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Business 8 Ottobre, 2019 @ 4:30

Venti donne vincenti che fanno impresa (anche) grazie a Instagram

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda, viaggi, arte e nuove tendenze.Leggi di più dell'autore
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Allegra e Desideria Tantalo (Marzoline)

articolo tratto dal numero di ottobre di Forbes

Sono giovani, ambiziose e credono (ancora) nell’artigianato italiano. Una volta avrebbero faticato a ritagliarsi uno spazio nei salotti della moda ma, oggi, Instagram apre prospettive inedite. La piccola icona colorata che simboleggia una macchina fotografica, entrata nell’olimpo dei social nel 2010, ha trasformato i nostri canoni estetici, democratizzando il concetto di bellezza. E così, se negli anni Novanta era il momento d’oro della fotografia d’autore, irriverente, poco ortodossa ma pur sempre patinata, oggi sono i momenti di vita quotidiana, che si tratti di celebrità o gente comune, a catturare l’attenzione di 500 milioni di utenti in tutto il mondo. Che spesso si chiedono: come ottenere successo dal business online? Queste 20 imprenditrici italiane ce l’hanno fatta e hanno deciso di raccontare a Forbes Italia la loro storia.

MARZOLINE

L’idea  delle giovani gemelle Allegra e Desideria Tantalo, che nel 2017 creano Marzoline, brand che si divide tra Londra e Milano e offre accessori per la testa di lusso. Cresciute tra Roma e Londra, ed entrambe laureate in giurisprudenza, definiscono i loro prodotti “classici e sofisticati”. Il valore aggiunto? L’artigianalità italiana: ogni prodotto  realizzato in Italia in uno storico atelier. @marzoline

BEA BONGIASCA

La prima collezione, “No Rice” fece il suo debutto nel 2014 nello spazio di 10 Corso Como durante la fashion week milanese. Da quel momento, la giovane designer di gioielli, laurea con lode alla Saint Martins di Londra, fa della sua passione per l’Asia orientale e la cultura pop il claim delle sue creazioni. A novembre 2015, Bea si aggiudica il “Premio Giovani Imprese – Believing in the Future” dedicato da Altagamma ai brand emergenti dell’industria creativa italiana. @beabongiasca

BONA CALVI

Classe 1989, dopo gli studi classici  l’amore per il disegno che spinge Bona Calvi all’Accademia di Belle Arti di Brera e successivamente nei laboratori della Scuola Orafa Ambrosiana, portandola poi nel 2014 a creare le sue miniature. Con quella di una clementina, realizzata per un’amica, Bona comincia a realizzare piccole sculture attraverso la tecnica della fusione a cera persa: piccoli gioielli per vere e proprie micro sculture in bronzo e oro. Nel 2018, apre il suo atelier a Milano. @bonacalvi

EÉRA

Chiara Capitani e Romy Blanga sono due giovani creative cresciute a Milano a pane e moda. Dopo percorsi differenti (Chiara inizia con uno stage a Vogue mentre Romy come brand manager di Chiara Ferragni Collection) le loro strade si incrociano e nel 2019 nasce il brand di gioielli artigianali EÉRA, realizzati in un laboratorio di Vicenza. “I modelli si ispirano ai moschettoni trovati in un negozio vintage di Tokyo. La forma ci ha ispirato per creare anelli, orecchini, collane e bracciali”, racconta il duo creativo. @eera

ESPRESSO OH

Meglio rinunciare ai tentativi di contouring falliti e lasciare le tecniche pi complicate ai make-up artist esperti. La pensa così Espresso Oh, brand di cosmetica che prende ispirazione da un caff espresso. L’idea viene in mente a Chiara Cascella, origini abruzzesi ma milanese d’adozione, convinta che nel make-up ci sia bisogno di un ritorno alla semplicitˆ. A patto che tutto sia 100% made in Italy. @espressoh_official

ESTETISTA CINICA

Nata con il blog estetistacinica.it,  presto diventata una promettente start up grazie al passaparola e al contributo delle moltissime follower che si sono affidate ai consigli di Cristina Fogazzi, ai suoi prodotti di bellezza VeraLab e ai rituali del suo centro estetico Bellavera a Milano. Oggi, L’Estetista Cinica  considerata una delle realtà imprenditoriali di maggior successo con un giro d’affari di 13 milioni di euro derivato da un modello di business che integra online e offline. @estetistacinica

GATTI

Nessun tipo di attrezzatura meccanica, né tantomeno elettrica viene impiegata nella loro produzione ma solo strumenti manuali come cesoie e formine in legno. Ciascuna basket bag, fatta a mano in Toscana,  il risultato del lavoro di artigiani che combinano un’estetica minimalista con un immaginario haute couture che attinge dagli anni ’70. Il progetto è di Francesca Gatti, che dopo un’esperienza di 10 anni come fashion buyer ha deciso di scommettere sugli accessori. @gatti_milano

H A L Í T E

Il suo nome, H A L Í T E, ha radici antiche: tradotto dal greco significa “pietra di sale”. Si riferisce a quello cristallizzato in natura, che viene cos“ associato a gioielli e borse. Piccole opere d’arte, frutto dell’intuizione (e dell’amore) di una madre e una figlia, Angela e Antonia Scommegna, che nel 2018 hanno creato H A L Í T E. Sullo sfondo, la Puglia, in particolare Margherita di Savoia, cuore pulsante del brand. @halitejewels

LICIA FLORIO

Licia Florio il nome di un marchio speciale. Ma  prima di questo una storia che inizia con il romanticismo. In salsa milanese. Il primo protagonista  Francio, grande appassionato d’arte. La seconda  Licia, che dopo una vita frenetica nella moda, segue il suo intuito e nel 2010, crea un’etichetta tutta sua che offre capi sportivi, borse e calzature. @liciaflorio_official

LIL MILAN

Se non avete mai sentito parlare di tiny jewelry,  arrivato il momento di rispolverare la vostra cultura orafa. A far tornare questo trend in voga  stata Veronica Varetta, founder del brand milanese, nato nel 2014 mentre Veronica studiava economia. Con le loro linee minimal, i gioielli LIL hanno entusiasmato il popolo di Instagram al punto tale da far nascere una vera e propria community di ragazze che si riunisce per party ad hoc. @lil_milan

MADAME MIRANDA

Dopo aver sviluppato un background nella comunicazione e nel marketing del lusso e della moda in realtà come Hermès e Valextra, Diamante Rossetti e Gioia Fiorani decidono di digitalizzare il settore benessere ideando a febbraio 2017 il primo servizio di bellezza on-demand. Madame Miranda funziona come un servizio di concierge:  la cliente a scegliere dove (per ora Milano e Roma), quando e il tipo di servizio. A questo punto, la palla passa alle beauty specialist. @madamemiranda_com

MILANESI SKINCARE

La storia di Milanesi Skincare pesca le sue radici tra l’Argentina e l’Italia, paesi di origine dei due fondatori Maria Antonella Marino e Alberto Pranovi, che si conoscono nel 2013 a Milano in Bocconi. é in questi anni che, tra una pausa studio e l’altra, sviluppano un rituale: la creazione di maschere viso homemade con ingredienti naturali. Una passione che si trasforma nella  creazione di una linea di prodotti beauty provenienti da coltivazioni biologiche. @milanesiskincare

PAPUSSE

“Il buongusto si vede dal mattino”  il motto che accompagna, e rivela, l’anima del marchio di calzature made in Italy Papusse, nato nel 2016, gusto per un lusso autentico e una sola missione: rivisitare il modello tradizionale delle scarpe friulane in chiave contemporanea. Anima del brand  Carlotta Minuto, poco pi di 30 anni, una laurea a pieni voti e una carriera rapidissima, complice un incontro con Giorgio Armani. @papussemilano

ROSANTICA

Rosantica  frutto dell’intuizione di Michela Panero che ha iniziato la sua avventura artistica a New York, dove ha vissuto per tanti anni. E dove ha tratto ispirazione dalle tendenze locali e dalla moda per creare la label di accessori e gioielli Rosantica. Piume, conchiglie, bamb, legno e pietre dal fascino antico, greco-romano per la precisione, amate da influencer e appassionate dello stile retrò. @rosantica_official

SHHH

Shh nasce attraverso occhi che guardano al passato, su ispirazione di  lunghi pomeriggi estivi, vestiti lavati a mano delle nonne e segreti tra amiche. Il brand milanese di biancheria intima  un’idea di Sara Bazzoli ed Elena Bellusci, già socie e fondatrici dello Studio Tiche, atelier di set & interior design. I loro prodotti sono 100% in cotone, prodotto e ricamato in Italia, dall’estetica un po’ retro. @shh_milano

STUDIO SARTA

Racconti siciliani che prendono forma attraverso linee classiche, pelli di rattan e vitello naturali. Quelle di Studio Sarta non sono semplici borse ma racchiudono una storia di artigianalità che ha casa a Palermo, città in cui gli accessori vengono realizzati a mano dal 2017. Come il modello Pablo Basket, frutto dell’intuizione di Giorgia Gaeta, classe ’85 e una laurea in architettura. @studiosarta

THE MAPTIQUE

Viaggio “esperienzale”: se ne sente parlare da molto tempo soprattutto all’estero. Ma  dall’Italia che hanno deciso di partire Agnese e Paola, fondando nel luglio 2018 The Maptique, digital boutique agency specializzata in strategie di comunicazione cucite su misura del cliente. Parallelamente nasce TheMaptique.com, travel magazine che racchiude guide di viaggio e interviste a personaggi della moda, del design e dell’arte. I social? “Per noi sono importantissimi. Sono un biglietto da visita, un po’ come il primo appuntamento”. @themaptique

TUCIBI

Il nome fa eco alla famigerata “polvere rosa”, e svela l’anima non convenzionale del marchio di accessori Made in Italy fondato nel 2019 da Vincenzo Sabatino e Domenico Iovine, coppia creativa milanese con una lunga esperienza nel mondo dell’architettura legata alla moda. L’ispirazione  lo spirito edonistico degli anni Novanta, musa per eccellenza l’iconica Kate Moss. Ma le sue collezioni sono anche un viaggio in giro per il mondo: Mykonos, Milano, Parigi e Los Angeles. @tucibi

VERNISSE

Una moda che strizza l’occhio alla logica del riuso sostenibile. Questa l’idea di Vernisse, progetto creato nel 2019 dalle designer Francesca Filipo ed Eugenia Penta. Due amiche che si sono messe alla ricerca di tesori nascosti negli archivi e nei magazzini di setifici e piccoli laboratori italiani, a caccia di tessuti e materiali che sembrano venir fuori da vecchie istantanee. Capi unici, lontani dal concetto di stagionalià realizzati in fibre naturali. @le_vernisse

VIBI VENEZIA

Le Furlane rappresentano il cuore di Venezia e la sua storia narra che i gondolieri adottarono queste pantofole di velluto per non rovinare la vernice delle gondole. “Ci piace pensare a queste scarpe come must have nei guardaroba degli antenati”, raccontano le sorelle Viola e Vera Arrivabene Valenti Gonzaga, fondatrici nel 2015 del brand Vibi Venezia. Una realtà nata grazie al supporto degli artigiani in Friuli Venezia Giulia, che hanno imparato la lavorazione dai predecessori della seconda guerra mondiale. @vibivenezia

 

Tecnologia 1 Ottobre, 2019 @ 7:43

@creators: l’account Instagram che insegna come essere efficaci su Instagram

di Roberto Buzzatti

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(Unsplash)

Quando si parla di social media e di influenza il primo pensiero va a Instagram per almeno un paio di buoni motivi. Il primo è la sua enorme diffusione, pari al miliardo di profili attivi raggiunto a giugno 2018: al mondo siamo circa 7 miliardi e questo significa che, pur volendo includere bambini, anziani e paesi in via di sviluppo dove è ancora forte il digital divide, esiste un profilo attivo su Instagram ogni 7 persone.

Il secondo è la sua valutazione passata da $1 miliardo, ossia il prezzo pagato da Facebook per comprarla il 9 aprile del 2012, a oltre $100 miliardo di valutazione attuale. Qual è il vostro ultimo investimento che si è più che centuplicato in sette anni? In estrema sintesi su Instagram c’è una copia digitale del mondo e una montagna di soldi in circolo. Da qui nasce un fenomeno, alimentato dal mito del guadagno facile, conosciuto come influencer marketing, ossia l’attività di promozione di un prodotto o servizio su di un pubblico specifico, fatta ad opera dei gestori di profili seguito da molti utenti: gli influencer.

Ieri, 30 settembre 2019, Instagram ha lanciato @creators, un profilo nuovo di zecca che, recita la biografia, “ti aiuta a creare su Instagram, ma non a verificare il tuo account”. Ma facciamo un piccolo passo indietro per contestualizzare l’argomento spiegando cos’è un account “creator”.

Fino a poco tempo fa potevamo scegliere tra account personale e business dove il secondo, rivolto a chi con la piattaforma ci lavora, offre principalmente funzioni di analisi e monitoraggio utili a comprendere meglio l’effetto delle proprie pubblicazioni sul pubblico di riferimento. Dallo scorso dicembre, dapprima riservato a un ristretto numero di profili e successivamente esteso a tutti, Instagram ha rilasciato creator, dedicato a chi produce e condivide contenuti originali.

Ashley Yuki, Product Manager di Instagram, spiega che “i creatori di contenuti sono importantissimi per la community, ed è nostro dovere essere certi che Instagram resti la piattaforma numero uno per chi vuole creare una propria Brand Identity o una fanbase”. A livello pratico viene offerto un nuovo e più dettagliato sistema di monitoraggio delle metriche del profilo (la funzione più utile è forse il dato netto giornaliero di chi ti segue e chi ti abbandona) e una differente gestione dei direct message, ora catalogabili in due differenti categorie (generali e principali). Queste caratteristiche, assieme ad altri accorgimenti minori, consentono all’aspirante influencer di individuare i contenuti più efficaci e quindi di attuare la strategia migliore.

Torniamo, però, alla novità del 30 settembre. Il profilo appena lanciato offrirà suggerimenti, trucchi e indicazioni per la realizzazione di contenuti ad alto tasso di creatività anche grazie al contributo dei creators più in vista sulla piattaforma, così da sostenere gli utenti che non hanno ancora definito la propria identità digitale e influenza.

Una vera e propria accademia degli influencer offerta direttamente dalla piattaforma che li ha resi famosi in cui i docenti sono autodidatti che hanno saputo distinguersi tra 1 miliardo di utenti attivi. Certamente un profilo destinato a raggiungere numeri importanti, @creators già ci racconta qualcosa di sé sin dalle prime battute: potrà essere utile seguirlo nelle sue scelte ed evoluzioni tenendo traccia dei progressi.

Aspetto: a livello stilistico si nota subito che Instagram ha deciso di adottare quello che io chiamo Grid design, ossia la gestione delle immagini nel feed (la pagina principale di ogni profilo) collegate graficamente, in questo caso, in un blocco da nove box. Ognuna delle immagini funziona se presa singolarmente ma vista nel contesto diventa parte di un unico schema grafico.

Instagram Stories: i contenuti, raccolti in un unico highlight sono molto semplici, principalmente fatti di testo su fondo colorato ad eccezione di qualche montaggio di screenshot in sequenza. Ho subito notato la quasi totale assenza di elementi cliccabili, quelli che se presenti su una storia, non ci consentono di promuoverla.

Testo e formattazione: testi semplici, brevi (tranne un caso mai oltre le tre righe) e sempre presente almeno un emoji.

Hashtag: un po’ a sorpresa, non sono presenti né sul testo principale, né nel primo commento. È un profilo ufficiale e non ha enorme bisogno di posizionarsi attraverso gli hashtag ma, considerando che serve per istruire chi non è pratico, forse io li avrei utilizzati. Nelle foto utilizzano invece il tag del profilo @creators. In una parola: autoreferenzialità.

I numeri: mentre scrivo questo articolo, i follower sono cresciuti di circa 1.500 unità segnando in questo momento quota 28.5k. Le foto hanno ricevuto mediamente 1.000 like e i video mediamente 22k view. Numeri che restituisco un engagement rate di tutto rispetto per un profilo che solo un paio di giorni fa non esisteva. Sono i padroni di casa: ci mancherebbe anche che non fosse stato così.

Arrivato a questo punto la prima lezione appresa dalla neonata “Accademia degli Influencer” è appunto il modo in cui è stato creato e gestito nelle prime 24 ore. Il che non è poco considerato che se i padroni di casa optano per una soluzione, molto probabilmente, sarà la più efficace disponibile in quel momento, a meno che anche loro si adeguino ai trend correnti. Quelli dettati dagli influencer.

Business 30 Agosto, 2019 @ 9:16

Pensa due volte prima di postare quel drink su Instagram. La tua banca ti osserva

di Forbes.it

Staff

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Quel post su Instagram potrebbe costarti più caro di quanto pensi. Il nostro uso dei social media e ciò che esso dice circa le nostre abitudini di spesa potrebbero infatti rientrare presto nel set di dati utilizzati dalle istituzioni finanziarie per prendere decisioni nei nostri confronti, ad esempio per la concessione di un mutuo o di un prestito. E, cosa più importante, anche se ciò che appare sui social network non rispecchia esattamente il nostro stile di vita. A dirlo sono i ricercatori dell’Università di Melbourne, secondo cui alcuni fornitori di servizi finanziari si starebbero già preparando a fare proprio questo. Sul problema si è concentrato un gruppo di ricerca interdisciplinare dell’università australiana, all’interno di due documenti: il FinFuture White Paper e il Consumer Research Report.

“Il problema che abbiamo oggi è duplice”, spiega Chris Culnane dell’Università di Melbourne.In primo luogo, non sappiamo davvero come vengono utilizzati o valutati i post sui social media: il processo è completamente opaco. Ad esempio, che impatto ha se non si dispone di un account sui social media? O i tuoi account sono limitati all’accesso solo da amici o familiari? E gli algoritmi e i processi utilizzati per valutare i nostri post sono equi e imparziali? In secondo luogo, dobbiamo stabilire se ci sono ricerche e prove sufficienti per suggerire che i post sui social media sono uno strumento valido per valutare il rischio?”

Considerazioni a cui occorre aggiungere anche il particolare aspetto che i social assumono all’interno del proprio personal branding. “I social media non sono un libro mastro indipendente delle tue azioni, è un flusso attentamente curato che proietta un’immagine desiderata”, spiega Culnane. “Molti di noi sanno che la realtà è spesso molto diversa da ciò che pubblichiamo sui social media; se è la vista apparentemente perfetta dall’hotel, accuratamente ritagliata per nascondere il cantiere accanto che ti ha permesso di ottenere la stanza con uno sconto; o la foto nel ristorante stellato Michelin, che non menziona che è stata scattata durante i pomeriggi seduti su un’offerta due-a-uno. La maggior parte di noi vuole proiettare l’immagine di se stesso di maggior successo (questo è solo prevedibile) ma quando un’organizzazione inizia a prendere quei dati fuori dal contesto e a prendere decisioni basate su di essi, cambia non solo la natura dei social media, ma aumenta notevolmente il livello di capitalismo di sorveglianza”.

Ma il monitoraggio dei social media è solo un esempio della crescente invasione della privacy in atto nel settore finanziario.

“Prima di arrivare a un punto in cui è in atto una maggiore condivisione dei dati, è necessaria una maggiore trasparenza su come verranno utilizzati i nostri dati, nonché sulla capacità di contestare le decisioni automatizzate, che potrebbero essere prese utilizzando le informazioni tratte da contesto. La mancata riparazione di queste crescenti asimmetrie informative bloccherà i clienti in uno stato di svantaggio perpetuo, che sarà negativo per il loro benessere finanziario e, in definitiva, negativo per l’economia nel suo insieme”.

Tecnologia 29 Luglio, 2019 @ 12:34

La “Pesce Palla Strategy” sui social media: fine di un ciclo

di Roberto Buzzatti

Contributor

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Una visitatrice al Dubai Lynx 2019
Una visitatrice al Dubai Lynx 2019 (Francois Nel/Getty Images)

Che i social media abbiano cambiato il mondo è cosa ormai assodata. Lo vediamo da tante piccole cose: i food bloggers hanno riscritto parte del galateo per cui oggi non è più buona educazione “cominciare a mangiare prima che tutti abbiano fotografato e condiviso sui social il proprio piatto”. Il più buono sarà quello che ha preso più like. Vestirsi non è più una questione di stile ma, stando ai fashion bloggers, una questione di scatto-acchiappa-like per cui il valore degli abbinamenti lo decide il numero di “mi piace” che riceverà la foto.

Prima dell’avvento dei social media, o lavoravi o cercavi lavoro. Oggi o lavori o fai l’Influencer. Non importa se hai un seguito di 100 o 100mila followers: tutti hanno il diritto di autoproclamarsi influencer senza dare troppo peso a quanti realmente sono in grado di influenzare.

E qui arriviamo al punto: in una società 2.0 in cui il valore individuale sembra essere il numero di followers e di likes, tutti, chi più chi meno, ricorrono ad aiutini per gonfiare i propri numeri cercando di apparire più influenti di quanto non siano realmente.

Io la chiamo “Pesce Palla strategy”. Ti gonfi per sembrare più grosso di quel che sei. Ma il pesce palla lo conosciamo tutti e, più che influenzarci, ci fa un po’ sorridere perché solo lui pensa di far paura a qualcuno.

E così, per fare come lui, chi desidera prendere la via veloce per apparire influente sui social, acquista nell’ordine:

Fake followers:

profili del tutto finti creati da algoritmi e rivenduti a migliaia per poche decine di dollari;

Likes:

gli stessi profili fake metteranno migliaia di like alle foto/video di chi paga per riceverli;

Servizi di automazione:

attraverso delle attività di follow/unfollow, like bombing e visualizzazioni delle instagram stories, chi usufruisce di questi servizi aumenta i numeri del proprio profilo senza che questo dipenda direttamente dalla qualità dei contenuti pubblicati o dalla strategia applicata.

Queste attività, col passare del tempo, hanno creato danni incalcolabili sia alle piattaforme social che vedono dirottare volumi di denaro per nulla indifferenti verso terze parti, sia a singoli e aziende che lavorano sulla propria crescita in modo organico, ossia senza ricorrere ad artifizi. Ecco che oggi, un seguito di 5mila followers reali, passa per un risultato poco soddisfacente, i soldi che dovrebbero entrare nelle casse delle piattaforme per promuovere i post con ADS a pagamento vanno invece a riempire quelle di chi vende followers e likes oppure ai finti influencers che, gonfi come il pesce palla, vendono post sul proprio profilo ad aziende che intendono promuoversi. Nemmeno a dirlo, il risultato di tali campagne è e sarà sempre ben al di sotto delle attese.

Infine, l’esperienza social, quella a cui tanto tengono Zuckerberg & Soci (mezzo mondo considerato il numero di shares di Facebook – e quindi Instagram e Whatsapp), perde completamente di appeal passando da interazione genuina tra utenti al nulla cosmico.

E’ notizia dello scorso novembre che Instagram ha dichiarato guerra a questo tipo di attività mettendo in campo le machine learning tools, strumenti di intelligenza artificiale in grado di individuare i comportamenti scorretti e di interromperli. Lo scorso febbraio, tra il 13 e il 14, le famigerate “machines” fecero la loro prima uscita ufficiale creando non poco scompiglio a livello mondiale. I followers finti per un giorno sparirono dai profili. Ne abbiamo parlato in questo articolo. 

Ad aprile escono le prime indiscrezioni relativamente alla rimozione dei like su Instagram: è possibile che nelle prossime versioni della app non si vedano più. “Vogliamo che i tuoi followers si concentrino su ciò che condividi, non su quanti like ottengono i tuoi post” – tuona Instagram in una preview che chi scrive ha potuto vedere.

Arriviamo quindi al 4 giugno con l’entrata in vigore del nuovo algoritmo, attualmente l’ultimo e il più difficile da interpretare anche per i più qualificati social media manager.

Impossible continuare a crescere con gli automatismi, acquistare followers è un terno al lotto poiché possono arrivare tutti, solo alcuni o nessuno e nei giorni successivi non sai mai se ci saranno ancora. Il prezzo dei like invece è cresciuto tantissimo perché per mandarli le procedure sono molto più complesse e i filtri di Instagram ne bloccano la maggior parte. Il mercato parallelo della notorietà a basso costo comincia fortemente a scricchiolare e i pesci palla cominciano a sgonfiarsi.

Nel mese di luglio, per chi credeva che Instagram scherzasse, arriva il colpo finale: via ai test in 7 paesi tra i quali l’Italia: una mattina ti svegli, guardi i profili dei tuoi idoli e non trovi più i like sulle foto. Non puoi metterli e non ne visualizzi il numero. Sta succedendo veramente e sta succedendo ora.

E’ una questione psicologica quella di mettere con più facilità un like su una foto che ne ha già migliaia, condizionati dal fatto che sia già stata apprezzata da molti prima di noi. Ma se questo numero non è visibile, ci si concentrerà sul valore del contenuto, la qualità della foto e il messaggio del testo che la accompagna così che questa abbia davvero la potenzialità di condizionare le scelte di acquisto di chi ci si imbatte.

Tutto questo, a detta di molti, sarà la tomba degli influencers che, senza poter sfoggiare i loro tanto impressionanti quanto finti numeri, perderanno appeal sul loro seguito. Finiti gli influencers finiranno anche le piattaforme su cui operano. Ma questo scenario è davvero realizzabile?

La posizione di chi scrive è che invece questo giro di vite sulle attività contrarie alla policy di Instagram non solo non danneggerà le ultrasensibili dinamiche, ma ci restituirà anche un network che di social non ha solo il nome ma anche la forma.

I finti influencers via via spariranno lasciando spazio a figure di riferimento in grado, prima ancora di influenzare, di informare e selezionare le migliori proposte sul mercato. Tutto in favore del mercato e della user experience.

Non essendoci alternative, gli investimenti di profili personali e brand saranno riservati quasi esclusivamente alla produzione di contenuti di qualità e alla promozione di questi ultimi attraverso l’advertising a pagamento offerto dalle piattaforme che li ospitano.

Felici gli utenti, che riceveranno informazioni mirate e con contenuti di qualità;

felici Zuckerberg, soci e azionisti che rimpingueranno le proprie casse;

felici gli influencers veri che trarranno benefici concreti dal loro lavoro;

felici i brand che intendono investire sugli influencer, questa volta con meno rischio di sbagliare;

felici i social media manager professionisti, che rimangono a tutti gli effetti l’ultimo asso nella manica per chi vuole crescere in modo organico indirizzando il proprio messaggio al mercato di riferimento.

E il pesce palla? Fortunatamente lui potrà continuare a gonfiarsi quando lo ritiene opportuno. Instagram non ne ha fatto – ancora – specifica menzione.

Style 14 Giugno, 2019 @ 3:00

Le tendenze moda da seguire in estate secondo le star di Instagram

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda, viaggi, arte e nuove tendenze.Leggi di più dell'autore
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Se c’è un motivo per il quale conviene tenere sempre attivo il proprio canale Instagram è che la piattaforma fotografica è il miglior modo per seguire le nuove tendenze in fatto di moda. Parola di influencer, designer e top model internazionali che si preparano all’estate 2019 sfoggiando look ad alto tasso di coolness per le strade di Milano, New York, Los Angeles e Parigi. Ed è proprio il social preferito dai Millennials a darci delle dritte di stile (per non sbagliare nemmeno sotto l’ombrellone).

persona t-shirt colori
Instagram @carodaur

Back to the 60s!
Direttamente dagli anni della Beat Generation ecco tornare in tutto il suo splendore la stampa tie dye. Il segreto di questo pattern tanto caro al movimento degli hippie è giocare con le sfumature. Meglio se iper colorate, effetto neon. Protagonista di abiti, accessori e T-shirt camicia come quella indossata dall’influencer di Amburgo Caroline Daur (Prada).

persona bianco nero pelle
Instagram @kendalljenner

Cult animalier
Possiamo tranquillamente dire che il trend della stampa zebrata non è mai passato di moda. Quest’anno più che mai. E chi meglio della top model Kendall Jenner per portarla con estrema disinvoltura? Nel suo caso, la modella statunitense ha fatto il bis indossando il motivo black&white su una blusa con maniche a sbuffo (Reformation) e su una micro hand-bag. Il tocco sauvage: i pantaloni neri in pelle. Strong.

gonna t-shirt
Instagram @chiaraferragni

Per sempre denim
Un autentico evergreen, che si evolve stagione dopo stagione inseguendo nuovi tagli e geometrie. Ma la sua versione classica, corta e un pò sfilacciata, è quella vincente per la gonna in denim da portare di giorno in città abbinata a sandali flat o espadrillas. Chiara Ferragni ha scelto un modello Roy Rogers con bottoni centrali effetto casual. Promossa.

pantaloni posa persona
Instagram @aminamuaddi

Camouflage che passione
La stampa mimetica è perfetta per dare carattere a un outfit. Quello della stilista Amina Muaddi, cresciuta tra Giordania, Romania e Italia, lo dimostra: pantaloni oversize (The Attico), T-shirt bianca, giacca maschile, décolleté e mini bag nera. Sapore urban-street in versione chic.

vestito giallo
Instagram @gabriellecaunesil

Stile parigino
Gabrielle Caunesil è un concentrato di fascino francese e allure d’altri tempi. Che per questa estate ha deciso di interpretare due tendenze di stagione: il long dress romantico (Carel Paris) in versione giallo pastello e il maxi cappello in paglia, molto vacanza in Provenza. Impeccabile.

costume bianco modella
Instagram @rosiehw

Estate in Riviera
Al tramonto, in barca così come in piscina, il costume intero può rivelarsi più adatto rispetto al bikini. Senza considerare che è molto più elegante, e facile da abbinare (specie se total white come quello di Rosie Huntington-Whiteley, modella e attrice britannica, Hunza G) con shorts in denim o maxi gonne in stile gispy. Per non perdere nemmeno un attimo dell’estate.

pantaloni bianco modella
Instagram @hoskelsa

Pantaloni bianchi: passepartout di stagione
In estate possiamo trovarli in tante versioni: skinny, a zampa di elefante, morbidi un pò rètro. Nel look della top svedese Elsa Kosk (jeans J Brand) il tocco in più è dato dalla cintura gioiello dorata e dai sandali in pelle intrecciata. Da copiare in città ma anche per una gita fuoriporta in scooter. La Dolce Vita.

colori verde fucsia
Instagram @dualipa

Fluo party
Brillanti, vitaminici, i colori fluo hanno un merito: non lasciar passare inosservate. E il segreto è in questo caso saperli combinare per creare un mix vincente. Parola d’ordine: osare. La cantante Dua Lipa indossa un maxi dress verde e arancio con borsa a rete fucsia. Risultato abbagliante.

camicia bianca
Instagram @lindatol_

Nodo tattico
La camicia bianca: un grande classico. E se il fiocco centrale la rende più bon ton, i biker shorts (altro trend in voga dalla scorsa estate) rende il tutto più grintoso. Parola di Linda Tol, trendsetter olandese presenza fissa delle fashion week internazionali, che per Instagram ha scelto di indossare un capo Jacquemus.

Cultura 14 Giugno, 2019 @ 10:22

Oli Epp, l’artista che racconta le nuove generazioni attraverso Instagram

di Marco Rubino

La mia grande passione è la street art.Leggi di più dell'autore
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artista colori
L’artista Oli Epp

Oli Epp, classe 1994, è, malgrado la sua giovane età, uno tra gli artisti che più stanno riscuotendo l’interesse crescente di gallerie e collezionisti. Diplomato alla City & Guilds of London Art School, già da studente è arrivato ad avere l’attenzione del mondo dell’arte contemporanea grazie allo studio scrupoloso e alla ricerca su materiali e soggetti. Le sue opere sono entrate in prestigiose collezioni private e pubbliche come quella del Victoria&Albert Museum Print Collection di Londra e della Ruth Borchard Next Generation Collection; ha all’attivo oltre quindici mostre nelle grandi capitali dell’arte tra cui Los Angeles, Miami, Berlino, Londra e Parigi.

La sua arte, fatta di un mix di pop art, denuncia dell’estremo consumismo e humor rigorosamente british, l’ha portato sotto i riflettori dei critici che hanno definito la sua arte post-pop digitale. Accanto alle doti artistiche e alla passione per la ricerca, Oli Epp dimostra di avere una chiara visione di lungo periodo, ingrediente indispensabile per continuare a crescere nel mondo dell’arte contemporanea.

opera colori tela
‘Germaphobe’, 2019, oil and acrylic on canvas

Olivier a concesso a noi di forbes.it la possibilità di conoscere da vicino l’artista.

Come ha iniziato a fare arte?
Da piccolo guardavo sempre Art Attack in TV. Ho sempre disegnato. Una cosa divertente è che rovistando tra le mie vecchie cose a casa di mia madre ho notato come i miei dipinti di adesso siano spaventosamente simili ai miei disegni d’infanzia. Ho sempre disegnato figure con teste particolarmente grandi.

Chi sono gli artisti che hanno influenzato la sua arte?
Ho centinaia di influenze. Sono sempre alla ricerca di arte e di critica. I nomi più importanti per me alla scuola d’arte sono stati Hogarth, Ellsworth Kelly, Patrick Caulfield e Philip Guston.

Cosa vuole raccontare con la sua arte?
Negli ultimi due anni mi sono focalizzato a crescere come pittore e nello sviluppo di temi e narrazioni. Poiché mi concentro sulla superficie e sui materiali della pittura, ho anche usato la superficie come idea. La scelta della superficie è diventata una metafora che uso per articolare le tragedie non raccontate del nostro tempo, specialmente quelle che derivano da una cultura materialistica e incentrata sull’immagine. Gran parte del mio recente lavoro cerca di esplorare chi siamo in relazione alla tecnologia e a cosa siamo spinti dal consumismo. Non voglio mai che il mio lavoro sia moralizzatore, ma osservo. Io penso che è per questo che il mio lavoro sia contemplativo e umoristico allo stesso tempo.

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Oli Epp – ‘Big Croc’, 2019

La galleria Semiose, la Richard Heller Gallery e Carl Kostyál l’hanno scoperta su Instagram. Quanto è importante il social media per la sua carriera? Per un artista oggi è più facile, attraverso i social, iniziare una carriera artistica?
Sono il più grande sostenitore degli artisti che promuovono il proprio lavoro e hanno una vasto raggio d’azione. Gran parte degli articoli che sono stati scritti su di me si sono basati sul mio lavoro, ma anche sulla mia storia. “Un artista millennial che lavora sulla nuova generazione e che si fa conoscere dalle gallerie attraverso Instagram”. Sono molto grato che, da quando mi sono laureato, la risposta al mio lavoro sia stata travolgente. Credo che oggi gli artisti possano decidere il proprio destino.

Oggi molti artisti collaborano con marchi di moda. È interessato a farlo?
Sono stato contattato dai brand più importanti e da grandi organizzazioni. Ad oggi, non ho accettato alcuna collaborazione, non è qualcosa che mi interessa fare adesso. Nel mio lavoro sono presenti brand e loghi come osservazione neutrale dei tempi in cui viviamo – un mondo ingombrato di pubblicità e product placement. Ho paura che eventuali sponsorizzazioni possano minacciare il ruolo sociale del mio lavoro. Voglio gettare le fondamenta di me come un giovane pittore, serio e laborioso prima di dedicarmi al design o a progetti esterni.

Chi sono i suoi collezionisti? Sono millennial?
È un segreto.

Vende la sua arte attraverso gallerie d’arte e non direttamente attraverso lo shopping online. Perché? I galleristi dell’arte rimangono importanti anche nell’era digitale?
Voglio essere culturalmente ricco e contribuire seriamente al panorama artistico internazionale. Penso che, per questo il digitale sia necessario, tuttavia non penso che il tempo delle gallerie sia finito. È un sistema complesso ma può fornire maggiore sicurezza che è meno assicurata dal mercato online.

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Carpe Diem, 2017

In quale direzione sta sviluppando il suo lavoro?
Sto lavorando sodo per legare i miei materiali alle idee che sto sviluppando: una parte importante è stata capire come raggiungere la luminosità reale nella pittura, dato che spesso faccio riferimento allo schermo nelle mie immagini. Cerco anche di trovare un equilibrio tra complessità nella narrativa e semplicità nella forma, quindi è una sfida eccitante per le mie composizioni. Presenterò il lavoro che sta andando in questa direzione alla Duve Gallery di Berlino in uno spettacolo a due con la scultrice Roxanne Jackson. Lo spettacolo si chiamerà Karma e guarderà alla spiritualità umana che incontra l’umorismo tragico.

È il nuovo Roy Lichtenstein?
Quella era una domanda spensierata posta da David Pagel ai tempi di Los Angeles e riguardava al mio spettacolo alla galleria di Richard Heller. Non penso che stia a me rispondere.

Ha anche fondato e gestito una residenza d’arte con sede a Londra. Può dirci di più a riguardo?
Si chiama Plop ed è qualcosa che ho creato con Andrea Emelife. Offriamo cinque appartamenti nel cuore di Londra ogni mese a artisti internazionali. È una grande opportunità per far crescere una rete a supporto e offriamo anche tutorial con professionisti del settore. Mi sento molto grato per come mi sono andate le cose e per me significa molto sviluppare questo progetto per altri artisti. Ci ho investito molto tempo e amore e sono davvero contento che stia andando sempre più forte. C’è una possibilità di essere ammessi ogni stagione. Chi è interessato può trovare le informazioni sul sito della residenza.