La cultura industriale europea e la scarsa propensione al rischio nella space economy: l’intesa tra Eutelsat e OneWeb non piace alla Borsa

Eutelsat
(Foto di Getty Images)
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Il crollo del valore delle azioni di Eutelsat alla notizia che erano in corso serie trattative per arrivare a una fusione con la società concorrente, OneWeb, fornisce un perfetto esempio dell’attitudine europea nei confronti dei cambiamenti strategicamente interessanti ma potenzialmente rischiosi. La débâcle alla borsa di Parigi non ha fermato l’operazione e le due società hanno annunciato la firma del protocollo d’intesa che le porterà alla fusione, “alla pari”, entro metà 2023.

Parliamo di due società che operano nel settore della space economy con storie e business plan diversi.

Eutelsat, un colosso europeo con un business consolidato

Eutelsat è una società ben consolidata, fondata nel 1976 e a maggioranza francese; ha sede a Parigi, alla cui Borsa è anche quotata. Il suo maggior azionista è Bpifrance, la maggiore banca di investimento francese, seguita dal governo francese (che detiene il 19,9%), ma c’è anche un fondo sovrano cinese con il 5%. Gestisce 39 satelliti in orbita geostazionaria, noti come HotBird, che trasmettono migliaia di canali televisivi, a coprire Europa e Medio Oriente, dove la società fornisce anche connessione internet a terra (sia fissa sia mobile), su navi e aerei. Si tratta di un segnale internet con risposta non istantanea, perché i satelliti sono a 36mila chilometri di quota e le comunicazioni devono viaggiare avanti e indietro, cosa che implica tempi di attesa di qualche frazione di secondo. Il servizio è per di più disponibile solo sulle aree coperte dai satelliti in orbita geostazionaria, non su scala planetaria. Da notare, però, che il settore della trasmissione televisiva, che forniva i maggiori introiti, è in calo mentre cresce decisamente la parte della connettività internet. Eutelsat è un “colosso” europeo con un business consolidato e un bilancio decisamente in attivo (anche se non in crescita). 

Oneweb, compagnia dalla storia travagliata e un bilancio in perdita

OneWeb, invece, è una società con sede a Londra fondata, anche se con un nome diverso, nel 2014, con una storia travagliata e un bilancio in perdita. Nata come provider di internet satellitare a bassa latenza, cioè basato sull’utilizzo di molti satelliti in orbita bassa, la società è stata colpita da quella che potremmo ribattezzare “la maledizione delle costellazioni”: costruire e lanciare una costellazione formata da centinaia di satelliti richiede investimenti ingentissimi, che promettono grandi guadagni futuri, ma senza un ritorno immediato.

Per questo, nel 2020, OneWeb, che già aveva diverse decine di satelliti in orbita, ha dovuto dichiarare bancarotta. È stata salvata dall’intervento del governo inglese, che ora ne detiene il 18%, insieme con il maggiore investitore societario, che è l’indiana Bharti Global, seguita dalla giapponese SoftBank, dalla Coreana Hanwha e dalla statunitense Hughes Network Systems. Poi, nell’aprile 2021, anche Eutelsat si era unita alla cordata multinazionale che sostiene OneWeb, investendo 550 milioni di dollari e ottenendo il 23% delle azioni, al pari di Bharti Global e poco sopra alla partecipazione del governo britannico, che mantiene il diritto di veto nei confronti di utilizzatori potenzialmente pericolosi.

Il salvataggio dalla bancarotta e la crisi internazionale

Il salvataggio aveva fatto ripartire i lanci di OneWeb, che contava di arrivare rapidamente ad avere 648 satelliti in orbita, grazie a un mega contratto firmato con Arianespace per usufruire di numerosi lanci con il vettore Soyuz. La crisi internazionale seguita all’invasione dell’Ucraina ha scombussolato questo schema e fermato i lanci quando erano stati raggiunti i 428 satelliti in orbita. Ora OneWeb deve riconfigurare il dispenser dei suoi satelliti per iniziare a lanciare con SpaceX. Data questa complessa situazione, non è difficile immaginare perché la compagnia sia in perdita. 

Tuttavia, davanti alla crisi della televisione, messa in seria difficoltà dai servizi di streaming che viaggiano su internet a bassa latenza, è altrettanto chiara la decisione di Eutelsat di lanciarsi in quella che promette di diventare la maggior fonte di reddito degli operatori satellitari: il servizio internet globale. 

La decisione di Eutelsat di lanciarsi nel servizio internet globale: ecco la motivazione

Non so se questa si configuri come la sfida europea alla costellazione Starlink (che il 24 luglio ha aggiunto altri 54 satelliti, arrivando a quota 2.700) ma, di certo, è la strada da percorrere per raggiungere una massa critica, che permetta di non essere schiacciati dalla concorrenza. Certo, come ogni novità, ha i suoi rischi, ma è proprio la scarsa propensione al rischio della cultura industriale europea che ci penalizza nel campo della space economy, di suo rivolta al futuro più che al consolidato. 

È bene notare che, a capo della nuova società, decisa a diventare “the first multi-orbit satellite operator offering integrated Geo and Leo solutions”, ci sarà Eva Berneke, una delle poche donne manager di altissimo livello. È l’attuale amministratrice delegata di Eutelsat e sarà a capo del CdA della nuova società, che avrà sette rappresentanti di OneWeb e altrettanti di Eutelsat, oltre alla ceo. Non resta che augurarle buona fortuna. Arduo illudersi che una società che comprende il governo francese e inglese, una grande banca francese, un potentissimo gruppo indiano e investitori giapponesi, coreani ed americani sia facile da gestire.  

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