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Così Plastic Free affianca le aziende nella transizione sostenibile

Articolo apparso sul numero di ottobre 2023 di Forbes Italia. Abbonati!

Quasi cinquemila eventi realizzati, per oltre tre milioni di chili di rifiuti rimossi e 200mila studenti coinvolti. Sono alcuni dei numeri che danno l’idea dell’attività di Plastic Free, associazione di volontariato fondata nel 2019 per informare e sensibilizzare sulla pericolosità dell’inquinamento da plastica. Nata come realtà digitale, con la sua rete ha raggiunto milioni di utenti. Oggi, con più di 1.000 referenti e migliaia di volontari solo in Italia, si propone come la più importante associazione attiva su questa tematica. Basta un numero per rendersi conto di come la situazione sia insostenibile: ogni anno oltre 12 milioni di tonnellate di plastica finiscono in natura.

Presidente e fondatore di Plastic Free è Luca De Gaetano, imprenditore e autore del libro Business Reaction, diventato bestseller su Amazon, appassionato di comunicazione e marketing digitale, ma anche amante del pianeta e degli animali, che ha ideato e sviluppato l’associazione come contributo al miglioramento della qualità di vita della Terra. Che non significa un passo indietro nello sviluppo e nella crescita della società, ma un passo avanti.

Com’è nata l’idea di Plastic Free?

Dalla semplice osservazione di ciò che ci circonda e della quantità di plastica che troviamo ormai ovunque. Sono originario di Termoli e ogni volta che arrivava una mareggiata la spiaggia si riempiva di rifiuti di plastica. Ho anche visto che in Italia purtroppo non c’era grande attenzione a questo problema. Così ho iniziato a promuovere la comunicazione sui pericoli dell’inquinamento da plastica, tramite i social. Nel giro di pochissimo tempo i contenuti sono diventati molto popolari: ho raggiunto 150 milioni di utenti in sei mesi. Così ho deciso di dare vita all’associazione.

Com’è avvenuta la crescita di Plastic Free?

All’inizio il target era composto da persone tra i 25 e i 40 anni, ma, grazie all’attività di formazione e di sensibilizzazione condotta con oltre duemila incontri nelle scuole, abbiamo raggiunto anche i più giovani, compresi i bambini delle elementari. Cerchiamo di renderli coscienti che il futuro del pianeta è nelle loro mani. Lo stesso facciamo con gli over 40. L’obiettivo è far riflettere, ma anche mobilitare quante più persone possibile con i nostri appuntamenti di pulizia ambientale, arrivati a 200 al mese.

A che punto siamo con la riduzione della plastica nei consumi?

È un percorso appena avviato. All’inizio abbiamo cercato di dare una scossa alla massa, che ora è più attenta, ma ancora si muove poco. Su una scala da uno a 100, direi che siamo a cinque, per cui non bisogna fermarsi. Il consumo di plastica continua a crescere, soprattutto in Africa, e dobbiamo riuscire a incidere di più per un deciso cambio di rotta.

Un corretto smaltimento forse non basta. Esiste una strategia per combattere la proliferazione delle plastiche?

La plastica ha il vantaggio di essere conveniente e questo porta a un aumento della produzione, complice la diffusione del monouso, cresciuta ulteriormente durante la pandemia. Il riciclo non è sufficiente, se si pensa che incide sul 23% della plastica, mentre il resto finisce in inceneritori, in discarica e, molto spesso, nell’ambiente. È necessario ridurre la produzione, cominciando dai settori in cui è già possibile, attraverso scelte sostenibili. Per questo affianchiamo le imprese e le supportiamo, mettendo in atto iniziative che vanno dalla pulizia ambientale alla sensibilizzazione dei dipendenti. Distribuiamo anche un bollino EcoEvent per manifestazioni plastic free. La plastica è un problema per gli animali: oltre 100mila mammiferi, un milione di uccelli marini e 40mila tartarughe marine muoiono ogni anno dopo averla ingerita. E ha un impatto diretto anche sull’uomo, come dimostrano le ricerche che hanno portato al ritrovamento di microplastiche anche nel sangue o nella placenta.

Che cosa possono fare le aziende per sostenervi?

Le aziende sono chiamate a essere più sostenibili, e non solo per il rispetto delle direttive comunitarie. Possono diventare sponsor di realtà come la nostra, per gli appuntamenti di pulizia ambientale, per i purificatori d’acqua da donare alle scuole o per il salvataggio delle tartarughe marine. Possono promuovere attività di team building con i dipendenti, che cerchiamo di sensibilizzare anche attraverso webinar. Da tempo stringiamo anche accordi di cooperazione con le istituzioni, per facilitare le nostre attività sul territorio. Sarà un percorso lungo, ma, grazie a tutti coloro che ci supportano, siamo certi di poter fare sempre di più. 

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