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Cultura 13 giugno, 2019 @ 10:00

Viaggio a Buenos Aires tra i tesori di Palacio Duhau e i gioielli di Evita

di Alessandro Turci

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Scrive poesie. A volte di politica estera, di stile, di viaggi. Per Panorama, Icon, il Foglio, Aspenia. chiudi
palazzo verde
Palacio Duhau

Park Hyatt vuol dire farsi sedurre dal richiamo irresistibile di un castello francese nel cuore di Buenos Aires, e dai due ristoranti che l’hotel ospita. Il Palacio Duhau è infatti un mondo a parte. Se non fossimo accompagnati verso il suo ristorante italiano, la bellezza degli ambienti – il Piano Nobile, il Paseo de las artes, i salotti – c’indurrebbero a perderci o, meglio, a nasconderci.

Ma la sala da pranzo del Gioia – tinte in rosso, argenteria impeccabile – è l’invito a una cena italiana fatta di equilibrio, gusto, raffinatezza e dolce far niente. D’accordo, ma per il palato? Burrata perfetta con crudo riserva, polpo e filetto, Malbec di Patagonia e coccole finali con cantucci serviti in silver plated. Con nonchalance il giorno dopo torniamo a pranzo all’Hotel, d’altronde sembrava scortese trascurare l’altro ristorante.

carne vino
Palacio Duhau

Al Duhau Restaurante y Vinoteca ci servono la miglior carne di tutta Buenos Aires. Accompagnano le portate vini argentini morbidi e favolosi, che esaltano l’esperienza in terrazza all’aperto. Antipasti come opere d’arte (uova, fantasia dell’orto, queso alla griglia), poi i cinque tagli regali della carne (tre Aberdeen Angus & Kobe, due Wagyu) mentre lieve, lievissimo, si avverte lontano il brusio della città. Contrasto acuto e intrigante, per chi non s’accontenta delle apparenze, stemperato momentaneamente dal dolce finale: crema su île flottante.

Quando lo chef viene a salutarci, conferma una verità che avevamo già ascoltato e che fa riflettere. In Argentina la soia (transgenica…) ha sostituito i pascoli di vacche. Lascia quasi sgomenti ascoltarlo sottolineare come tutti i prodotti organici della sua cucina vengano da piccoli allevatori e piccoli produttori indipendenti. L’Argentina, quest’immenso allevamento naturale della miglior carne al mondo e questo granaio inesauribile, costretta – dall’assalto incontrollato dell’agrochimica – a una logica difensiva da piccola isola.

Ma è questo il Paese nel quale stiamo viaggiando: la contraddizione tra un passato culturalmente “veterano” (come sempre accade in nazioni costruite con l’emigrazione) e una terra sconfinata pressoché vergine; e ancora il conflitto tra il grande latifondo e il popolo, nel quale la politica non riesce, oggi come ieri, a far sintesi. Terra di caudilli e rivoluzionari, nazione fatta dagli italiani e da criolli orgogliosi del proprio criollismo, qui nell’elegante quartiere della Recoleta l’ottone è il colore degli androni, tutti con un portinaio (in genere andino) a vegliare nella penombra l’uscita, o il rientro, d’inquilini benestanti, invecchiati e cortesi, per la passeggiata pomeridiana.

volto matita disegno
Marcelo Toledo

Davanti al famoso e omonimo cimitero alcuni turisti scattano foto con la stessa espressione che avrebbero a Parigi o a Seul. E’ un turismo incomprensibile che, ahimè, si spiega benissimo (temo sia il Bestiario di Julio Cortázar a rovescio, cioè la massificazione del turismo) e in gran parte diretto alla tomba di Eva Duarte. Evita e il peronismo sono ancora oggi la calamita simbolica della politica argentina: tutto (dai Kirchner a Macri) avviene in funzione neo o anti peronista.

Terra di miti: in taxi raggiungiamo San Telmo dove la galleria d’arte di Marcelo Toledo espone un mosaico di “Che Guevara Made in China”, di grande impatto e superba maestria. Marcelo ci parla anche di un’altra mostra, gioielli di sua creazione ispirata ai vestiti di Evita. Argento e mito, gloria e oblio, l’Argentina è una terra che non ama il compromesso e infatti il suo ballo iconico, il tango, è lo schiaffo immorale e perenne dei bassifondi alla classe media benpensante.

Torniamo “a Palazzo”; il car valet recupera la nostra auto. Lasciare Buenos Aires ha il sapore di una milonga malinconica, ma è tempo di partire; ci aspetta il Norte…

(to be continued)

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