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13 luglio 2026

Il numero 16, un whisky e la ricerca dell’eccellenza: il nuovo capitolo di Charles Leclerc

La collaborazione con Chivas Regal diventa il punto di partenza per raccontare visione, creatività, autenticità e il sogno di un campione.
Il numero 16, un whisky e la ricerca dell’eccellenza: il nuovo capitolo di Charles Leclerc

Charles Leclerc

Antonio Ravenna
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Antonio Ravenna

C’è un numero che Charles Leclerc porta con sé da sempre: il 16. È quello della sua data di nascita – 16 ottobre -, quello delle sue macchine da quando ha iniziato a correre. E sempre da quel numero è partito il progetto di Chivas Regal 16, primo whisky della storia del brand invecchiato 16 anni e prima collaborazione tra Leclerc e il master blender di Chivas Regal, Sandy Hyslop. Una collaborazione vera: non un endorsement o una firma su un’etichetta, ma un lavoro collettivo.

Questa partnership è nata da una sfida che ha lanciato a Hyslop, l’uomo che da decenni definisce il carattere di uno dei whisky scozzesi più conosciuti al mondo. Cosa l’ha spinta a diventare co-autore di un prodotto, invece di mettere semplicemente il suo nome?

Quando iniziammo a parlare, Sandy mi disse che Chivas aveva un 12 anni e un 18 anni. Io gli chiesi: ‘E un 16 anni?’. Lui mi rispose che non era mai stato fatto. Lì è iniziata la sfida. Sono arrivato in Scozia, quasi senza alcuna conoscenza del mondo del whisky, e questo, alla fine, è stato un vantaggio. Avevo la mente completamente aperta, senza preconcetti. Sono stato colpito dalla passione per la storia del whisky scozzese che si respirava, dai metodi di produzione, dalla maestria. Poi abbiamo iniziato esercizi in cui avevamo la libertà di sperimentare nella creazione del whisky, e lì ho potuto scegliere in base a quello che sentivo, non a quello che avrei dovuto sentire.

Hyslop ha detto che lei era in sala durante le sessioni di blending, prendeva decisioni, contestava proposte. È il suo approccio a tutto?

Mi piace mettere qualcosa di mio in quello che faccio. Per ottenere un blending perfetto serve molto lavoro di squadra tra persone di grande talento, ma mi piace mettere un po’ del mio. Avere una firma personale rende le cose più significative e vado molto fiero del risultato. Sono una persona molto creativa. Se non fossi stato un pilota di Formula 1, probabilmente sarei diventato un architetto.

In una situazione difficile, come si riesce a prendere una decisione giusta, e non solo una decisione veloce?

In questo mondo tutto è una questione di pazienza. Trovo affascinante che un whisky debba maturare per 12, 16, 18 anni. Le decisioni veloci non sono il cuore del mondo del whisky. La decisione giusta arriva dalla passione, dall’artigianato, dalla cura per i dettagli. Quando sono andato in Scozia ad ascoltare Sandy, poteva parlare per ore di un singolo cask. Ecco dove si vede che qualcuno è davvero appassionato.

C’è una differenza tra costruire l’eccellenza e mantenerla? 

Mantenere l’eccellenza è probabilmente la sfida più grande. Chivas ci riesce da oltre 200 anni. Ricordare da dove vieni, ma non smettere di innovare. Essere coraggiosi abbastanza da cambiare, pur restando riconoscibili. Per un brand che esiste da così tanto tempo, continuare a innovare è qualcosa di straordinario e di coraggioso.

C’è una versione di lei lungo il suo percorso – magari quella dei 18 o 20 anni – che oggi non riconosce più?

No, e questa è sempre stata una priorità per me. La mia vita è cambiata tantissimo, a 18 anni non avrei mai immaginato di essere dove sono oggi, e sono grato per questo. Ma tengo moltissimo a non cambiare come persona. Ho ancora gli stessi amici di quando avevo 12 anni. Loro mi conoscono da prima che tutto questo accadesse. Puoi innovare, puoi migliorarti ogni giorno, ma restare fedele a chi sei è la cosa più importante. Sono valori che mi hanno insegnato i miei genitori.

Nella campagna per Chivas Regal 16 la vediamo giocare a Se!ze, un gioco costruito intorno all’idea della maestria. Chi la segue sui social sa quanto sia competitivo quando c’è una scacchiera di mezzo. È stata una sua idea portare questo nella campagna?

Sì, la creatività non si esprime solo in un modo. Volevamo aggiungere piccoli tocchi che rendessero tutto più personale, più mio. Quel gioco è stato creato per questa occasione, con un significato. E ci sarà altro, quest’anno.

Tra 16 anni, cosa vorrebbe che le persone ricordassero di Charles Leclerc come uomo?

Solo che era autentico. Non importa se la gente mi vuole bene o no, quello che conta per me è che veda che tutto era reale, senza filtri. Non è sempre facile, quando si hanno le telecamere intorno. Ma sono felice di dove sono nella mia vita, e vorrei che le persone lo percepissero.

C’è qualcosa che vuole ancora dimostrare a se stesso, non agli altri?

Il mio sogno è diventare campione del mondo di Formula 1. Non è ancora successo. Quella è la cosa che sceglierei.