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Miliardari

Come gli oligarchi russi stanno cercando di allentare la morsa delle sanzioni sui loro megayacht

Questo articolo è apparso su Forbes.com

Forbes ha scoperto che diversi yacht di proprietà di miliardari russi o di origine russa sottoposti a sanzioni sono stati riconvertiti in case galleggianti e hanno cambiato bandiera. Hanno mutato, cioè, la loro registrazione: dai paradisi fiscali britannici a località più favorevoli alla Russia.

Sono passati sette mesi da quando l’invasione russa dell’Ucraina ha spinto le autorità occidentali a colpire gli oligarchi russi con sanzioni e a prendere di mira i loro megayacht. Le misure hanno spaziato dal sequestro alla cancellazione delle registrazioni e hanno reso difficile per questi palazzi galleggianti, se non impossibile, ottenere un’assicurazione e navigare legalmente.

Diversi miliardari russi e di origine russa sottoposti a sanzioni, però, ora stanno registrando i loro yacht in Paesi che non hanno imposto sanzioni a Mosca. Forse perché non hanno più potuto ottenere un’assicurazione nei territori in cui erano stati registrati, o nel tentativo di poter navigare legalmente qualora le sanzioni venissero mai rimosse. Forbes ha scoperto sei yacht di proprietà di miliardari russi sanzionati che hanno di recente modificato il loro paese di registrazione, o hanno ‘cambiato bandiera’. Uno di questi, il Nord del magnate dell’acciaio Alexey Mordashov, imbarcazione da 521 milioni di dollari e 142 metri, è passato dalle Isole Cayman alla Russia. Altre tre imbarcazioni hanno cambiato bandiera dalle Cayman alla Malesia e alla Sierra Leone, una dalle Bermuda a Palau e un’altra dall’Isola di Man alla Sierra Leone.

Nuove bandiere

Yacht Proprietario Valore Vecchia bandiera Nuova banidera
Nord Alexey Mordashov 521 milioni di dollari Isole Cayman Russia
Sy A Andrey Melnichenko 509 milioni di dollari Isola di Man Sierra Leone
Scheherazade Eduard Khudainatov (formale); Vladimir Putin (presunto) 507 milioni di dollari Isole Cayman Malesia
Pacific Leonid Mikhelson 114 milioni di dollari Isole Cayman Malesia
Le Grand Bleu Eugene Shvidler 106 milioni di dollari Bermuda Palau
Galactica Super Nova Vagit Alekperov 67 milioni di dollari Isole Cayman Sierra Leone

Fonti: VesselsValue, governo italiano

I sei yacht hanno un valore complessivo di 1,8 miliardi di dollari, secondo le stime di VesselsValue, società esperta di valutazione degli yacht, e del governo italiano. I rappresentanti di cinque dei sei proprietari di questi yacht non hanno replicato alla richiesta di commento. Il responsabile delle relazioni pubbliche di Andrey Melnichenko, Alexander Byrikhin, ha dichiarato a Forbes che il Sy A è “di proprietà di un discretionary trust gestito da un fiduciario indipendente e il signor Melnichenko non ha alcun [rapporto] con tale trust”.

L’imbarcazione più famosa destinata a cambiare bandiera è Scheherazade, tecnicamente di proprietà del miliardario del petrolio e del gas Eduard Khudainatov, ma che si ritiene sia detenuta per conto del presidente Vladimir Putin. Scheherazade, uno degli yacht più grandi al mondo, dotato anche di una piattaforma per elicotteri, è stato bloccato dalle autorità italiane a maggio.

Palazzi galleggianti

Oltre a mutare registro, quattro dei sei yacht che hanno cambiato bandiera – Galactica Super Nova, Le Grand Bleu, Scheherazade e Sy A – sono stati registrati come case galleggianti anziché come yacht o imbarcazioni da diporto.

“Non è chiaro per quale motivo alcuni di questi yacht siano stati registrati come case galleggianti”, afferma Benjamin Maltby, partner dello studio legale Keystone Law di Londra che si occupa di superyacht. “A meno che non siano stati completamente smantellati e siano fisicamente impossibilitati a muoversi, nel qual caso non avrebbe comunque senso registrarli da nessuna parte”.

I cambi di bandiera non significano che le navi viaggeranno verso quei Paesi lontani. Per esempio, due dei sei yacht – Scheherazade e Sy A – sono bloccati da mesi nei porti italiani dopo essere stati bloccati in virtù delle sanzioni dell’Unione Europea nei confronti dei loro armatori. Il Pacific di Leonid Mikhelson si trova in Turchia, una destinazione gradita per i megayacht russi grazie all’assenza di sanzioni contro la Russia, mentre Le Grand Bleu di Eugene Shvidler è stato avvistato l’ultima volta a Porto Rico il 20 settembre. Il Galactica Super Novat di Vagit Alekperov ha spento il suo transponder al largo delle coste del Montenegro agli inizi di marzo e la sua posizione attuale è sconosciuta. Il Nord di Mordashov, che è passato sotto bandiera russa, si è rifugiato a marzo nel porto russo di Vladivostok ed è ora diretto a Hong Kong.

Le imbarcazioni spesso battono bandiera o sono registrate offshore per ottenere benefici fiscali e altri vantaggi, come la riservatezza sulla proprietà. I sei yacht che hanno cambiato bandiera erano registrati in precedenza alle Bermuda, alle Isole Cayman e all’Isola di Man, tutte giurisdizioni tra le più apprezzate per la loro stabilità politica, l’assenza di tassazione e l’affiliazione con il Red Ensign Group, che assicura alle navi la protezione della Royal Navy britannica.

Queste località, in qualità di territori britannici d’oltremare e dipendenze della corona, si sono uniti alle sanzioni imposte dal Regno Unito: l’Isola di Man ha cancellato la registrazione della My A e della Sy A di Andrey Melnichenko a marzo, mentre quest’ultima è stata bloccata in Italia nello stesso mese. La Sy A è passata sotto bandiera di Sierra Leone, mentre non è chiaro dove sia attualmente registrata la My A. L’imbarcazione da 230 milioni di dollari e 119 metri ha spento il suo transponder a marzo per evitare di essere rintracciata ed è stata avvistata per l’ultima volta a giugno a Ras Al Khaimah, negli Emirati Arabi Uniti.

Perché gli yacht cambiano bandiera

Il cambio di bandiera di uno yacht bloccato, come il Sy A, solleva la questione del perché l’armatore debba prendersi questo disturbo quando non può accedere allo yacht o spostarlo. Una possibilità è che questi yacht un giorno possano tornare a navigare legalmente sotto una nuova bandiera, nel caso in cui le sanzioni venissero rimosse e le navi fossero rilasciate. A settembre Melnichenko ha promosso un’azione legale davanti alla Corte di Giustizia europea per annullare le sanzioni imposte nei suoi confronti.

“Sembra che i proprietari abbiano effettuato una nuova registrazione solo la cancellazione della registrazione, o quando la cancellazione sembrava imminente”, afferma Maltby.

Un’altra teoria è che le sanzioni occidentali abbiano reso difficile per gli yacht mantenere l’assicurazione necessaria alla registrazione nelle giurisdizioni più favorevoli. Secondo una fonte vicina alla vicenda, gli oligarchi russi colpiti da sanzioni hanno incontrato difficoltà a rimborsare prestiti di finanziatori occidentali, spesso nei casi in cui gli yacht fungevano da garanzie. Ciò implica la necessità di trasferire il debito alle banche russe e procurarsi una nuova assicurazione per gli yacht, considerato che le compagnie assicurative occidentali non sono interessate a rimanere in affari con i russi sanzionati. Questo, a sua volta, implica per gli yacht la necessità di trovare una nuova bandiera, perché le giurisdizioni preferite, come le Bermuda e le Cayman, non accetteranno il loro nuovo merito assicurativo e i loro precedenti debiti.

È il caso del magnate dei tubi d’acciaio Dmitry Pumpyansky. Il suo yacht da 72 metri Axioma, registrato a Malta, è stato sequestrato a Gibilterra a marzo dopo che JPMorgan aveva affermato che Pumpyansky aveva violato i termini di un prestito da 20 milioni di dollari. JPMorgan ha sostenuto che Pumpyansky fosse inadempiente su un prestito concesso a una società di sua proprietà, che aveva utilizzato lo yacht come garanzia. L’Axioma è stato venduto all’asta ad agosto per 37,5 milioni di dollari. VesselsValue lo aveva valutato 42 milioni. Un rappresentante di Pumpyansky non ha risposto subito alla richiesta di rilasciare dichiarazioni.

Dove gli oligarchi registrano i loro yacht

È strano, però, constatare che questi megayacht sono registrati a Palau e in Sierra Leone. La Malesia, a differenza degli altri due Paesi, vanta un registro internazionale per gli yacht esente dai dazi doganali nella sua isola di Langkawi, località molto gradita ai proprietari di yacht in Asia. “Langkawi è riconosciuta a livello internazionale e negli ultimi anni è diventata molto popolare”, afferma Cheryl Pereira, responsabile dell’ufficio e del registro degli yacht della società di vendita e intermediazione Simpson Marine, con sede a Hong Kong.

Secondo il servizio di tracciamento delle imbarcazioni VesselFinder, in Malesia sono registrati 13 megayacht, ovvero imbarcazioni di lunghezza pari o superiore a 24 metri. Forbes ha identificato i proprietari di tre: il Petra Tara del barone malese della gomma Vinod Sekhar e due yacht posseduti da russi non sanzionati, la Sea & Us di Anatoly Lomakin, oligarca miliardario, del valore di 59 milioni di dollari e lungo 62 metri, e il Vector dell’ex vice primo ministro russo Vitaly Mutko, del valore di 32 milioni di dollari e lungo 27 metri. La Sea & Us di Lomakin ha cambiato bandiera dalle Isole Marshall alla Malesia dopo il mese di giugno, forse per evitare eventuali sanzioni future. Un rappresentante di Lomakin non ha risposto alla richiesta di commento.

Liste nere e liste grigie

I registri di Palau e Sierra Leone sono molto meno affidabili di quello della Malesia. Entrambi i Paesi figurano nella “lista grigia” del Memorandum of understanding (MoU) di Parigi, un’iniziativa tra 25 Paesi europei e il Canada per coordinare le ispezioni di sicurezza nei porti e dare priorità al fermo delle navi non sicure. La Sierra Leone è inclusa anche nella “lista nera” del MoU di Tokyo, un’intesa analoga tra 21 Paesi che si affacciano sull’Oceano Pacifico, inclusa la Russia. Palau è nella lista grigia dell’MoU di Tokyo.

Un portavoce dell’Amministrazione marittima della Sierra Leone, che gestisce il registro navale del Paese, ha dichiarato a Forbes che il Paese ha visto “un incremento delle richieste in arrivo” dagli armatori russi, ma che “la maggior parte delle richieste non si concretizzeranno per vari motivi”. Il portavoce non ha risposto alle domande di Forbes sui motivi per cui tali richieste non stiano procedendo.

“Gli yacht devono battere bandiera di qualche Paese, altrimenti è quasi certo che saranno sottoposti a fermo nel loro prossimo porto di scalo”, afferma Maltby. “Senza un registro, non c’è nessuno che possa rilasciare i certificati di sicurezza richiesti a livello internazionale. Questo sembra essere il caso di qualsiasi porto durante una tempesta”.

Ma la scelta di un registro come Palau o Sierra Leone comporta una serie di svantaggi. Oltre all’aumento del rischio di ispezioni e fermi, l’iscrizione di uno yacht in un registro grigio o nero potrebbe compromettere il valore di rivendita dell’imbarcazione. Inoltre, questo tipo di iscrizioni rende più difficile ottenere un’assicurazione – necessaria per far navigare lo yacht -, perché le compagnie sono meno propense ad assicurare uno yacht registrato in una giurisdizione a rischio.

“Storicamente, i grandi yacht sono stati ispezionati di rado poiché i loro proprietari possono permettersi di battere bandiera dei Paesi con i registri più affidabili”, dice Maltby. “Sebbene costituisca per lo più un caso di scuola per le persone fisiche sanzionate, la cui capacità di effettuare transazioni bancarie internazionali è stata limitata, una scelta anomala del registro può dare l’impressione di un armatore il cui approccio al tema della sicurezza sia più superficiale di quanto ci si potrebbe aspettare”.

Da marzo, l’Unione europea, il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno congelato, sequestrato o bloccato almeno 15 yacht di proprietà di 13 miliardari russi sanzionati, per un valore complessivo di 3,3 miliardi di dollari. Oltre ad Axioma, solo altri due yacht di proprietà di miliardari russi sanzionati hanno cambiato proprietà: l’Amadea di Suleiman Kerimov e il Tango di Viktor Vekselberg, entrambi sequestrati dagli Stati Uniti.

“Nel Regno Unito e in tutta l’Europa continentale, non c’è nulla che impedisca al proprietario di cambiare bandiera in qualsiasi momento, a patto che vengano pagate le tasse di registrazione e si effettuino le indagini necessarie”, dichiara Maltby. “Le autorità hanno preso il possesso, non la proprietà. Questo è in netto contrasto con la situazione negli Stati Uniti”.

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