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Cultura 3 Gennaio, 2020 @ 12:49

I fenomeni più importanti del mercato dell’arte negli ultimi 10 anni

di Glenda Cinquegrana

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L’art wall di Maurizio Cattelan per Gucci a New York. (gucci.com)

Quali saranno i fatti che segneranno il prossimo anno e l’intero decennio per il mercato dell’arte? Per capirlo, è utile una cronistoria del decennio che si è appena concluso.

2010: Ai Wei Wei e Marina Abramović sembrano superstar del decennio

Il 2010 è l’anno della mostra di Ai Wei Wei nella sala delle Turbine a Londra, che viene inondata da 100 mila semi di girasole fatti a mano, ma anche della mostra the Artist is present al MoMa di New York che vede l’artista serba seduta a un tavolo per 90 giorni consecutivi  di fronte a 750mila visitatori. Nel 2011 l’artista cinese verrà imprigionato dalle autorità cinesi per 81 giorni per evasione fiscale: questo fatto ha segnato la popolarità mediatica ed espositiva del personaggio Ai Wei Wei nell’arco del decennio. La Abramović al picco della popolarità cercherà di varare il progetto ambizioso del MAI, Marina Abramović Institute, la cui raccolta fondi per realizzare la sua architettura faraonica resta progetto incompiuto.

2011: Cattelan riceve la sua consacrazione al livello internazionale

Il 2011 vede la prima retrospettiva del nostro maggiore artista italiano vivente al Guggenheim di New York: intitolata ‘All’, la mostra vede le sue più famose installazioni appese con i fili al soffitto della celebre Rotunda, è un enorme successo. Dopo aver proclamato l’addio alle scene dell’arte, Cattelan riappare per stupire e farsi acclamare dai media ogni volta. Dopo un record d’asta con il suo Hitler inginocchiato, nel 2016, espone al Guggenheim ‘America’ un gabinetto fatto di oro ad 18 carati, che Nancy Spector, chief curator del museo offrirà in prestito alla Casa Bianca al neoeletto presidente Trump. Nel 2019 stupirà tutti con la sua banana attaccata allo scotch ‘Comedian’, venduta più volte a 120mila dollari.

2013: Instagram e il mercato dell’arte. Quando nel 2013 compare su Instagram il video dell’installazione di Yayoi Kusama ‘Infinity Mirror Room’ in mostra alla galleria David Zwirner di New York, 2500 persone affollano le sale della galleria in una sola giornata. Questo accadimento consacra l’importanza di Instagram come social media che può condizionare il successo di mercato di un artista: tutto ciò che è più facilmente instagrammabile ha più facilmente successo.

L’anno segna la nascita di Art Basel Hong Kong. Il marchio della fiera più importante al mondo si espande sulla via della Seta, mostrando un mercato dell’arte policentrico verso lo spostamento del baricentro in Oriente. Nel 2019 il dopo la mostra all’HOCA Foundation e il successo mediatico del suo Companion, il suo pupazzo con il corpo di topolino e la testa di buffo teschio, disteso nell’acqua del Victoria Harbour, grande 37 metri ad Art Basel Hong Kong, KAWS raggiunge in asta il record del 14,7 milioni di dollari, a testimonianza come la Cina sia incubatrice dei nuovi fenomeni dello scacchiere dell’arte mondiale.

2014: La pittura astratta domina il mercato. Nel 2014 il futuro pulitzer per Art Criticism 2018, Jerry Saltz, fotografa il fenomeno nell’articolo Zombies on the Wall: Why do most abstract painting look the same. In questo pezzo segnala la rinnovata passione nelle gallerie per l’astrazione. Saltz Scrive che : “Questi artisti si comportano come junior laboriose api operaie postmoderniste, cercando di imitare i bei vecchi tempi dell’astrazione, dispiegando segnali visivi di Suprematismo, pittura a colori, minimalismo, post-minimalismo, Arte Povera italiana, Mono-ha giapponesi, arte di processo, pittura di azione modificata. Questo lavoro è adatto ai decoratori, specialmente in un appartamento o una casa contemporanea. La maggior parte di questo ‘formalismo zombie’ arriva in un formato verticale, fatto su misura per la distribuzione digitale istantanea e la visualizzazione tramite jpeg su dispositivi portatili. Sembra praticamente lo stesso di persona su iPhone, iPad, Twitter, Tumblr, Pinterest e Instagram”. La star del momento è Oscar Murillo, stella della Biennale di Venezia 2015.

2015: Il decennio è segnato dal riconoscimento a livello internazionale dell’arte storica italiana. Le istituzioni museali americane fanno un lavoro riposizionamento delle avanguardie storiche del dopoguerra, dando grande peso a movimenti ed artisti poco conosciuti. Dopo la mostra ‘Splendid Playground’ del 2013 al Guggenheim che riconosce la centralità del Gruppo Gutai nell’arte di avanguardia postbellica, la mostra dedicata all’italiano Alberto Burri, ‘the Trauma of Painting’ del 2015, lo incorona fra i più grandi maestri dell’Informale mondiale. Nel 2018, invece, è il turno di Salvatore Emblema, autore italiano sempre fuori dai movimenti, trova una vetrina importante ad Art Basel.

2016: Scoppia il fenomeno dell’arte al femminile. Già a partire dal 2014 l’arte al femminile comincia a dominare nelle aste con il record per un’opera di Georgia O’Keeffe Jimson Weed/White Flower acquistato da Sotheby’s per 44 milioni di dollari, come record per un artista donna della storia dell’arte.  Il fenomeno di riscoperta delle artiste donne trova il suo incubatore in una serie di mostre curate negli States nel 2016. In quell’anno è la grande retrospettiva sull’Espressionismo Astratto al femminile dedicata al Denver Museum a Lee Krasner. L’attenzione alle donne investe positivamente il riconoscimento di diverse artiste, come Alice Neel, Joan Jonas, per citarne solo alcune. Fra le italiane appartenenti spicca Carol Rama, nel biennio 2014- 16 sarà esposta più volte nel circuito museale internazionale: dal MACBA di Barcellona, al Musée d’art Moderne de la Ville de Paris, fino alla personale nel 2016 alla galleria Levy-Gorvy di New York. Il nuovo femminismo che pervade l’arte e che mostra una nuova consapevolezza del ruolo delle donne anticipa il movimento #MeToo nel 2017.

2017: Il caso Salvator Mundi fa tremare il sistema delle aste. Il 15 novembre 2017 Christie’s batte l’opera d’arte più cara della storia. Si tratta del Salvator Mundi attribuito a Leonardo, che viene acquisito per la cifra record di 450 milioni di dollari. La massiccia campagna pubblicitaria che Christie’s ha fatto precedere a quest’asta ha fatto sì che l’opera sia stata vista da 27mila aspiranti compratori, che appartengono alla lista dei nuovi miliardari del mercato globale. Il dipinto dovrebbe essere realizzato dal Da Vinci durante il suo secondo soggiorno milanese su sollecitazione di re Luigi XII, la cui moglie, Anna di Bretagna, era particolarmente devota al Sacro volto. L’opera arriva in Inghilterra in occasione delle nozze di Enrichetta Maria con Carlo I Stuart nel 1626. Dopo che nel 2005 ne viene in possesso il gallerista americano Robert Simon per 10mila dollari, e lo sottopone al restauro che ne cambia attribuzione, l’opera, in alcuni passaggi di mano e fino al prezzo di 450 milioni di dollari, diventa la più cara della storia dell’arte del mercato. Acquistata per conto del principe Mohammad bin Salmān, primo in linea di successione nella monarchia di Riyad con destinazione finale il Louvre Abu Dhabi, nel 2018 sparisce dalla circolazione. Nel 2019 manca di partecipare alla retrospettiva dedicata a Leonardo dal Louvre per l’anniversario della nascita, per un sopravvenuto caos attributivo.

2018: La Street-art è la nuova Pop Art del decennio. Nel 2010 il documentario dedicato a Banksy ha una nomination agli Oscar; a questo progetto segue nel 2015 quello di Dismaland, un parco distopico in cui sono ospitate opere di altri artisti.  Nel 2013 Banksy fissa la sua residenza a New York facendo interventi in città ogni giorno che mandano i fans in visibilio. Il 2018 lo vede protagonista dello scandalo dell’anno che è il record in asta di The Girl with Balloon, opera su carta che viene tritata e ridotta a strisce da un meccanismo alla cornice interno pochi minuti dopo l’acquisizione per poco più di un milione di sterline in asta, riempie le pagine dei giornali. A questo record seguirà il record dei 12,2 milioni raggiunto nel 2019. Il 2018 è anche l’anno della definitiva consacrazione della arte sotto il segno della cultura black: l’auction record dell’anno è Jean-Michel Basquiat, acquistato dall’imprenditore per 110,5 milioni di dollari, è la punta di diamante di un fenomeno di rivalutazione dell’African American arte, che coinvolge artisti come Mark Bradford, Julie Merhetu, Glenn Ligon, mentre la National Portrait gallery dello Smithsonian svela i ritratti dei coniugi Obama realizzati da Kehinde Wiley e Amy Sherald.

2019: Jeff Koons è il più costoso artista vivente: il suo Rabbit in acciaio è venduto in asta da Christie’s New York tocca nel maggio i 91 milioni di dollari. Ma altri fenomeni si consolidano: Kaws tocca il suo primo record d’asta, e anche Bansky. Questi dati affermando il successo della più classica arte americana, della nuova street art di matrice concettuale e dell’ultimo surrealismo pop.

Business 2 Gennaio, 2020 @ 10:30

Investire in passion asset, spiegato da Finarte

di Glenda Cinquegrana

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Mercato dell'arte: aste Finarte
(finarte.it)

articolo tratto dal numero di dicembre di Forbes Italia

Le opere d’arte, le automobili e i vini oggi vengono circoscritti nella categoria dei cosiddetti passion asset. Insieme a Vincenzo Santelia, ceo di Finarte, abbiamo parlato di quali cambiamenti stanno impattando il mercato delle aste in Italia e all’estero.

Passione e investimento sono due termini conciliabili?
I dati parlano del fare investimento come elemento che contraddistingue il fare acquisti di opere d’arte. Ma per noi questo aspetto non costituisce mai il primo motivo dell’acquisto di un’opera. Durante un’asta l’acquirente si aggiudica un’opera dopo una battaglia con altri potenziali pretendenti, e non sempre al prezzo inferiore. Questa lotta presuppone una motivazione passionale, che è ineludibile dall’acquisto in asta.

Quindi la passione è ancora l’elemento dominante?
Elemento altrettanto importante è l’ossessione, che porta il collezionista a pensare di essere la persona più titolata a possedere un oggetto raro e prezioso. Chi acquista spesso si autoproclama il migliore custode di un oggetto, che nel caso dei più prestigiosi all’interno delle collezioni, dialoga con l’immortalità. Nondimeno, dobbiamo considerare anche le nuove esigenze che emergono nella nostra clientela. Mi sono occupato di consulenza strategica di livello internazionale. Per l’investimento sic et simpliciter ho altre idee.

Che cosa consiglia Finarte ai suoi clienti?
Il nostro compito è quello di proporre alla nostra clientela buoni affari. In un costante dialogo con loro, non possiamo eludere il tema della componente di rischio dell’investimento, che è altrettanto forte.

Vincenzo Santelia, ceo di Finarte

Quali sono gli altri cambiamenti evolutivi che si stanno verificando nel mercato delle aste in Italia e all’estero? E come risponde Finarte a queste evoluzioni?
I cambiamenti che sono in atto nel mercato sono relativi a più fattori: il primo è di carattere generazionale. Il nostro cliente più tipico appartiene a una generazione più giovane rispetto ai nostri collezionisti storici. Il secondo è nelle caratteristiche: oggi nelle file dei nostri clienti si trovano startupper e imprenditori che vengono da una formazione
meno storico-letteraria e più utilitaristica. Inoltre, prendiamo atto dell’ampliamento dei confini geografici del mercato dell’arte che, con l’inclusione di nuovi paesi, abbraccia realtà lontane dalla nostra per mentalità e abitudini, come ad esempio la Russia e la Cina, alle quali oggi non possiamo non rivolgerci.

In che modo Finarte si adegua a questo scenario?
Il nostro compito è aprire questi nuovi collezionisti alla classica liturgia delle case d’asta, rinnovandola. A questo scopo abbiamo aperto una sede nuova a Milano in via Paolo Sarpi, elegante come una galleria d’arte. Inoltre stiamo traducendo i nostri contenuti online anche in cinese. Ma questi sono piccoli gesti del nostro operato quotidiano. Il
nostro impegno costante è volto a rendere le aste migliori in termini di accessibilità e trasparenza.

L’investimento nell’online rientra nella strategia di Finarte?
Certo. Le transazioni online sono molto cresciute negli ultimi anni. L’online è una sfida importante nel settore delle aste, che porta a modifiche radicali nel nostro modo di profilare i clienti e di fare marketing. La diffusione dell’online implica il rinnovamento delle nostre correnti modalità di valorizzazione dell’opera, lungo la direzione, ancora tutta da esplorare, dell’ipertestualità.

Quali sono i progetti futuri?
I nostri obiettivi sono diversi. Il primo di questi è crescere e ampliare i nostri dipartimenti. Abbiamo aperto l’anno scorso le aste di automotive, diventando leader sul mercato italiano in questo comparto. Ancora più recente è l’apertura di aste dedicate a vini e distillati e al lusso. Questi incanti hanno suscitato un grande interesse. Passo successivo sarà ampliare il numero delle aste, anche nei comparti più tradizionali come quello dell’arte moderna e contemporanea, creando sessioni di carattere sempre più specialistico. Infine il consolidamento: dopo l’acquisizione di Minerva, intendiamo proseguire con acquisizioni di piccole realtà.

Quali sono gli obiettivi del suo recente nuovo incarico?
Creare una casa d’asta italiana che possa essere leader al mondo. E finalmente sognare che Milano possa tornare a essere una piazza di riconosciuto livello internazionale come lo è nella moda, capace di competere con Londra e New York. Questo implicherebbe il superamento di quella realtà fortemente parcellizzata che c’è oggi nel nostro paese nel settore delle aste, verso la costruzione di un operatore italiano forte e competitivo nei confronti dei giganti internazionali.

Dalla consulenza strategica a Finarte: ci racconta come ha deciso di ricoprire il ruolo di ceo?
Ho scelto il settore delle aste perché mi diverte. Cambiare è importante, e per me l’emozione di vedere lo svolgimento delle nostre battute e lavorare con uno staff giovane pieno di passione è un grande motore di motivazionale.

Vincenzo Santelia, lei ha mai collezionato?
No, ma oggi lo farei. Quando vedo alcuni lotti di arte antica che offriamo a prezzi d’affare mi viene voglia di comprarli.

Investimenti 12 Luglio, 2019 @ 2:05

Un italiano ha creato la Borsa internazionale dell’arte, dove le opere diventano azioni

di Forbes.it

Staff

La redazione di Forbes.Leggi di più dell'autore
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Fimart: la prima Borsa internazionale dell'arte

di Giuliana Gagliardi

“Arte per tutti i gusti” ma, soprattutto, “per tutte le tasche”. Slogan più azzeccato per presentare la Borsa dell’Arte, un modo innovativo di avvicinarsi al mercato dell’arte ideato da Niccolò Filippo Veneri Savoia, trentaduenne mantovano, founder e Ceo di Look Lateral, società con sede a Seattle, Stati Uniti.

Grazie a una piattaforma basata sulla tecnologia blockchain, il mercato dell’arte verrà sottoposto a un vero a proprio make up che renderà accessibile l’acquisto di opere d’arte come fossero azioni quotate in borsa. La piattaforma si chiama Fimart – Financial Market of Art – ed è uno dei pionieri tra le borse internazionale dell’arte.

“Avrei dovuto fare l’avvocato, come mio padre” dice Veneri Savoia. “Ma ho preferito seguire la strada iniziata da mia madre, Maria Grazia Savoia, giornalista (per molti anni nella moda, ha lavorato con Giorgio Armani e Carlo Alberto Corneliani n.d.r.) e appassionata d’arte e fondatrice del magazine Look Lateral”.

 Si tratta, per l’Italia e l’Europa, di un’assoluta innovazione culturale e tecnologica grazie all’App che renderà l’arte un asset trasformabile in liquidità mediante il frazionamento del bene e investimenti alla portata di ogni disponibilità economica.

Lo sviluppo di Fimart procede con ritmi veloci che hanno già raggiunto importanti gallerie e collezionisti di prestigio. “Ho sempre cercato di aprire il mercato dell’arte a un pubblico più vasto – afferma Veneri Savoia – Quando vivevo a San Francisco ho capito che per farlo serviva una rivoluzione, poi ho scoperto la tecnologia blockchain e ho subito intuito che poteva essere lo strumento perfetto per portare trasparenza e liquidità nel mercato dell’arte”. “La Blockchain permette di frazionare la proprietà attraverso l’utilizzo di smart contract e il processo di tokenizzazione. Attraverso questo processo è possibile creare una comproprietà e/o una cartolarizzazione. Essendo uno strumento utile per tracciare e cristallizzare informazioni la Blockchain aiuta a svolgere anche una funzione notarile.”

La piattaforma dispone oggi di un team di esperti super qualificati – provenienti dal mondo dell’arte, della finanza, e della tecnologia. Ne fanno parte Joe Roets, Ceo di Dragonchain, tra le più innovative società blockchain degli Usa, Piers Heaton Armstrong, vice President Marketing di Amazon. La supervisione del ramo Pricing e Analytics è affidata ad Antonio Mele, ex-docente alla London School of Economics e ora noto professore di finanza alla Swiss Finance Institut. La mission è quella di rendere disponibile la piattaforma in Italia e nel resto d’Europa entro il 2020.

Le perplessità non mancano da parte di chi opera in un settore considerato, fino ad oggi, di nicchia. Ma il Ceo di Look Lateral ribatte: “L’arte, la buona arte, è un asset class in crescita costante da 150 anni. Oggi non tutti potrebbero permettersi di acquistare un Picasso, un Monet o un Botticelli…ma, fra poco, tutti potranno comprare una parte di un Picasso con soli cento dollari e rivendere il loro investimento in un mercato liquido ed efficiente. Moltissimi hanno capito i benefici che il frazionamento delle opere d’arte porterà ai proprietari di opere come: musei, fondazioni, gallerie, collezionisti e anche al nostro governo. Penso anche a family office, hedge funds, banche d’investimento per cui era difficile gestire investimenti in patrimonio artistico e ora trovano un ambiente più vicino alle loro esigenze”.

Il confronto con le istituzioni garanti della trasparenza dei prodotti finanziari – come la CONSOB – potrebbe costituire, in Italia, un ostacolo alla promozione di Fimart?

Veneri Savoia afferma che: “…essendo una società americana mi interfaccio spesso anche con la SEC (Securities and Exchange Commission)…non credo che la Consob possa essere a priori contro un’idea di una borsa dell’arte internazionale, questo credo esulerebbe dalla sua competenza. Sono convinto, piuttosto, che possa indagare sui modi in cui questo marketplace viene costruito e contribuire attivamente.

In ogni caso, Look Lateral ha diversi protocolli di tokenizzazione da cui derivano diversi tipi di frazioni di opere d’arte, le quali saranno suddivise in prodotti finanziari e non. Ci saranno, inoltre, diverse regole per accedere a Fimart e per scambiare e comprare questi diversi tipi di frazioni”.

Il prodotto conta già oltre cinquecento investitori internazionali.

Look Lateral - Fimart

Il processo di fundraising è all’inizio con un’offerta di Securities – Look – emesse sotto Regulation D e Regulation S, in riferimento al protocollo del Security Act americano con un tetto di 20 milioni di dollari. Valore della security è una revenue share dal 10 al 20% dei ricavi totali della società, che verrà distribuita periodicamente agli investitori. Ogni security rappresenta una preferred stock della società; 200 milioni di Look securities rappresentano il 20% della società Look Lateral Inc.

Una security è un prodotto finanziario. il possessore della security riceve una fetta dei ricavi lordi della società. in aggiunta a questo dividendo periodico, ogni nostra security è anche un’azione della società.

 Chi compra e chi vende le opere d’arte sarà trattato fiscalmente secondo le normative applicate alle società e alle persone fisiche. In Italia, nel caso di un imprenditore, il ricavato di una vendita (non la plusvalenza) rientra fra i ricavi dell’impresa, tassati con Ires e Irap. Tutti gli acquisti delle frazioni di opere andranno nei costi. Le imprese pagheranno le imposte sugli utili. Nel caso di una persona fisica, l’eventuale plusvalenza – prezzo di vendita – prezzo di acquisto – è considerata tra i “redditi diversi” ed è soggetta a Irpef.

Fimart avrà delle partnership con uno o più Exchange ed attraverso l’utilizzo di App sarà possibile pagare con monete diverse: Euro, Dollaro e le maggiori cripto valute come Bitcoin e Ethereum. Anche il venditore avrà la possibilità di scegliere in quale valuta ricevere i pagamenti. Caratteristica di questa App è la massima flessibilità per avere accesso alla più alta liquidità possibile.

Una documentazione dettagliata garantirà l’autenticità dell’opera che sarà assicurata per il furto e il deterioramento e per la  conservazione in sicurezza. Ogni opera messa in vendita sarà identificata da un NFC (Near Field Communication) tag. Il proprietario potrà conservare il 51 percento della proprietà dell’opera e il controllo della stessa  mettendo in vendita quote fino al 49. “Nel caso di Buy Back option, se il proprietario vorrà poi vendere l’opera in toto – spiega Veneri – dovrà prima riacquistare dai soci di minoranza le quote che detengono, a un prezzo fissato. I proprietari di frazioni di opere potranno venderle ad altri utenti registrati alla piattaforma Look Lateral. Il gestore della piattaforma si incaricherà di stabilire prezzi equi di collocazione e garantire la correttezza delle transazioni. per ogni opera, sia questa un quadro o una scultura, saranno previste quote minime di accesso alla proprietà”.

“Siamo a metà strada dello sviluppo della tecnologia – afferma Veneri Savoia – e abbiamo accordi per il frazionamento di opere di grandissima importanza da ogni continente. Siamo, anche, nel mezzo del nostro aumento di capitale per finanziare il debutto del prodotto e mi piacerebbe che qualche forte imprenditore italiano si unisse a noi. L’apertura pubblica della Borsa dell’Arte è prevista per fine anno”.

Blockchain & Co 4 Luglio, 2019 @ 11:29

Il futuro del mercato dell’arte è nella blockchain?

di Glenda Cinquegrana

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quadri colori
(christies.com)

La blockchain non è più solo la tecnologia applicata alle criptovalute, ma uno strumento utile per gli usi più diversi. Nell’arte le catene di blockchain cominciano a essere utilizzate come database elettronici certificati capaci di custodire le informazioni sulle opere. È questo l’uso sperimentale che ne ha fatto recentemente Christie’s, casa d’asta leader al mondo nel settore per giro d’affari, da sempre anche all’avanguardia per quanto riguarda la messa in pratica delle nuove tecnologie.

Ricordiamo che fu la prima auction house a creare una piattaforma apposita per l’on-line bidding nel 2011, oggi strumento ampiamente usato nel mercato. Quella che all’epoca era una feature sperimentale legata all’asta della collezione di Elizabeth Taylor fu adottato su base permanente, per poi essere adottato anche dai concorrenti. Lo stesso potrebbe accadere con la blockchain. Il primo esperimento di applicazione di catena certificata a un’asta è accaduto lo scorso novembre, quando in occasione della vendita la collezione Barney A. Ebsworth a New York i clienti hanno avuto a disposizione un catalogo interamente registrato su blockchain realizzato da Artory, società da due anni attiva nella costruzione di tecnologie di ‘catena dei blocchi’ per l’arte con sedi a New York e Berlino.

L’asta è stata un successo: ha segnato anche un record mondiale per il maestro della pittura americana Edward Hopper, la cui tela Chop Suey è stata venduta per quasi 92 milioni di dollari. Ma non solo. Richard Entrup, Chief Information Officer di Christie’s ci spiega che una volta creata, la catena blockchain è concepita come servizio aggiuntivo per i clienti: ad ogni collezionista viene data una tessera elettronica che consente l’accesso personalizzato al database che contiene sostanzialmente le informazioni presenti in catalogo. La presenza di un database di transazioni certificate renderà semplificate le procedure di stima delle opere, realizzate non più da un professionista del settore con un certo grado di soggettività, ma calcolate in modo automatico da un algoritmo.

La seconda novità dovuta alla creazione di database elettronici è il contenuto di validazione che la catena porta con sé: attraverso l’uso della tecnologia blockchain, Christie’s può mettere a disposizione del cliente un certificato digitale, firmato crittograficamente, strumento di convalida della veridicità delle informazioni sulle opere fornite. E questo servizio in futuro potrebbe essere fornito anche dagli altri operatori dell’arte. Secondo Entrup il nuovo applicativo in questa fase è importante per attrarre ‘technology-minded people’, ovvero i clienti che percepiscono come un’attrattiva questo strumento di trasparenza, che nell’immediato futuro potrà aumentare la fiducia nell’operato professionale delle case d’asta.

Christie’s in questo senso vuole giocare di anticipo sui cambiamenti tecnologici, offrendo già oggi le risposte ai bisogni che verranno. Per Nanne Dekking, ceo di Artory, la maggiore diffusione di questi strumenti diventerà importante per i dealer per la validazione delle informazioni sulle opere. Un mercato percepito come più trasparente e efficiente potrebbe diventare in futuro più ampio: è dalla maggiore fiducia dipende nell’operato degli attori che dipende l’ingresso di nuovi acquirenti. In Europa dove le normative sulla tutela dei dati personali sono al momento più restrittive, lo scioglimento del nodo legato protezione delle informazioni di proprietà delle opere è il requisito essenziale per mettere in pratica il sistema blockchain.