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Investimenti 9 Gennaio, 2020 @ 2:07

Microcredito di Impresa: la startup che finanzia Pmi e professionisti

di Forbes.it

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Massimo Laccisaglia
Massimo Laccisaglia, ad Microcredito di Impresa

Articolo apparso sul numero di dicembre 2019 di Forbes. Abbonati

Il microcredito in rampa di lancio con il crowdfunding. Questa la svolta attesa dagli operatori del settore e di cui iniziano a vedersi i primi incoraggianti segnali, come racconta a Forbes Italia il team di Microcredito di Impresa, la startup fintech autorizzata da Banca d’Italia a prestare, come stabilito dalla normativa di riferimento, fino a un massimo di 35mila euro a startup, piccole imprese o professionisti con anzianità inferiore ai cinque anni.  A fine ottobre ha deciso di sfruttare il crowdfunding lanciando una campagna su BacktoWork che è in poco tempo andata in overfunding rispetto agli obiettivi minimi di raccolta che si era posta.

“Vogliamo imprimere una svolta al settore del microcredito, che offre grandi opportunità sia agli investitori di equity che di debito”, spiega Massimo Laccisaglia, amministratore delegato di Microcredito di Impresa e presidente di Innovative-RFK, tra i soci fondatori. “Ci piace questo settore perché coniuga forti esternalità positive con ottime opportunità di ritorno per gli investitori”. Ma il microcredito ancora non è decollato in Italia se è vero che la domanda potenziale da parte di tutti questi soggetti privi di storia creditizia viene stimata dal ministero dello sviluppo economico in oltre un miliardo di euro l’anno. Ed è qui che entra in campo BacktoWork, la piattaforma di crowdfunding fondata da Alberto Bassi (di cui Forbes Italia vi ha raccontato la storia sul numero di novembre) grazie alla quale Microcredito di Impresa mira a realizzare un aumento di capitale fino a 5 milioni di euro con l’obiettivo di prendere la guida di questo mercato a livello italiano.

Diego Rizzato
Diego Rizzato, dg Microcredito di Impresa

“Anche se gli operatori di microcredito sono ancora pochi, 13 società in tutta Italia, questo settore è ormai pronto per una crescita esplosiva”, dice convinto Diego Rizzato, direttore generale di Microcredito di Impresa. “Per questo ci stiamo dotando dei capitali necessari per stabilire rapporti di partnership con gli istituti bancari, che, pur potendo erogare direttamente microcredito, di fatto ci manifestano spesso la preferenza ad operare tramite un soggetto specializzato, come noi”. Ma la raccolta di funding non si ferma alle banche, la società sta già lavorando con alcuni fondi di debito che sottoscriveranno obbligazioni per poter mixare la provvista oltre che con alcuni istituti specializzati nell’acquisto o cartolarizzazione dei finanziamenti erogati dopo un periodo di ammortamento concordato, confidano Laccisaglia e Rizzato.

Se tutte le potenziali offerte di microcredito a professionisti, startup e pmi fossero soddisfatte potrebbero nascere 40mila nuove imprese l’anno e 100mila nuovi posti di lavoro.  La domanda reale, però, è oggi inferiore al 10% di questo potenziale. Un punto su cui gli operatori del microcredito come Microcredito di Impresa fanno particolare affidamento per sfondare nel mercato è la garanzia dell’80% da parte del Fondo di Garanzia che assiste i micro-prestiti, come prevede la normativa di riferimento, il decreto attuativo dell’art. 111 del TUB n. 176/2014 e le relative disposizioni attuative della Banca d’Italia.

BrandVoice 9 Dicembre, 2019 @ 4:55

Piccoli prestiti crescono con BacktoWork – BRAND VOICE

di Forbes.it

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Microcredito e Crowdfunding
(Shutterstock)

Articolo tratto dal numero di dicembre 2019 di Forbes. Abbonati

Il microcredito in rampa di lancio con il crowdfunding. Questa la svolta attesa dagli operatori del settore e di cui iniziano a vedersi i primi incoraggianti segnali, come racconta a Forbes Italia il team di Microcredito di Impresa, la startup fintech autorizzata da Banca d’Italia a prestare, come stabilito dalla normativa di riferimento, fino a un massimo di 35mila euro a startup, piccole imprese o professionisti con anzianità inferiore ai cinque anni.

A fine ottobre ha deciso di sfruttare il crowdfunding lanciando una campagna su BacktoWork che è in poco tempo andata in overfunding rispetto agli obiettivi minimi di raccolta che si era posta.

Massimo Laccisaglia
Massimo Laccisaglia, ad Microcredito di Impresa

“Vogliamo imprimere una svolta al settore del microcredito, che offre grandi opportunità sia agli investitori di equity che di debito”, spiega Massimo Laccisaglia, amministratore delegato di Microcredito di Impresa e presidente di Innovative-RFK, tra i soci fondatori. “Ci piace questo settore perché coniuga forti esternalità positive con ottime opportunità di ritorno per gli investitori”. Ma il microcredito ancora non è decollato in Italia se è vero che la domanda potenziale da parte di tutti questi soggetti privi di storia creditizia viene stimata dal ministero dello sviluppo economico in oltre un miliardo di euro l’anno. Ed è qui che entra in campo BacktoWork, la piattaforma di crowdfunding fondata da Alberto Bassi (di cui qui vi abbiamo raccontato la storia) grazie alla quale Microcredito di Impresa mira a realizzare un aumento di capitale fino a 5 milioni di euro con l’obiettivo di prendere la guida di questo mercato a livello italiano.

Diego Rizzato
Diego Rizzato, dg Microcredito di Impresa

“Anche se gli operatori di microcredito sono ancora pochi, 13 società in tutta Italia, questo settore è ormai pronto per una crescita esplosiva”, dice convinto Diego Rizzato, direttore generale di Microcredito di Impresa. “Per questo ci stiamo dotando dei capitali necessari per stabilire rapporti di partnership con gli istituti bancari, che, pur potendo erogare direttamente microcredito, di fatto ci manifestano spesso la preferenza ad operare tramite un soggetto specializzato, come noi”. Ma la raccolta di funding non si ferma alle banche, la società sta già lavorando con alcuni fondi di debito che sottoscriveranno obbligazioni per poter mixare la provvista oltre che con alcuni istituti specializzati nell’acquisto o cartolarizzazione dei finanziamenti erogati dopo un periodo di ammortamento concordato, confidano Laccisaglia e Rizzato.
Se tutte le potenziali offerte di microcredito a professionisti, startup e pmi fossero soddisfatte potrebbero nascere 40mila nuove imprese l’anno e 100mila nuovi posti di lavoro.

La domanda reale, però, è oggi inferiore al 10% di questo potenziale. Un punto su cui gli operatori del microcredito come Microcredito di Impresa fanno particolare affidamento per sfondare nel mercato è la garanzia dell’80% da parte del Fondo di Garanzia che assiste i micro-prestiti, come prevede la normativa di riferimento, il decreto attuativo dell’art. 111 del TUB n. 176/2014 e le relative disposizioni attuative della Banca d’Italia.

Alberto Bassi BacktoWork
Alberto Bassi è fondatore e ceo di BacktoWork
Forbes Italia 28 Novembre, 2019 @ 2:16

Tempo di BacktoWork, con le strategie per gli angeli degli investimenti

di Matteo Rigamonti

Staff

Le grandi imprese richiedono tempo (John Henry Newman)Leggi di più dell'autore
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Alberto Bassi con Mario Costantini, ceo di Neva Finventures

Dal numero di novembre 2019 di Forbes Italia

Dalla gestazione delle startup grazie al supporto e alla professionalità di manager senza più un lavoro alla raccolta di capitali attraverso le nuove frontiere della rete. Questo in estrema sintesi è l’itinerario percorso da BacktoWork, che all’indomani della crisi economica che ha piegato l’Italia, aveva come obiettivo principale quello di mettere in contatto piccole imprese e startup con un mondo di manager che, dopo aver perso il lavoro, volevano rimettersi in gioco come imprenditori. Professionisti pronti a scommettere su realtà giovani o nascenti che di competenze manageriali – così come anche di potenziali investitori – avevano bisogno come l’aria, pur senza avere la forza economica e finanziaria di reperirle sul mercato. Quella di rimettersi costantemente in gioco è una mission che in BacktoWork si è evoluta negli anni coinvolgendo anche manager che, pur avendo una posizione lavorativa sicura, talvolta già affermata, sentivano l’urgenza di diversificare i propri investimenti implicandosi in prima persona in progetti e attività imprenditoriali da sostenere e promuovere, meglio se dando una mano a giovani di prospettiva.

Una platea di business angel che, da quando nel 2018 BacktoWork ha aperto anche una piattaforma di crowdfunding acquisendo un portale online, si è ulteriormente ampliata e diversificata portando a bordo un pubblico di investitori smart tipico della sharing economy, pur senza rinunciare a profili più esigenti. Così che oggi sul sito di BacktoWork investe sia chi dispone di qualche centinaio o migliaio di euro da valorizzare sia chi gode di capitali molto maggiori da investire. “Le persone che si avvicinano all’equity crowdfunding come potenziali investitori sono ogni giorno di più”, ammette Alberto Bassi che di BacktoWork è founder e ceo: “Fino all’anno scorso, per esempio, mai mi era capitato di dovermi relazionare con docenti di scuola o studenti universitari che volessero investire qualche risparmio in startup innovative. È questo un fatto che denota come un simile strumento stia iniziando a intercettare nuovi target”. Stesso discorso vale per le aziende che cercano nuove vie per reperire risorse dal mercato. Prosegue Bassi: “Aumentano in numero e si diversificano quanto a tipologia le aziende che si rivolgono a noi; non solo startup innovative ma anche Pmi di prodotto o servizio più strutturate che guardano al crowdfunding come una sorta di pre-Ipo, di fatto uno step propedeutico alla quotazione in borsa. E devo dire”, aggiunge il fondatore di BacktoWork, “che oggi con il crowd i soldi si raccolgono eccome, si può arrivare anche a qualche milione di euro”.

È il caso, per esempio, di Sailogy, specializzata in viaggi in barca venduti online e che ha già fatto altre acquisizioni in Europa nel medesimo segmento di business. “Le aziende che sono cresciute nel corso di questi primi anni sono tante”, sorride soddisfatto Bassi, “è la cosa più bella del nostro lavoro: vedere che chi hai incontrato quando era solo una piccola startup oggi ha fatto un salto di qualità importante è motivo di vera soddisfazione”. Come soddisfatti sono gli investitori quando vedono la valutazione crescere di multipli importanti e assistono alle prime exit da parte di chi vuole smobilizzare il suo investimento per realizzare un guadagno. “Pochi a dire il vero”, osserva Bassi, perché non di rado “chi ha partecipato al primo round di investimenti rilancia nel secondo, chiaro segno che intende partecipare allo sviluppo dell’attività in cui ha creduto fin dall’inizio”.

Alberto Bassi è fondatore e ceo di BacktoWork

A irrobustire credibilità e reputazione di BacktoWork, che oggi conta una ventina di professionisti ed è la realtà forse più strutturata nell’ambito dell’equity crowdfunding, è scesa in campo anche Intesa Sanpaolo che, attraverso il suo corporate venture capital Neva Finventures, ha rilevato una partecipazione di minoranza nella società fondata da Bassi, che constata con orgoglio: “Quando la più grande banca italiana ti sta dando una mano a crescere, ciò trasmette sicurezza al mercato e all’investitore”. Senza contare che “la possibilità di lavorare con gli esperti dell’Innovation Center di Intesa Sanpaolo ci consente, oltretutto, di crescere ancora di  più in professionalità e accedere a una rete di aziende e startup cui altrimenti sarebbe assai più difficile avere accesso”. Varia e differenziata è la tipologia di imprese che sceglie di rivolgersi a BacktoWork per una raccolta sul suo portale: si va dal food al fashion, fino al biotech e alle life science, senza dimenticare la mobilità sostenibile. Tutte realtà che, confida Bassi, “stanno andando molto forte quest’anno, ma noi cerchiamo sempre di proporre investimenti a 360° per presentare un portafoglio di offerte il più completo possibile”. E dal 2013 a oggi BacktoWork ha già aperto le porte di questa nuova modalità di finanziamento a più di 200 aziende che hanno raccolto oltre 30 milioni di euro. “Numeri che stanno crescendo molto velocemente”, conclude il trentatreenne che ne è alla guida. “Dal 2018, infatti, i volumi raddoppiano anno su anno e se guardiamo a mercati più maturi dell’Italia, come per esempio, l’Inghilterra, ci accorgiamo che abbiamo ancora margine per crescere”.