Seguici su
Investimenti 8 maggio, 2019 @ 12:30

Come dare più respiro al portafoglio con le strategie alternative

di Pieremilio Gadda

Giornalista, coordinatore di Forbes, scrivo di economia e finanza.Leggi di più dell'autore
Giornalista professionista, da febbraio 2018 coordina la redazione milanese del magazine Forbes. Collabora con l’Economia del Corriere della Sera e Milano Finanza. Caporedattore del magazine AdvisorPrivate tra il 2015 e il 2017, in passato ha scritto per l’Espresso, il Messaggero, Capital, Patrimoni, Panorama, Mf e Wall Street Italia. È laureato in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. chiudi
Antonio Bottillo, country manager per l’Italia di Natixis investment managers. (Imgoeconomica)

Articolo tratto dal numero di maggio 2019 di Forbes Italia. Abbonati.

I prezzi crollano, va tutto giù? È colpa della speculazione. Il mercato si riprende, come nel primo scorcio del 2019? È tornata la fiducia. C’è qualcosa che non torna nel modo in cui gli investitori sono soliti interpretare violenti movimenti al ribasso – il dito teso, contro “i cattivi della finanza” – o al rialzo: in alto i calici, chi muove grossi capitali merita indulgenza, anzi gratitudine.

Rimane un problema di fondo: la costruzione del portafoglio. Perché quando i paradigmi saltano, com’è successo a più riprese nell’ultimo scorcio del 2018, – con azioni, titoli governativi e credito impegnati ad intonare all’unisono il canto funebre dei mercati, in barba al sacro dogma della de-correlazione tra Borse e reddito fisso -, non c’è via d’uscita. A meno che non ci si faccia trovare pronti. “Una possibile risposta è nelle soluzioni d’investimento alternative. Che possono dare respiro al portafoglio, perché garantiscono una maggiore diversificazione. Tendono infatti a essere scollegate rispetto all’andamento delle classi di attivo tradizionali”, spiega Antonio Bottillo, country manager per l’Italia di Natixis investment managers, uno dei maggiori asset manager a livello globale, con 802 miliardi di euro in gestione, forte dell’expertise di 24 società d’investimento focalizzate su stili e discipline differenti.

Le strategie alternative, però, non sono sempre efficaci. Sul finire dello scorso anno, per esempio, molti hedge fund hanno deluso le aspettative, innescando ingenti deflussi. Specialmente tra i fondi a ritorno assoluto, che promettono di consegnare rendimenti positivi in qualunque condizione di mercato. “È vero, in quest’area si sono verificate ampie fuoriuscite di capitale. Anche le strategie long-short equity (che possono assumere posizioni sia rialziste che ribassiste su singoli titoli o indici ndr) non hanno funzionato bene. Meglio è andata ai fondi global macro (quelli che, ad esempio, sfruttano la traiettoria divergente dei tassi ndr). E potremmo anche assistere a una ripresa dei fondi Cta, basati su sistemi di trading automatico. È essenziale però definire le strategie giuste e saper scegliere i migliori manager”.

LEGGI ANCHE: “Meglio i Btp, i bond greci o le obbligazioni del Benin?”

Secondo Bottillo, l’industria del risparmio gestito – che comprende asset management e wealth management, “le due aree vanno considerate insieme, perché appartengono ad un unico segmento di business” – si trova ad affrontare una fase critica. Vale anche in presenza di una ripresa dei flussi, che secondo il manager proseguirà, al netto di qualche temporanea battuta d’arresto. “Da una parte si registra una pressione sulle commissioni e sui margini, alimentata anche dalle nuove regole europee”, premette Bottillo. Mifid2, la nuova direttiva sul mercato degli strumenti finanziari, entrata in vigore a gennaio del 2018, dovrebbe infatti esercitare un impatto soprattutto nel corso del 2019, quando gli intermediari saranno chiamati a inviare ai loro clienti i rendiconti finanziari, scritti secondo le nuove regole: tutte le voci di spesa dovranno essere messe ben in evidenza, sia in valore assoluto, che in percentuale, cioè in rapporto all’importo investito e ai rendimenti consegnati. Visto che molti portafogli hanno generato performance negative nel 2018, schiacciate dal pessimo andamento dei mercati, il peso delle commissioni emergerà in modo eclatante. Sarà più facile mettere a confronto le condizioni praticate da chi fa consulenza finanziaria e i risultati dei singoli prodotti. Morale: gli investitori saranno agevolati nel valutare la qualità del servizio.

La consapevolezza degli investitori, del resto, è aumentata di molto negli ultimi anni. Il nostro sta diventando un settore C2B, consumer-to-business: i risparmiatori chiedono più innovazione. Se le fabbriche prodotto e gli intermediari non danno risposte adeguate a questa esigenza, non riusciranno a sopravvivere”. Cosa significa portare innovazione? “Noi lo facciamo agendo sulla infrastruttura del servizio. Cercando di attirare i migliori talenti tra i professionisti della gestione. E testando nuove opportunità d’investimento”.

Tra le ultime novità annunciate da Natixis im, c’è la nascita di Thematics asset management, una nuova società d’investimento basata a Parigi che arricchisce l’offerta del gruppo, grazie al contributo di un team di gestori specializzati sugli investimenti tematici (alcuni di loro provengono da Pictet am). A partire dal secondo semestre del 2019, gli investitori potranno accedere a differenti strategie globali dedicate ad alcuni mega-trend, come l’aumento della domanda di sicurezza, la carenza di risorse idriche, la crescita dell’intelligenza artificiale e la robotica.

LEGGI ANCHE: “Come guadagnare il 9% in 3 mesi, ce lo insegnano i norvegesi”

Non è l’unico fronte su cui Natixis im è al lavoro. Bottillo è convinto che in un contesto di tassi destinati a restare fermi ancora a lungo, in Europa, anche gli investitori privati – e non più solo gli istituzionali – debbano aprirsi a strategie focalizzate sui “real asset”, le classi di attivo alternative, dall’immobiliare al debito privato alle infrastrutture e oltre. “Stiamo valutando anche la possibilità di costruire un nuovo Eltif”, anticipa il manager di Natixis a Forbes. Si tratta di fondi chiusi a lungo termine che investono prevalentemente in piccole e medie imprese non quotate (o con una capitalizzazione inferiore ai 500 milioni di euro), istituiti nel 2015 da un Regolamento europeo e definitivamente accolti nel nostro ordinamento nel febbraio del 2018, dopo la pubblicazione in Gazzetta di un decreto che affidava a Consob e Bankitalia le funzioni di Vigilanza.

Nelle ultime settimane alcuni campioni domestici dell’asset management, ma anche boutique e player internazionali, sono usciti allo scoperto lanciando i primi Eltif sul mercato italiano. Trattandosi di fondi chiusi, (l’investitore è vincolato per tutta la durata dell’investimento, che è tra sei e sette anni nel caso dei prodotti già lanciati), esprimono quindi un fattore di rischio aggiuntivo rispetto ai fondi aperti, che va correttamente spiegato in fase di vendita. Condizione posta anche dal regolamento europeo, che ha fissato ulteriori presidi. A differenza dei Pir, i piani individuali del risparmio individuali di risparmio che gli investitori italiani hanno imparato a conoscere (e oggi si trovano bloccati dal cantiere riaperto con l’ultima Legge di Bilancio, che ne ha parzialmente modificato il perimetro, creando qualche difficoltà operativa), sono uno strumento efficace per investire nell’economia reale. Una strada in più, forse direbbe Bottillo, “per dare respiro al portafoglio”.