
Il tema di quest’anno, “True Food” (cibo vero), non è solo uno slogan: è una bussola che guida le scelte dell’evento, ponendo l’accento sull’autenticità delle materie prime, sulla loro concretezza e sul rapporto tra prodotto, persone e territori. Non si tratta solo di esporre eccellenze, ma di capire cosa significa veramente nutrirsi bene, ascoltare storie di produttori e leggere i segnali di un mondo gastronomico in evoluzione.
L’esperienza in Fortezza non si limita allo spazio espositivo. Al centro dell’itinerario ci sono talk, presentazioni e incontri con protagonisti del gusto, pensati per ispirare riflessioni e aprire nuovi punti di vista sul cibo contemporaneo. Parallelamente, Fuori di Taste porta l’energia di Taste in tutta la città: ristoranti, cocktail bar, locali storici e botteghe si trasformano in palcoscenici di degustazioni, cene tematiche, assaggi verticali e pairings originali, offrendo un’esperienza gastronomica diffusa che va ben oltre i padiglioni fieristici. Abbiamo selezionato i 15 migliori assaggi per vivere questo weekend a Firenze da vero gourmet.
La Gemma Café è uno dei luoghi più accessibili e immediati per entrare nello spirito di Fuori di Taste. Il format è semplice ma curato: piccoli assaggi costruiti su ingredienti riconoscibili, affiancati da cocktail pensati per accompagnare, senza coprire. È l’ideale per chi vuole assaggiare più cose senza affrontare una cena strutturata, capire come cambia un sapore se abbinato a un drink e muoversi con leggerezza tra bocconi diversi. Un contesto informale che non rinuncia alla qualità.
Qui il protagonista è uno degli ingredienti più familiari della cucina italiana: il pomodoro. Le pizze sono costruite per valorizzarlo, con impasti equilibrati e condimenti essenziali. L’esperienza è perfetta per chi non ha competenze tecniche ma vuole “sentire la differenza” tra una materia prima e l’altra. Il confronto è diretto, immediato e molto comprensibile, anche per chi si avvicina per la prima volta a un assaggio guidato.
Al Ristorante II Palagio, all’interno del Four Seasons Firenze, l’esperienza legata al tartufo toscano si declina su due livelli complementari. Da un lato il piatto, dall’altro il territorio. Gli ospiti possono scegliere di concentrarsi sull’assaggio oppure di ampliare l’esperienza con un’escursione a San Miniato, città medievale simbolo del tartufo: dal mercato all’aperto dedicato fino alla ricerca nei boschi insieme a un esperto tartufaio e al suo cane. A tavola, gli agnolotti di galletto alla livornese con tartufo nero di San Miniato, zenzero e funghi cardoncelli marinati raccontano la Toscana attraverso un equilibrio tra tradizione, profondità aromatica e tocchi contemporanei dello chef Paolo Lavezzini.

La galatina al ristorante ATTO di Vito Mollica
Nella cornice storica di Palazzo Portinari Salviati, il ristorante ATTO di Vito Mollica interpreta la tradizione toscana della galantina attraverso un piatto di grande eleganza. La terrina di fagianella prende ispirazione dalle preparazioni classiche di cacciagione, valorizzando una materia prima delicata e poco comune. La cottura lenta nel brodo della stessa fagianella, a temperatura controllata, garantisce una consistenza morbida e precisa. La dolcezza delle castagne e la nota fresca e acidula del mandarino costruiscono un equilibrio armonico, pensato per dialogare con bollicine e vini selezionati dalla sommelier Clizia Zuin. Un piatto stagionale, presente nel menu degustazione durante i mesi della cacciagione.

ORTOBELLO è un’esperienza che parla a tutti: un mercato alimentare dove si cammina, si assaggia e si osserva. Tra banchi di prodotti agricoli e piatti della tradizione casentinese, il pubblico può confrontare materie prime e trasformazioni in modo spontaneo. È un assaggio diffuso, senza rigidità, che permette di avvicinarsi al mondo del prodotto artigianale attraverso il contatto diretto con chi lo produce.
La cena con i prodotti de Il Mangiarbene è pensata per chi ama i latticini ma non vuole un contesto troppo tecnico. I formaggi sono selezionati e serviti in un ristorante con una delle migliori viste su Ponte Vecchio, dove l’attenzione va al sapore più che alla spiegazione. Un’esperienza adatta a chi vuole fermarsi sul gusto, riconoscere differenze tra latti e stagionature e godersi il tempo dell’assaggio senza pressioni.
Alla scoperta del cintale a Caffè dell’Oro
I ravioli del plin del Caffè dell’Oro raccontano il territorio toscano attraverso una materia prima rara e identitaria: il “cintale”, incrocio selezionato tra cinta senese e cinghiale. Sottili e delicati nella sfoglia, racchiudono un ripieno intenso di carne cotta lentamente nel proprio brodo, che si trasforma in un fondo profondo e avvolgente. A bilanciare la naturale grassezza arrivano mirtilli e ribes lactofermentati, che portano freschezza e una nota acidula misurata. A completare il piatto, le chips di nervetti – tendini del cintale cotti, disidratati e fritti – aggiungono una componente croccante che lavora sulla texture e amplifica l’esperienza complessiva. Un piatto di ricerca che unisce precisione tecnica e radicamento territoriale.

Il confronto tra oli extravergine di oliva di quattro regioni italiane è un’esperienza chiaramente pensata per chi ha già una sensibilità allenata. Qui l’olio non è un condimento ma un ingrediente centrale, da leggere nei profumi, nelle amarezze e nelle strutture. Il contesto gastronomico permette di capire come un extravergine cambi completamente la percezione di un piatto e come il territorio emerga in modo netto nel bicchiere e nel piatto, in uno dei ristoranti stellati storici di Firenze.
Il percorso dedicato alla Cinta Senese DOP è un vero esercizio di lettura della materia prima. Arrosti, salumi e ricette tradizionali permettono di confrontare consistenze, intensità e lavorazioni diverse partendo dallo stesso animale. È un evento ideale per chi lavora con il prodotto o vuole approfondirlo seriamente, perché mette in evidenza i tratti distintivi senza mediazioni scenografiche.
L’assaggio del pecorino “1955” del Caseificio Busti all’elegante boutique Cassetti su Ponte Vecchio, un dialogo con champagne e distillati selezionati è pensato per palati curiosi e allenati, come The Hearach Whisky e The Lost Explorer Tequila. Qui l’obiettivo non è il comfort, ma il confronto: come reagisce un formaggio stagionato all’acidità, all’alcol, alla carbonica. Un’esperienza che aiuta a riflettere sugli abbinamenti fuori dagli schemi e sulla gestione dell’intensità.

La presentazione della Fellini competition firmata Acetaia del Duca porta l’aceto fuori dal suo uso tradizionale e lo inserisce nel mondo del cocktail. È un evento che parla a bartender, ristoratori e professionisti del gusto, perché apre a nuove applicazioni e a una lettura più contemporanea di un ingrediente storico.
Il percorso dedicato alle etichette Velier è uno dei momenti più tecnici del programma. L’assaggio guidato permette di distinguere stili, territori e metodi produttivi tra whisky, gin, mezcal e rum, prima di portarli a tavola in abbinamenti gastronomici non scontati. È un’esperienza pensata per chi vuole andare oltre il “fine pasto” e leggere il distillato come ingrediente culturale.
Al W Florence, l’evento firmato Forketters propone una lettura contemporanea dell’abbinamento, spostando l’attenzione anche sul mondo no-alcohol. Gli assaggi mettono in dialogo una crema di tartufo nero, salmone selvaggio e acciughe marinate del Mar Cantabrico, accompagnati da bevande analcoliche evolute, costruite per sostenere struttura e intensità dei piatti. Un’esperienza pensata per chi vuole esplorare nuove possibilità di pairing, dove il gusto non passa necessariamente dall’alcol ma da equilibrio, profondità e precisione sensoriale.
L’Helvetia & Bristol Firenze è uno degli indirizzi storici più eleganti della città, a pochi passi dal Duomo e da Via de’ Tornabuoni. Un hotel che durante Pitti Taste diventa punto di incontro tra ospitalità e cultura gastronomica. All’interno, Cibrèo Ristorante & Cocktail Bar, in occasione dell’evento, fa provare uno dei piatti simbolo della casa: la Bistecca Fritta del Cibrèo, bistecca di vitello impanata con panatura di grissino, fritta e servita con purè di patate. Un assaggio immediato e identitario, che racconta la cucina toscana con uno stile riconoscibile.

Alla Pizzeria Giotto, l’assaggio diventa un esercizio di equilibrio tra tecnica dell’arte bianca e qualità della materia prima. La serata dedicata ai Cremosi al latte di bufala di San Salvatore mette alla prova il latticino nel contesto della pizza, osservando come reagisce a temperature, impasti e cotture diverse. Un appuntamento che permette di capire come un formaggio fresco possa mantenere identità e struttura anche in un formato popolare, trasformando la pizza in uno strumento di lettura dell’ingrediente.

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