SpaceX e la fenomenologia del più forte: perché c’è chi teme stia nascendo un monopolio spaziale

Elon Musk Starlink SpaceX
Elon Musk, ceo di SpaceX (foto Getty)
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Nel 2022 SpaceX ha lanciato più di sessanta volte il suo Falcon 9 insieme con qualche Falcon Heavy. Nonostante si tratti di più di due terzi di tutti i lanci effettuati dagli Stati Uniti e di oltre un terzo di quelli registrati in tutto il mondo, SpaceX non ha alcuna intenzione di accontentarsi. Per il nuovo anno l’obiettivo è raggiungere cento lanci e la compagnia ha iniziato il 3 gennaio mettendo in orbita oltre cento piccoli satelliti della classe dei cubesat, per conto di diverse aziende, inclusa l’italiana D-Orbit.

SpaceX e la clientela diversficata

È un successo senza precedenti, costruito sul riutilizzo seriale del primo stadio e su un management ferreo, in grado di tenere un ritmo di cinque o sei lanci al mese grazie a tre basi: una a Vandenberg, in California, e due a Cape Canaveral, in Florida, una nella zona civile affittata dalla Nasa (la torre di lancio 39A) e una nella zona militare della Space Force (lo Space Launch Complex 40).

Guardando il sito si scopre che la clientela della compagnia spaziale di Elon Musk è molto diversificata: accanto agli oltre trenta lanci dei satelliti della costellazione Starlink, in cui SpaceX è cliente di se stessa, e a quelli diretti verso la Stazione spaziale internazionale per il trasporto degli astronauti e dei rifornimenti, coperti da un contratto con la Nasa, l’elenco sfoggia la missione privata Ax-1 (verso la Iss), i satelliti per le telecomunicazioni della Intelsat, quelli metereologici della europea  Eumetsat, quelli per l’osservazione della Terra (come l’italiano Cosmo SkyMed), oltre a satelliti militari statunitensi, a missioni scientifiche e a lanci di gruppo, contenenti decine di payload scientifici, tecnologici e commerciali.

I satelliti possono essere immessi in orbite basse (le cosiddette “Leo” a 500-800 chilometri di quota), oppure andare verso l’orbita geostazionaria a 36mila chilometri dalla Terra, dove rimangono in un punto sull’equatore ruotando con un periodo di 24 ore e risultando quindi fermi rispetto alle stazioni di terra. È la condizione ottimale per fornire servizi televisivi e di telecomunicazione globali.

Nel 2022 SpaceX ha in realtà superato l’orbita terrestre, lanciando anche due strumenti verso la Luna. Visto che il lanciatore ha capacità limitata, non sono orbite dirette, ma avvicinamenti a spirale in grado di minimizzare il consumo di carburante permettendo di trasportare più strumentazione (a patto di non avere fretta). Il primo lancio lunare è avvenuto il 4 agosto con il satellite coreano Kplo (sta per Korea Pathfinder Lunar Orbite) chiamato “Danuri” (che si è inserito in orbita lunare il 17 dicembre), mentre il secondo è dell’11 dicembre con la missione “Hakuto-R M1” della piccola compagnia giapponese Ispace, che contiene un rover degli Emirati Arabi Uniti e un robot a due ruote della Jaxa, l’agenzia spaziale giapponese. In quel caso, il lanciatore ospitava, come carico secondario, anche la missione Nasa “Lunar Flashlight”, destinata a immettersi in orbita lunare per studiare con un laser infrarosso i crateri delle regioni polari.

Nel quartier generale di Ispace a Tokyo si segue il lancio l’11 dicembre ’22

Il robot giapponese è una delle molte eredità lunari del Google Lunar X-prize che, benché non sia stato vinto da nessuno dei competitori, ha inaugurato sviluppi tecnologici innovativi. Ad anni di distanza, sono riusciti ad attrarre finanziamenti e ad arrivare ad avere uno strumento pronto per il test lunare. Se, ad aprile 2023, la manovra di allunaggio andrà a buon fine, Ispace potrebbe diventare la prima compagnia privata a operare sulla Luna. Il condizionale è obbligatorio, visto che le americane Astrobotic Technology e Intuitive Machines pianificano di lanciare i loro lander a marzo 2023 con una traiettoria diretta che richiede solo pochi giorni.

Per nessuno l’allunaggio sarà una passeggiata, come ha ricordato nel 2019 il lander privato israeliano Beresheet, anch’esso un discendente del Google Lunar X-prize, schiantatosi in fase di allunaggio. Medesimo destino anche per la missione indiana Chandrayaan, che nei prossimi mesi proverà a raggiungere la Luna come mai riuscitole finora.

La posizione (troppo?) dominante di SpaceX

Dal punto di vista commerciale, è significativo il primo lancio SpaceX di dicembre: l’8 è partito il primo carico di quaranta satelliti della costellazione OneWeb, concorrente di Starlink per la connettività internet orbitale che, a causa della crisi internazionale seguita all’invasione dell’Ucraina, ha dovuto cercare in tutta fretta soluzioni alternative al lanciatore Soyuz (che aveva già messo in orbita 468 dei 648 satelliti previsti). Cambiare lanciatore ha richiesto anche una riprogettazione dell’alloggiamento dei satelliti dentro l’ogiva, ma si direbbe che tutto si sia risolto presto e bene: SpaceX ha infatti venduto tre lanci che servivano a OneWeb per completare la sua rete satellitare (sono previsti anche due lanci con un vettore indiano), la gestione della concorrenza in orbita sarà materia per il futuro.

A onor di cronaca, la posizione dominante di SpaceX impensierisce chi crede nella concorrenza e teme stia nascendo un monopolio spaziale. Starlink è già una costellazione operativa, ma è solo una delle attività della compagnia di Musk, che nel frattempo sta anche finalizzando i test per il suo lanciatore pesante Starship. Potrebbe essere l’ennesima rivoluzione: grazie al riutilizzo quasi totale di tutte le parti, il nuovo mezzo promette di abbassare i costi di lancio fino a 100 dollari al chilogrammo, contro i 2.600 del Falcon 9.

Foto di Starship sulla sua rampa di lancio a Boca Chica in Texas

Starship ha già clienti paganti per il viaggio cislunare, ma il lanciatore pesante di SpaceX è anche fondamentale per l’allunaggio degli astronauti della Nasa che, arrivati in orbita lunare a bordo della capsula Orion, dovrebbero trovare lo Human Landing System ad aspettarli. Il successo delle missioni con allunaggio Artemis III e IV, per le quali SpaceX ha due contratti per un totale di quattro miliardi di dollari, dipende dalla disponibilità dello Starship.

La Nasa, che già ora dipende completamente da SpaceX per i viaggi di persone e materiale verso la Iss (anche per colpa dei ritardi della Boeing che non riesce a fare partire il suo Starliner), selezionando la proposta di SpaceX per il modulo di allunaggio ha legato alla compagnia di Musk anche le proprie ambizioni lunari. Rimane da capire quanto pesino pregi e difetti di una società, oggi, in una incontrastata posizione dominante.

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