Da una maglietta a milioni di follower: così i due fondatori di Che Fatica La Vita Da Bomber hanno fatto dell’ironia sullo sport un business

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Chi si ricorda di Ighli Vannucchi? Calciatore, originario di Prato, oltre 200 presenze e 20 goal in Serie A tra Salernitana, Venezia ed Empoli negli anni 2000. Con le sue giocate, dentro e fuori dal campo, ha conquistato il cuore di centinaia di tifosi. Per alcuni di loro però è stato molto di più di un semplice beniamino. Due ragazzi infatti, proprio grazie a Vannucchi, nel 2013 hanno avuto il coraggio di trasformare una visione in azione, una frase in un brand e oggi in un media: Che Fatica La Vita Da Bomber.

Tutto è iniziato con una t-shirt

La storia di questo slogan comincia da una maglietta. “Non avevamo nessuna pretesa, volevamo solo venderla ai nostri amici sui social”, raccontano Emanuele Stivala e Fabio Tocco, i due fondatori di Che Fatica La Vita Da Bomber. “La strategia era quella di regalarla e farla indossare ai personaggi famosi”. Ed è qui che entra in gioco Ighli Vannucchi. “Abbiamo iniziato da lui e da Pierluigi Pardo. Non avevamo gli strumenti per produrre e vendere la maglietta in larga scala, quindi per noi era più una questione di soddisfazione personale nel vedere questi personaggi indossarla”.

Ben presto però il successo della maglietta supera quello di coloro che la indossano. “Siamo arrivati ad avere più follower di loro”, spiegano. “La t-shirt era diventata lo strumento dei calciatori per aumentare il proprio seguito. Strategicamente avevamo vinto”.

Il successo della maglietta spinge Emanuele e Fabio a strutturare il progetto sui social network. “Sul profilo Instagram di Che Fatica La Vita Da Bomber abbiamo cominciato a raccontare il calcio come lo vedevamo noi. Alternavamo la foto dei vip con la nostra maglietta a una notizia di sport, spiegate in maniera sempre ironica e mai volgare. Eravamo felici ma non avevamo ancora il controllo del nostro business”.

La svolta arriva nel 2015, quando, vedendo il profilo crescere costantemente, Emanuele e Fabio decidono di creare una società. “Non abbiamo registrato solo il marchio ‘Che Fatica La Vita Da Bomber’, ma anche ‘Che Fatica La Vita Da’. Questo anche perchè ‘Che Fatica La Vita Da Bomber’ era diventato l’hashtag più cliccato e usato al mondo per le community”.

Da quel momento il business cambia radicalmente. Con la formazione della società arriva presto anche la notorietà fuori dai social. “Nel 2017 siamo stati chiamati alla trasmissione TikiTaka su Italia 1 con il nostro format video: ‘Cosa sei disposto a Fare’”, raccontano ancora i due fondatori. “Poi abbiamo scritto un libro edito da Mondadori. Da quel momento abbiamo cominciato a ideare una strategia, assumendo dei dipendenti e collaborando con le aziende per vendere traffico e creare dei format dedicati”.

Le community per lo sport a 360°

Oggi Che Fatica La Vita Da Bomber non è più solo un profilo Instagram e neanche una community: è un vero e proprio media. “Da quando abbiamo iniziato il nostro business è cambiato in tutto e per tutto”, spiegano i due autori. “Non ci interessa più vendere il prodotto fisico, ma espanderci su più canali possibili. La cosa importante è essere credibili in tutto ciò che facciamo e intraprendere solo iniziative e collaborazioni che ci interessano davvero, andando anche contro gli algoritmi dei social network”. Oltre al profilo principale, Emanuele e Fabio hanno creato anche delle community verticali, dedicate a sport e attività specifiche, come il basket, i motori e il gaming. La squadra, capitanata ovviamente dai due fondatori, è composta da una decina di persone. Nel 2021 la società ha fatturato mezzo milione di euro e per il prossimo anno ha prospettive di crescita a doppia cifra.

Risultati che riempiono d’orgoglio Emanuele e Fabio. In questi anni i due sono stati protagonisti dell’evoluzione dei social network, che nell’ultimo decennio, da semplici spazi di condivisione, sono diventati media capaci di avere più audience di quelli tradizionali: “La nostra fortuna è stata partire nove anni fa, quando sui social eravamo in pochi. Quando abbiamo cominciato, su Instagram si poteva fare pochissimo, non esisteva neanche il servizio di messaggistica”.

Il cambiamento di paradigma è arrivato con la pandemia. “Da quel momento gli altri media hanno capito che potevano utilizzare il mondo dei social per continuare a essere seguiti. La Rai, con Notti Europee prima e con lo storico programma La Domenica Sportiva dopo, ha deciso di puntare forte sui volti di Che Fatica La Vita Da Bomber. Se prima non venivamo neanche considerati fuori dalla Rete, oggi siamo in radio, su RDSnext, siamo in libreria e abbiamo background televisivo: il nostro marchio è dappertutto”.

Una capacità multimediale che permette a Che Fatica La Vita Da Bomber di avere un pubblico trasversale. “Negli anni i nostri utenti sono cresciuti ma ne sono arrivati anche di nuovi. Siamo uno dei media sportivi di riferimento sia per gli adulti che per la Generazione Z”.

Nonostante i risultati raggiunti, Emanuele e Fabio non hanno nessuna intenzione di fermarsi. “Il nostro obiettivo è diventare il riferimento in tutti i campi sportivi. Ma ci vuole ancora tempo, dobbiamo aumentare l’organico, sia interno, sia societario, dobbiamo mettere in autonomia determinati settori, che devono essere capaci di continuare a crescere anche senza di noi”.

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