Cultura

Perché ci dimentichiamo dei libri che leggiamo

E per quale motivo non ci ricordiamo di una serie su Netflix vista la settimana scorsa. La risposta è nel concetto di “curva dell’oblio”.

30 gennaio 2018
F
Scritto da
Davide Piacenza

Leggere e non ricordare: una piaga moderna.

Mai sentito parlare di “curva dell’oblio“? Il concetto risale alla fine dell’Ottocento, e in particolare agli sforzi del pioniere tedesco degli studi sulla memoria Hermann Ebbinghaus, e illustra efficacemente come il passare del tempo influenza la memoria di un dato evento. La curva è più ripida nelle ventiquattr’ore seguenti l’apprendimento di una nuova informazione, e il motivo è che il nostro cervello tende a distruggere in breve tempo i dati non-vitali, per non sovraccaricarsi di lavoro. Ricordate la trama (o il finale, o i personaggi) di quel libro che avete letto l’estate scorsa? No? Beh, tranquilli, è del tutto normale.

Gli studi di Ebbinghaus hanno dimostrato che la memoria, di per se, è un contenitore che non è sufficiente riempire, ma che va allenato a riportare a galla le informazioni. Lo spunto è utile per porsi una domanda: noi uomini iperconnessi del 2018 siamo ancora in grado di ricordare? D’altronde, è nostra abitudine quotidiana accedere a database praticamente infiniti con semplici tocchi su uno schermo: alla memoria cosiddetta rievocativa – che permette di richiamare subito alla mente i ricordi – si è sostituita per importanza quella riconoscitiva, che si basa su un senso di familiarità verso gli oggetti che incontriamo. Ecco perché, se guardiamo l’ultima serie tv su Netflix è verosimile che ce ne dimenticheremo (in tutto o in parte) poco dopo, riportandone alla mente solo vaghe reminiscenze se qualcuno la nomina a un aperitivo a mesi di distanza.

A dirla tutta, è stata dimostrata l’esistenza di un legame causa-effetto tra l’affermazione della vita sul web e l’evoluzione delle nostre capacità mnemoniche: perché ricordarsi del titolo di quella poesia di Shelley, o il risultato di quella finale di Coppa Italia, o il colpo di scena presente in quel film, se so di poterlo chiedere agevolmente a Google? Uno studio pubblicato su Science qualche anno fa afferma: “Quando le persone si aspettano di avere un accesso futuro alle informazioni, presentano tassi più bassi di ricordo dell’informazione stessa”. Eppure, questo fenomeno non è una novità dell’era di internet: Jared Horvath, ricercatore all’Università di Melbourne intervistato dall’Atlantic, ha spiegato che anche l’introduzione della scrittura, millenni fa, ha avuto un effetto simile sulla memoria umana, “distruggendola”.

L’anno scorso, Horvath e il suo team hanno provato empiricamente che gli amanti del binge-watching delle serie tv ne dimenticano il contenuto molto più repentinamente di chi guarda solo un episodio alla settimana. In buona sostanza, il modo in cui consumiamo la cultura oggi – in un’epoca di proliferazione incontrollata di contenuti – ha modificato ulteriormente la curva dell’oblio, facendoci dimenticare più in fretta scene televisive, nomi di personaggi e trame di bestseller.

 

Test Forbes

Hai letto tutto? Mettiti alla prova con il test dell'articolo

Tre domande generate dall'articolo, senza punteggio. Con un account Forbes ogni test diventa punti nel wallet, livelli e badge.

SUITEAI

Su Google scegli Forbes tra le fonti preferite: le notizie di Forbes Italia in evidenza nei risultati.

Aggiungi Forbes
Leggi anche
Più letti