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24 febbraio 2026

Creare impresa dalla ricerca: la Regione Lazio dona 15 milioni di euro per la crescita di startup

Sono 3 milioni per il nuovo Preseed e 12 milioni per Technology Transfer Lazio, tra sovvenzioni, servizi specialistici e mentorship
Creare impresa dalla ricerca: la Regione Lazio dona 15 milioni di euro per la crescita di startup

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di Alice Iadecola

Al Museo MAXXI di Roma, il 23 febbraio, la Regione Lazio ha acceso i riflettori su un concetto chiave: creare impresa dalla ricerca. Lo ha fatto mettendo sul tavolo 15 milioni di euro destinati a sostenere la nascita e la crescita delle start up, con l’obiettivo di valorizzare talenti, tecnologie e nuove idee imprenditoriali. A presentare le due nuove misure è stata la vicepresidente e assessore allo Sviluppo Economico, Roberta Angelilli, che ha illustrato una dotazione suddivisa in 3 milioni per il nuovo Preseed e 12 milioni per Technology Transfer Lazio, tra sovvenzioni, servizi specialistici e mentorship.

Le misure, attuate attraverso Lazio Innova e inserite nel Programma Regionale Lazio FESR 2021–2027, vogliono rafforzare la capacità di ricerca e innovazione del territorio e favorire l’introduzione di tecnologie avanzate. “Il Lazio, seconda regione italiana per numero di startup e imprese innovative con oltre 1.500 registrate, ha grandi potenzialità. Abbiamo pensato ad una strategia per valorizzarle: un importante fondo di venture capital da circa 140 milioni di euro gestito da Lazio Innova. Questo per la regione è un record e cominciamo proprio con il Preseed e TT Lazio”, ha affermato Angelilli, sottolineando come il fondo stimoli investimenti diretti e rafforzi la competitività del territorio.

Lo slogan sintetizza la visione: la ricerca che crea impresa. È in questa traiettoria che si inserisce il Preseed, che si rivolge alle startup innovative costituite da non oltre 36 mesi e alle società ancora da costituire, che dovranno formalizzarsi entro 45 giorni dall’ammissione al contributo. Il sostegno è netto, concreto: un contributo a fondo perduto pari al 100% delle spese ammissibili, commisurato agli apporti di capitale destinati all’avvio dell’attività. Un aiuto pieno, per trasformare un progetto in un’impresa pronta a dialogare con il mercato e con il venture capital.

Il Technology Transfer Lazio, invece, guarda ai risultati della ricerca già maturi, pronti per essere applicati oltre il laboratorio. La call – prima di quattro edizioni – è rivolta a team di almeno tre ricercatori e a startup innovative iscritte alla sezione speciale del Registro delle Imprese. In campo ci sono premi da 40.000 euro per l’avvio, contributi fino a 110.000 euro per la fase conclusiva e investimenti in quasi-equity fino a 400.000 euro per almeno due progetti particolarmente promettenti tramite il fondo TT Venture Lazio.
Non solo risorse economiche, ma un cammino di 10 mesi scandito in quattro tappe – networking e scouting, “Get Ready”, “Start”, “Scale” – che disegna un percorso di maturazione imprenditoriale, dall’incontro con l’ecosistema fino alla crescita strutturata.

“Fare squadra” per competere in Europa

La presentazione ha dato voce ai protagonisti dell’ecosistema dell’innovazione: il direttore generale di Lazio Innova, Andrea Ciampalini, e Michela Michilli per ESA BIC Lazio e Spazio Attivo Roma Tecnopolo. Con loro, rappresentanti di primo piano del mondo delle imprese: ENEA con il direttore generale Giorgio Graditi; CDP Venture Capital con Claudia Pingue; Invitalia con Roberto Pasetti; ACEA con Enrico Resmini e Letizia Goretti in rappresentanza di Italian Tech Alliance, che ha recentemente lanciato un’Academy dedicata al trasferimento tecnologico, presentata come possibile terreno di sinergia con la Regione Lazio.

Nel corso degli interventi, Roberta Angelilli ha ribadito la cornice strategica dell’iniziativa: «Una strategia vincente deve essere pensata e messa a terra da tutti gli attori protagonisti. Il Lazio si candida a far parte della rete europea degli Hub dell’Innovazione e della rete europea delle start up».

Michela Michilli ha richiamato la complessità del trasferimento tecnologico: “È un processo lungo e complesso che richiede la collaborazione di attori pubblici e privati. Vogliamo creare un ecosistema virtuoso partendo dalla valorizzazione della ricerca, che nella nostra regione è forte. Dalla ricerca bisogna passare all’innovazione e, con l’ingresso di impresa e capitale, allo sviluppo economico”. Un programma “paziente”, della durata di almeno quattro anni, che offrirà servizi ad alto valore aggiunto per rafforzare hard e soft skills, risorse finanziarie e occasioni di networking con imprese e investitori.

In chiusura, l’appello dell’assessore: “Dobbiamo fare squadra, costruire una rete ampia tra istituzioni, centri di ricerca, università, grandi imprese e tutti i soggetti protagonisti. Attraverso questa rete è possibile fare degli investimenti importanti ma soprattutto mettere a fattor comune tutte le esperienze e le competenze. Bisogna cambiare mentalità e creare una vera e propria strategia: ricerca, innovazione e sviluppo economico non devono essere mondi separati. Serve più osmosi, più contaminazione. È una grande sfida, ma la accettiamo”. Una dichiarazione di intenti che, nelle sale del Museo MAXXI, è diventata un impegno pubblico a costruire, pezzo dopo pezzo, il futuro produttivo del Lazio.

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