Daniel Ek, fondatore e ceo Spotify
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Spotify licenzia il 17% dei dipendenti. Il ceo Daniel Ek: “Serve un riorientamento strategico”

Spotify licenzierà il 17% del suo personale mondiale. Ad annunciarlo è lo stesso ceo Daniel Ek in una lettera condivisa sul sito ufficiale della società. “Per allineare Spotify ai nostri obiettivi futuri e assicurarci di avere le dimensioni giuste per le sfide future, ho preso la difficile decisione di ridurre il nostro organico totale di circa il 17% in tutta l’azienda. Riconosco che ciò avrà un impatto su un numero di individui che hanno dato un contributo prezioso. Per essere sinceri, molte persone intelligenti, talentuose e laboriose ci lasceranno”, scrive Ek.

Arrivata in un periodo storico molto complesso, segnato da un “rallentamento dell’economia”, la decisione comunque arriva in un periodo abbastanza florido in termini di risultati finanziari per Spotify. “Anche se potrà sorprendere, visti i recenti dati sugli utili e le performance, la decisione di ridimensionare i costi era l’opzione migliore per raggiungere i nostri obiettivi”. Aggiungendo, peraltro, che non poteva essere protratta al 2024 o al 2025, che era l’ipotesi precedente sul tavolo.

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“Quando guardiamo al 2022 e al 2023, ciò che abbiamo realizzato è stato davvero impressionante. Ma, allo stesso tempo, la realtà è che gran parte di questa produzione era legata alla disponibilità di maggiori risorse. Secondo la maggior parte dei parametri, eravamo più produttivi ma meno efficienti. Dobbiamo essere entrambi. Anche se abbiamo lavorato per mitigare questa sfida e diventare più efficienti nel 2023, abbiamo ancora molta strada da fare prima di essere produttivi ed efficienti. È necessario che più persone si concentrino sui risultati per i nostri principali stakeholder: creatori e consumatori. In due parole, dobbiamo diventare incessantemente intraprendenti”, aggiunge Ek.

Le condizioni e i licenziamenti in casa Spotify

Come evidenziato nella lettera, Spotify garantirà ai dipendenti licenziati:

  • indennità di fine rapporto. “Inizieremo con un valore di base per tutti i dipendenti, con il dipendente medio che riceverà circa cinque mesi. Questo sarà calcolato in base ai requisiti locali relativi al periodo di preavviso e alla permanenza in carica dei dipendenti”.
  • tutte le ferie maturate e non utilizzate verranno pagate a qualsiasi dipendente in partenza.
  • Assistenza sanitaria. “Continueremo a coprire l’assistenza sanitaria per i dipendenti durante il periodo di licenziamento.
  • Supporto all’immigrazione “per i dipendenti il ​​cui status di immigrazione è connesso al loro impiego”
  • Supporto alla carriera: tutti i dipendenti avranno diritto ai servizi di ricollocamento per due mesi.

Il futuro? Un ritorno alle origini

“Agli albori di Spotify siamo arrivati al successo dopo tanta fatica. Avevamo risorse limitate e dovevamo sfruttare al massimo ogni risorsa. Il nostro ingegno e la nostra creatività sono stati ciò che ci ha contraddistinto. Man mano che siamo cresciuti, ci siamo allontanati troppo da questo principio fondamentale di intraprendenza”, sottolinea Daniel Ek, che descrive la Spotify del futuro: “Deve essere incessantemente intraprendente in ogni aspetto: nel lavoro, nell’innovazione e nell’affrontare i problemi”.

“Abbracciare questa struttura più snella ci consentirà anche di reinvestire i nostri profitti in modo più strategico nel business. Con un approccio più mirato, ogni investimento e iniziativa diventa più impattante, offrendo maggiori opportunità di successo”. Questo non è un passo indietro, tiene a precisare il numero uno di Spotify: “È un riorientamento strategico”. “Siamo ancora impegnati a investire e fare scommesse coraggiose, ma ora, con un approccio più mirato, garantiamo la continua redditività e la capacità di innovazione di Spotify”.

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Background

Già lo scorso gennaio, Spotify, sempre in una lettera di Daniel Ek, aveva annunciato il licenziamento del 6% della sua forza lavoro. Mossa, peraltro, decisa dopo che nel 2022 la società aveva deciso di ridurre il tasso delle assunzioni del 25%.

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