Contenuto tratto dal numero di agosto 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
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Ci sono case che si limitano a ospitarci e case che imparano ad ascoltarci. È in questa differenza che Corbo Group ha deciso di giocare la propria scommessa più ambiziosa: portare oltre 20 anni di esperienza dentro un’idea di abitare che sappia davvero prendersi cura di chi vi entra.
Dalla nascita nel 2000 ai progetti Pnrr
Nata come ditta individuale nel 2000 e diventata società per azioni nel 2011, Corbo Group ha costruito la propria storia rifiutando i confini: oggi lavora dal Piemonte alla Sicilia, con oltre 100 cantieri completati e circa 100 milioni di fatturato. Firma opere che hanno restituito identità a interi luoghi – il palazzetto dello sport di Cisterna di Latina, i restauri del Teatro Pavone a Perugia e di Palazzo Caetani, ma anche il ponte sul Tevere, la passerella ciclo-pedonale, opera strategica per la valorizzazione della sentieristica e dei percorsi naturalistici del Comune di Perugia – oltre a diversi interventi legati al Pnrr.
Dietro ogni progetto c’è un team multidisciplinare di oltre 100 professionisti, tra ingegneri, architetti e tecnici, chiamati a integrare competenze diverse attorno a un principio condiviso. “Il primo passo è ascoltare il territorio”, spiega il ceo Roberto Corbo. “Solo conoscendone caratteristiche, bisogni e identità si può valorizzarne il potenziale e progettare interventi capaci di guardare al futuro”.
IA, empatia e benessere: i tre pilastri di Corbo Group
È con questa capacità di ascolto e con un’ambizione precisa che Corbo Group è entrata nel real estate: dare un’anima al mattone. Il progetto si fonda su tre pilastri — intelligenza artificiale, integrazione sociale e benessere abitativo — per trasformare la casa in uno spazio capace di accogliere, adattarsi e prendersi cura di chi la vive. “Invisibile perché non si vede. Predittiva perché anticipa. Empatica perché si prende cura”, spiega l’ad, descrivendo una tecnologia discreta e non invasiva, integrata negli ambienti per monitorare la qualità dell’aria, ottimizzare il comfort e migliorare l’esperienza dell’abitare, accompagnando i ritmi quotidiani.
A Falconara questa filosofia prende forma in Tea Maris Living. Il nome unisce Thea, la titanide greca della luce e madre del Sole, della Luna e dell’Aurora, al latino maris, ‘del mare’: un richiamo all’anfiteatro naturale che accoglie il progetto e alla luce che ne attraversa gli spazi. Sviluppato attraverso la metodologia bim (building information modeling), integra architettura, impianti e tecnologie in un sistema coordinato per migliorare il comfort, l’efficienza e la qualità dell’esperienza abitativa.
“Non stiamo solo costruendo spazi. Stiamo progettando un nuovo modo di vivere il tempo”, sintetizza Corbo. Tea Maris Living rappresenta il primo tassello di un modello abitativo che il gruppo intende sviluppare anche a Mapello, a Latina e nei futuri progetti immobiliari.