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Life 1 Luglio, 2019 @ 4:20

Come è fatto un superyacht nato per essere un pezzo unico

di Forbes.it

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Il superyacht Solo

(articolo apparso sul numero di giugno di Forbes)

di Antonio Vettese

Costruire un nuovo superyacht è un’esperienza, oltre che un business, che non può lasciare spazio all’approssimazione ed all’incertezza. Tankoa Yachts è un cantiere fondato a Genova nel 2008 con capitale privato e senza debiti che garantisce ai propri clienti sia la grande esperienza dei propri manager e delle maestranze, sia le garanzie bancarie richieste alla stipula del contratto.

Durante l’ultimo Salone di Monaco, Tankoa ha presentato Solo un superyacht di 72 metri i cui interni ed esterni sono stati creati da Francesco Paszowsky, mentre il decor è opera di Margherita Casprini. Lo scafo è in acciaio e la sovrastruttura in alluminio. E’ stato costruito con molta attenzione alle attuali regole e certificazioni green per limitare al massimo le emissioni di Co2, installando a bordo un sistema all’avanguardia per limitare le emissioni ed omologando il sistema di propulsione alle normative TIER 3.

In pochi mesi, Solo ha ricevuto significativi premi e riconoscimenti: Best efficiency Yacht durante lo Yacht Trophy di Cannes, il premio RINA per la Green Plus Platinum notation, ed infine l’ambito 2019 Design award nella categoria game changer.

Solo è dotato di 6 cabine più una adattabile alle esigenze dell’armatore, un vasto beach club con gym, sauna, bagno turco e zona relax, due piscine di acqua salata, una jacuzzi. Particolarmente degno di nota il ponte superiore in cui si trova la cabina armatore, con relativo ufficio, terrazza con jacuzzi privata ed accesso diretto all’esterno (verso poppa) in cui si trova l’helideck per avere un’ulteriore tutela della privacy. L’equipaggio è formato da 18 persone.

Altre caratteristiche che rendono unica questa imbarcazione sono l’autonomia di 8000 miglia nautiche alla velocità di 10 nodi, che si traduce nella possibilità di navigare verso mari lontani ed estremi, e i consumi molto contenuti. La sala macchine è solo uno dei comparti dove si è lavorato per ottimizzare tecnologie e rendimenti. Da segnalare una prima mondiale: tutte le battagliole sono in vetro senza montanti o telai in acciaio. Questo a testimonianza di un ufficio tecnico proteso alla ricerca di innovazioni tecniche sempre più all’avanguardia per soddisfare le richieste anche dei clienti più esigenti.

Il cantiere Tankoa vuole affermarsi come un cantiere “tailor made”, consapevole di poter produrre yacht da 50 a 90 metri di altissima qualità. La produzione limitata, l’attenzione ai dettagli, l’uso delle più recenti tecnologie, l’alta qualità ingegneristica, la passione, l’etica aziendale combinati con il DNA italiano nel design e la flessibilità sono solo alcuni dei valori di Tankoa.

Tankoa Yachts ha un sito operativo che comprende: • un molo di 250 metri che può ospitare i capannoni per la produzione della gamma di 50 metri.

  • Due capannoni di 90 metri con clima e umidità controllati e carroponte. • 30.000 metri quadri di cantiere complessivo. • Un “Karsal” immergibile di oltre 90 metri che permette alaggio e varo di yacht di oltre 4.000 tonnellate. Poco meno di 200 persone fra dipendenti e subcontractors lavorano per Tankoa.

“Pensare giovane ed eco”

“I temi della responsabilità e della natura sono radicati nelle nuove generazioni”. “Una mentalità che serve per proiettare un cantiere di eccellenza nel presente e nel futuro”

Tankoa Yachts è un cantiere nato nel 2008, tra i suoi punti di forza quello di poter offrire agli armatori qualsiasi tipo di garanzia finanziaria alla stipula del contratto. Il presidente è Eva Orsi che racconta:”Tankoa è un cantiere che sta crescendo costantemente grazie ad un know-how maturato a seguito di un’esperienza pluriennale nell’industria dei superyacht. Vogliamo crescere mantenendo alta la qualità dei nostri prodotti. Sebbene il benchmark qualitativo siano i cantieri del nord Europa, a livello di prezzo vogliamo posizionarci fra loro ed i cantieri italiani. Costruiamo yacht dai 50 metri in su: non sono molti i cantieri che puntano in questa direzione, ma stiamo riscontrando un grande interesse proprio in questo segmento”. La giovane manager aggiunge: “Sono entrata in questa azienda, che per me significa famiglia, realizzando un sogno. Quello che cerco di dare a Tankoa è un punto di vista diverso, più fresco ed innovativo rispetto a quello di persone esperte”.

Tankoa ha appena varato S501 (50 metri) Hybrid, lo scafo numero 2 del proprio modello Tankoa S501 (altri due sono in costruzione in speculazione) sotto i 500 GT.

Questo yacht è equipaggiato con un’innovativa propulsione ibrida espressamente richiesta dall’armatore, progettata dagli ingegneri del cantiere insieme ai fornitori dei motori elettrici per garantire le migliori soluzioni in termini

di performance e innovazione. Equipaggiata di helideck touch-and-go, si basa su un disegno simile a quello di Vertige, il primo Tankoa 50 metri, che nel 2018 è stato charterizzato più di 20 settimane garantendo all’armatore un ottimo ritorno sull’investimento fatto.

 

Life 28 Giugno, 2019 @ 3:00

La classe è in acqua con le coupè del mare di Princess

di Forbes.it

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Il Princess S78

(articolo apparso sul numero di giugno di Forbes)

di Antonio Vettese

Il cantiere Princess Yachts è nato con il nome di Marine Projects a Plymouth nel 1965, uno dei più famosi porti inglesi dove fin dai tempi degli antichi romani la navigazione è sempre stata al centro delle attività commerciali. Il cantiere nel 1981 è stato acquisito dal finanziere sudafricano Graham J. Beck, nel 2001 ha cambiato nome in Princess Yachts International e nel giugno 2008 è entrato nel gruppo LVMH di Bernard Arnault, facendo parte di una galassia che amministra 60 marchi del lusso. Attualmente ha circa tremila dipendenti, produce sette gamme di yacht da poco più di dodici fino a 40 metri per coprire tutte le esigenze possibili nel campo delle barche a motore: dalle velocissime (compreso un esemplare per James Bond) alle più familiari e crocieristiche.

Lo stare in un gruppo così importante, operatore del lusso, ha consentito al marchio di sviluppare imbarcazioni di eccellenza, che si sono evolute dallo stile molto concreto e forse un po’ ruvido delle origini fino a diventare raffinato. L’arrivo al comando del cantiere del manager italo americano Antony Sheriff ha segnato infatti un nuovo modo di intendere il lusso, mutuato dalla sua esperienza praticata con le auto McLaren: ha chiesto più qualità e, per ottenerla, ha voluto una riduzione della produzione, lavorando quindi senza inseguire a tutti i costi numeri industriali.

È arrivato anche un design più pulito che traccia linee riconoscibili e filanti, non solo dedicate alla creazione di grandi volumi e luci all’interno, come talvolta accade su barche contemporanee che perdono di vista l’aspetto complessivo. Un design evocativo delle forme storiche delle barche di classe che propone allo stesso tempo un grado di ‘understatement’.

Gli yacht Princess non sono sempre prodotti che puntano alla visibilità a tutti i costi, ma costruiti su una grammatica di classe. La gamma S di cui fa parte la barca che Forbes presenta in queste pagine è quella che raccoglie le sport bridge che si può tradurre in una sorta di coupè del mare: significa che la zona living può essere chiusa e condizionata, ottenendo quindi abitabilità e comfort con prestazioni importanti. Il fly bridge è leggero, poco visibile ed invadente nel profilo della barca.

Princess S78 è stato presentato lo scorso inverno: con la sua lunghezza massima, al limite dei 24 metri, è ancora considerato imbarcazione da diporto e quindi non nave: per chi lo possiede è una grande semplificazione nei requisiti per la burocrazia necessari da affrontare per la sua conduzione. Sul piano del design assimila comunque le lezioni contemporanee per questi motoryacht: soprattutto tanta luce negli interni ottenuta con le finestrature a scafo per le cabine e le grandi vetrate nella zona living, che un gioco di linee mimetizza. Gli elementi di arredo sono studiati nei particolari e la qualità si esprime ovunque, colori e materiali scelti rispecchiano questa volontà.

Il layout è caratterizzato da un ponte living con pozzetto e dinette sullo stesso livello, che crea in sostanza un ambiente unico con diverse zone che grazie al posizionamento di alcuni arredi possono variare. Questo ponte principale si raggiunge da poppa con una unica scala centrale, che sale in mezzo a due grandi prendisole. Il ponte notte offre quattro cabine, di cui una armatoriale full beam a centro barca, una vip e due ospiti.

Con i motori più potenti disponibili, ovvero due Man V12 da 1900 cavalli S78 esprime velocità massime fino 39 nodi. L’opzione con potenza inferiore monta due propulsori da 1800 cavalli, ma la velocità di punta scende di poco restando abbondantemente sopra i 30 nodi, confermando le caratteristiche di una carena veloce e marina.

Princess Yachts: “tutto a mano e in cantiere”

Il cantiere Princess insegue un sistema di qualità e servizio che lo vuole differenziare dal resto dei produttori. Adotta, infatti, la strategia della produzione di quasi tutti gli elementi della barca nei suoi cantieri. Come dice Piero Cesana, distributore di Princess Yachts in Italia: “la volontà dell’azienda è di costruire al suo interno tutto il possibile, dagli acciai agli arredi, ottenendo con questo un controllo assoluto della qualità e del design.

Dunque le barche sono interamente realizzate a mano, in maniera artigianale, e tutto viene costruito in Inghilterra, partendo dalla materia prima per arrivare allo yacht finito. Princess è una delle ultime aziende al mondo a farlo e praticamente non usa subfornitori. Questo aspetto, unito a un servizio post vendita di particolare qualità, può fare la differenza nei confronti della concorrenza”.

“La gamma S” continua Cesana, “è composta da tre imbarcazioni: S60, S65, S78, che hanno come denominatore comune lo spazio all’aperto, la luminosa zona living, il garage per il tender, le prestazioni. Le prime consegne disponibili per S78 sono previste nel 2020, i prezzi sono a partire da 3.160.000 sterline. Il cantiere inglese ha infatti un importante order book, articolato nelle sue sette collezioni di yacht, che ha spinto la programmazione fino al 2020 a un fatturato di oltre il miliardo di dollari e lo colloca al quarto posto nel ranking costruito dalla rivista inglese Boat International.

Princess Yachts sta esplorando la tecnologia high tech con R 35 Class Performance, una barca di 35 piedi (circa undici metri) realizzata in carbonio e con il sistema Afs (Active Foiling System) studiato assieme ai designer di Tam Bar Ben Ainslie Racing, che ha partecipato alla ultima Coppa America. I sistemi foiling provvedono a un sostentamento della barca che le consente di alzarsi sull’acqua, con un effetto simile a quello degli aliscafi, che finora era stato dedicato solo a imbarcazioni commerciali o militari. R 35 è una sport boat che naviga a 50 nodi, al cui progetto ha collaborato anche lo studio italiano Pininfarina.

Life 25 Giugno, 2019 @ 4:00

Lo chic italiano vola a vela

di Forbes.it

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La nave Perini

(articolo apparso sul numero di giugno di Forbes)

di Antonio Vettese

Il cantiere Perini Navi, fondato da Fabio Perini e ora sotto il controllo della famiglia Tabacchi con la presidenza di Lamberto Tacoli, sta vivendo una seconda gioventù. Perini ha un peso nel mondo delle navi a vela per aver innovato il mercato costruendo imbarcazioni ‘facili’ da condurre, che hanno abbinato il grande comfort, e il design degli interni, a innovazioni tecnologiche che hanno reso molto più facile il lavoro degli equipaggi.

Tra gli armatori di Perini Navi si trovano capitani d’industria, capi di governo. Appassionati di grande vela e grande qualità. Anche chi ha un’anima sportiva ha scelto per il suo comfort in crociera Perini Navi. Nomi? Thomas Perkins, uno dei pilastri della Silicon Valley e appassionato di mare, ha voluto l’iconico Maltese Falcon (88 metri) che, con i suoi tre alberi armati di vele quadre ed evoluti sistemi informatici disegnati da lui in persona, resta una delle navi più fotografate al mondo. Ennio Doris, ha varato il 60 metri ketch  Seven su cui porta con soddisfazione tutta la famiglia.

Perini Navi in tempi recenti ha messo sugli scali tre sloop (barche a vela con un solo albero) che rinnovano estetica e funzione, due 42 metri E-volution e il 47 metri che qui Forbes presenta, ai quali si aggiunge un 60m della linea Classic. Nuova la fruibilità, soprattutto grazie alle due ampie poppe, due zone di ‘dialogo’ e vita con il mare e sul mare, che dovrebbe restare sempre il protagonista di ogni vacanza in barca.

Per tradizione Perini Navi ha disegnato gran parte della sua produzione utilizzando gli uffici tecnici del cantiere, e questa nave non fa eccezione, con la mano di Franco Romani style and design director. Scafo e sovrastruttura sono di alluminio, materiale da sempre utilizzato per le navi a vela importanti, perché consente di costruire yacht leggeri e quindi di prestazioni importanti. La superficie velica raggiunge 2300 metri quadri di estensione, il dislocamento light ship si ferma a 270 tonnellate. L’immersione in navigazione a vela è di 11 metri, che scendono a 3,9 nell’uso a motore, con la deriva che si solleva grazie a un sistema studiato da Perini per garantire particolare sicurezza in caso di urto accidentale. La propulsione è anche affidata a un motore Caterpillar da 533 Kw che grazie alla riserva di carburante da 23mila litri consente un’autonomia a regime di crociera di circa 3.200 miglia marine. Su queste navi si sta diffondendo la propulsione ibrida, che Perini ha studiato a fondo con i partner che forniscono i motori e i generatori, e può offrire l’opzione agli armatori. Tutti i progetti vengono realizzati pensando alla possibilità della soluzione ibrida. Resta la considerazione che su una unità dotata di ampia superficie velica il motore dovrebbe servire proprio in poche occasioni. ll grande tender principale viene stivato a prua in un vano ricavato nella coperta. L’albero è di alluminio sostenuto da un sartiame hi tech di carbonio, la soluzione che assicura il miglior rapporto qualità prezzo.

“Con il mio Perini viaggio e lavoro”

Lo yacht a vela è una delle grandi passioni del banchiere d’affari Giovanni Tamburi, presidente e fondatore della merchant bank Tamburi Investments Partners (Istituto indipendente con investimenti per circa due miliardi di euro). Una passione che è diventata anche business, dato che nel 2015 Tip ha rilevato il 6,2% di Azimut/Benetti e sottoscritto un aumento di capitale di 30 milioni di euro. Da uno yacht il banchiere si aspetta molto, e nulla di meno del meglio, come ha spiegato nell’intervista a Forbes Italia.

Come è nata la sua passione per il mare e le barche?

È un amore di lunga data: avevo 14 o 15 anni e mi capitò di andare con alcuni amici a fare una piccola crociera in barca a vela. Da allora ho sempre desiderato navigare a vela, comprando o affittando

A bordo di uno yacht è possibile fare molte cose: dal completo riposo al lavoro, in un ambiente rilassato e confortevole. Quali sono le sue aspettative?

Per me lo yacht è un po’ di tutto: un luogo di relax, di svago, di lavoro – ovviamente con un po’ più di agilità rispetto a una scrivania – ma di grande serenità, di grande libertà: un luogo che dà il senso dell’unione di una vita privata, piacevole e divertente, con quella professionale impegnativa. Due dimensioni che possono benissimo viaggiare insieme.

Qual è il suo rapporto con le imbarcazioni dei cantieri navali Perini?

In tanti anni in mare sono salito a bordo di diverse imbarcazioni e posso affermare che tra le barche a vela migliori al mondo sicuramente ci sono quelle dei cantieri Perini. A mio avviso si tratta di un’impresa meravigliosa, che realizza progetti e barche molto belle, per cui credo che qualunque velista al mondo ambirebbe a timonare una barca Perini. C’è poi chi preferisce comprare, chi affittare, chi invece fa un po’ l’una e un po’ l’altra cosa. Di certo Perini si può descrivere come un cantiere attento alle performance, all’estetica, alla qualità del prodotto. Per questi motivi credo che gli armatori che lo scelgono siano veri intenditori. Chiara Merico

Life 24 Giugno, 2019 @ 3:03

L’eleganza della volpe

di Forbes.it

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MY Silver Fox

(articolo apparso sul numero di giugno di Forbes)

di Antonio Vettese

Il cantiere Baglietto è uno dei marchi nobili tra quelli italiani. Fondato da Pietro “Muntagnin” Baglietto nel 1854, per costruire gozzi, si dedica poi alle barche da diporto compresi alcuni scafi che partecipano a regate importanti, come le Olimpiadi del 1936 vinte da Vega. Nell’epoca d’oro delle barche a motore, costruite in legno, (anni ’60 e ’70) Baglietto è un riferimento assoluto per stile, qualità. Dal 2012 è di proprietà della famiglia Gavio che lo ha completamente rilanciato verso un nuovo futuro, rispettando tuttavia la memoria storica. Il manager di riferimento è l’ing. Michele Gavino che sta guidando, con mano salda, il cantiere protagonista delle eccellenze del made in Italy.

Silver Fox, che Forbes presenta tra i luxury yacht, è una nave dalla serie T Line, costruita a partire da una piattaforma, delle tre utilizzate in cantiere su diverse dimensioni, per navi dai 42 ai 48 metri. Dopo la sua presentazione al Salone di Cannes, e la consegna all’armatore in novembre, è arrivata al Miami Yacht Show, testimone della volontà di rilancio del cantiere sul mercato americano.

La prua slanciata è di forma tradizionale con il bulbo immerso e con linee morbide e sinuose che ripercorrono gli stilemi della tradizione Baglietto; le linee esterne sono firmate da Francesco Paszkowski Design, la carena dislocante racchiude i grandi volumi interni, mentre le aree esterne fanno della vivibilità il punto di forza nella barca.

Il progetto può infatti contare, al suo interno, su 350 mq di aree abitabili, mentre gli esterni evidenziano spazi unici come il ponte sole di ben 140mq dedicati alla convivialità: qui trovano spazio anche una grande piscina con prendisole a poppa, un’area pranzo centrale ed un’ampia zona prendisole a prua.

L’Interior Design Baglietto ha disegnato arredi dal gusto moderno e raffinato, caldo ed accogliente, utilizzando colori giocati sulle essenze chiare del noce nazionale. Richiami in color oro e ottoni bronzati riscaldano gli ambienti, rischiarati anche dal parquet in noce canaletto che caratterizza le zone giorno. I colori neutri delle pareti e i tessuti soft touch, realizzati con essenze naturali, contribuiscono a creare una sensazione di sobria eleganza, in linea con la personalità Baglietto.

“Silver Fox nasce da una piattaforma che abbiamo già utilizzato per scafi fino a 48 metri entro le 500 tonnellate di Gross Ton (una misura di capacità della carena oltre la quale si irrigidiscono le normative)” spiega il ceo del cantiere Michele Gavino, “che ci ha dato grandissime soddisfazioni nel passato e nel presente, visto che abbiamo un altro scafo di questo tipo già in costruzione. È un sistema flessibile dal punto di vista nautico, su cui abbiamo già installato due propulsioni diverse, una di MTU e una di Caterpillar, e a richiesta possiamo usare i motori che desidera il cliente senza problemi”. Con l’utilizzo di piattaforme collaudate, una gran parte degli impianti e delle strutture non deve essere riprogettato. L’armatore risparmia tempo e la nave nasce con basi più solide. “Silver Fox è tornata dalle crociere alle Bahamas attraversando l’Atlantico senza neanche un allarme – aggiunge Gavino – è una nave con oltre 4500 miglia di autonomia, che si traducono nel passaggio atlantico in sicurezza”.

La costruzione di Silver Fox è iniziata senza l’ordine di un armatore e quindi senza conoscere le sue esigenze specifiche. In tempi attuali “iniziando la costruzione in speculazione offriamo ai clienti la possibilità di accorciare i tempi di consegna, dai tradizionali due anche tre anni a pochi mesi” spiega Gavino, “sulla base impostata in cantiere e ben progettata pratichiamo una personalizzazione finale. Lo studio si alcuni elementi comuni a diverse navi va nella direzione della affidabilità. Solo cantieri ben finanziati possono muoversi in questa direzione, e iniziare la costruzione finanziandola direttamente e Baglietto è uno di questi”.

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Due mesi all’anno nei Caraibi

“L’armatore di Silver Fox ha visto la barca qualche mese prima – dice Michele Gavino – È salito la prima volta a bordo tra maggio e giugno, ha firmato durante l’estate e navigato in novembre. Oltre alle superfici abitabili che erano una specifica esigenza dell’armatore un elemento sul quale abbiamo lavorato tanto in cantiere è lo spazio dedicato all’equipaggio, sia nelle aree dove lavora che quelle dedicate alla preparazione dei cibi. Abbiamo progettato una logistica migliore per offrire un servizio più completo al committente”.

Silver Fox, inoltre, è una nave da cui è possibile comunicare in ogni momento verso tutto il mondo, grazie alle tecnologie attuali che lo consentono con una certa facilità. Nello specifico l’armatore, che ha interessi in Europa e America, non ha dovuto adeguare gli impianti originali già progettati. Un’altra caratteristica che rende la nave utile per il mondo del lavoro è il layout degli interni, la zona living e quella pranzo sono separate e si può utilizzare la zona pranzo in maniera riservata: anche quando è ormeggiata di poppa da terra non si riesce a vedere chi la occupa. Una caratteristica che può essere utile in caso di riunioni di lavoro.

“Queste navi sono definite Bahamas friendly” prosegue Michele Gavino, “non c’è armatore che non dichiari l’esigenza e il piacere di navigare in zona caraibica almeno un paio di mesi all’anno e questo ci porta a realizzare carene con una immersione ridotta anche nelle dimensioni più grandi, come nell’altra piattaforma da 52/55 metri. Oltre a questo aspetto lavoriamo sulle autonomie di carburante e provviste”. La nave è una cittadella autosufficiente, che può restare lontana dal porto per molto tempo.

 

Life 14 Maggio, 2019 @ 4:53

Com’è il K42 Audace, lo yacht sartoriale di Andrea Merloni

di Daniele Rubatti

Staff writer, Forbes.it

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Una foto del K42 Audace

Che cosa definisce la bellezza di uno yacht? La felicità del suo armatore. È proprio questo l’assunto con cui è stato progettato il K42 Audace, yacht di quasi 43 metri e una stazza lorda di 499GRT, che porta la firma di Floating Life, e lo Studio Sculli. Seguendo tutte le richieste del committente Andrea Merloni, i progettisti hanno ideato un explorer sartoriale che mette in discussione standard e convenzioni. L’explorer è stato realizzato dal Cantiere delle Marche di Ancona ed è una vera e propria casa galleggiante: l’armatore intende passa qui buona parte della sua vita.

Andrea Merloni è un uomo di mare, un single cinquantenne che ama circondarsi di amici e ospitarli a bordo ma che, all’occorrenza, desidera potersi ritirare in un luogo assolutamente privato. Di conseguenza, lo yacht ospita 4 stanze dedicate agli ospiti, che sono state già assegnate, e un appartamento dove Merloni, ex presidente del gruppo Indesit, può concedersi qualche ora di privacy anche dai suoi stessi amici. Il mini appartamento privato dell’armatore comprende anche un salottino e una cucinetta collegata all’Upper Deck tramite un montavivande in modo che si possano ricevere bevande e pasti senza ricorrere al servizio diretto dell’equipaggio.

Immagine del K42 Audace.

All’interno dell’imbarcazione c’è spazio per una Land Rover Defender e una moto BMW GS 1200. Lo yacht è anche dotato di una grande cucina  attrezzata da Marrone, azienda apprezzata da numerosi chef stellati. Non mancano, per finire, due piste da ballo (una interna e un’altra parzialmente esterna) dotate di postazione dj. K42 Audace ha un equipaggio di 9 persone e grazie a grandi dispense e celle frigorifere può navigare per settimane senza dover fare scalo per gli approvvigionamenti.

“Audace è uno yacht dal carattere marcato. È il risultato di un ottimo lavoro di squadra che ha visto un armatore determinato e dalle idee molto chiare, una squadra di progettazione armonica e un cantiere altamente competente e professionale”, dice Andrea Pezzini, ceo di Floating Life, che ha visitato diverse cantieri in giro per il mondo prima di scegliere l’azienda marchigiana. “Per me è un’emozione forte vedere realizzato questo 42metri della serie K. Rappresenta la summa delle nostre competenze maturate in oltre 35 anni di professione. Soprattutto è la conferma del concetto che sta alla base della linea K, che permette un’elevata personalizzazione, la soddisfazione dei desideri armatoriali e di ottenere barche uniche”.