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Life 30 Marzo, 2020 @ 8:40

Le buone azioni delle cantine dedicate ai winelover

di Susanna Tanzi

Staff

Mi piacciono i viaggi avventurosi e il lusso discreto.Leggi di più dell'autore
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I tre soci della Cantina Social

Anche il mondo del vini si mobilita e offre spunti per sostenere il comparto italiano in questo momento di emergenza. Cantina Social, nata nel 2015 come canale di informazione per collegare in maniera virtuosa appassionati, operatori del settore e produttori, ha deciso di spingersi oltre, con la proposta alle aziende vitivinicole e ai propri follower di un progetto senza scopo di lucro. I produttori che aderiscono alla campagna #IORESTOINCANTINA mettono a disposizione una selezione di vini rappresentativa della propria realtà a un prezzo ancora più basso di quello di cantina, facendosi carico dei costi di spedizione. Facendosi carico di destinare almeno il 10% in beneficenza, per aiutare un ospedale della propria regione o direttamente la protezione civile.

La mission del progetto in sintesi:

-aiutare le cantine a vendere il vino in questo momento difficile

-dare la possibilità ai consumatori di scoprire il territorio vitivinicolo italiano, come se si andasse realmente in cantina, e scoprire maggiori dettagli tramite una degustazione guidata digitale da parte di Cantina Social attraverso video dedicati e specifici per ogni realtà

-offrire a un prezzo conveniente un box di sei bottiglie, selezionate al meglio di ogni cantina, da vendere direttamente al consumatore senza comprendere spese di spedizione e un contributo minimo da versare in beneficenza.

A oggi hanno già aderito Castelfeder (Alto Adige), Carilius (Valpolicella), Nardi Viticolttori (Castellina in Chianti), Calatroni Vini (Oltrepò Pavese), Gianni Doglia (Castagnole Lanze). Sempre dedicata ai wine lover, seppure con un taglio diverso, la lodevole iniziativa di Dievole per portare la Toscana e i suoi prodotti di eccellenza nelle case degli italiani. La storica cantina del Chianti Classico ha dato il via dal 23 marzo a una serie di appuntamenti settimanali sul canale Instagram del brand. Un confronto a distanza tra professionisti e appassionati, che avranno modo di scoprire un territorio vitivinicolo di straordinaria eccellenza. Ma anche di apprezzare i consigli e le ricette toscane della chef del Dievole Wine Resort, Monika Filipinska, grande conoscitrice di erbe spontanee. Per restare connessi con la natura, degustando un ottimo calice di vino. “In questo momento storico, dobbiamo saper guardare da un’altra prospettiva, ma anche stare vicini a chi ama il nostro mondo che è fatto di natura, vita, energia”, spiega Stefano Capurso, direttore generale del Gruppo Dievole. “Solitamente, sono impegnato in altro e per certe cose non c’è proprio il tempo fisico. Adesso il tempo non manca, mi presto con piacere a creare qualcosa, non solo per Dievole ma per tutti, per continuare a parlare del nostro mondo”.

Cultura 17 Gennaio, 2020 @ 9:30

A grande richiesta tornano i Chianti Lovers

di Alessia Bellan

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Anteprima Morellino e Chianti Lovers_2020

Nove grandi annate di Morellino di Scansano e Chianti, domenica 16 febbraio alla Fortezza da Basso di Firenze, sfilano per una degustazione molto attesa dagli operatori del settore (sessione riservata dalle 9.30 alle 16) e dagli appassionati (dalle 16 alle 21). 119 aziende e 500 etichette (206 in anteprima) sono pronte a farsi conoscere e apprezzare dagli almeno 4mila visitatori attesi a questa 6a edizione di “Chianti Lovers”. Che potranno degustare Si potranno degustare le nuove annate Chianti DOCG 2019 e Riserva 2017 e Morellino di Scansano DOCG Annata 2019 e Riserva 2017, in uscita quest’anno. Protagonisti saranno dunque, per il Chianti, i vini delle aziende del Consorzio e dei Consorzi di Sottozona: Rufina, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colli Aretini, Montalbano, Colline Pisane, Montespertoli, oltre alle etichette di 24 cantine maremmane per il Morellino di Scansano. “Chianti Lovers è cresciuto e ha contribuito a consolidare il prestigio della denominazione sul mercato nazionale e internazionale”, assicura Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti. “Uno dei primi, importanti eventi dell’anno, che apre una stagione che ci auguriamo positiva come il nostro ultimo bilancio (+ 1% di crescita, un milione di bottiglie in più vendute sui mercati di tutto il mondo). La vendemmia 2019 è in linea con le aspettative, abbiamo raggiunto l’obiettivo della riduzione del 10% delle quantità che ci eravamo dati per mantenere i magazzini in linea con la richiesta del mercato. La qualità è ottima, merito è delle aziende che negli anni scorsi hanno fatto importanti investimenti (oggi oltre il 75% dei vigneti è stato rinnovato)”. Un anno importante anche per Morellino di Scansano, come ha spiegato Rossano Teglielli, presidente del Consorzio Tutela: “Si guarda al futuro con ottimismo, forti di una vendemmia 2019 di alto livello, che ha dato grandi soddisfazioni sia sotto l’aspetto qualitativo sia quantitativo”.

Business 16 Aprile, 2019 @ 9:03

Ciò che l’Italia dovrebbe copiare dalla Francia per promuovere i suoi vini

di Massimiliano Di Marco

Staff

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donna beve vino in un bistrot
(GettyImages)

Il vino ha ancora il sapore italiano. Nel 2018 la produzione globale è cresciuta del 14% raggiungendo i 282 milioni di ettolitri; il Belpaese è rimasto saldamente in cima al podio dei produttori, seguito da Francia, Spagna e Stati Uniti. Una filiera che in Italia impegna 1,3 milioni di persone; lo scorso anno abbiamo esportato vino per 6,2 miliardi di euro (+3,3% su base annua, pur con un calo nei volumi dell’8,1%). Eppure, ci stiamo perdendo un tassello evolutivo che presto sarà essenziale per far sì che l’Italia resti al vertice del settore vinicolo: le startup.

Se oggi si dà uno sguardo alle nuove aziende che, nel settore del vino, stanno attirando le curiosità maggiori, sono tutte francesi. Wineta punta a influenzare gli acquisti grazie a un algoritmo in grado di raccomandare il vino in linea con i propri gusti personali; Goot è un’app che, sulla falsa riga di quanto già fa Just East per il cibo a domicilio, consente di accedere a un catalogo di alcolici (vino e birra, ma anche liquori) e di riceverli a casa entro un’ora e, nata nel 2013, ha raccolto oltre 500mila euro di finanziamenti; 10-vins, infine, propone un’idea che, per molti, può apparire assurda: le ricariche monodose di vino, cioè quanto già oggi accade per il caffè.

Queste piccole realtà non sono nate in Francia per una pura casualità; il governo francese ha sparso i semi (ossia un’iniziativa specifica dedicata alle startup del vino, “WineTech”) e ora raccoglie i frutti. L’iniziativa WineTech è parte di un programma più esteso chiamato “French Tech”. “È stato stanziato – spiega a Forbes Giulio Busoni, Partner Porsche Consulting, responsabile del settore Consumer Goods – un fondo di investimenti di 200 milioni di euro per gli acceleratori di startup privati, e per dare visibilità a livello internazionale al programma stesso con un fondo da 15 milioni di euro dedicato alla promozione delle startup su eventi internazionali.” Senza dimenticare i 10 miliardi che Macron ha stanziato per l’innovazione dell’industria e ridurre la pressione fiscale dal 33,3% al 25%.

Una politica attiva di incentivi che non ha fatto altro che creare un terreno fertile affinché il settore del vino, che anche in Francia è particolarmente forte (i francesi ne consumano più degli italiani), potesse godere di nuovi strumenti. L’Italia, però, affronta anche altri problemi, di tipo logistico. “La conformazione orografica italiana – prosegue Busoni analizzando lo scenario nostrano – è maggiormente disomogenea: non è quindi possibile approcciare le diverse tipologie di terreni con un’unica soluzione tecnologica. La produzione italiana è inoltre estremamente frammentata per cui è molto difficile ottenere ritorni positivi dagli investimenti”.

La tecnologia non va solo nella direzione di offrire un rapporto diverso nel momento dell’acquisto. Settori come l’Internet delle Cose e la sensoristica applicate in fase produttiva consentono ai produttori di migliorare la qualità del prodotto. “La rivoluzione digitale – conclude Busoni – è la chiave per mantenere e consolidare nel tempo la posizione di leadership globale nel settore vitivinicolo”.

Da questo punto di vista l’Italia del vino non è completamente deserta. Con il progetto “PV-Sensing” sensori di nuova concezione vengono utilizzati per il monitoraggio dei parametri agronomici del suolo, della superficie delle foglie, dell’umidità e della rugiada a cui è esposta la pianta. Dati che, grazie a un modello previsionale, consentono di ottimizzare i trattamenti fitosanitari del vigneto.