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Cultura 22 Giugno, 2019 @ 1:00

Il lusso rurale dell’Argentina che non conosci

di Alessandro Turci

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montagne cielo nuvole
Hornacal

Ci sono destinazioni alle quali il concetto di lusso va stretto. Come si fa a dare un prezzo a paesaggi vergini, al silenzio, a un viaggio nel tempo?

L’Argentina andina risponde a questa mitologia. Non sarete in molti a dire d’esserci stati e anche questo, in un turismo mondiale con mete iper inflazionate e mainstream, è un lusso. Parliamo del mitico Norte argentino, dove Bolivia e Cile sono più vicini di Buenos Aires e dove la modernità, dei tunnel ad esempio, non è ancora arrivata, obbligando il viaggiatore a percorrere i passi d’altura a cielo aperto – sulle strade sterrate e impervie della Ruta 40 – che trasmettono, una volta superati e giunti nella provincia di Jujuy, il brivido consolante della piccola impresa.

Viaggiamo verso la Quebrada di Humahuaca sino all’Hornocal, santuario di roccia e folgorante bellezza per nulla pubblicizzato. Se volete un paradiso lontano dal turismo di massa, questo è il posto giusto perché i primi a rispettarlo sono proprio le popolazioni locali. E non si deve confondere l’Hornocal con la Montagna dei sette colori, bellissima ma molto più vicina a Purmamarca e accessibile; no l’Hornocal si trova… e come spiegarlo? Andateci e cercatelo: c’è più gusto.

Di ritorno a Purmamarca, troviamo un piccolo hotel rifugio. Il suo nome, Huaira Huasi, è in lingua indigena e significa Casa del Vento. E’ il buen retiro che abbiamo sempre sognato, venir quassù e trovar riparo nella calda accoglienza di queste stanze dove ogni pietra, mobile, stoffa è autoctona. Fuori piove (la pioggia acceca i vetri, direbbe Borges) ed è una vera rarità per la gente andina, che infatti non sembra farci troppo caso e aspetta il ritorno del sole come una certezza sacra.

Maria Emilia ha creato l’Huaira Huasi a sua immagine e somiglianza, un luogo fuori dal mondo ma nato dalla consapevolezza di chi il mondo, e le sue frenesie, le conosce bene e ormai le evita. Ecco perché con lei è bello concedersi una di quelle conversazioni un po’ esistenzialiste, tomando mate, che fanno degli oltre 4 mila metri delle Ande argentine un posto molto à la page, ma per voi soli. A Salta invece, capitale dell’omonima provincia, il Legado Mitico permette di vivere nelle atmosfere di epoche passate. Arredo, lane andine, una biblioteca di svariati volumi d’equitazione e di viaggio, sono gli ingranaggi di una macchina del tempo. Il meglio dell’antiquariato e delle boutique del centro città è riassunto in questo hotel museo ma pulsante di vita e reso più affascinante ancora da un bicchiere di bianco Torrontés, eccellente.

Il consiglio di viaggio è cenare a Cachi, nel tepore boutique del ristorante Catalino all’interno dell’Hotel El Cortijo. Qui i Sorrentinos, i ravioli tipicamente argentini a dispetto di un nome italianissimo, non portano solo un’assonanza mediterranea, ma propongono un pomodoro dal gusto così intenso, che ci obbliga a interrogare chi serve a tavola. Scopriamo che sono pomodori locali, come tutto quello che arriva dalla cucina. Forse le Ande sono l’ultima regione incontaminata dell’Argentina moderna, dove la frontiera delle colture chimiche ha ormai preso il sopravvento. Anche lo chef è locale, e ha studiato in questo microcosmo: un pregiato cortile argentino sulle Ande, che a ben guardare è una piccola fortezza contro le assurdità dell’agricoltura intensiva. Quindi ammettiamolo: anche un semplice pomodoro, se sano, è un lusso senza prezzo.

Chissà perché lodiamo la campagna ma finiamo sempre per tornare in città. Noi un motivo l’abbiamo, salutare Buenos Aires in grande stile e prepararci per Miami…

(to be continued)

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