
AURORA BIOFARMA – BRANDVOICE | PAID PROGRAM
Nel cuore del settore Life Science italiano si sta consolidando una trasformazione che va ben oltre la dimensione industriale. Salute, innovazione e impresa si intrecciano sempre più con temi come sostenibilità dei sistemi sanitari, coesione sociale e competitività internazionale. È in questo contesto che si inserisce l’incontro promosso da Aurora Biofarma, che ha riunito rappresentanti del mondo farmaceutico, istituzioni e manager per una riflessione articolata su presente e futuro del comparto.
Ad aprire i lavori è stato Nicola Di Trapani, ceo e fondatore di Aurora Biofarma, che ha sottolineato il valore del percorso aziendale costruito negli ultimi quindici anni e il ruolo decisivo delle persone nella crescita del gruppo. Un’impresa, ha evidenziato, non si misura solo in termini economici ma nella capacità di generare comunità, appartenenza e continuità organizzativa.
La prima tavola rotonda, moderata da Ludovico Baldessin, chief commercial officer del Gruppo Jakin, ha immediatamente ampliato lo sguardo sul contesto globale. Dall’invecchiamento della popolazione alla pressione sui sistemi sanitari, fino all’impatto delle tecnologie e dei dati sulla ricerca scientifica, il settore Life Science emerge oggi come uno dei principali snodi strategici per i Paesi avanzati. Accanto al moderatore si sono confrontati: Matteo Riva, cfo di Aurora Biofarma, Pierluigi Petrone, vicepresidente di Farmindustria, Riccardo Zagaria, ceo di Doc Pharma e presidente di Egualia, e Andrea Costa, ceo di S.I.I.T..
Il confronto ha evidenziato come il settore farmaceutico rappresenti oggi un asse strategico per l’economia italiana ed europea, ma anche un ambito attraversato da forti tensioni: dall’invecchiamento della popolazione alla sostenibilità dei sistemi sanitari, fino all’impatto delle nuove tecnologie e della gestione dei dati. In questo scenario, la salute viene sempre più interpretata come un investimento strutturale e non come una semplice voce di spesa pubblica.
È emersa con forza anche la dimensione geopolitica del settore: la dipendenza europea dai principi attivi esteri, le fragilità delle filiere globali, l’aumento dei costi energetici e i ritardi nell’accesso alle terapie innovative. Tutti elementi che rafforzano la necessità di una maggiore autonomia industriale europea e di una strategia comune sul farmaco. Accanto a questo, il tema della sostenibilità del sistema sanitario è stato affrontato anche dal punto di vista dei farmaci equivalenti, considerati fondamentali per garantire accesso diffuso alle cure e contenimento della spesa pubblica, ma ancora poco valorizzati in alcuni contesti nazionali per ragioni culturali e informative.
Infine, è stato richiamato il ruolo della manifattura farmaceutica italiana come asset competitivo del Paese: un sistema industriale ad alta specializzazione che rappresenta non solo un’eccellenza produttiva, ma anche un presidio strategico di sovranità sanitaria.
La seconda tavola rotonda ha spostato il focus dal sistema industriale al ruolo dell’impresa nella società. Attorno al tema dell’impresa come infrastruttura sociale si sono confrontati Maria Teresa Moscarella, fondatrice e general manager business unit veterinaria di Aurora Biofarma, Francesco Caroli, Policy Advisor del Sindaco su salute, benessere e qualità di vita dei cittadini e Coordinatore Nazionale Rete Città Sane Oms del Comune di Milano, Mario Di Trapani, responsabile direzione medica e training di Aurora Biofarma, Caterina Antola, presidente del Municipio 3 di Milano, Don Enrico Parazzoli, parroco della comunità pastorale di S. Maria e S. Luca ed Ersilia Cerullo, responsabile hr di Aurora Biofarma.
Il confronto ha messo in luce un’evoluzione profonda: l’impresa non è più soltanto un luogo di produzione, ma un attore che incide sul benessere delle persone e sulla qualità dei territori. Il lavoro viene sempre più interpretato come spazio di crescita personale, mentre le aziende sono chiamate a sviluppare modelli capaci di integrare sostenibilità economica e impatto sociale. Particolarmente rilevante il tema del rapporto tra imprese e istituzioni locali, così come quello della responsabilità educativa verso le nuove generazioni, che cercano nel lavoro non solo stabilità ma anche senso e identità.
La terza tavola rotonda ha allargato lo sguardo alla dimensione internazionale, partendo dal riconoscimento crescente del settore farmaceutico come asset strategico del Made in Italy.
Il confronto ha visto protagonisti Simona Randazzo, responsabile governance di Aurora Biofarma, Giuseppe Di Trapani, direttore marketing Umana e digital marketing di Aurora Biofarma, Enrico Smilardi, direttore commerciale e responsabile Spagna di Aurora Biofarma, e Luca Marelli, Direttore Marketing Veterinaria e responsabile commerciale Portogallo di Aurora Biofarma.
Il dibattito ha evidenziato come la competitività globale dipenda sempre più da tre fattori: solidità regolatoria, capacità di comunicazione scientifica e adattamento ai mercati esteri. Il sistema europeo delle regole è stato descritto come un elemento di vantaggio competitivo, capace di garantire qualità e affidabilità.
Le esperienze di internazionalizzazione, in particolare nei mercati iberici, hanno mostrato come il confronto con contesti diversi richieda flessibilità organizzativa, senza però perdere l’identità industriale italiana.
Nel complesso, l’intero confronto restituisce l’immagine di un settore in forte trasformazione, in cui la dimensione industriale, sociale e internazionale sono sempre più interconnesse. Il Life Science emerge come uno dei pilastri del sistema Paese, non solo per il suo contributo economico ma per la sua capacità di generare innovazione, occupazione qualificata e valore sociale. In questa prospettiva, il futuro del settore si gioca sulla capacità di integrare tre dimensioni fondamentali: persone, comunità e competitività globale.




