
SiGMA Talks Roma
Ci sono settori economici che si raccontano attraverso i numeri. Altri richiedono qualcosa in più: contesto, regole, responsabilità e la capacità di distinguere realtà molto diverse tra loro. Il gioco pubblico italiano appartiene probabilmente alla seconda categoria.
Nel 2025, secondo la prima relazione sul settore dei giochi pubblici trasmessa al Parlamento, il totale delle giocate effettuate in Italia, considerando la rete fisica e il canale online, ha raggiunto circa 165,3 miliardi di euro. Le vincite restituite ai giocatori sono state pari a 143,4 miliardi, mentre la spesa effettiva – la differenza tra quanto giocato e quanto restituito in vincite – si è attestata intorno ai 21,9 miliardi. Le entrate erariali, comprese le ritenute sulle vincite, hanno raggiunto 11,47 miliardi.
Sono cifre che restituiscono la dimensione del mercato, ma raccontano solo una parte della storia. Dietro la raccolta esiste infatti una filiera regolamentata composta da concessionari, tecnologie, sistemi di pagamento, presidi antiriciclaggio, controlli, attività di compliance, professionisti e istituzioni, chiamati a governare un settore che continua a muoversi lungo una delle linee più delicate dell’economia contemporanea: quella che separa libertà di consumo, interesse fiscale, innovazione e tutela delle persone.
È proprio su questo terreno che il prossimo 19 settembre, al Campidoglio di Roma, si inserisce Forbes Italia & SiGMA Talks – Vision 2030, un progetto che vuole portare attorno allo stesso tavolo imprese, istituzioni, associazioni di categoria, regolatori e media. Più che celebrare un’industria, l’ambizione è aprire una discussione su come il gioco regolamentato dovrà cambiare nei prossimi anni.
Il settore sta attraversando una trasformazione strutturale. Una parte crescente delle giocate si è spostata sul digitale; le tecnologie utilizzate per l’identificazione, i pagamenti e il controllo dei comportamenti evolvono rapidamente, e il perimetro regolatorio deve confrontarsi con operatori che possono offrire servizi oltre i confini nazionali.
È qui che la distinzione tra mercato autorizzato e offerta illegale assume un peso che va oltre la semplice semantica. Un concessionario opera all’interno di un sistema di obblighi: autorizzazioni, tassazione, controlli sull’identità del giocatore, limiti, norme antiriciclaggio e strumenti di protezione. Un operatore illegale può sottrarsi, in tutto o in parte, a questo perimetro. Mettere le due realtà sullo stesso piano significa perdere uno dei passaggi fondamentali del dibattito.
“La regolamentazione non è un dettaglio burocratico: è ciò che distingue un mercato trasparente e controllato da uno che opera nell’illegalità”, osserva Eman Pulis, fondatore di SiGMA World. “Quando nel dibattito pubblico questa differenza viene ignorata, si rischia di mettere sullo stesso piano realtà profondamente diverse, alimentando confusione e pregiudizi”.
Il tema, tuttavia, non può esaurirsi nella mera difesa del perimetro legale. La regolamentazione è credibile nella misura in cui riesce a rispondere anche alle criticità del mercato: prevenzione del gioco problematico, sostenibilità dell’offerta, efficacia dei controlli e capacità di adattarsi alla rapidità dell’innovazione digitale.
È proprio questo equilibrio a rendere il 2030 una prospettiva interessante. Cinque anni nel digitale sono un intervallo sufficientemente lungo per cambiare prodotti, comportamenti e modelli di business. Nella regolamentazione, invece, possono rappresentare un orizzonte estremamente breve.
Dentro questa cornice nasce anche la Forbes Italia Top 50 – Gioco Legale di Stato, realizzata in collaborazione con SiGMA World. L’idea è spostare, per una volta, il punto di osservazione dalle società alle persone. Manager, professionisti della compliance, innovatori, esponenti istituzionali e figure che operano sui meccanismi di controllo del settore diventano la lente attraverso cui leggere un comparto, normalmente raccontato in termini di raccolta, gettito o concessioni. Non è un dettaglio.
In industrie fortemente regolamentate, la qualità della governance dipende in larga misura dalle persone che traducono le norme in processi, progettano strumenti di tutela, sviluppano tecnologia e prendono decisioni che incidono sul funzionamento del mercato.
La Top 50 nasce quindi come riconoscimento, ma può assumere un significato più interessante se letta come una mappa delle competenze che guidano la trasformazione del settore italiano.
Il valore economico del gioco pubblico rende il tema ancora più rilevante. Gli 11,47 miliardi di entrate erariali registrati nel 2025 evidenziano il peso fiscale del comparto. Ma la stessa relazione governativa invita implicitamente a guardare oltre il dato della raccolta: 165,3 miliardi rappresentano il volume lordo delle giocate, non la ricchezza trattenuta dal sistema. Le vincite corrisposte ai giocatori superano i 143 miliardi.
È una distinzione essenziale per evitare letture superficiali, sia in senso positivo sia in senso negativo.
Il gioco occupa da sempre una posizione difficile nel dibattito pubblico. È al contempo un’attività economica, una fonte di gettito, un settore regolamentato e un fenomeno con potenziali conseguenze sociali. Ridurre questa complessità a una sola dimensione comporta inevitabilmente una fotografia incompleta.
Da una parte c’è il rischio di normalizzare il gioco, dimenticandone i problemi. Dall’altra parte, quello di raccontare l’intero settore esclusivamente attraverso le sue patologie, cancellando la distinzione tra mercato legale e illegale e ignorando il lavoro di regolazione, prevenzione e controllo.
Una discussione più matura richiede invece di tenere insieme entrambe le dimensioni. “È importante creare occasioni di confronto aperto tra istituzioni, industria e media, capaci di riportare al centro i fatti, le responsabilità e la visione del futuro”, sottolinea Pulis.
È probabilmente questa la sfida più interessante di Forbes Italia & SiGMA Talks: non costruire una narrazione favorevole al settore, ma creare uno spazio in cui la complessità possa essere discussa senza scorciatoie. Perché un mercato regolamentato diventa più credibile quando accetta di discutere anche dei propri punti deboli.
Una parte del programma cercherà di farlo attraverso un formato volutamente essenziale. La sessione Open Mic – Vision 2030 offrirà a ceo, associazioni, regolatori, stakeholder e rappresentanti istituzionali tre minuti per rispondere, sostanzialmente, alla stessa domanda: come dovrebbe essere il gioco pubblico italiano nel 2030?
Tre minuti sono pochi per descrivere un settore di queste dimensioni. Possono però essere sufficienti a individuare le priorità. Innovazione tecnologica, tutela dei consumatori, sostenibilità economica, evoluzione normativa, contrasto all’offerta illegale e nuovi modelli di business saranno inevitabilmente al centro del confronto.
Ma dietro ciascuno di questi temi c’è una questione più ampia. Quanto deve essere invasiva la regolamentazione per essere efficace senza compromettere la competitività del mercato legale? Come può la tecnologia essere utilizzata per identificare comportamenti problematici prima che diventino patologici? Quale ruolo avranno l’intelligenza artificiale e l’analisi dei dati? Come si può rendere l’offerta autorizzata sufficientemente competitiva da evitare che una quota crescente della domanda migri verso piattaforme illegali?
E ancora: quale responsabilità devono assumersi operatori e concessionari nella costruzione di un rapporto più trasparente con i consumatori e l’opinione pubblica? Sono interrogativi che difficilmente possono trovare una risposta definitiva in una conferenza. Ma possono almeno essere formulati nello stesso luogo da soggetti che normalmente li affrontano da prospettive diverse.
Il 19 settembre non è pensato come un appuntamento isolato. La roadmap porta a SiGMA World 2026, in programma dal 2 al 5 novembre alla Fiera di Roma. Il summit tornerà nella capitale per il secondo anno consecutivo con un programma che dedica spazio specifico anche al mercato italiano e alle prospettive regolatorie.
Il collegamento tra i due momenti consente di leggere il progetto in una prospettiva più ampia. Prima, costruire una mappa delle persone e delle idee che orientano il mercato italiano; successivamente, mettere in confronto tali competenze in un contesto internazionale. È anche il tentativo di dare continuità a una discussione che, nel settore del gioco, tende spesso a riaccendersi soltanto in occasione di una nuova norma o di una gara per le concessioni.
Vision 2030 vuole muoversi nella direzione opposta: trasformare il confronto in un processo. Perché il futuro del gioco legale italiano non sarà determinato soltanto dalla tecnologia o dalle dimensioni della raccolta. Si giocherà sulla qualità delle regole, sulla credibilità di chi opera nel mercato e sulla capacità di costruire un equilibrio tra interesse economico, libertà individuale e responsabilità sociale.
Ed è probabilmente da questa discussione, più che da qualsiasi previsione sui numeri del 2030, che può nascere una vera visione del futuro.
Questo articolo è stato notarizzato in blockchain da Notarify.

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