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SpaceEconomy 19 Giugno, 2020 @ 2:38

Da Roma a New York in un’ora e non solo: il folle obiettivo di Elon Musk e SpaceX

di Massimiliano Carrà

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elon musk e spacex viaggi ipersonici
Elon Musk dopo il successo del lancio del SpaceX Falcon 9. Sullo sfondo il presidente Donald Trump, che ha assistito al lancio (Saul Martinez/Getty Images)

Elon Musk e la sua azienda aerospaziale SpaceX potrebbe presto stupire nuovamente tutto il mondo. Dopo la missione “Demo 2” (la prima che ha permesso a una compagnia privata di mandare sulla Stazione Spaziale Internazionale due astronauti), SpaceX ha fissato un nuovo obiettivo: la costruzione di spazioporti galleggianti.

L’obiettivo? Permettere alle persone, tramite un viaggio ipersonico, di raggiungere qualsiasi parte del mondo in meno di un’ora e portare i prossimi carichi direttamente sulla Luna e su Marte.  La notizia, confermata su Twitter dallo stesso Elon Musk (che anche con Tesla continua a scrivere nuovi record), con questo tweet: “SpaceX sta costruendo spazioporti galleggianti per Marte, la Luna e per viaggi ipersonici intorno alla Terra”.

SpaceX, i viaggi ipersonici e l’offerta di lavoro

Per capire il perché dell’esternazione di Elon Musk sui viaggi ipersonici in qualsiasi parte del mondo e sulla costruzione di spazioporti galleggianti bisogna tornare indietro di qualche giorno e precisamente a quanto riportato dal sito spacexfleet.com che ha ricondiviso il tweet di Musk e ha ringraziato per lo scoop Dan Paasch.


Infatti, proprio quest’ultimo, prima del tweet del ceo di Tesla, ha scovato sul web una particolare offerta di lavoro pubblicata da SpaceX sul portale “Indeed” destinata alla ricerca “di ingegneri esperti delle operazioni offshore” per costruire strutture di lancio missilistico a Brownsville (Texas), comune vicino al luogo dove sorge il sito di lancio SpaceX South Texas.


Bisogna ricordare che per viaggio ipersonico si intende una velocità pari ad almeno cinque volte Mach 1 e che la volontà da parte di Elon Musk e di SpaceX di effettuare lanci dal mare non è proprio una novità, come non lo è il trasporto spaziale cosiddetto punto-punto. In sintesi, l’idea di base è quella che viaggiando ai margini o al di là dell’atmosfera terrestre, è possibile ridurre notevolmente il costo del carburante e la durata del volo.

SpaceEconomy 30 Maggio, 2020 @ 2:37

SpaceX ci riprova: la timeline del lancio di questa sera

di Forbes.it

Staff

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Fotografi in attesa del lancio dello SpaceX Falcon 9 dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, Florida (Joe Raedle/Getty Images)

Articolo di Andrea D’Urso per BFCSpace

In quanto a fattori climatici, la Florida non è il posto migliore per far partire una spedizione spaziale. La storia degli Space Shuttle lo dimostra, con i numerosi rinvii causati dal maltempo. Dopo ben nove anni dall’ultima partenza del famoso spazioplano, il copione si ripete: mercoledì 27, Nasa e SpaceX hanno atteso fino all’ultimo, ma il direttore di volo è stato costretto a dichiarare “Hold, hold, hold” a causa del temporale che avrebbe potuto compromettere il lancio.

L’appuntamento con la storia, l’inizio della missione “Demo 2”, è stato quindi rimandato a oggi, 30 maggio, quando in Italia saranno le 21:22 (è possibile seguire l’evento in diretta da qui). Per la prima volta, una compagnia privata trasporterà due astronauti americani sulla Stazione Spaziale Internazionale. Si tratta di Bob Behnken e Doug Hurley, veterani dell’esplorazione che hanno volato nello spazio proprio con gli shuttle. Avranno il compito di testare tutta la strumentazione della Dragon, la navetta realizzata dalla compagnia di Elon Musk, per la sua certificazione finale al volo umano.

I due astronauti resteranno in orbita per un periodo che va dai 30 ai 119 giorni, in base allo stato dei pannelli solari e alla preparazione della missione successiva, che partirà sempre grazie a SpaceX (e che la Nasa presume essere a fine agosto). Di seguito, le fasi salienti del lancio, che vedrà la partenza di un equipaggio americano, dal suolo americano a bordo di un razzo e capsula americana (slogan molto caro agli Stati Uniti).

La preparazione

I due astronauti si sono addestrati per diversi mesi, sia per prepararsi ai compiti che dovranno svolgere sulla Iss, tra cui probabilmente anche una passeggiata spaziale, sia con gli innovativi sistemi di controllo della Dragon. La nuova capsula di SpaceX, infatti, si differenzia molto dalle navicelle usate in passato, con miriadi di pulsanti e leve. Tutta la Dragon viene controllata attraverso i maxi schermi touch posizionati davanti ai sedili dell’equipaggio. SpaceX ha addirittura rilasciato un simulatore per rendere l’idea di come verranno effettuate le manovre di avvicinamento. Potete ingannare l’attesa fino al momento della partenza giocando al simulatore che trovate qui.

Il 13 maggio per Behnek e Hurley è iniziato ufficialmente il periodo della quarantena anche se, causa coronavirus, è già da diverso tempo che alla Nasa hanno adottato misure di sicurezza per evitare di diffondere il contagio. I due astronauti sono rimasti nelle loro case a Houston, in Texas, fino al 20 maggio, giorno in cui un aereo li ha portati in Florida per completare gli ultimi preparativi.

L’attesa fino alla partenza

A 5 ore dal lancio i due astronauti consumeranno il loro ultimo pasto terrestre comodamente seduti a un tavolo. Per le successive settimane, mangeranno svolazzando per la Stazione spaziale.

Dopo mezz’ora si analizzerà il meteo, per decidere se le condizioni permetteranno il lift-off. Il maggiore problema è rappresentato dai forti venti della Florida. In caso di intoppi, Nasa e SpaceX ritenteranno domani, 31 maggio.

La vestizione di Behnek e Hurley inizierà a quattro ore dalla partenza, quando i due indosseranno le innovative tute progettate dalla stessa società di Musk. Gli abiti spaziali sono frutto non solo di attenti studi tecnici, ma anche di design: come per le Sokol, utilizzate per viaggiare con le capsule russe Soyuz, le tute di SpaceX sono pressurizzate, ma con un unico aggancio situato in una tasca sulla gamba, per permettere la sopravvivenza anche in caso di perdite all’interno della navicella.

 

Gli astronauti americani arriveranno allo storico pad 39A del Kennedy Space Center circa tre ore prima dell’accensione dei motori del Falcon 9. Il viaggio sarà offerto dall’altra società più importante di Musk, la Tesla, la casa automobilistica che produce vetture elettriche. È stato pensionato quindi anche lo storico Astrovan per una più futuristica Model X bianca.

Raggiunta la base del pad, gli astronauti saliranno la torre e percorreranno il lungo corridoio, anch’esso completamente rinnovato, che li porterà fino al portellone di accesso alla Dragon. Saranno assicurati ai loro sedili quando il timer segnerà T-1 ora e 50 minuti. A quel punto il portellone sarà chiuso.

Per garantire una maggiore sicurezza dell’equipaggio, a T-38 minuti verrà armato il Launch Escape System e solo 180 secondi dopo avrà inizio il rifornimento del Falcon 9. In questo modo, se dovessero insorgere problemi durante la procedura, la Dragon potrebbe accendere i suoi 8 motori SuperDraco e portare immediatamente gli astronauti lontano dalla zona di pericolo.

A 45 secondi dalla partenza, il direttore di lancio di SpaceX chiamerà il “Go for launch”, indicando che tutto è pronto per il decollo. I nove motori Merlin si accenderanno a tre secondi dallo zero, per arrivare a regime e sprigionare tutta la loro potenza. Quando il timer segnerà lo zero, il Falcon 9 inizierà la sua ascesa.

Per 11 minuti, gli astronauti continueranno a salire, raggiungendo l’orbita e iniziando il loro viaggio verso la base orbitante.

A differenza dei lanci con le Soyuz, durante i quali l’unica missione è portare gli astronauti in orbita, SpaceX ha un obbiettivo secondario: recuperare il primo stadio del Falcon 9.

Attualmente l’azienda di Musk è l’unica in grado di portare carichi nello spazio e far atterrare in autonomia il primo stadio dei suoi razzi. Anche durante questa missione, il Falcon 9 tenterà il rientro su una piattaforma in mezzo al mare, chiamata Of Course I Still Love You e posizionata a circa 510 chilometri dalle coste di Cape Canaveral.

Il razzo SpaceX Falcon 9 sulla piattaforma del Kennedy Space Center di Cape Canaveral in Florida (Joe Raedle/Getty Images)

Il viaggio della Dragon

Una volta arrivata in orbita e sganciata dal secondo stadio, la Dragon inizierà il suo viaggio in solitaria verso la Iss, un viaggio che durerà circa 19 ore. Siccome si tratta ancora di un volo dimostrativo, l’equipaggio dovrà effettuare diversi controlli sui sistemi di navigazione. A 150 metri dalla Iss, Behnek e Hurley assumeranno il controllo manuale della capsula, per testarne gli innovativi comandi. Il controllo manuale servirà per simulare un’avaria alla “guida autonoma” della capsula, senza però eseguire il docking finale, che tornerà a essere affidato al pilota automatico.

Un altro elemento fondamentale che verrà collaudato sarà la toilette. Sì, la Dragon ha anche un bagno. SpaceX è già in contatto con diverse aziende per portare nello spazio dei turisti, che non attraccheranno alla Iss, ma orbiteranno a un’altezza maggiore per circa 5 giorni. È quindi essenziale garantire che chi viaggerà con la capsula di SpaceX, possa utilizzare dei servizi igienici che funzionino adeguatamente.

Behnek e Hurley scopriranno nei giorni successivi al lancio quanto dovranno rimanere nello spazio. Questo dipenderà da come si comporterà la struttura della navicella, ma anche dallo stato dei lavori della Dragon che servirà per la missione successiva, la “Crew-1”, che porterà sulla Iss ben quattro astronauti (su sette di capienza massima).+

Il rientro

A differenza dalla Soyuz o della Cst-100 Starliner di Boeing, la Dragon è progettata per rientrare in mare, come avveniva per le capsule Apollo. SpaceX ha testato a lungo questa procedura grazie agli otto anni di esperienza con le Cargo Dragon, che portavano rifornimenti sulla Iss durante le missioni Commercial Resupply Services, rientrando poi al largo della California

La versione crew della Dragon effettuerà una manovra molto simile, però l’ammaraggio avverrà difronte le coste della Florida.

Una volta sganciata dalla Stazione Spaziale Internazionale, la capsula di SpaceX inizierà le manovre di allontanamento e rientro. Prima di impattare contro l’atmosfera però, verrà sganciato il trunk, la sezione con i pannelli solari, liberano lo scudo termico.

Una volta rientrata in atmosfera, la capsula sfrutterà i suoi sei paracadute. Inizialmente se ne apriranno due, denominati drag parachute, che ridurranno di molto la velocità di caduta, quindi si apriranno i quattro principali. L’azienda di Musk ha eseguito con successo 27 test su queste componenti, realizzate in Zylon, un materiale molto più resistente del nylon.

Nella flotta di SpaceX sono presenti due navi, modificate in modo da recuperare la capsula al rientro. Sono anche dotate di un pad per elicotteri, utilizzato per trasportare gli astronauti nell’ospedale più vicino in caso di emergenza.

Grazie a questo lancio, avrà ufficialmente inizio l’era dell’esplorazione spaziale partecipata da aziende private. Un traguardo fondamentale in ambito economico e geopolitico.

SpaceEconomy 27 Maggio, 2020 @ 8:30

Musk fa da Uber alla Nasa, da oggi parte una nuova corsa allo spazio

di Paolo Mossetti

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Il razzo SpaceX Falcon 9 sulla piattaforma del Kennedy Space Center di Cape Canaveral in Florida (Joe Raedle/Getty Images)

Stasera, quando in Italia saranno le 22:33, insieme al razzo Falcon 9 che partirà da Cape Canaveral con in cima la navicella Dragon-2 ci saranno diverse cose in ballo: le ambizioni degli Stati Uniti di rilanciare la propria potenza egemonica, la sfida di un miliardario eccentrico, una possibile storia entusiasmante per sollevarci dall’ansia della pandemia e la speranza in una nuova era di viaggi nello spazio, in cui le compagnie private trasportano gli umani verso l’orbita terrestre bassa e oltre.

La missione, per la quale la Nasa ha lanciato l’hashtag #LaunchAmerica, avrà per protagonista la società SpaceX di Elon Musk, che ha progettato entrambi i velivoli. Sarà il primo volo con equipaggio di una navetta progettata e gestita da un’azienda privata attraverso una partnership col pubblico. A bordo della navicella ci saranno  due piloti statunitensi. Doug Hurley e Bob Behnken, che verranno trasportati verso la Stazione spaziale internazionale. SpaceX fa regolarmente da cargo verso la Iss, ma questa sarà la prima volta – dopo sei anni di sviluppo e test – con uomini in carne ed ossa. Ennesima pietra miliare: il primo lancio di questo tipo dagli Stati Uniti dopo il ritiro dello Shuttle, nel luglio 2011.

Sempre che andrà tutto bene, s’intende. Le conseguenze di un fallimento sarebbero altrettanto storiche, sia per la Nasa che per il suo contractor – una startup fondata da Musk 18 anni fa che per ottenere questa prestigiosa commessa dal valore di 3,1 miliardi di dollari ha dovuto battere la concorrenza agguerritissima di Boeing. Che nel frattempo ha ricevuto dalla Nasa altri 4,8 miliardi di dollari per continuare a sviluppare la sua navicella; non c’è monogamia nel progetto, e la Nasa potrebbe scegliere un altro vettore quando più le converrà.

CAPE CANAVERAL, FLORIDA – MAY 26: Fotografi in attesa del lancio dello SpaceX Falcon 9 dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, Florida (Joe Raedle/Getty Images)

Perché le ambizioni dell’agenzia spaziale americana vanno ben al di là di oggi: innanzitutto, la Nasa vuole dimostrare che il modello commerciale funziona anche per le missioni più rischiose, e dare nuova linfa all’idea di un ritorno dell’Uomo sulla Luna o persino di una stazione lunare. Facendo così contento il presidente Donald Trump, che vorrebbe rimettere piede sul satellite entro il 2024. In secondo luogo, c’è l’intenzione di spezzare la dipendenza dai razzi e navicelle russe come le Soyuz, alla quale sono stati affidati tutti i lanci con equipaggio Nasa dopo il pensionamento degli Space Shuttle. C’è dunque anche la geopolitica della nuova Guerra fredda in questa storia, e all’evento parteciperanno sia Trump che il vicepresidente Mike Pence.

Per quanto riguarda Elon Musk, questo è un primo passo per andare anche ben oltre la stazione spaziale: entro il 2023 è in programma un viaggio attorno alla Luna, e nel 2026 un altro attorno a Marte (se non addirittura su Marte). SpaceX è sicura che c’è un mercato di milionari che potrebbero in un futuro prossimo diventare clienti abituali del Drago, e la società ha già venduto quattro posti a passeggeri che faranno un giro intorno alla Terra l’anno prossimo. C’è anche il piano di inviare clienti in una stazione spaziale di nome Axiom, sviluppata da una società commerciale. E diverse voci parlano di un ambizioso progetto, per ora ancora sulla carta, che vede coinvolti Nasa, SpaceX e Tom Cruise per la realizzazione del primo film in orbita.

Se dunque alcuni aspetti del lancio di oggi sembrano quelli classici, il ruolo di SpaceX è un elemento di novità importante rispetto ai modi in cui la Nasa ha inviato storicamente i suoi astronauti nello spazio: il programma Commercial Crew consiste nel fatto che l’agenzia spaziale pagherà il biglietto per salire a bordo di veicoli costruiti e gestiti da privati, accettando di fare la parte del cliente di una sorta di “Uber dello spazio” gestita da Musk o da altri imprenditori privati. Parliamo di un mondo sul quale si stanno gettando nel frattempo altri magnati come Jeff Bezos (Blue Origin) oppure Richard Branson (Virgin Galactic), che vogliono la loro parte da protagonisti nell’avventura fantascientifica.

Per il momento però le fortune della Nasa sono legate soprattutto a quelle di Musk, un personaggio controverso e imprevedibile, padre da poco per la sesta volta che ha conquistato le pagine dei giornali nelle ultime settimane definendo la quarantena obbligatoria per il coronavirus come “fascista” e ha riaperto gli impianti Tesla in California andando contro le autorità sanitarie locali. Uno che associa formidabili intuizioni e pasticci: se SpaceX ha già sconquassato il settore aerospazio con la sua strategia taglia-costi a base di razzi “riutilizzabili”, una delle sue capsule per passeggeri è esplosa in volo durante un test nell’aprile dell’anno scorso, e in un altro test un paracadute decise di non aprirsi. Per fortuna non c’era nessuno a bordo.

Il programma Commercial Crew, con cui la Nasa sta di fatto esternalizzando i suoi servizi tradizionali, costerà tra i 20 e i 30 miliardi di dollari in meno del programma Constellation, voluto e poi abbandonato dall’amministrazione Obama più di dieci anni fa. Ma la scelta di ricorrere al know-how della Silicon Valley avrà un costo simbolico non indifferente. Se i contractor privati hanno sempre costruito velivoli spaziali per la Nasa, la differenza adesso sta nella proprietà della navicella, nel logo di SpaceX che sovrasta quello della Nasa, e nel fatto che saranno dipendenti di Musk a dare l’Ok per la partenza. Il bando è stato gestito da istituzioni pubbliche, ma la pubblicità sarà della startup.

I sostenitori del progetto tuttavia vedono il lancio di SpaceX come un passo in avanti per aprire lo spazio a nazioni che altrimenti non potrebbero permetterselo. Chi non avrà i mezzi per produrre le proprie navicelle e razzi potrà pagarsi un viaggio con la società di Musk o con i futuri vettori Boeing, bypassando del tutto la Nasa (anche se per ora nessuno si è fatto avanti). Senza contare che SpaceX punta a un universo di pendolari fatto da ricercatori, ingegneri e scienziati che potranno fare avanti e indietro tra la Terra e le future stazioni spaziali.

Commercial Crew potrebbe rappresentare un punto di svolta anche per quanto riguarda il turismo spaziale, anche se per un bel po’ di tempo saranno soltanto gli ultraricchi a potersi permettere un viaggio verso la Iss o una sosta nelle future stazioni spaziali. Tuttavia, secondo alcuni esperti, la traiettoria del segmento potrebbe seguire quella delle compagnie aeree terrestri, con una progressiva democratizzazione dovuta alle economie di scala che abbattono i costi per il singolo biglietto.

Questo però vorrebbe dire sottrarre alla Russia le somme generose che la Nasa paga per inviare il suo equipaggio nello spazio: circa 86 milioni di dollari per astronauta, sfruttando la base in Kazakistan. Se grazie a SpaceX e Boeing la Nasa dovesse conquistare una maggiore autonomia logistica, e ricominciare a lanciare razzi dalla Florida, la collaborazione tecnologica tra due Paesi già affetti da un rapporto a dir poco complicato potrebbe diradarsi, e le tensioni già presenti con Mosca potrebbero acuirsi. Secondo  Teasel Muir-Harmony, uno storico del National Air and Space Museum intervistato da Politico, molte persone associano la fine del programma Shuttle al tramonto della Nasa tout-court: in termini di percezione popolare, un altro tassello del declino a stelle e a strisce.

Il volo di oggi potrebbe e vorrebbe essere, insomma, un altro capitolo del tentativo di ribaltare questa storia, e di orchestrare la deglobalizzazione americana sotto l’insegna dell’America first, e del ripensamento trumpiano delle catene del valore. Ripristinando la capacità dell’America di far decollare i propri astronauti, la missione SpaceX potrebbe offrire un opportunità per questi orizzonti di gloria, nonché un momento di coesione nazionale per un Paese che ha trascorso mesi isolato e diviso in una crisi sanitaria senza precedenti. Il merito però se lo prenderà l’iniziativa privata, anche se i soldi ce li metterà lo Stato.

SpaceEconomy 19 Giugno, 2019 @ 10:13

Business spaziale, un viaggio da 1.100 miliardi

di Emilio Cozzi

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Crew Dragon di SpaceX

Articolo tratto dal numero di giugno 2019 di Forbes Italia. Abbonati. 

“È l’alba di una nuova era per il volo spaziale umano”, ha twittato Anne McClain il 3 marzo, poco dopo l’attracco della Crew Dragon di SpaceX alla Stazione spaziale internazionale (Iss), dove attualmente McClain risiede e dove rimarrà fino a giugno. Quelle dell’astronauta americana sono parole pesanti, ma che trovano piena conferma nella missione dimostrativa (Demo-1) della capsula realizzata da SpaceX. Lanciata dalla storica rampa 39A del Kennedy space center in Florida, la stessa da cui partirono Neil Armstrong e l’Apollo 11 diretti sulla Luna, la navetta della compagnia di Elon Musk ha effettuato un “aggancio morbido” alla Iss quando in Italia erano le 11:51, dopo 27 ore di viaggio. Scaricato il manichino in tuta spaziale Ripley, battezzato così in onore al personaggio interpretato da Sigourney Weaver in Alien, già a luglio Crew Dragon verrà rimessa in orbita per testare il trasporto umano, interrompendo il monopolio della Soyuz russa, dal 2011 l’unico mezzo in grado di trasportare l’uomo fuori dall’atmosfera terrestre. Lo stesso farà il CST-100 Starliner della Boeing, in una missione attualmente fissata ad agosto e con tre astronauti a bordo per 13 giorni.

Tornando alle parole di McClain, oltre che per la missione in sé, il volo della Crew Dragon è epocale per quello che rappresenta: un successo privato in un ambito spaziale, il volo umano, finora di esclusivo appannaggio degli enti governativi. Una svolta significativa che solo pochi giorni prima aveva trovato una prova ulteriore: Virgin Galactic, la compagnia dell’altro nuovo protagonista della space industry, Richard Branson, festeggiava il successo del volo suborbitale della sua SpaceShipTwo Vss unity. Detto altrimenti e parafrasando il tweet di McLain: non solo è iniziata una nuova era del volo umano nello spazio, ma si è ufficialmente riaperta la caccia al tesoro cosmico.

Un tesoro, quello della space economy, che oggi vale 383 miliardi di dollari a livello globale e che Morgan Stanley Research stima possa lievitare fino a 1.100 miliardi entro il 2040. Nel suo rapporto Investment Implications of the final frontier, la banca d’affari americana individua gli stimoli principali della crescita nella diminuzione dei costi di lancio – che renderà lo spazio accessibile ad attori e per motivi diversi -, nei progressi tecnologici (interessi commerciali compresi) e nel rinnovato entusiasmo del settore pubblico.

Le implicazioni per gli investimenti consentiti da un accesso più economico al cosmo saranno significative, con grosse opportunità in settori come la banda larga satellitare, la consegna dei prodotti ad alta velocità, i big data e i viaggi nello spazio umano, anche a scopo commerciale. Lo confermava già nel 2013 il Piano strategico Space Economy del Ministero dello sviluppo economico italiano, rivelando che sebbene il mercato istituzionale continui a costituire l’elemento di traino dell’economia dello spazio, la crescita del settore “è tutta concentrata sul versante delle attività commerciali”.

Allora il valore complessivo della space economy era di 280 miliardi di euro, “di cui tre quarti espressione di attività commerciali e la restante parte derivante dal budget di spesa pubblica, distribuita fra Stati Uniti – con una leggera prevalenza, ndr – e resto del mondo”. Che oggi significa Europa, certo, ma soprattutto Cina, come dimostrato dalla prima missione sul lato nascosto della Luna, la Chang’e-4: da una parte, la romantica conquista di un obiettivo mai raggiunto né dall’Unione Sovietica né dalla Nasa. Dall’altra una dichiarazione strategica: schermato dall’inquinamento elettromagnetico della Terra, il lato lunare nascosto permette osservazioni dello spazio profondo nelle lunghezze d’onda radio a bassa frequenza. È il primo traguardo importante di una nuova corsa spaziale per garantirsi il controllo delle tecnologie più promettenti del futuro prossimo, peraltro inaugurata il 7 dicembre scorso nel pieno di una diatriba fra Stati Uniti e Cina sulle telecomunicazioni e le tecnologie digitali.

Non è un caso che il rapporto di Morgan Stanley indichi nell’accesso internet a banda larga via satellite la fonte delle opportunità d’investimento più significative a breve e medio termine. Il documento stima che la banda larga satellitare rappresenterà il 50% della crescita prevista dell’economia spaziale nei prossimi vent’anni. Addirittura il 70% nell’ipotesi più ottimistica.

“La domanda di dati sta crescendo in maniera esponenziale”, ha spiegato Adam Jonas, analista azionario di Morgan Stanley, “mentre il costo di accesso allo spazio, e per estensione dei dati stessi, è in rapido calo. Riteniamo che la maggiore opportunità derivi dalla fornitura di accesso alla rete in zone del mondo poco o per nulla servite. Contestualmente aumenterà anche la domanda di larghezza di banda generata dalla diffusione di auto autonome, internet delle cose, intelligenza artificiale, realtà virtuale e video”. Detto altrimenti, un eldorado oltre l’atmosfera terrestre. I cui primi conquistatori sono già in viaggio. Dalla Iss, Anne McClain li ha visti arrivare.

SpaceEconomy 16 Maggio, 2019 @ 11:41

Elon Musk porta internet nello spazio con SpaceX

di Simona Politini

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SpaceX lancerà i suoi primi 60 satelliti Starlink per fornire internet dallo spazio

SpaceX lancerà in orbita 60 satelliti Starlink. Obiettivo del ceo Elon Musk: creare una “megacostellazione” di satelliti che forniranno internet a banda larga a livello globale.

 

SpaceX, nuovi dettagli sui 60 satelliti Starlink in partenza questa notte

L’operazione Starlink, a causa dei forti venti, è stata rimandata alla notte italiana di domani, attorno alle ore 4.00, e per rendere tutti partecipi dell’evento SpaceX fornirà un live streaming sulla home page del webcast. SpaceX generalmente inizia lo streaming circa 15 minuti prima del lancio. La stessa pagina riporta l’orario preciso dello streaming per ammirare in prima fila il grande lancio.

I primi 60 satelliti, ognuno del peso di 227 kg, saranno lanciati dalla Florida a un’altitudine di circa 270 miglia (440 chilometri) al di sopra della Terra e, se tutto procederà senza intoppi, si sposteranno dolcemente verso un’orbita di circa 340 miglia (550 chilometri). Questo sarà il lancio più pesante effettuato dalla società fino ad oggi per il razzo Falcon 9.

 

SpaceX lancerà 60 satelliti per internet nello spazio, ma Musk è scettico sul risultato della missione

Musk, cercando di moderare le aspettative di questo primo e storico dispiegamento di satelliti, ha affermato:  “Ci sono un sacco di nuove tecnologie, quindi è possibile che alcuni di questi satelliti non funzionino”. Questi primi 60 satelliti sono un test e forniranno una dimostrazione delle capacità future di Starlink. Nei prossimi mesi sono programmati altri sei lanci aggiuntivi con carichi di dimensioni simili. Questi lanci porteranno la costellazione ad una capacità “operativa” iniziale.