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4 Marzo, 2020 @ 11:30

Il segreto del successo secondo lo chef Massimiliano Alajmo

di Forbes.it

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Il segreto del successo di Massimiliano Alajmo
Lo chef Massimiliano Alajmo (foto: Marco Peruzzo – Different Media Productions)

del Dott. Pasquale Sasso, Ph.D.

Dean Graziosi, autore di libri di grandissimo successo, investitore e imprenditore ha scritto: “Tutti vogliono il successo immediato e anche le persone più realistiche che conosci sognano di diventare grandiosi in un istante, di diventare famosi o ricchi o improvvisamente riuscire con una sola mossa di brillantezza”. La realtà, sfortunatamente, è tutta un’altra cosa. Il successo immediato non esiste e pensare di raggiungerlo senza sacrifici e abnegazione è solo una perdita di tempo. Diventare una persona di successo, infatti, è il frutto di duro lavoro e costanza, nonché di buone abitudini che permettono, ogni giorno, di diventare più simili alla versione di sé stessi che si desidera essere. Chi, negli anni, di strada per raggiungere il successo ne ha fatta tanta, prendendosi cura del suo corpo e della sua mente, anche grazie all’incontro con Vito Stolfi e Giorgio Leo, fondatori del centro di personal training Show Health Training Club, è lo chef pluristellato Massimiliano Alajmo.

Massimiliano Alajmo nasce il 6 maggio 1974 a Padova. Figlio di una famiglia di ristoratori da cinque generazioni, dopo l’istituto alberghiero ad Abano Terme, perfeziona il suo stile in importanti ristoranti prima di prendere, insieme al fratello Raffaele, le redini del ristorante Le Calandre. A soli 27 anni, Massimiliano Alajmo è il più giovane chef a ottenere le tre ambitissime stelle Michelin. Tra un impegno e l’altro, sono riuscito a chiedere a Massimiliano Alajmo i segreti del suo successo personale e a Vito Stolfi come, nei centri Show Health Training Club, accompagna le persone di successo nella cura di sé stessi.

Alajmo, lei è stato il più giovane chef a raggiungere il riconoscimento più ambito al mondo, le tre stelle Michelin, che significano sacrificio e abnegazione, come organizza il suo tempo tra lavoro e famiglia?

Non esistono segreti, cerco di corrispondere a me stesso e al mio mestiere consapevole che la famiglia è il mio sale e la mia gioia. È importante vivere il tempo con consapevolezza e saper gustare soprattutto le piccole cose.

Vito Stolfi

Stolfi, oggi il più grande ostacolo che incontrano le persone è trovare il tempo per prendersi cura di sé. Qualche consiglio per organizzare al meglio il proprio tempo?

La pianificazione ci rende liberi. Con l’organizzazione e i distinguo tra le azioni importanti da eseguire e quelle urgenti, si riesce ad avere più tempo per prendersi cura di sé. E poi c’è un punto emotivo da trovare dentro di sé: sentire il desiderio di muoversi e non provarne il bisogno. Quest’ultimo, una volta che l’hai soddisfatto, ti seda. Al contrario il desiderio è una ricerca continua di piacere, che con il tempo trasforma l’azione in sana abitudine.

Alajmo è sinonimo di eccellenza. Come migliorare ogni giorno sé stessi?

Migliorare sé stessi significa riconoscere i propri limiti, significa saper ascoltare e cercare costantemente la vera bellezza senza distrazioni.

Come si migliora ogni giorno sé stessi?

Per migliorare sé stessi, i propri gesti atletici o le proprie performance sportive è essenziale andare in profondità nelle azioni che si compiono. Come? Con sensibilità e consapevolezza. Poi sembra assurdo, ma per potenziare sé stessi è necessario rallentare e godersi il percorso che ognuno svolge quando compie un qualsiasi progetto o lavoro. Il motivo? Ripetere lo stesso gesto in maniera diversa, non intesa nel cambiare la biomeccanica dell’azione, ma nell’intenzione.

Lo chef Massimiliano Alajmo è una persona piena di interessi, come l’amore per l’arte, e immersa continuamente in nuovi progetti. In tutto questo, riesce a trovare il tempo da dedicare a Massimiliano?

Fortunatamente ho trovato persone che dedicano del tempo a me e che mi aiutano a lavorare attraverso il movimento del corpo nella comprensione di me stesso. Sono professionisti straordinari con un approccio al movimento e allo sport davvero unico. Il movimento inteso come uno suono che se orchestrato bene diventa armonia e musica.

In che modo aiuta imprenditori, manager e professionisti a prendersi cura del corpo e della mente?

Accompagnandoli nell’esperienza fisica come un sommelier del movimento. Una guida in grado di aumentare la sensibilità in quello che si fa, aiutandoli a percepire e sentire ciò che avviene all’interno del proprio corpo, rendendo l’attività fisica un piacere. Dare alla persona l’opportunità di assaporare e gustare i dettagli e le sfumature in grado di amplificare la sensazione dell’intensità dell’esercizio, fornendo immagini nitide e belle nella testa del soggetto che si allena. In poche parole, l’immaginazione che si amplifica oltre la realtà e diventa piacere per chi si allena.

Alajmo, cosa vede nel futuro dello chef e in quello di Massimiliano?

Amo osservare il passato e vivere intensamente il presente. Il futuro nel momento in cui lo visualizzi è già presente e tal volta se non sei molto attento è già passato. Credo sia importante lavorare sulle intenzioni e sul senso delle cose per evitare di avere un nome e un cognome che non si assomiglino.

Lifestyle 31 Ottobre, 2019 @ 12:31

Cosa succede se si allontana uno chef stellato dal suo ristorante

di Forbes.it

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(courtesy press office)

Cosa cucina un grande chef quando è lontano dal suo ristorante stellato? Cosa prepara per colazione alla fidanzata che si è fermata per la notte o agli amici che vengono a cena un sabato sera? Da queste domande nasce l’idea di 15 chef fuori posto, libro che fotografa l’esperienza di 15 celebri cuochi impegnati in una grande sfida: non occuparsi dei loro rinomati ristoranti, mettendosi alla prova in occasioni che fanno parte della vita  quotidiana.

Fuori dal loro habitat naturale, i personaggi accolgono la sfida e si misurano con la preparazione di ricette per occasioni intime, giocose e informali pur mantenendo il loro stile professionale. Stiamo parlando di Fabrice Vulin, Thomas & Mathias Sühring, Elio Sironi, Paolo Sari, Marcel Ravin, Gilles Perrin, Romain Meder, Alain Llorca, Daniel Humm, Luca Fantin, Edgard Bovier, Massimo Bottura, Jean-Philippe Blondet ed Heinz Beck. Insieme al libro, un’irriverente campagna fotografica curata per style e fotografia da Laurence Delannoy Botta, precedentemente co-direttrice della rivista Côté Sud ed oggi esperta di stile, e Pierrick Verny, stimato fotografo che collabora con i più importanti magazine internazionali di moda e design.

Il libro è solo l’ultimo piano di un grattacielo che abbiamo costruito con costanza nel tempo. Grazie alle nostre due professionalità, così diverse ma così malleabili da poter essere plasmate in ambiti disparati, abbiamo creato ormai da alcuni anni, il progetto:when fashion meets food’, un concept che mette in dialogo i nostri due mondi. Ecco quindi che dopo lunghe e importanti collaborazioni con grandi chef nazionali ed internazionali, maison di moda, artigiani del gusto e del lusso, abbiamo potuto convergere tutta la nostra esperienza in un volume che racconta non solo delle storie, ma anche il nostro percorso professionale all’interno di questo ambito”, hanno detto Alessandro Maria Ferreri e Marco Bonaldo.

 

Lifestyle 8 Agosto, 2019 @ 9:17

A tavola nei tre stelle Michelin: il Reale di Niko Romito

di Forbes.it

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di Stefano Cocco (tratto dal numero di agosto di Forbes)

Quanto conta la preparazione nella vita di ognuno di noi? Quanto si possono bypassare studi, lezioni, ore passate sui libri e procedere dritti avendo come unico bagaglio la propria indole? Le proprie attitudini? Al limite, la propria esperienza? E’ una domanda che mi faccio spesso. Non perché voglia rinnegare il mio percorso accademico ma perché spesso ho avuto la possibilità di conoscere delle vere e proprie eccellenze che nei loro CV alla voce “formazione” potevano vantare solo la dicitura “autodidatta”. Parlo di artisti, musicisti, scrittori. Anche cuochi. Uno di questi è Niko Romito: chef tre stelle Michelin del ristorante Reale. La quarta tappa di questo ideale viaggio tra le cucine più importanti della nostra Penisola. Espongo i miei quesiti improvvisi all’Uomo delle Stelle. Siamo in un bar. E in attesa della nostra prossima esperienza enogastronomica beviamo un caffè, cercando di non farci dominare troppo dal caldo. Il mio dirimpettaio sorride. Poi butta giù le ultime gocce di bevanda nera, trasformandosi in un moderno oracolo capace di interpretare i fondi della tazzina.

– E’ davvero così importante? – mi investiga l’investigatore

– Sì. Voglio sapere se ho perso tempo –

– Come in tutte le cose – mi rassicura l’Uomo delle Stelle – una forma di verità è possibile rintracciarla nel mezzo. L’indole è fondamentale. Nessun banco di scuola o nessuna aula dell’università potrebbe in nessun modo “crearla”. Ma senza preparazione non potresti metterla in pratica. Almeno a fondo. Immagina di avere una macchina sportiva ma di non saperla mettere in moto. A questo servono gli studi: a renderti capace di “utilizzarti” al massimo delle tue potenzialità. E’ come quando metti delle gocce di aglio nero su una tempura. Hai presente come si impenna il gusto? –

Detto questo si alza. E mi lascia, come al solito, al tavolo. Con domande senza risposta e un appetito crescente. Finisco anch’io il mio caffè e poi lo seguo.

Siamo a Castel di Sangro, in Abruzzo. E stiamo per mangiare da Reale, il ristorante di Niko Romito. Legatissimo alle sue origini, lo chef gestisce questo locale, in compagnia della sorella Cristiana, da quasi vent’anni. E’ un autodidatta: ha cominciato a Rivisondoli nell’ex pasticceria di famiglia, per poi raggiungere, nel 2011, Casadonna: un ex monastero del 1500 che ora fa da scenario alla sua cucina. La sala, molto minimale, mostra un pavimento spartano, mura e tavoli bianchi (non saranno più di 8) e una mise en place semplicissima. Carattere che ritroveremo anche nei piatti.

Apriamo con l’amuse bouche: un soffice di pistacchio salato, pomodoro pelato arrosto laccato al miele; poi raviolo al ragù e patate sotto la cenere avvolti da polvere vegetale. Proseguiamo con un “Assoluto vegetale”, un estratto di sedano carote e cipolle purissimo, per poi passare al cavolfiore fermentato per un tempo che varia a seconda del vegetale che può essere anche di diversi giorni. E’ il momento delle lenticchie, nocciole e aglio: le lenticchie con gocce di olio aromatizzato all’aglio coprono uno strato di emulsione di nocciole e, alla base, c’è un gel dello stesso legume dato dalla sua acqua di cottura, solidificato da polvere di farina di lenticchie. Chiudiamo con animelle, panna, limone e sale, i ravioli con ricotta, spinaci e manteca e infine il manzo, servito con delle patate cucinate e laccate con un estratto di patate stesse portato in riduzione che conferisce una nota molto cremosa. Il dolce è forse il piatto che apprezzo di più: una meringa all’italiana con lampone e mou.

 – Allora, hai trovato una risposta ai tuoi quesiti? – mi canzona l’Uomo delle Stelle.

– Non lo so. Per ora ho scoperto che un autodidatta può comunque arrivare a conquistare le tre Stelle Michelin –

– Già – tira corto lui – però fossi in te mi farei una chiacchierata con chef Romito. Almeno per chiedergli quanto investe nella preparazione culinaria dei ragazzi abruzzesi. Che poi saranno i suoi futuri cuochi… –