra è di circa 55 milioni a testa, su Starliner si occupa un “seat” pagandolo 90 milioni, prezzo certo non concorrenziale, superiore anche al costo medio che la Nasa ha pagato nel corso degli anni all’agenzia spaziale russa, la Roscosmos, per il lancio dei propri astronauti.

Stime di costo per singolo sedile nelle navette della Boeing e di Space X da parte dello NASA Office of the Inspector General

È un raffronto non avanzato da osservatori qualsiasi, ma – numeri nero su bianco – dall’Ispettore Generale della Nasa in un report del 2019, in cui si esaminano tempi e ritardi del Commercial Crew Transportation Program e si critica aspramente (ma inutilmente) la decisione dell’Agenzia di concedere un surplus di 287,2 milioni a Boeing – la quale, secondo alcuni, aveva minacciato di sfilarsi, minando alla base l’idea della ridondanza dei fornitori del servizio. Non si dimentichi che tutte le grandi aziende spaziali hanno sempre avuto contratti del tipo “cost plus” (rimborso dei costi più un margine di profitto) e sono poco propense ad accettare quelli a prezzo fisso.

Cosa succederà?

In verità, l’approccio classico di Boeing, che utilizza ogni lanciatore Atlas 5 una sola volta, porta a prezzi più alti di quelli di SpaceX, che recupera e riutilizza a ciclo continuo i primi stadi dei suoi razzi. Per questo, una volta esaurito il contratto Crew Commercial Transportation, è difficile credere che SpaceX abbia qualcosa da temere nel campo del trasporto equipaggi privati oltre l’atmosfera. Allo stato attuale delle cose, Boeing ha in programma di effettuare solo i lanci previsti dall’accordo. All’orizzonte non ci sono clienti privati per almeno due ottimi motivi: da un lato, il lanciatore Boeing sfrutta i motori russi RD 180 ricondizionati, in questo momento colpiti dalle sanzioni e quindi non più acquistabili. Quelli disponibili basteranno solo per i lanci previsti senza alcuna possibilità se ne aggiungano altri. Dall’altro, chi mai vorrebbe pagare il biglietto del 60% più costoso per avere il medesimo servizio?
Rimane da capire quale sia stata l’utilità di tanta peculiare e sana concorrenza.

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