
Anche se il 79% degli adulti italiani dichiara un elevato livello di conoscenza sulla nicotina e sui suoi effetti sulla salute, l’83% ha una consapevolezza sbagliata e crede che la nicotina causi malattie legate al fumo. Sono questi i risultati dei sondaggi online condotti da JTI tra il 20 marzo e il 1 aprile nei principali mercati europei, rivolti ad adulti provenienti da nove paesi (Repubblica Ceca, Grecia, Italia, Kazakistan, Polonia, Romania, Serbia, Repubblica Slovacca e Svezia).
Nella splendida cornice dell’European Publishing Congress presso il Palazzo Niederösterreich a Vienna, dove giornalisti ed editori si sono riuniti per confrontarsi e discutere del futuro del settore, minato dall’intelligenza artificiale e da cambiamenti repentini, Tom Hirons, External Affairs Operation director di JTI, ha illustrato le risposte delle 9mila persone intervistate: “c’è un profondo divario tra la comprensione pubblica e la realtà scientifica sulla nicotina, e c’è urgente necessità che le politiche e le comunicazioni pubbliche siano fondate su prove del mondo reale e scienza autorevole piuttosto che sulla disinformazione”.
JTI (Japan Tobacco International) è un’azienda fondata nel 1999, che ad oggi è presente in più di 130 mercati globali. I quattro marchi di punta a livello mondiale nel settore del tabacco a combustione sono Winston, Camel, LD e Mevius. Fino al 2013, era un’azienda focalizzata sui prodotti combustibili; successivamente, ha investito miliardi di dollari in ricerca e sviluppo per guidare l’intera transizione verso nuove categorie di prodotti e quindi soddisfare le esigenze in evoluzione dei consumatori.
Oggi il portfolio include anche i prodotti RRP (Reduced-Risk Products, prodotti a rischio ridotto), articolati in tre categorie che coprono complessivamente il 90% del mercato globale degli RRP. Ci sono i prodotti riscaldati, che riscaldano il tabacco senza bruciarlo (il brand è Ploom); le sigarette elettroniche, che contengono nicotina e non tabacco (Logic); i prodotti a uso orale, dove la nicotina viene assunta per bocca (Nordic Spirit). Le nicotine pouches hanno una storia estremamente lunga in Svezia e Scandinavia.
“Attualmente è in corso la più grande trasformazione industriale nella storia del settore, guidata dall’evoluzione delle scelte dei consumatori adulti. È importante dare al consumatore informazioni chiare e trasparenti, in modo tale che possano fare una scelta”, ha commentato Hirons, sottolineando il ruolo rilevante dei media e l’accesso a fonti autorevoli.
I migliori risultati si registrano in Svezia, che è ufficialmente un Paese senza fumo, ovvero solo il 5% della popolazione fuma. Di contro, ha uno dei livelli di consumo di nicotina più alti in tutta Europa, però ha anche i tassi più bassi di malattie legate al fumo, come il cancro ai polmoni e le malattie cardiache. Il Giappone dal 2015 ha introdotto sul mercato i prodotti riscaldati e sta seguendo l’esempio svedese. Infine, la Nuova Zelanda sarà probabilmente il secondo Paese al mondo a diventare smoke-free.

Nella villa tardogotica di Palazzo Niederösterreich, dove un tempo si svolgevano riunioni politico-sociali, Hirons illustra come la disinformazione sull’argomento sia estremamente diffusa. “L’industria del tabacco è un settore enorme e complicato, che evolve molto rapidamente. Il giornalismo ha un ruolo fondamentale: deve essere un analista intelligente e un interlocutore qualificato, essenziale per analizzare le dinamiche industriali, tecnologiche ed economiche del settore senza fermarsi in superficie”. Le indagini europee rivelano un diffuso senso di confusione tra i cittadini: il 59% degli adulti ha difficoltà a capire quali informazioni sulla nicotina siano accurate e il 48% lamenta la mancanza di accesso a informazioni sufficienti.
Il 50% dei 9mila adulti intervistati ritiene che la nicotina causi il cancro. L’Italia è al primo posto dei nove Paesi, con il 59%. Olivér Várhelyi, commissario europeo per la salute e il benessere degli animali, lo scorso settembre ha scritto in un tweet che ‘La nicotina crea dipendenza, danneggia il cuore e causa il cancro’. Non è un’idea solo sua: oltre la metà degli adulti intervistati ritiene che la nicotina causi malattie respiratorie (51%) o cancro (50%) e il 42% ritiene che causi malattie cardiache. Ma Hirons commenta: “la nicotina non è una causa delle malattie correlate al fumo. Il rischio di sviluppare questo tipo di malattie deriva dall’esposizione ripetuta e a lungo termine ai numerosi ed elevati livelli di sostanze nocive che si creano principalmente durante la combustione di tabacco e vengono inalate nel fumo generato”. A sostegno della sua tesi, Cancer Research UK, un ente di beneficenza contro il cancro che opera nel Regno Unito.
La nicotina è una sostanza chimica presente in natura, che crea dipendenza. Ma “nonostante le significative barriere informative apparenti, esiste una generale consapevolezza positiva di prodotti alternativi alla nicotina”. Il sondaggio esprime che la maggior parte degli adulti (79%) ha familiarità con prodotti alternativi alla nicotina, come le sigarette elettroniche, prodotti del tabacco riscaldati o le bustine di nicotina.
Tre adulti su cinque (60%) ritengono che i prodotti alternativi alla nicotina possano svolgere un ruolo nel ridurre i danni causati dal fumo. Più della metà dei fumatori afferma che sarebbe più propenso a scegliere un prodotto a base di nicotina alternativo se fosse completamente sicuro che fosse meno dannoso del fumo. “Ciò indica che la mancanza di fiducia nel potenziale di riduzione del rischio rimane un ostacolo, sottolineando l’importanza di una comunicazione basata su dati scientifici”.
Non solo una comunicazione chiara, ma anche “un contesto normativo che garantisca che i prodotti in vendita ai consumatori siano di alta qualità, ben realizzati, rispettino buoni standard e che i consumatori possano avere una certa fiducia nella qualità dei prodotti che acquistano”. I consumatori, da come emerge dal sondaggio, sono oggi confusi sui rischi che la nicotina possa avere sulla salute e non sorprende che il 50% non siano interessati a provare prodotti alternativi.
Uno degli aspetti sui quali c’è ancora molta ombra è l’interazione tra la tassazione e il comportamento dei consumatori. Il 28% degli intervistati infatti, non provano alternative al tabacco perché preoccupati dei costi. “Se il governo introduce un livello straordinariamente alto di tassazione, questo impatta l’accessibilità economica a questi prodotti. Gli aumenti fiscali sono eccessivi o sproporzionati, e inevitabilmente spingono le persone verso il mercato nero”, continua Hirons.
In questo modo, i consumatori sono esposti a prodotti non regolamentati e l’illegalità è finanziata direttamente. L’opinione pubblica spesso definisce il contrabbando come un ‘reato minore’, non riuscendo a capire che rappresenta invece un attacco diretto allo Stato. I soldi che vengono spesi nel mercato illegale vanno a finanziare il terrorismo, la droga, le armi. “La stampa svolge un ruolo essenziale nel mettere in luce questo fenomeno e le sue conseguenze. L’unica strada percorribile è l’adozione di politiche fiscali ragionevoli e prevedibili, accompagnate da un rigoroso rafforzamento dei controlli, dalla difesa della tracciabilità e da sanzioni adeguate”, conclude Hirons.

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