Le città sono destinate a ospitare il 70% della popolazione mondiale. Una concentrazione esplosiva che può renderle invivibili, come in parte già accade in alcune parti del mondo. Come prevenire e contrastare, per esempio, il crimine urbano, i cui dati sono in crescita vertiginosa? Non basta militarizzare le città. Bisogna agire con criteri di intelligence, e quindi ci vogliono informazioni. Tantissime, possibilmente infallibili. Per questo Giacomo Salvanelli (insieme a Samuel Piatanesi e Luca Ruschioni) ha lanciato Mine Crime, un osservatorio digitale sulla sicurezza. Analisi dei dati sulla criminalità urbana.
“Questo progetto si inserisce in una politica di gestione degli spazi pubblici in costante evoluzione”, dice Salvanelli. “Alla fine del primo trimestre del 2023, le Nazioni unite hanno aggiornato il report sulle evoluzioni dei contesti urbani. Un dato fornito l’anno prima – entro il 2050 più del 70% della popolazione mondiale vivrà in città – ci pone di fronte a due grandi questioni: da un lato la crescita repentina nel numero di persone che vivranno nei grandi centri, dall’altro la velocità con cui le forze dell’ordine aumenteranno. C’è un equilibrio o no? Perché se le persone aumentano molto più velocemente delle forze dell’ordine, ciascun membro delle forze dell’ordine si troverà a monitorare sempre più persone. Questo crea un’esigenza: monitorare gli spazi pubblici e promuovere un ruolo più attivo dei cittadini, delle aziende, delle università, dei centri di ricerca, che dovranno collaborare, attraverso un flusso dati, un passaggio di informazioni integrabili e utilizzabili, all’ottimizzazione dei processi di gestione”.
Di che tipo di sicurezza stiamo parlando? Sicurezza dei cittadini, delle infrastrutture?
Il problema sicurezza si pone ovunque, sia nel mondo digitale che in quello fisico. Il tema è cruciale non solo per il singolo, ma anche per le amministrazioni pubbliche. Non a caso l’osservatorio del Politecnico di Milano indica proprio la sicurezza come una delle prime tre priorità dell’amministrazione pubblica per i prossimi 20 anni, assieme a turismo e mobilità. La sicurezza è decisiva perché i rischi riguardano non solo la vita quotidiana di ognuno, ma anche il corretto funzionamento delle infrastrutture, dei mezzi.
Come si può incrementare la sicurezza delle città grazie ai dati?
Il ministero dell’Interno, nel report di aggiornamento sull’andamento della criminalità nelle nostre città, pubblicato a maggio 2023, afferma che il tasso di denuncia dei reati in Italia è del 43,8%. Vuol dire che il 56,2% non viene denunciato. Parliamo di scippi, aggressioni, furti o anche crimini violenti. Considerato che in Italia oggi ci sono più di 1.200 piattaforme digitali, alcune più istituzionali di altre, dove i cittadini condividono informazioni e dati su fenomeni di degrado urbano, possiamo affermare che in un anno si verificano circa 2,1 milioni di episodi. Il che vuol dire in media circa cinque segnalazioni ogni minuto. Ci sono registri digitali che non parlano tra loro: banche dati, gruppi social network istituzionali e qualificati come forum o blog. Quindi è impossibile creare un sistema unico di raccolta, censimento e analisi di questi dati.



