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Leader 9 Ottobre, 2019 @ 8:00

Da liceale senza speranze a miliardario, storia di John Paul DeJoria

di Francesco Nasato

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paul de joria con la moglie
Jean Paul DeJoria con la moglie (GettyImages).

Chissà cosa pensano di lui i suoi vecchi compagni della John Marshall High School di Los Angeles che durante gli anni del liceo lo votarono come “Least Likely To Succeed”, cioè come quello che avrebbe avuto meno possibilità di tutti di avere successo. Chissà cosa direbbero oggi se si trovassero di fronte quel John Paul DeJoria il cui patrimonio è stimato da Forbes in 3,1 miliardi di dollari, dopo una vita in cui le porte sbattute in faccia sono state molte. Letteralmente. Perché per quest’uomo nato il 13 aprile 1944 a Echo Park, oggi quartiere hipster di Los Angeles, prima del successo e dell’agio ci sono stati momenti duri, difficili, fatti di vendite porta a porta con tanti rifiuti, mesi vissuti in auto da senzatetto, divorzi dolorosi e licenziamenti sofferti. Tutto superato. Come dice lui “bisogna che tu impari a vedere un insuccesso come una tappa verso un successo e non come la fine di un percorso”.

L’infanzia di John non è quella che dovrebbe passare un bambino. La mamma, di origini greche, c’è, il papà italiano invece abbandona la famiglia quando il piccolo John ha solo due anni. Difficile per una donna crescere due figli che però capiscono in fretta come poter dare il loro piccolo contributo. A 9 anni John vende cartoline di Natale porta a porta, a 10 si alza alle 4 del mattino con il fratello, sale su una bicicletta e lancia copie dell’L.A. Examiner nei giardini delle case nei dintorni, in una scena da film e che invece è realtà quotidiana. Tutto in tempo per andare a scuola, prima la Atwater Elementary School, poi il liceo, con quella particolare votazione sul successo in cui certo non si vorrebbe primeggiare. La madre è spesso al lavoro, l’attenzione sui due figli non può essere quella che servirebbe e così John all’età di 6 anni finisce per entrare in una baby gang, da cui uscirà solo quando un’insegnante di matematica del liceo gli dirà che in questo modo non avrebbe combinato nulla di buono nella vita. Termina gli studi nel 1962 e quando la madre non viene più giudicata in grado di provvedere al mantenimento dei due figli, entrambi vengono mandati in una casa adottiva a East Los Angeles.

John però sembra essere deciso a provare a combinare qualcosa di buono. Due anni in Marina e poi il ritorno a Los Angeles, il matrimonio e un figlio. Quando però il bambino ha due anni, la prima moglie di John divorzia prendendosi tutto e lasciando in mezzo alla strada lui e il figlio. L’auto diventa così l’unico riparo, con John che raccoglie bottiglie per strada da rivendere a una drogheria per cercare in qualche modo di andare avanti. Le cose sembrano migliorare quando inizia a ottenere alcuni posti di lavoro, venditore porta a porta di enciclopedie, poi di shampoo, ma i licenziamenti si susseguono e così per una seconda volta si trova costretto a vivere per strada e a dormire nella sua auto. Come ha raccontato lo stesso John la madre non ha mai saputo veramente in quali difficili condizioni economiche fosse quel figlio, prima cresciuto senza un padre, poi tolto dalla sua tutela materna.

La donna però è decisiva nel momento in cui tutto cambia, definitivamente. Nel corso delle sue sfortunate avventure lavorative John ha conosciuto tra gli altri il parrucchiere Paul Mitchell durante una convention in Florida. Anche Mitchell è poco fortunato nelle sue esperienze professionali e così nel 1980, entrambi licenziati, decidono di avviare un loro business personale di prodotti per capelli. Budget iniziale 700 dollari, equamente divisi. John però non ha 350 dollari da mettere nell’attività e così li chiede in prestito alla madre: prestito accordato e così si può partire. Ma come fare a entrare nel mercato? Qui ritorna l’esperienza da venditore. Invece che porta a porta i due bussano ai saloni di bellezza di Los Angeles per lasciare i loro prodotti. Nei primi due anni la situazione non decolla, l’ascesa poi diventa irresistibile e il lutto per la morte di Mitchell nel 1989 per un cancro al pancreas non ferma John e la John Paul Mitchell Systems, ormai una realtà consolidata. Sul mercato oggi fattura oltre un miliardo di dollari all’anno e in più vanta il primato di essere stata la prima azienda del settore a vietare test su animali per le proprie linee di prodotti. Il successo di John però non si ferma qui: sempre nel 1989 rileva una vecchia distilleria di tequila in Messico e la trasforma in una delle etichette più ambite sul mercato, tanto che il gruppo Bacardi per aggiudicarsela nel 2018 ha dovuto sborsare qualcosa come 5 miliardi di dollari.

Sposato con Eloise, 13 anni più giovane, scelta da Playboy come playmate del mese di aprile nel 1988, John vive nella sua casa di Malibù, ha 6 figli e oltre ai suoi affari contribuisce con generose donazioni a molte iniziative filantropiche di salvaguardia dell’ambiente e aiuto a bambini e popolazioni in difficoltà. Niente male per chi al liceo vinceva la poco invidiabile classifica di chi avrebbe avuto meno chanche di avere successo nella propria esistenza.

Leader 2 Ottobre, 2019 @ 12:01

Da immigrato a miliardario, la storia di Shahid Khan

di Forbes.it

Staff

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ritratto di Shadid Khan
Shadid Khan (James Gilbert/Getty Images)

di Francesco Nasato

Se a 10 anni ripari vecchie radio e le rivendi ai tuoi amici, a 16 emigri negli Stati Uniti con il sogno di diventare un architetto e a 30 compri l’azienda che ti aveva dato un lavoro quando ne avevi bisogno, il senso per gli affari non ti manca di sicuro. Nel caso di Shahid Khan, classe 1950 da Lahore, Pakistan, semplicemente Shad per chi gli sta più vicino, la propensione al business è stata da sempre evidente, tanto che oggi il patrimonio stimato in oltre 8 miliardi di dollari sorprende fino a un certo punto. Molto più inattesa invece è stata la parabola di questo miliardario che deve le sue fortune ai paraurti per le auto, dopo aver sognato di diventare come Frank Lloyd Wright e aver scoperto per la prima volta l’esistenza della neve al momento del suo arrivo in Illinois.

Difficile forse pensare al freddo in Pakistan, più semplice pensare al cricket, con il padre di Shahid, uomo d’affari attivo nel settore delle attrezzature per rilevazioni, che consigliava al figlio di presentarsi negli stadi dopo l’ora del tè così da non dover pagare il biglietto. Non è però lo sport la folgorazione di Shahid, quanto un libro che raffigura Frank Lloyd Wright, con Shad che decide di voler diventare un architetto e l’unico modo per avere successo è spostarsi negli Stati Uniti, per la precisione in Illinois. Con 500 dollari in tasca e nessuna idea di che cosa ci sia fuori dal Pakistan, a 16 anni Shahid Khan inizia la sua avventura lontano da casa, iscritto alla University of Illinois a Urbana–Champaign, dove nel 1967 conoscerà in un bar Ann Carlson, sposata nel 1977 dopo dieci anni di fidanzamento. L’intuito però gli suggerisce presto che gli architetti non guadagnano tanto quanto lui vorrebbe e così il corso di laurea prescelto diventa quello di ingegneria industriale. Khan non ha un posto dove dormire e per i primi tempi si accontenta di una stanza da 2 dollari a notte che si paga facendo il lavapiatti per 1 dollaro e 20 centesimi all’ora. “Mi sentivo la persona più fortunata del mondo, perché in quel momento stavo guadagnando più del 99,9% delle persone che vivono in Pakistan”, racconta ricordando i suoi inizi.

La laurea arriva nel 1971, il suo ingresso nel mondo del lavoro avviene però già durante gli studi quando viene assunto dalla Flex-N-Gate, una piccola azienda di forniture per automobili. Promosso nei quadri dirigenziali, nel 1978 decide di lasciare per mettersi in proprio, grazie a 16mila dollari messi da parte e a un prestito di 50mila dollari: nasce così la Bumper Works, produttrice di paraurti per auto. Gli affari vanno bene, tanto che Khan nel 1980 acquista quella Flex-N-Gate in cui tutto era cominciato per lui, prima di iniziare a essere un nome davvero importante per l’industria dell’auto. Nel 1984 comincia a rifornire Toyota che dal 1987 decide che i paraurti dei propri pick-up arriveranno solo dall’azienda dell’imprenditore che doveva diventare architetto, mentre dal 1989 saranno tutte le auto del colosso giapponese a essere equipaggiate da Khan. La nuova Flex-N-Gate cresce e con lei i numeri: più di 60 impianti in tutto il mondo, oltre 60mila dipendenti e un fatturato nel 2017 di 7,5 miliardi di dollari. A Khan però piace essere al centro dell’attenzione e come ammette lui lo sport in questo sa essere un veicolo formidabile.

Il primo tentativo di acquistare una squadra di football dell’NFL arriva nel 2010 con i St. Louis Rams, il desiderio si realizza nel 2011 con i Jacksonville Jaguars in Florida, per un affare da circa 700 milioni di dollari che lo rende il primo proprietario di una franchigia appartenente a una minoranza etnica. Se Stati Uniti significa football, l’Europa dice calcio e Khan decide che è il Fulham la squadra che fa per lui. Nel 2013 prende il controllo del più antico club calcistico dell’area di Londra, fondato nel 1879, sborsando una cifra tra i 150 e i 200 milioni di dollari a Mohamed Al Fayed, proprietario dei magazzini Harrods a Londra fino al 2010. L’ultima iniziativa di Shad riguarda il wrestling, visto che è proprietario e fondatore dal 2018 della All Elite Wrestling, federazione con sede a Jacksonville. Perché gli affari per Shahid Khan non finiscono mai, da quando, bambino, sognava di diventare architetto tra una partita di cricket, una radio riparata e l’idea che la neve non potesse esistere.