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Business 25 giugno, 2019 @ 11:00

Energie rinnovabili, una scelta obbligata anche per le aziende

di Forbes.it

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(shutterstock)

Il mondo è sempre più green. Per la prima volta negli Stati Uniti la capacità di generare energia elettrica da fonti rinnovabili ha superato la capacità di generare energia dal carbone. A rivelarlo i dati pubblicati dalla Federal Energy Regulatory Commission (FERC). L’ultimo rapporto mensile di FERC sull’aggiornamento dell’infrastruttura energetica (con dati fino al 30 aprile 2019), infatti, mostra come la quota relativa alla capacità di generare energia delle rinnovabili abbia raggiunto il 21,56%, mentre la quota del carbone è scesa al 21,55% (in calo rispetto al 23,04% di un anno fa). Un distacco quasi impercettibile che però delinea uno scenario molto
più ampio: a discapito dell’insensibilità più volte mostrata da Trump sulle politiche energetiche americane, questi numeri dimostrano come la tutela dell’ambiente sia ormai una priorità condivisa a livello planetario.

Rinnovabili: ok dall’UE al Decreto Rinnovabili, al via il piano di aiuti da 5,4 miliardi di euro

Anche l’Italia punta ad abbassare drasticamente i livelli di CO2 e, per permettere al Paese di raggiungere i suoi obiettivi, la Commissione Europea ha approvato il Decreto Rinnovabili dando il via libera a un piano di aiuti dal valore complessivo di 5,4 miliardi per sostenere la produzione di elettricità da fonti rinnovabili, come l’energia eolica, solare fotovoltaica, idroelettrica e gas di scarico. Il piano, ha commentato la commissaria Margrethe Vestager, responsabile della Politica di concorrenza, "è in linea con gli obiettivi Ue per l’ambiente e le regole europee sugli aiuti di Stato.

Le energie rinnovabili conquistano le aziende

Le aziende, dunque, non possono più far finta di nulla difronte alla mobilitazione globale scatenata dai continui campanelli dall’allarme lanciati dalla natura come conseguenza dei cambiamenti climatici. Così, per questioni di filosofia aziendale, in qualche caso di marketing, ma in modo crescente per soddisfare le richieste sempre più stringenti dei fondi di investimento che devono seguire determinate politiche sul rispetto dell’ambiente, stipulano contratti di lungo periodo per la fornitura di energia elettrica e gas prodotta da fonti di energia alternative.

Energia a prezzo fisso o energia a prezzo indicizzato?

Il mercato libero dell’energia però, oltre a proporre diversi tipi di fonti energetiche green (e non) tra le quali scegliere, pone un altro interrogativo: meglio scegliere un’offerta a prezzo fisso o variabile, detta a prezzo indicizzato? Sostanzialmente le tariffe a prezzo fisso prevedono un prezzo della materia prima costante per un periodo di tempo definito, che in genere oscilla tra i 12 e i 24 mesi, il prezzo della luce o del gas sarà dunque sempre lo stesso per tutta la durata dell’offerta. Viceversa, le tariffe a prezzo indicizzato prevedono un prezzo luce e gas che cambia durante il corso del tempo a seconda delle variazioni del mercato all’ingrosso. Sebbene ci sia un margine di rischio dovuto all’assenza di un prezzo garantito costante, le tariffe per l’approvvigionamento energetico a prezzo variabile
permettono di godere di eventuali abbassamenti del prezzo della luce e del gas.

In questo contesto, More Life Energy, azienda fornitrice di energia e gas specializzata nel segmento b2b, ha voluto dare ai propri clienti l’opportunità di poter scegliere dal punto di vista contrattuale, nel corso della fornitura, l’opzione del prezzo più favorevole sia per quanto riguarda l’energia che per il gas. Ciò significa non solo prezzo fisso sulle diverse categorie di fasce, ma anche un prezzo che
mensilmente si adegua alle migliori condizioni di mercato. Tale scelta è stata dettata dal principio che More Life Energy vuole rappresentare per tutte le aziende sue clienti una forma di garanzia nel risparmio e nel trovare la soluzione vincente a soddisfare i fabbisogni e le esigenze del proprio cliente. Ai clienti che si orienteranno verso la fornitura di energia prodotta da fonti rinnovabili, More Life Energy rilascia un Certificato di Garanzia di Origine (GO) che attesta la natura rinnovabile di quelle fonti e che quindi qualifica i produttori e gli utilizzatori di energia verde.

Business 12 giugno, 2019 @ 1:00

A Chanel piace green: l’investimento che vuole rivoluzionare il tessile

di Roberta Maddalena

Staff writer, Forbes.it

Scrivo di moda e tutto ciò che le gravita attorno.Leggi di più dell'autore
Nata in Sicilia, si trasferisce a Milano per studiare giurisprudenza ma soprattutto per inseguire la sua più grande passione: la scrittura. In precedenza ha collaborato con il quotidiano di Class editori MFFashion occupandosi di moda e finanza. Appassionata di romanzi gialli, musica jazz e cinema. chiudi
modelle sfilata
Chanel Cruise Collection 2019/20

Le sostanze chimiche, almeno nel tessile (che è il settore con il più alto tasso di utilizzo insieme al beauty) potrebbero presto avere i giorni contati. E l’ultima maison del lusso a darne conferma è Chanel che ha deciso di assumere una quota di minoranza della società americana Evolved By Nature con l’obiettivo di sostituire gli additivi sintetici, notoriamente dannosi per l’ambiente, con un nuovo tipo di seta.

La società, fondata sei anni fa a Boston dal chimico Gregory Altman e dall’ingegnere biomedico Rebecca Lacouture, è nota infatti per aver creato Activated Silk, una tecnologia rigenerativa ricavata da bozzoli di bachi da seta scartati, che come una sorta di seta “liquida” si dissolve in acqua e si abbina con facilità ad altri materiali incoraggiando metodi produttivi sostenibili (dal 2013 Evolved By Nature ha brevettato dozzine di combinazioni molecolari della proteina di seta naturale).

Come ha dichiarato in una nota l’azienda di Boston, questo nuovo finanziamento, la cui entità è ancora top secret, servirà proprio per “esplorare materiali innovativi, miglioramenti meccanici e ottici di diversi tessuti”. E la cosiddetta green chemistry applicata al tessile ne guadagnerà sicuramente.

E si tratta anche di un bel passo avanti per la casa di moda parigina, nota per aver sempre fatto uso di materie prime controverse come pellicce o pelli di rettili esotici, che però negli ultimi tempi è diventata protagonista di una virata green con una serie di iniziative ad hoc. Il 2018 è stato infatti un anno particolarmente impegnativo per il marchio francese che ha pubblicato per la prima volta un rapporto sui suoi sforzi ambientali, vietando l’uso di pelli esotiche, e attraverso la sua società Chanel Parfums Beauté ha acquisito una quota della start up finlandese Sulapac, impegnata nello sviluppo di un nuovo materiale riciclabile in ambiente industriale e totalmente biodegradabile nell’ambiente marino, per combattere l’inquinamento della plastica.