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Investimenti 21 marzo, 2018 @ 6:00

Quando la blockchain fa beneficenza

di Claudio Kaufmann

Giornalista finanziario.Leggi di più dell'autore
Laurea in Scienze politiche, Master all’Università Bocconi sui Mercati Finanziari, è giornalista professionista dal 1985. Ha lavorato per emittenti radiofoniche, tv e quotidiani, tra cui Reporter, Repubblica e Italia Oggi. chiudi
Francesco Nazari Fusetti
Francesco Nazari Fusetti, ceo e cofondatore di CharityStars.

Articolo tratto dal quarto numero di ForbesITALIA. Scopri l’ultimo numero.

Fate la carità, ma fatela 2.0. Già, perché sta per nascere una blockchain dedicata alla beneficenza, un libro-mastro dove registrare tutto, all’insegna della totale trasparenza. Lo sviluppo della AidChain, è questo il nome, andrà di pari passo con l’AidCoin, una moneta digitale per transare i quattrini dei benefattori. E non si tratta di briciole: a livello globale, infatti, il totale delle donazioni viene stimato in 2 trilioni di dollari all’anno.

L’idea di una valuta digitale, pensata ad hoc per le donazioni, è venuta la scorsa estate a Francesco Nazari Fusetti, ceo e cofondatore di CharityStars, nonché di Scuolazoo, mentre leggeva il best seller Blockchain Revolution del visionario Don Tapscott. Racconta Nazari Fusetti, “sono rimasto colpito da una citazione, il caso del terremoto di Haiti nel 2010, con i milioni raccolti e mai spesi. Mi sono chiesto: cosa si può fare?”. Insomma, non bastano gli sforzi di persone pur degnissime che si occupano di beneficenza, resta comunque un problema di trasparenza. “Negli Stati Uniti”, continua Nazari Fusetti, “le istituzioni caritatevoli sono ritenute poco credibili da un cittadino su tre. Non credo sia diverso in Italia. Occorre ricreare fiducia e implementare trasparenza a dosi massicce”. Così, in pochi mesi, l’idea di tracciare in modo indelebile le donazioni e il loro utilizzo si è trasformata in una Ico (Initial Coin Offering) lanciata il 16 gennaio scorso, con l’obiettivo di raccogliere fino a 15 milioni di dollari, necessari per implementare il progetto.

Del resto Francesco Nazari Fusetti, 30 anni, studi in Bocconi, il mondo del no-profit lo conosce assai bene, fin da quando nel 2013 si è inventato CharityStars (con sedi ora a Milano, Londra e Los Angeles), ovvero la prima piattaforma di celebrities fundraising in Italia che raccoglie fondi tramite aste (finora ne ha fatte ben 10.000), da persone che cercano di realizzare un loro “sogno” o anche togliersi uno sfizio: andare a cena con Sharon Stone o Annie Lenox, indossare la maglia di Cristiano Ronaldo, acquistare quadri, viaggi o biglietti della Formula 1. Tutti soldi che finiscono in beneficenza, salvo una fee che trattiene CharityStars. “Con la Aidchain”, prosegue Nazari Fusetti, “potrà nascere una sorta di bollino della trasparenza e i donatori potranno seguire i propri fondi e sapere come sono stati spesi”.

Il sito icorating.com, una sorta di Moody’s o Fitch del mondo Ico, ha già valutato il progetto AidChain come positive e low risk. Un giudizio che non stupisce, a ben pensarci, considerando che la beneficenza e il no-profit sono in ultima istanza un’attività molto old economy, con poco o nulla di virtuale.
“I fondi raccolti con la Ico”, spiega Nazari Fusetti, “serviranno per finanziare lo sviluppo della piattaforma tecnologica e portare a bordo almeno 1.000 associazioni”. Ma quali le reazioni, soprattutto fra i colossi, dalla Croce Rossa a Save The Children, dal Wwf all’Unicef? “Dai primi colloqui”, aggiunge Nazari Fusetti, “posso dire che l’innovazione attrae ma un po’ spaventa. Ci vorrà un lungo lavoro di confronto”. Va precisato che per le associazioni, grandi o piccole, non vi sarà alcun obbligo di usare AidCoin o altre criptovalute. I movimenti di denaro a corso legale, dollari, euro o qualunque altra moneta, saranno rintracciabili tramite API (Application Programming Interface), delle specie di librerie pubbliche attraverso le quali le banche potranno trasmettere informazioni a terzi.

Va aggiunto che per Francesco Nazari Fusetti lanciare startup non è una novità, a cominciare da quando nel 2006, a soli 19 anni, si è inventato Scuolazoo, con Paolo De Nadai, divenuta nel 2009 una vera digital company. L’idea iniziale era quella di creare un punto di riferimento per gli studenti, soprattutto liceali, che fosse un po’ blog e un po’ piattaforma di video-sharing. Oggi è una realtà imprenditoriale che macina oltre 10 milioni di fatturato, con decine di dipendenti, attiva come tour operator, agenzia di social marketing, di e-commerce e incubatore di startup, senza dimenticare le 250.000 agende scolastiche vendute ogni anno.

La sede di Milano, 2.000 metri quadri, strizza l’occhio alle big dell’hi-tech della Silicon Valley, con tanto di scivoli, tavoli da ping-pong e risiko. “Il prossimo passo”, aggiunge Nazari Fusetti, “potrebbe essere l’housing per studenti fuori sede, abbiamo già contatti con società immobiliari”. Sarebbe un vero campus, il primo targato Scuolazoo. Del resto il dinamismo a Francesco Nazari Fusetti non è mai mancato. Fin da liceale quando a soli 16 anni in un mix di feste e goliardate raccontate su Padova Rulez, un piccolo sito di gossip messo in piedi con amici, si prese una querela nientemeno che dallo studio Longo-Ghedini, per messaggi sopra le righe. La querela fu poi ritirata. La voglia di nuove sfide, invece, non è passata.

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