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Business 28 Giugno, 2019 @ 9:00

L’americano che ha salvato un borgo in Toscana

di Alessandra Mattanza

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Il borgo di Monteverdi
Il borgo di Monteverdi (monteverdituscany.com)

“Quando ci si innamora si fanno follie, che non si sarebbe mai creduto possibile. A volte perfino troppe!” confessa, sorridendo, Michael L. Cioffi. Americano, di Cincinnati, in Ohio, di origini italiane e tedesche, ha sempre avuto un sogno nel cuore fin da bambino: scoprire quella terra da dove tutto era cominciato. E, come un vero mecenate del Rinascimento, ha salvato un borgo dalla rovina e dalla decadenza, con l’intento di preservare la sua bellezza e la sua storia per le generazioni presenti e future. Monteverdi Tuscany (www.MonteverdiTuscany.com) è nato proprio da questo progetto, come la folta comunità e la forza lavoro che si sono sviluppate intorno ad esso.

E’ parte integrante di un villaggio, che giace appollaiato su un monte nella magnifica Val d’Orcia, a Castiglioncello del Trinoro, nel comune di Sarteano, a sud di Siena. Comprende una grande residenza trasformata in un lussuoso boutique hotel ecologico, ma anche ville che si possono affittare, come case di locali (dove ancora abitano alcune famiglie), una chiesa, dove si fa teatro, si organizzano concerti e tanti eventi, spazi adibiti a gallerie d’arte, un ristorante, un caffè, un’enoteca e bar, un vasto salone a biblioteca, terrazze e vasti prati, che incorniciano una piscina esterna persa tra gli ulivi, con vasche e sedie immerse nella natura per “rilassarsi, meditare, lasciarsi ispirare” – come dice Cioffi. Nella spa si praticano perfino trattamenti esotici come l’hamman, ispirati all’Impero Ottomano, con una piscina benessere in una sorta di grotta che termina in una parete con una finestra panoramica che si affaccia sul paesaggio.

Di recente la designer fiorentina Ilaria Miani, che si è occupata di tutto il restauro e la realizzazione del progetto, ha rinnovato alcune suite in uno stile contemporaneo e moderno. Si scoprono mobili originali e unici, realizzati da artigiani del luogo, letti metallici sospesi nel vuoto, colori che si ispirano alla natura circostante, come al cielo, che in questa landa selvaggia di Toscana muta sempre con il vento che insegue le nuvole e gioca con l’aria creando caleidoscopiche variazioni di sfumature cromatiche. Le numerose opere d’arte che si ammirano ai muri, come nei corridoi o all’aperto, in varie strutture, sono per lo più realizzate da artisti toscani o che trascorrono un periodo di residenza qui.

“Quando abbiamo cominciato era tutto in completa decadenza, con case ed edifici che cadevano a pezzi, come testimoniano molte vecchie fotografie di quel periodo. Ci sono voluti molti anni, il duro lavoro di un manipolo di bravissimi operai e artigiani locali che mi hanno aiutato, per riuscire a recuperare tutto. Per i muri abbiamo utilizzato le antiche pietre locali, come abbiamo mantenuto tanti elementi originari, come travi in legno del soffitto. Per i pavimenti mi sono invece servita di una ditta locale, che è maestra nel creare delle cere magnifiche. Per l’arredo mi sono affidata alla mia creatività e anche all’esperienza, alla mia passione, da sempre, per l’arte, la storia, il design, l’artigianato. Adesso finalmente il risultato di tanti anni di lavoro si vede, il progetto è completato, anche se Michael ha sempre nuove idee. Vedremo dove ci porterà ancora.” racconta Ilaria. “In principio, la gente temeva, forse, un po’ l’arrivo di questo americano che avrebbe acquistato tutto, ma ben presto ci siamo resi conto che Michael è veramente un uomo generoso, dal grande cuore, che ci tiene, allo stesso modo, a supportare artisti emergenti, o chi sappia lavorare bene e duro. Alla fine, nonostante tanta burocrazia, tutti sono stati felici di questo progetto che ha portato lavoro e opportunità culturali, in un borgo che altrimenti sarebbe andato perduto” spiega Ilaria. Monteverdi si affaccia su un paesaggio spettacolare e infinito, con distese di ulivi, cipressi, vigneti, foreste. E, come fa notare, lo stesso Michael: “Quando il vento soffia, pare porti poesia alle orecchie”. Sarebbe stato un vero peccato, che tutto questo fosse andato perduto. Le fondamenta di un castello e di quanto vi stava intorno che si notano su un’altura, sono il risultato di un piano che ha visto Cioffi divenire il primo privato in Italia a finanziare interamente un parco archeologico. Ha incaricato lo studio fiorentino di architettura DAstudio, con la speranza che in cima al paese nel Medioevo sorgesse un maniero. Inoltre, essendo anche lui professore universitario di legge, ha coinvolto l’Università di Siena, in particolare gli allievi dell’archeologo fiorentino Riccardo Francovich, scomparso nel 2007, che hanno individuato addirittura resti etruschi.

Del resto Monteverdi, non ospita solo turisti e viaggiatori, come curiosi avventurieri, ma è una comunità dove si raccolgono, addirittura per lunghi periodi di residenza, artisti internazionali (alcuni famosi, come il regista Wes Anderson e l’attrice Kate Winslet), poeti, scrittori, registi e attori, oltre che avvocati e uomini d’affari, in cerca dell’ispirazione o del buon vivere e con la passione per la filosofia, l’arte, la musica, la buona gastronomia, come la stessa arte di fare impresa. Di recente, Michael ha organizzato il summit, dedicato alla bellezza: “Monteverdi: A Tribute to the Italian Culture of Beauty”. E’ un tema a lui molto caro che conta di ripetere presto e che continua a sviluppare in tanti incontri interessanti.

Quasi ogni mese, tutto il team di Monteverdi, “capitanato” da Cioffi, che fa su e giù dagli Stati Uniti, cerca di avere un tema su cui discutere, che possa interessare tutti, americani, come italiani, britannici, tedeschi. Sono questi, per ora, i maggiori clienti del borgo, mentre gli incontri sono aperti a tutti, quindi anche molti locali vi prendono parte. Cioffi ci ha raccontato la sua storia, che è anche un esempio di come far funzionare una grande impresa basandosi sui valori, la bellezza, la cultura, la gastronomia, l’arte del buon vivere, dell’Italia, le “armi” più forti del nostro Paese per sfondare all’estero, ma anche a livello nazionale, come ha dimostrato lui.

Michael L. Cioffi
Michael L. Cioffi (monteverdituscany.com)

Le sue origini sono italiane, vero? Come del resto il nome che porta.

I miei nonni paterni emigrarono negli Stati Uniti negli anni ’20 da Caserta. Da loro nacque mio padre. Mia madre era invece tedesca, con i genitori che approdarono in America nel diciannovesimo secolo. I miei nonni italiani decisero di trasferirsi, perché erano molto poveri. Cercavano lavoro e opportunità migliori. Mio nonno cominciò a lavorare nelle fabbriche automobilistiche a New York, come operaio. Si trasferirono a Cincinnati, perché era il centro di questa attività e c’era anche Procter & Gamble, dove sia mio nonno che mio padre poi furono assunti come operai. Io sono stato il primo a frequentare il college e poi l’università.

Cosa l’ha spinta a divenire avvocato?

Avevo l’idea fin dal principio che studiando legge sarei stato in grado di cambiare il mondo. A scuola mi affascinava studiare la mitologia degli antichi Greci, come dei Romani, come i loro filosofi e tutta la storia antica. Cominciai a maturare la mia passione da quegli insegnamenti classici. Ma quello che mi ammaliava era l’abilità della legge e degli avvocati di avere davvero un effetto sulla giustizia, la pratica legale come mezzo per dare il meglio alla società. Fu questa la mia motivazione principale.

Come nacque il suo amore per l’Italia?

Oltre alle storie che sentivo raccontare dai miei nonni e dai miei genitori, intrapresi un viaggio in Italia, mi presi un anno per girare l’Europa prima di andare all’università. Avevo lavorato duro, mentre studiavo, per questo. Arrivai anche in questa landa di Toscana e mi innamorai da subito della sua gente e dei luoghi. Durante il mio primo anno di legge ebbi il primo figlio (Michael è stato sposato due volte e ha quattro figli, due dei quali collaborano a Monteverdi, n.d.r.). Non avevo né soldi né tempo per viaggiare, perché dovevo mantenere una famiglia. Ma poi i figli crebbero, andarono al college, e così riuscii a ricavare tempo per venire in Italia e affittare delle case, per trascorrere dei periodi di vacanza qui. Anche se adesso ho di nuovo una bambina di otto anni, quindi sto ricominciando da capo a fare il papà a tempo pieno. Ma ormai sono coinvolto, anima e corpo, con la Toscana e anche la mia bambina e mia moglie adorano queste località.

Come è entrato in contatto con la designer Ilaria Miani, che ha scelto per tutto il progetto?

Ho scelto lei, perché volevo qualcuno che conoscesse bene questo borgo, come il paesaggio circostante, con la sua storia e la sua cultura. Inoltre il talento di Ilaria mi era noto, perché per molti anni ho affittato case che lei aveva rinnovato in Val d’Orcia. Quando le chiesi se potevo acquistare una casa anch’io qui, mi parlò di Monteverdi.

Quando vi arrivò per la prima volta?

Quattordici o quindici anni fa e me ne innamorai subito. Era un villaggio medievale e sembrava che il tempo qui si fosse fermato. Da subito mi sentii coinvolto nell’opera di restaurarlo, di dargli di nuovo vita. Allora si parlava del pericolo per molti borghi simili toscani di andare completamente perduti, di sparire dalla storia e dalle cartine, perché nessuno si sentiva di investire. Era considerato troppo rischioso.

Così questa avventura cominciò…

Acquistai il primo edificio e Ilaria lo ristrutturò completamente. E poi la gente locale cominciò a domandarmi perché non comperavo altre case vicine. E, ci fu l’acquisto del secondo, il terzo edificio… Alla fine, mi resi conto che dovevo avere un piano per non finire in rovina. Volevo allo stesso modo rendere tutto questo progetto ecosostenibile, per dare un valore più profondo al tutto, che non fossero solo case di vacanza. Per me era fondamentale che anche l’ambiente come l’ecosistema fossero tutelati.

E decise per un boutique hotel.

Certo, ma per me era molto importante preservare il villaggio con i suoi ormai pochi abitanti e la sua cultura e tradizione. Adesso, finalmente, dopo tanto tempo e moltissimo lavoro di tutto il team, vedo tutto confluire nella visione d’insieme, mi piace vedere come coloro che hanno preso parte e contribuito siano fieri e si sentano parte del risultato. Il successo finale è una grande collaborazione di tutta la comunità. Io e Ilaria ci siamo prefissati di operare come facevano un tempo i grandi maestri del Rinascimento, sperimentando perfino. Per questo abbiamo realizzato adesso delle stanze nuove e diverse dal solito stile toscano, che ruota spesso attorno al bianco. Mirano invece più all’odierno in connubio con un possibile futuro, sempre riflettendo la Val d’Orcia e il suo magnifico paesaggio, come focalizzandosi su design e opere d’arte.

Ha un programma di residenza per artisti, vero?

Sì, è qualcosa di nuovo che ho sviluppato. Gli artisti arrivano da tutto il mondo, e sono naturalmente anche italiani, non abbiamo restrizioni. Possono essere pittori, scultori, fotografi, scrittori, musicisti di musica classica, blues e jazz o altro, chiunque abbia un progetto che possa essere interessante. Il regista Wes Anderson continua a tornare e qui, in una grande villa che pure affittiamo agli ospiti, ha giá scritto due sceneggiature, quella di “The Grand Budapest Hotel” e di “Moonrise Kindgdom”. Con lui abbiamo un rapporto personale ormai e siamo presenti perfino in un suo libro. Di tante altre star non posso parlare, naturalmente.

Quali sono le sue zone preferite in Toscana?

Fare hiking nei boschi circostanti è incredibile, la bellezza è mozzafiato su tutto il paesaggio. E c’è la Via Francigena, un luogo magico. Adoro poi Montepulciano, Montalcino, Siena e perfino Chiusi, che ha una forte connessione con la cultura etrusca. Sono stregato dal sapore del formaggio pecorino e dalla gastronomia locale… A Monteverdi abbiamo anche la bravissima chef Giancarla (prima era al famoso ristorante di Miami Escopazzo, n.d.r.), una pioniera del movimento organic slow-food,  che organizza corsi di cucina e stiamo sviluppando un’accademia gastronomica. L’inverno è un momento particolare in Toscana, dove tutto pare tornare alle origini, quando il ritmo della comunità diviene lento e rilassato. La primavera, l’estate e l’autunno, è quando i turisti continuano ad arrivare, ma a Monteverdi si mescolano magicamente alla gente, dopo solo un giorno, come se fossero locali. Voglio che qui si sentano tutti a casa, come vuole la buona tradizione della calda ospitalità italiana.

Come sente sia diverso il modo di fare impresa in Italia e in America?

L’attitudine al business negli Stati Uniti è più visionaria dell’Italia. Gli americani sono più aperti a cominciare un’attività e a correre rischi. L’atteggiamento in Italia, in particolare negli ultimi vent’anni, è che alla gente non importa. Se pensano si debba impiegare troppa fatica per realizzare qualcosa, lasciano perdere o sono da subito sfiduciati. In Italia devo ammettere che tutto è, di certo, molto più burocratico e lento, spesso è difficile veder approvato qualcosa.

Che consiglio dà per combattere questo senso di apatia?

Bisogna non lasciarsi paralizzare dalla burocrazia e dalle regole, ma osare, non scoraggiarsi e cercare una soluzione, avere il coraggio di combattere contro il sistema. Se qualcuno non fa qualcosa, la situazione non cambierà mai. Non si deve aspettare che il cambiamento arrivi dal governo, bisogna attuarlo da soli, altrimenti potrebbe non accadere mai. Di recente ho messo in atto pure un programma per portare i manager italiani in America, per far vedere loro la differenza di lavorare, pensare e operare. Molti sono entusiasti. Quello che mi tocca il cuore è che alcuni sono arrivati in America per la prima volta, pieni di sogni e speranze, proprio come un tempo i miei nonni.

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