Una vendemmia fuori dall’ordinario: che annata sarà il 2022 per i viticoltori italiani

Valter Fissore Nadia Cognominavo vendemmia
Valter Fissore e la moglie, Nadia Cogno, dell’azienda Elvio Cogno
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Di Luca Gardini

Quello che è certo è che l’eccezionalità climatica dell’estate, con temperature costantemente al di sopra della media per più di tre mesi, escursioni scarse, associate a piogge di forte intensità dalla metà di agosto in poi, rischia di trasformare la vendemmia 2022 in una delle più chiacchierate di questo ultimo ventennio.

“Vedremo i bravi vignaioli e produttori”

Per farci un’idea sul campo, ancora a lavori in corso, abbiamo voluto sentire il parere di diversi enologi e agronomi di rilievo, da nord a sud, in modo da fugare ogni dubbio. Iniziamo con Valter Fissore dell’azienda Elvio Cogno, una delle stelle delle Langhe. “È indubbio che si tratti di un’annata difficile, da gestire con molta attenzione sia in campagna che in cantina,” ci dice. “Un inverno molto asciutto, poche (se non nulle) precipitazioni tra gennaio e l’inizio di agosto, si è concretizzato in una germogliatura precoce e in una crescita davvero difficoltosa e disomogenea, anche se tutto sommato l’escursione termica è stata buona. Forse non a sorpresa è andata meglio per i vigneti dotati di esposizioni est e nord-est e per le altitudini elevate. In campagna abbiamo lavorato soprattutto con le legature (con il classico ‘cappello’), per fornire protezione alla pianta, anche queste portate avanti con difficoltà, proprio per la crescita disomogenea, ma paradossalmente abbiamo anche cimato. Ovviamente abbiamo lavorato il terreno più del solito, per fornire sollievo alla siccità. Tutto questo si è concretizzato in una resa inferiore anche del 20%, una vendemmia anticipata anche di 15 giorni (con Dolcetto e Nascetta, soprattutto, che comunque sembra diano buoni risultati), acidità piuttosto basse, soprattutto per il Nebbiolo, che dobbiamo ancora raccogliere ma tarderà poco, e grappoli, in compenso, bellissimi. Dovessi riassumere, annata sicuramente migliore della ‘famigerata’ 2003, ma indubbiamente difficile, in cui si vedranno i bravi vignaioli e i bravi produttori, e coloro a cui piacciono le sfide, come noi!”.

Vlady Bortolin
Vlady Bortolin, direttore tecnico di Colesel Spumanti

Procediamo verso est per andare a trovare, in Valdobbiadene, nella fattispecie tra Santo Stefano e Cartizze, Vlady Bortolin, direttore tecnico di Colesel Spumanti, azienda che sta riscrivendo diversi paradigmi della produzione del Prosecco. “Un’annata difficile, per noi, indubbiamente”, racconta, “ma non così diversa dalla 2021, se devo essere onesto. Certo, dipende anche dalle uve che coltiviamo, dal territorio dove le coltiviamo e dal nostro lavoro di selezione clonale, ma il problema principale di queste ultime annate è la mancanza di escursione termica, da noi davvero notevole. Per le nostre pendenze e per i dislivelli abbiamo utilizzato molto lo sfalcio a mano (ma niente sovescio, pratica che non utilizziamo), la lavorazione sottofila per compattare il terreno, ovviamente lavorando nel frattempo sulla parete fogliare della pianta. Quest’anno abbiamo reintrodotto il protocollo già sperimentato da qualche anno, ovverosia l’utilizzo di una soluzione di zeolite vaporizzata su pianta e grappoli nei momenti più difficoltosi, e abbiamo ottenuto risultati davvero molto interessanti. Ovviamente l’annata calda avrà influenza sui profumi dei vini, quest’anno indubbiamente più spostati sulla pesca gialla e sulla frutta tropicale rispetto al solito, ma le acidità sono elevate e gli zuccheri confortanti. Anche per questo abbiamo iniziato la vendemmia il 25 agosto, concludendola in 15 giorni, proprio per ‘portare a casa’ questi parametri così incoraggianti. Attendiamo lo sviluppo degli aromi floreali, per noi qui in Valdobbiadene il segreto vero per un vino convincente, ma, non lo nascondo, siamo davvero ottimisti”.

“Non demonizziamo questa annata”

Maurizio Saettini
Maurizio Saettini, agronomo e consulente enologico

Andiamo avanti parlando con Maurizio Saettini, agronomo e consulente enologico per diverse realtà importanti, soprattutto nel territorio di Montepulciano, ma anche in Sardegna e all’Isola d’Elba. “A mio avviso non bisognerebbe demonizzare eccessivamente questa annata”, commenta. “Alla fine, se volessimo stendere una lista delle annate calde di questi ultimi 20 anni, ci renderemmo conto che, a eccezione della drammatica (in senso opposto) 2014, sono state più le annate calde che quelle temperate. Nel 2003, per esempio, si sono registrati fenomeni di ‘chiusura’ (l’interruzione di tutti i processi fenologici del ciclo annuale della vite, ndr) o di perdita di foglie basali, mentre quest’anno non è successo, almeno nelle zone in cui opero io. Quello che ho notato in campagna, in questi anni, è stato soprattutto un processo di adattamento della pianta, che ha dimostrato la sua plasticità, abituandosi alle mutate condizioni e vivendo, se così si può dire, in maniera più parsimoniosa. E questo nonostante le temperature diurne altissime, condite da nottate altrettanto roventi. Le piogge di agosto hanno ulteriormente rallentato il processo fenologico, ma in compenso hanno alleviato la tensione su terreno e piante. Tutto questo si sta concretizzando in uve bianche profumate, ma lievemente meno croccanti, soprattutto per via della buccia sottile, e rossi con tannini molto incisivi. Tutte caratteristiche da gestire correttamente e con attenzione in cantina. Le acidità sono tuttavia alte e, se dovessi dire la mia, anche per il futuro diventerà fondamentale come si lavora in campagna, dato che il terreno ha tutti i nutrimenti di cui la pianta necessita e rappresenta la biocenosi necessaria alla vigna.”

Ettore Rizzi
Ettore Rizzi, responsabile di produzione a Fattoria le Pupille

Andiamo avanti ancora parlando con Ettore Rizzi, giovane responsabile di produzione a Fattoria le Pupille, realtà maremmana creata da Elisabetta Geppetti a partire dalla fine degli anni ‘70. Tra Magliano, Scansano e Grosseto non sembra sia andata diversamente rispetto al resto della Penisola. “Che se vogliamo è anche il bello del nostro lavoro,” commenta Rizzi. “La necessità di rinnovarsi a ogni vendemmia. Quello che sta cambiando, in questi ultimi anni, è la necessità di lavorare in campagna almeno otto mesi all’anno, dato che l’attenzione da dedicare è davvero tanta. Le altissime temperature, qui da noi, si sono associate a escursioni comunque discrete, aiutate dall’aria che arriva dal mare. Le Pupille poi sono come cinque aziende messe insieme, con esposizioni e soprattutto composizione dei suoli molto diverse, da più scheletro a meno scheletro. Eravamo preoccupati dalle piogge previste ad agosto, quindi abbiamo lavorato i terreni molto a fondo, per evitare ruscellamenti e non abbiamo né diradato, né sfogliato la vegetazione delle piante. Dalla primavera in poi facciamo inerbimento delle erbe spontanee – finocchietto, mentuccia -, non utilizziamo il sovescio, ma tendiamo a preservare il biosistema del vigneto. Per quanto riguarda le uve, eravamo preoccupati da un grado zuccherino molto alto su diverse varietà e da acidità basse, ma la pioggia di inizio agosto ci è venuta incontro riattivando l’acidità e completando il processo di maturazione, con uve, soprattutto di Merlot e Cabernet, su cui abbiamo notevoli aspettative, anche se la vendemmia è stata molto impegnativa e svolta mediamente in anticipo. Abbiamo inoltre notato, nelle viti, una bella capacità di autoregolarsi e ritrovare il proprio equilibrio vegetativo, sintomo di piante sane. Sarà necessario adattare qualche protocollo in cantina per lavorare bene i tannini sui vini rossi, ma ne dovrebbe uscire un’annata molto interessante”.

Daniele Rotatori
Daniele Rotatori, responsabile di cantina dell’azienda Santa Barbara

Facciamo quindi una capatina nelle Marche, nei dintorni di Ancona. Per la precisione a Barbara, terra di Verdicchio, dove l’azienda Santa Barbara da anni ricerca, nelle visioni di Stefano Antonucci, tutte le potenzialità del territorio. Parliamo con Daniele Rotatori, responsabile di cantina. Lo sentiamo proprio quando stanno arrivando le ultime uve di una vendemmia dura, compattata il più possibile. Ma la tempra marchigiana è inossidabile. “Probabilmente sarò una voce fuori dal coro”, dice, “ma per quanto ci riguarda si tratta, almeno dal 2015 in poi, di annate molto simili, caratterizzate da temperature diurne elevate, clima asciutto e, nel nostro caso, belle escursioni termiche, favorite dalla vicinanza del mare. Abbiamo vendemmiato già al 22 agosto alcune varietà, anche per evitare di gestire fenomeni di ‘bombe d’acqua’ come è capitato negli ultimi anni, trovando grandi acidità e ottimi gradi zuccherini, favorite da un lavoro in campagna che per noi è arrivato anche al doppio delle ore/ettaro, con movimentazione di terra, concimazioni con prodotti naturali e ovviamente attività sulla pianta. Ovviamente i protocolli devono essere adattati a ogni vendemmia. Per questo i nostri sono ‘aperti’, anche vista l’insorgenza di nuove patologie come il pinking (fenomeno ossidativo del vino bianco non dissimile dalla quercetina per il rosso, ndr), per il quale abbiamo trovato un rimedio tutto naturale. Per quanto mi riguarda io ho ottime aspettative, trovo uve rosse, il Merlot in particolare, molto interessante nelle sue composizioni aromatiche, mentre i vini bianchi hanno una salinità e una percezione olfattiva eccellenti. Forse la 2021 era più immediata come annata, questa andrà ‘aspettata’, ma a mio avviso regalerà anche molte soddisfazioni”.

“L’anno zero della viticoltura”

Fabio Mecca
Fabio Mecca

Infine parliamo con Fabio Mecca, enologo e consulente, tra i giovani talenti più interessanti della viticoltura del sud, con collaborazioni tra Basilicata, Puglia, Campania, Calabria e Sicilia. Ovviamente il quadro per il meridione è decisamente meno ottimistico. “Per la prima volta in tanti anni di lavoro,” mi dice, “è stato necessario trovare strategie diverse, e parallele, per ovviare a temperature che in alcune zone sono arrivate a 38-39 gradi costanti, tra giorno e notte, da maggio in poi, con fenomeni di chiusura della pianta. Ovviamente in questi casi, per via dei fenomeni di evapotraspirazione, l’irrigazione non è sufficiente, ma è vero che la pioggia di agosto, che si è presentata con fenomeni non eccessivi, ha facilitato la ripresa del ciclo fenologico e dell’attività vegetativa soprattutto per Aglianico, Nero di Troia, Piedirosso e Gaglioppo. Anche se, a mio avviso, sarà comunque necessario sacrificare molti grappoli per contare su una materia prima di un certo livello. In compenso le varietà sono interessanti. Ho trovato Pecorello e Magliocco in Calabria, Nocera in Sicilia, Pellagrello in Campania, praticamente perfette, anche grazie a un lavoro sulla pianta correttamente svolto. La verità è che ormai siamo catapultati nell’anno zero della viticoltura, in cui tante pratiche abituali degli anni scorsi non hanno più senso. Per esempio non vale, almeno qui da noi, la lavorazione eccessiva del terreno, che aumenta il rischio di peronospora. Per questo sono molto interessanti diverse sperimentazioni in corso, in particolare sui trattamenti polimerici del terreno, attraverso molecole che trattengono l’acqua e fungono da sorta di ‘riserva immediatamente utilizzabile’ aggiuntiva. Ma è vero che andiamo in una direzione dove subentreranno nuovi paradigmi e, perché no, esisteranno anche nuovi vini”.

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