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Tecnologia 29 luglio, 2019 @ 12:34

La “Pesce Palla Strategy” sui social media: fine di un ciclo

di Roberto Buzzatti

Contributor

Imprenditore, esperto di Social Media Management e Digital CommunicationLeggi di più dell'autore
Fondatore dell’omonima agenzia di comunicazione, è il social media manager italiano posizionatosi nel top 2% del ranking mondiale di Twitter. Tiene diversi corsi di formazione in Italia sul tema Social Media Management & Digital Communication. E’ stato tra i primi a credere nel social networking fondando nel 2000 MobileTrend Srl, società di sviluppo applicativi per la condivisione dei contenuti, e nel 2001 con il progetto “Nokia Game 2001” in qualità di Chief Game Master rappresentando l’Italia ad Amsterdam in un gioco online che coinvolse 20 differenti nazioni europee. Gestisce numerosi profili social di aziende e personaggi pubblici tra Italia, Principato di Monaco, Inghilterra, UAE e USA. Oggi vive e lavora a Monaco, Monte-Carlo per Billionaire Lifestyle continuando anche a curare le sue attività in Italia e nel resto del mondo. chiudi
Una visitatrice al Dubai Lynx 2019
Una visitatrice al Dubai Lynx 2019 (Francois Nel/Getty Images)

Che i social media abbiano cambiato il mondo è cosa ormai assodata. Lo vediamo da tante piccole cose: i food bloggers hanno riscritto parte del galateo per cui oggi non è più buona educazione “cominciare a mangiare prima che tutti abbiano fotografato e condiviso sui social il proprio piatto”. Il più buono sarà quello che ha preso più like. Vestirsi non è più una questione di stile ma, stando ai fashion bloggers, una questione di scatto-acchiappa-like per cui il valore degli abbinamenti lo decide il numero di “mi piace” che riceverà la foto.

Prima dell’avvento dei social media, o lavoravi o cercavi lavoro. Oggi o lavori o fai l’Influencer. Non importa se hai un seguito di 100 o 100mila followers: tutti hanno il diritto di autoproclamarsi influencer senza dare troppo peso a quanti realmente sono in grado di influenzare.

E qui arriviamo al punto: in una società 2.0 in cui il valore individuale sembra essere il numero di followers e di likes, tutti, chi più chi meno, ricorrono ad aiutini per gonfiare i propri numeri cercando di apparire più influenti di quanto non siano realmente.

Io la chiamo “Pesce Palla strategy”. Ti gonfi per sembrare più grosso di quel che sei. Ma il pesce palla lo conosciamo tutti e, più che influenzarci, ci fa un po’ sorridere perché solo lui pensa di far paura a qualcuno.

E così, per fare come lui, chi desidera prendere la via veloce per apparire influente sui social, acquista nell’ordine:

Fake followers:

profili del tutto finti creati da algoritmi e rivenduti a migliaia per poche decine di dollari;

Likes:

gli stessi profili fake metteranno migliaia di like alle foto/video di chi paga per riceverli;

Servizi di automazione:

attraverso delle attività di follow/unfollow, like bombing e visualizzazioni delle instagram stories, chi usufruisce di questi servizi aumenta i numeri del proprio profilo senza che questo dipenda direttamente dalla qualità dei contenuti pubblicati o dalla strategia applicata.

Queste attività, col passare del tempo, hanno creato danni incalcolabili sia alle piattaforme social che vedono dirottare volumi di denaro per nulla indifferenti verso terze parti, sia a singoli e aziende che lavorano sulla propria crescita in modo organico, ossia senza ricorrere ad artifizi. Ecco che oggi, un seguito di 5mila followers reali, passa per un risultato poco soddisfacente, i soldi che dovrebbero entrare nelle casse delle piattaforme per promuovere i post con ADS a pagamento vanno invece a riempire quelle di chi vende followers e likes oppure ai finti influencers che, gonfi come il pesce palla, vendono post sul proprio profilo ad aziende che intendono promuoversi. Nemmeno a dirlo, il risultato di tali campagne è e sarà sempre ben al di sotto delle attese.

Infine, l’esperienza social, quella a cui tanto tengono Zuckerberg & Soci (mezzo mondo considerato il numero di shares di Facebook – e quindi Instagram e Whatsapp), perde completamente di appeal passando da interazione genuina tra utenti al nulla cosmico.

E’ notizia dello scorso novembre che Instagram ha dichiarato guerra a questo tipo di attività mettendo in campo le machine learning tools, strumenti di intelligenza artificiale in grado di individuare i comportamenti scorretti e di interromperli. Lo scorso febbraio, tra il 13 e il 14, le famigerate “machines” fecero la loro prima uscita ufficiale creando non poco scompiglio a livello mondiale. I followers finti per un giorno sparirono dai profili. Ne abbiamo parlato in questo articolo. 

Ad aprile escono le prime indiscrezioni relativamente alla rimozione dei like su Instagram: è possibile che nelle prossime versioni della app non si vedano più. “Vogliamo che i tuoi followers si concentrino su ciò che condividi, non su quanti like ottengono i tuoi post” – tuona Instagram in una preview che chi scrive ha potuto vedere.

Arriviamo quindi al 4 giugno con l’entrata in vigore del nuovo algoritmo, attualmente l’ultimo e il più difficile da interpretare anche per i più qualificati social media manager.

Impossible continuare a crescere con gli automatismi, acquistare followers è un terno al lotto poiché possono arrivare tutti, solo alcuni o nessuno e nei giorni successivi non sai mai se ci saranno ancora. Il prezzo dei like invece è cresciuto tantissimo perché per mandarli le procedure sono molto più complesse e i filtri di Instagram ne bloccano la maggior parte. Il mercato parallelo della notorietà a basso costo comincia fortemente a scricchiolare e i pesci palla cominciano a sgonfiarsi.

Nel mese di luglio, per chi credeva che Instagram scherzasse, arriva il colpo finale: via ai test in 7 paesi tra i quali l’Italia: una mattina ti svegli, guardi i profili dei tuoi idoli e non trovi più i like sulle foto. Non puoi metterli e non ne visualizzi il numero. Sta succedendo veramente e sta succedendo ora.

E’ una questione psicologica quella di mettere con più facilità un like su una foto che ne ha già migliaia, condizionati dal fatto che sia già stata apprezzata da molti prima di noi. Ma se questo numero non è visibile, ci si concentrerà sul valore del contenuto, la qualità della foto e il messaggio del testo che la accompagna così che questa abbia davvero la potenzialità di condizionare le scelte di acquisto di chi ci si imbatte.

Tutto questo, a detta di molti, sarà la tomba degli influencers che, senza poter sfoggiare i loro tanto impressionanti quanto finti numeri, perderanno appeal sul loro seguito. Finiti gli influencers finiranno anche le piattaforme su cui operano. Ma questo scenario è davvero realizzabile?

La posizione di chi scrive è che invece questo giro di vite sulle attività contrarie alla policy di Instagram non solo non danneggerà le ultrasensibili dinamiche, ma ci restituirà anche un network che di social non ha solo il nome ma anche la forma.

I finti influencers via via spariranno lasciando spazio a figure di riferimento in grado, prima ancora di influenzare, di informare e selezionare le migliori proposte sul mercato. Tutto in favore del mercato e della user experience.

Non essendoci alternative, gli investimenti di profili personali e brand saranno riservati quasi esclusivamente alla produzione di contenuti di qualità e alla promozione di questi ultimi attraverso l’advertising a pagamento offerto dalle piattaforme che li ospitano.

Felici gli utenti, che riceveranno informazioni mirate e con contenuti di qualità;

felici Zuckerberg, soci e azionisti che rimpingueranno le proprie casse;

felici gli influencers veri che trarranno benefici concreti dal loro lavoro;

felici i brand che intendono investire sugli influencer, questa volta con meno rischio di sbagliare;

felici i social media manager professionisti, che rimangono a tutti gli effetti l’ultimo asso nella manica per chi vuole crescere in modo organico indirizzando il proprio messaggio al mercato di riferimento.

E il pesce palla? Fortunatamente lui potrà continuare a gonfiarsi quando lo ritiene opportuno. Instagram non ne ha fatto – ancora – specifica menzione.

Style 14 giugno, 2019 @ 3:00

Le tendenze moda da seguire in estate secondo le star di Instagram

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda e tutto ciò che le gravita attorno.Leggi di più dell'autore
Nata in Sicilia, si trasferisce a Milano per studiare giurisprudenza ma soprattutto per inseguire la sua più grande passione: la scrittura. In precedenza ha collaborato con il quotidiano di Class editori MFFashion occupandosi di moda e finanza. Appassionata di romanzi gialli, musica jazz e cinema. chiudi

Se c’è un motivo per il quale conviene tenere sempre attivo il proprio canale Instagram è che la piattaforma fotografica è il miglior modo per seguire le nuove tendenze in fatto di moda. Parola di influencer, designer e top model internazionali che si preparano all’estate 2019 sfoggiando look ad alto tasso di coolness per le strade di Milano, New York, Los Angeles e Parigi. Ed è proprio il social preferito dai Millennials a darci delle dritte di stile (per non sbagliare nemmeno sotto l’ombrellone).

persona t-shirt colori
Instagram @carodaur

Back to the 60s!
Direttamente dagli anni della Beat Generation ecco tornare in tutto il suo splendore la stampa tie dye. Il segreto di questo pattern tanto caro al movimento degli hippie è giocare con le sfumature. Meglio se iper colorate, effetto neon. Protagonista di abiti, accessori e T-shirt camicia come quella indossata dall’influencer di Amburgo Caroline Daur (Prada).

persona bianco nero pelle
Instagram @kendalljenner

Cult animalier
Possiamo tranquillamente dire che il trend della stampa zebrata non è mai passato di moda. Quest’anno più che mai. E chi meglio della top model Kendall Jenner per portarla con estrema disinvoltura? Nel suo caso, la modella statunitense ha fatto il bis indossando il motivo black&white su una blusa con maniche a sbuffo (Reformation) e su una micro hand-bag. Il tocco sauvage: i pantaloni neri in pelle. Strong.

gonna t-shirt
Instagram @chiaraferragni

Per sempre denim
Un autentico evergreen, che si evolve stagione dopo stagione inseguendo nuovi tagli e geometrie. Ma la sua versione classica, corta e un pò sfilacciata, è quella vincente per la gonna in denim da portare di giorno in città abbinata a sandali flat o espadrillas. Chiara Ferragni ha scelto un modello Roy Rogers con bottoni centrali effetto casual. Promossa.

pantaloni posa persona
Instagram @aminamuaddi

Camouflage che passione
La stampa mimetica è perfetta per dare carattere a un outfit. Quello della stilista Amina Muaddi, cresciuta tra Giordania, Romania e Italia, lo dimostra: pantaloni oversize (The Attico), T-shirt bianca, giacca maschile, décolleté e mini bag nera. Sapore urban-street in versione chic.

vestito giallo
Instagram @gabriellecaunesil

Stile parigino
Gabrielle Caunesil è un concentrato di fascino francese e allure d’altri tempi. Che per questa estate ha deciso di interpretare due tendenze di stagione: il long dress romantico (Carel Paris) in versione giallo pastello e il maxi cappello in paglia, molto vacanza in Provenza. Impeccabile.

costume bianco modella
Instagram @rosiehw

Estate in Riviera
Al tramonto, in barca così come in piscina, il costume intero può rivelarsi più adatto rispetto al bikini. Senza considerare che è molto più elegante, e facile da abbinare (specie se total white come quello di Rosie Huntington-Whiteley, modella e attrice britannica, Hunza G) con shorts in denim o maxi gonne in stile gispy. Per non perdere nemmeno un attimo dell’estate.

pantaloni bianco modella
Instagram @hoskelsa

Pantaloni bianchi: passepartout di stagione
In estate possiamo trovarli in tante versioni: skinny, a zampa di elefante, morbidi un pò rètro. Nel look della top svedese Elsa Kosk (jeans J Brand) il tocco in più è dato dalla cintura gioiello dorata e dai sandali in pelle intrecciata. Da copiare in città ma anche per una gita fuoriporta in scooter. La Dolce Vita.

colori verde fucsia
Instagram @dualipa

Fluo party
Brillanti, vitaminici, i colori fluo hanno un merito: non lasciar passare inosservate. E il segreto è in questo caso saperli combinare per creare un mix vincente. Parola d’ordine: osare. La cantante Dua Lipa indossa un maxi dress verde e arancio con borsa a rete fucsia. Risultato abbagliante.

camicia bianca
Instagram @lindatol_

Nodo tattico
La camicia bianca: un grande classico. E se il fiocco centrale la rende più bon ton, i biker shorts (altro trend in voga dalla scorsa estate) rende il tutto più grintoso. Parola di Linda Tol, trendsetter olandese presenza fissa delle fashion week internazionali, che per Instagram ha scelto di indossare un capo Jacquemus.

Cultura 14 giugno, 2019 @ 10:22

Oli Epp, l’artista che racconta le nuove generazioni attraverso Instagram

di Marco Rubino

La mia grande passione è la street art.Leggi di più dell'autore
Partner di Community - Strategic Communication Adviser. Dal 2003 gestisce la comunicazione di alcune delle più importanti società italiane e internazionali. Le sue passioni: il mare, la vela, i viaggi, l’arte contemporanea – in particolare la street art – e la cucina. chiudi
artista colori
L’artista Oli Epp

Oli Epp, classe 1994, è, malgrado la sua giovane età, uno tra gli artisti che più stanno riscuotendo l’interesse crescente di gallerie e collezionisti. Diplomato alla City & Guilds of London Art School, già da studente è arrivato ad avere l’attenzione del mondo dell’arte contemporanea grazie allo studio scrupoloso e alla ricerca su materiali e soggetti. Le sue opere sono entrate in prestigiose collezioni private e pubbliche come quella del Victoria&Albert Museum Print Collection di Londra e della Ruth Borchard Next Generation Collection; ha all’attivo oltre quindici mostre nelle grandi capitali dell’arte tra cui Los Angeles, Miami, Berlino, Londra e Parigi.

La sua arte, fatta di un mix di pop art, denuncia dell’estremo consumismo e humor rigorosamente british, l’ha portato sotto i riflettori dei critici che hanno definito la sua arte post-pop digitale. Accanto alle doti artistiche e alla passione per la ricerca, Oli Epp dimostra di avere una chiara visione di lungo periodo, ingrediente indispensabile per continuare a crescere nel mondo dell’arte contemporanea.

opera colori tela
‘Germaphobe’, 2019, oil and acrylic on canvas

Olivier a concesso a noi di forbes.it la possibilità di conoscere da vicino l’artista.

Come ha iniziato a fare arte?
Da piccolo guardavo sempre Art Attack in TV. Ho sempre disegnato. Una cosa divertente è che rovistando tra le mie vecchie cose a casa di mia madre ho notato come i miei dipinti di adesso siano spaventosamente simili ai miei disegni d’infanzia. Ho sempre disegnato figure con teste particolarmente grandi.

Chi sono gli artisti che hanno influenzato la sua arte?
Ho centinaia di influenze. Sono sempre alla ricerca di arte e di critica. I nomi più importanti per me alla scuola d’arte sono stati Hogarth, Ellsworth Kelly, Patrick Caulfield e Philip Guston.

Cosa vuole raccontare con la sua arte?
Negli ultimi due anni mi sono focalizzato a crescere come pittore e nello sviluppo di temi e narrazioni. Poiché mi concentro sulla superficie e sui materiali della pittura, ho anche usato la superficie come idea. La scelta della superficie è diventata una metafora che uso per articolare le tragedie non raccontate del nostro tempo, specialmente quelle che derivano da una cultura materialistica e incentrata sull’immagine. Gran parte del mio recente lavoro cerca di esplorare chi siamo in relazione alla tecnologia e a cosa siamo spinti dal consumismo. Non voglio mai che il mio lavoro sia moralizzatore, ma osservo. Io penso che è per questo che il mio lavoro sia contemplativo e umoristico allo stesso tempo.

volto quadro rosa
Oli Epp – ‘Big Croc’, 2019

La galleria Semiose, la Richard Heller Gallery e Carl Kostyál l’hanno scoperta su Instagram. Quanto è importante il social media per la sua carriera? Per un artista oggi è più facile, attraverso i social, iniziare una carriera artistica?
Sono il più grande sostenitore degli artisti che promuovono il proprio lavoro e hanno una vasto raggio d’azione. Gran parte degli articoli che sono stati scritti su di me si sono basati sul mio lavoro, ma anche sulla mia storia. “Un artista millennial che lavora sulla nuova generazione e che si fa conoscere dalle gallerie attraverso Instagram”. Sono molto grato che, da quando mi sono laureato, la risposta al mio lavoro sia stata travolgente. Credo che oggi gli artisti possano decidere il proprio destino.

Oggi molti artisti collaborano con marchi di moda. È interessato a farlo?
Sono stato contattato dai brand più importanti e da grandi organizzazioni. Ad oggi, non ho accettato alcuna collaborazione, non è qualcosa che mi interessa fare adesso. Nel mio lavoro sono presenti brand e loghi come osservazione neutrale dei tempi in cui viviamo – un mondo ingombrato di pubblicità e product placement. Ho paura che eventuali sponsorizzazioni possano minacciare il ruolo sociale del mio lavoro. Voglio gettare le fondamenta di me come un giovane pittore, serio e laborioso prima di dedicarmi al design o a progetti esterni.

Chi sono i suoi collezionisti? Sono millennial?
È un segreto.

Vende la sua arte attraverso gallerie d’arte e non direttamente attraverso lo shopping online. Perché? I galleristi dell’arte rimangono importanti anche nell’era digitale?
Voglio essere culturalmente ricco e contribuire seriamente al panorama artistico internazionale. Penso che, per questo il digitale sia necessario, tuttavia non penso che il tempo delle gallerie sia finito. È un sistema complesso ma può fornire maggiore sicurezza che è meno assicurata dal mercato online.

mano volto quadro
Carpe Diem, 2017

In quale direzione sta sviluppando il suo lavoro?
Sto lavorando sodo per legare i miei materiali alle idee che sto sviluppando: una parte importante è stata capire come raggiungere la luminosità reale nella pittura, dato che spesso faccio riferimento allo schermo nelle mie immagini. Cerco anche di trovare un equilibrio tra complessità nella narrativa e semplicità nella forma, quindi è una sfida eccitante per le mie composizioni. Presenterò il lavoro che sta andando in questa direzione alla Duve Gallery di Berlino in uno spettacolo a due con la scultrice Roxanne Jackson. Lo spettacolo si chiamerà Karma e guarderà alla spiritualità umana che incontra l’umorismo tragico.

È il nuovo Roy Lichtenstein?
Quella era una domanda spensierata posta da David Pagel ai tempi di Los Angeles e riguardava al mio spettacolo alla galleria di Richard Heller. Non penso che stia a me rispondere.

Ha anche fondato e gestito una residenza d’arte con sede a Londra. Può dirci di più a riguardo?
Si chiama Plop ed è qualcosa che ho creato con Andrea Emelife. Offriamo cinque appartamenti nel cuore di Londra ogni mese a artisti internazionali. È una grande opportunità per far crescere una rete a supporto e offriamo anche tutorial con professionisti del settore. Mi sento molto grato per come mi sono andate le cose e per me significa molto sviluppare questo progetto per altri artisti. Ci ho investito molto tempo e amore e sono davvero contento che stia andando sempre più forte. C’è una possibilità di essere ammessi ogni stagione. Chi è interessato può trovare le informazioni sul sito della residenza.