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Leader 6 novembre, 2018 @ 6:58

A tu per tu con Elon Musk e la sua corsa allo spazio 

di Alessandra Mattanza

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Giornalista, scrittrice e fotografa fine art è cresciuta ed ha vissuto all‘estero per più di vent’anni, principalmente a Monaco di Baviera, Sydney, New York, Los Angeles e San Francisco. Collabora per Hearst Publishing, Mondadori, Sperling & Kupfer, Cairo Editore, White Star / National Geographic, Giunti / Feltrinelli, How To Spend It e IL de Il Sole 24 Ore / Financial Times e TV Studio Universal / Universal Pictures. Oltre che articoli, reportage e interviste, realizza grandi volumi fotografici di viaggio, natura, città e arte, ma anche libri, romanzi, gialli, sceneggiature e fumetti e ha vinto diversi premi ai Journalism Awards, premi giornalistici nazionali americani a Los Angeles. chiudi

L’avventura nello spazio è di nuovo attuale. Mentre diverse aziende americane, australiane, russe e perfino turche hanno iniziato a valutare l’impresa di colonizzare Marte, Elon Musk, rimane fedele al suo sogno, o la sua missione, di una vita. Co-fondatore di Tesla e di Space Exploration Technologies (Space X), è anche il protagonista di un rilancio della corsa alla conquista dello spazio.

Incontrato di persona (come è capitato a noi alcune settimane fa), Elon Musk è di certo un personaggio. Ha ormai la fama di una celebrità, anche assiduo frequentatore di attrici e attori, registi e personaggi del mondo dello spettacolo (come la sua recente nuova “fiamma”, la cantante indie Grimes, con cui si è presentato al Met Ball sul tappeto rosso in pieno glamour). E allo stesso tempo ha le idee chiare di un visionario e di un guru high tech, di un leader e di un mogul, con un’ambizione che se lo può spingere all’eccentricità più assoluta, rimane in ogni caso geniale, forte di un carisma alla Steve Jobs. E, ancora di più, perché Elon sa essere anche molto simpatico. E con lui, spesso, pare di essere in un film. Nel senso che sembra divertirsi a giocare col rischio e l’imprevedibilità più assoluti.

Se decide di incontrare i giornalisti, li seleziona secondo strani criteri misteriosi, e lo comunica solo poche ore prima. Chi non è abbastanza veloce da seguire la sua chiamata, rimane fuori. E poi con un caro amico come Jonathan Nolan, produttore e regista, fratello dell’ancora più famoso regista Christopher Nolan, con cui ha scritto il film “Interstellar”, considerato un cult del genere, e creatore delle serie TV “Person of Interest” e “Westworld”, sa scherzare e ironizzare al punto tale da improvvisare passi di danza al ritmo della canzone “My Little Buttercup”. “E’ una delle mie preferite dalla commedia “Three Amigos”, anche se nulla riesce a stregarmi di più dei film di Fred Astaire, che non mi stancherò mai di guardare. E, di recente, mi ispira perfino certa musica di Kanye West. Come mi piace guardare, oltre a “Westerworld”, la serie TV “Silicon Valley”. La prima stagione non era poi tanto accurata, ma poi, invece, le altre sono divenute sempre più realistiche“, rivela con sguardo istrionico. O, furbo, dato che in più di un episodio dell’ultima stagione le sue Tesla fanno da “regine”. Fatto è che quest’anno, al festival del cinema, della musica e dell’high tech più famoso d’America, il SXSW a Austin, in Texas, è stato capace di rubare la scena alle più grandi celebrity hollywoodiane. Si è perfino presentato a sorpresa alla festa organizzata sul tetto del Kimpton Hotel Van Zandt dalla società di investimenti Sound Ventures, un altro colosso del settore, fondata dall’attore e produttore Ashton Kutcher (altro guru tra i giovani high tech) e Guy Oseary, che quest’anno hanno premiato le migliori start up del settore. E con loro Elon ha fatto festa, mescolandosi allegramente anche a Marc Benioff, come a Spike Lee e Snoop Dog.

Il suo spirito imprenditoriale ricorda forse quello di un pioniere del Far West, che come nuova frontiera ha dichiarato lo spazio, territorio ancora sconosciuto e inesplorato, per lui nuovo universo di mille possibilità. E con la sua voce è abile ad ammaliare quasi fosse una sirena nell’avventura di Ulisse nell’Odissea”, perché raramente capita di conversare con lui, senza toccare l’argomento Marte. E ha il dono di conquistare, con una schiettezza senza peli sulla lingua. “In principio non volevo far investire i miei amici nei miei progetti nello spazio, perché non ero certo dell’esito e temevo di fare perdere loro denaro” confessa onestamente. “Così decisi di investire il mio. Avevo i soldi ricavati dalla vendita di PayPal (ha co-fondato e venduto quest’ultima, leader nei pagamenti per Internet, e Zip2, uno dei primi servizi di mappe su internet, ndr), e decisi di puntare metà dei soldi su SpaceX. Non mi resi conto, però, che ci voleva molto più tempo, e più denaro per far partire quel progetto. E mi trovai nei guai. Soprattutto, perché ci capitarono tre fallimenti nel lancio dei razzi. Il 2008 fu l’anno più duro della mia vita: sia SpaceX che Tesla erano sull’orlo della bancarotta e io stavo affrontando un divorzio (ha cinque figli maschi, avuti in vitro dalla scrittrice canadese e prima moglie Justin Wilson, dopo che il loro primo neonato era morto improvvisamente nel sonno, ndr). Due giorni dopo Natale non sapevo se entrambe le mie aziende fossero ancora esistenti e dovetti prendere una decisione. Mi restavano circa una trentina di milioni e non sapevo cosa fare. Li potevo investire solo su una compagnia e sacrificare l’altra, o dividerli e cercare di salvare entrambe o perderle entrambe. Ma alla fine decisi che per me erano come un figlio e non poteva optare per l’una o per l’altra. Così divisi tutto quello che mi restava in due. Se il quarto tentativo con SpaceX non fosse andato in porto, saremmo certamente falliti. Per questo alla fine dico sempre che si possono fare dei business plan, ma il business può essere qualcosa di molto personale, che si basa sull’istinto e sull’azione. A volte ci si affida troppo alla robotica, per rendersi poi conto che il potenziale umano è quello che continua a contare di più”, riflette. Intanto lo scorso febbraio ha lanciato in orbita una delle sue auto elettriche, la Tesla Roadster, grazie al razzo Falcon Heavy, prodotto dalla sua Space X e considerato il più potente al mondo al momento. “Lo abbiamo fatto per confondere gli alieni!” dice ridendo. E poi aggiunge serio: “Mi hanno spesso accusato di essere troppo ottimista, ma se andrà tutto per il meglio, speriamo di arrivare su Marte nei primi sei mesi del 2019” dichiara, non totalmente sicuro stavolta, ma piuttosto possibilista. “Considero sia la Luna e soprattutto Marte, che è ancora più distante, una possibilità per la sopravvivenza e il progresso dell’umanità. Non voglio dire che ci sarà presto una terza guerra mondiale, ma in una lontana eventualità, esisteranno altri mondi possibili. E poi credo nelle immense possibilità imprenditoriali di espandersi in questa direzione, costruendo infrastrutture, stazioni di energia, hotel, bar e ristoranti, night club, coltivando in grandi serre. Si comincerà con brevi viaggi di andata e ritorno, ma col tempo impareremo a costruire navicelle spaziali più grandi capaci di portare tanta gente e a tagliare i costi”, profetizza. Ironizza, inoltre, proponendo di lanciare addirittura alcuni prodotti tipici, come “The Mars Bar”, una barretta caramellata di cioccolato da mangiare su Marte, ma non solo. Del resto, sempre negli scorsi mesi, SpaceX ha lanciato due satelliti nello spazio – idea a cui Musk pensava giá dal 2005 – per il progetto chiamato Starling, che se andrà in porto mira a mettere in azione ben 4.425 satelliti, per creare un “internet business satellitare”, che potrà fornire internet in tutto il mondo, e addirittura nelle zone più remote e isolate, a costi bassissimi e aiutare a fondare una città futura su Marte.

Elon, nato a Pretoria, in Sudafrica, nel 1971, e diventato cittadino americano nel 2002, dato che si era trasferito negli Stati Uniti a 24 anni per studiare alla Stanford University (che non finì, perché cominciò da subito ad avere successo come imprenditore), è sempre stato un eccentrico e non teme le sfide, come sondare “territori” sconosciuti. Fin da bambino. A 12 anni invece di giocare con gli altri ragazzi, con cui confessa che non legava per nulla, preferiva dedicarsi a programmare computer. Cominciò poi con un prestito dal padre (di circa 28.000 dollari), un affermato ingegnere, da cui ammette di aver appreso le sue capacità tecnologiche, per fare partir col fratello una prima compagnia di software. E da lì partì la sua missione di una vita. Elon al momento vive a Los Angeles e fa il pendolare con San Francisco e Palo Alto. Dice di dormire dalle cinque o sei ore per notte e di investire quasi tutto il suo tempo su SpaceX e Tesla. “Ho un team che lavora molto duro e che contribuisce al grande successo di tutti i miei prodotti, ma so che devo essere prima di tutto anch’io presente e che devo sapere esattamente a che punto siamo e qualsiasi cosa su tutto quello che accade” dichiara. Da sempre è forte il suo impegno ambientale, che l’ha spinto a creare macchine elettriche, ma pure ad azzardare di più. Nel 2016 Tesla è diventata la prima compagnia di energia sostenibile integrata verticalmente con l’acquisizione di SolarCity, un leader nella fornitura di sistemi di energia solare negli Stati Uniti. E nel 2017 ha lanciato Solar Roof, un prodotto per la generazione energetica con prezzi più abbordabili. Una leggenda metropolitana tecnologica ipotizza che l’idea di SolarCity sia venuta a Elon addirittura la prima volta nel 2004, durante un festival di Burning Man. Lui sorride, ammicca, ma non conferma. Dice invece di avere una grande passione per la lettura di libri di ogni tipo, dalla letteratura, alle biografie, alla fiction alla scienza, fin da bambino – a sua detta ha “divorato” tantissimi libri anche a proposito di razzi e missili spaziali –, un’insana ossessione per le macchine da corsa e gli aeroplani oltre che per sperimentazioni varie in tutti i campi (alcune riviste scandalistiche americane hanno sostenuto che abbia ammesso di mescolare alcol con altre sostanze dagli effetti, a sua detta, prodigiosi: vino rosso, musica di dischi vintage e ambient) e per altre imprese eccentriche e che sfidano i limiti del possibile. O, semplicemente, nate da una disavventura di un giorno: come rimanere bloccato nel traffico.

“La mia Boring Company (letteralmente “Azienda Noiosa”, ndr) l’ho cominciata quasi per scherzo, perché consideravo il nome divertente. Ma, allo stesso modo, era da anni, che, spesso stressato dal terribile traffico di Los Angeles, pensavo quanto sarebbe pratico costruire tunnel per muoversi più velocemente. Dato che nessuno mi assecondava, ho pensato che dovevo essere io a costruirli. Al momento non riesco a investire più del 2% del mio tempo in questa impresa, perché sono molto preso con gli altri progetti, ma è tuttora qualcosa in cui credo fermamente” afferma convinto. E nel 2017, intanto, ha creato “Godot”, una macchina che scava tunnel ispirata all’opera di Samuel Beckett, per mezzi di locomozione elettrici. L’ha sperimentata nel parcheggio dell’azienda SpaceX a Hawthorne. Ed è riuscito ad avere i primi permessi a Los Angeles e Washington DC, distinguendosi per finanziare questa avventura con metodi altrettanto stravaganti: vendendo cappellini con il logo della compagnia (a $ 20 l’uno) o addirittura lanciafiamme disegnati personalmente (da $ 500), di cui potete vedere pure un suo video “in azione” su You Tube.

Elon è anche amministratore delegato di Neuralink (a cui dice di dedicare per ora il 3-5% del suo tempo), che sta sviluppando interfacce cervello-macchina a banda ultraelevata per connettere il cervello umano ai computer. Finora esiste qualcosa di simile alle ambizioni di Musk che aiuta le persone sorde e cieche o quelle paralizzate a muovere braccia robotiche. Ma, questo progetto, se sviluppato al massimo, potrebbe addiritura dare alle persone superpoteri. L’intento di Elon in questo caso è però più quello di proteggere l’umanità dal dilagare incontrollato dell’intelligenza artificiale (AI), pericolo ipotizzato anche da Bill Gates e Stephen Hawking. “Il mio timore è che si possa arrivare a un’intelligenza artificiale superintelligente e superpotente, più di quella umana. Per questo serve un controllo col nostro cervello, altrimenti si rischia che questa prenda il sopravvento”, spiega. Collegare il nostro cervello al mondo digitale darebbe alle persone, invece, la possibilità di accedere a potenzialitá maggiori senza rischi. A Musk questo tema è talmente caro che pare stia sviluppando addirittura un’ulteriore compagnia, specializzata nella sicurezza contro il pericolo dell’intelligenza artificiale, anche se per ora questa frontiera pare ancora lontana. Non lo sono però le macchine che si guidano da sole, che per Musk saranno popolari probabilmente dal prossimo anno.

E come si augura il futuro del mondo? “Con energia sostenibile e un giusto equilibrio ambientale che non faccia finire metà della Terra sott’acqua, con basi e città sulla Luna e su Marte e tante esplorazioni del sistema solare, con una nuova civilizzazione spaziale e con la possibilitá per tutti di andare nello spazio. E mi auguro anche che, oltre alla mia compagnia, tante altre imprese nel mondo, che so che ci stanno lavorando, ci riusciranno. La mia più grande aspirazione sarebbe di massimizzare la felicità, con infinita libertá d’azione, collezionando intelligenza umana e digitale, sviluppando un’interfaccia tra cervello umano e intelligenza artificiale un po’ simile a come funziona ora con i nostri iPhone o computer, che, in fondo, stanno già diventando un prolungamento di noi stessi, ma controllato da noi” conclude”. E ci tiene a precisare che lui, comunque, non ama profetizzare o prevedere, o essere un guru, ma solo portare avanti il sogno di un mondo migliore.