
Elizabeth Warren (Photo by Michael M. Santiago/Getty Images)
La senatrice Elizabeth Warren (Democratica del Massachusetts) ha chiesto alla Securities and Exchange Commission (Sec) di rinviare il tanto atteso debutto in Borsa di SpaceX, un’operazione che ha già attirato una domanda record da parte degli investitori e che potrebbe portare il ceo Elon Musk a diventare il primo trilionario della storia.
10 giugno 2026
In una lettera di 12 pagine indirizzata al presidente della Sec Paul Atkins, Warren ha chiesto il rinvio dell’ipo di SpaceX, citando preoccupazioni legate alla valutazione della società, alla struttura di governance e alla tutela degli investitori.
Secondo Warren, le dimensioni dell’operazione giustificano un’”attenta revisione” da parte della Sec. La senatrice sostiene che l’autorità di vigilanza dovrebbe verificare se i fondi indicizzati e altri intermediari finanziari coinvolti nell’ipo stiano proteggendo adeguatamente gli investitori e se SpaceX abbia fornito informazioni sufficienti a giustificare la sua valutazione record, consentendo così agli investitori di capire se il titolo sia sopravvalutato.
Warren ha inoltre criticato la struttura di governance della società: Musk controlla infatti l’85% dei diritti di voto degli azionisti di SpaceX. Secondo la senatrice, questo conferisce al fondatore un “livello di potere senza precedenti” sugli investitori, i quali avrebbero “diritti significativamente inferiori rispetto a quelli normalmente garantiti agli acquirenti di azioni quotate”. Per questo motivo, la società dovrebbe illustrare in modo più chiaro i rischi legati alla propria governance.
Anche alcuni analisti hanno espresso perplessità sul controllo esercitato da Musk. Ann Lipton, docente di diritto presso l’Università del Colorado Boulder, ha dichiarato al Wall Street Journal che SpaceX sta “sostanzialmente chiudendo ogni possibile strada attraverso cui gli azionisti potrebbero esercitare qualsiasi forma di influenza”.
9 giugno 2026
L’ipo di SpaceX ha raccolto richieste per circa 250 miliardi di dollari, quasi quattro volte superiori all’offerta prevista, secondo quanto riportato da Reuters citando fonti vicine all’operazione.
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3 giugno 2026
In un documento depositato presso la Sec, SpaceX ha comunicato l’intenzione di vendere circa 555,6 milioni di azioni a 135 dollari ciascuna, raccogliendo 75 miliardi di dollari e raggiungendo una valutazione potenziale record di 1.770 miliardi di dollari.
20 maggio 2026
La Sec ha reso pubblica la documentazione dell’ipo, il cosiddetto modulo S-1, che dettaglia i piani della società per la quotazione entro l’anno.
SpaceX ha stimato il proprio mercato indirizzabile complessivo in 28.500 miliardi di dollari, ovvero il volume massimo di ricavi teoricamente ottenibile se riuscisse a soddisfare tutta la domanda dei mercati in cui opera. La stima comprende: 870 miliardi di dollari per il business della banda larga; 740 miliardi per la divisione mobile di Starlink; 600 miliardi per la pubblicità digitale di X; 2.400 miliardi per le infrastrutture AI; 22.700 miliardi per le applicazioni enterprise.
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1° aprile 2026
SpaceX ha presentato in via riservata alla Sec la documentazione preliminare per la quotazione, fornendo alle autorità informazioni sulle proprie finanze e sulla struttura azionaria.
“Le dimensioni enormi dell’ipo di SpaceX, da sole, in circostanze normali, giustificherebbero un’attenta revisione da parte della Sec e una particolare attenzione alle esigenze degli investitori. Ma queste non sono circostanze normali: una serie di fattori aggiuntivi amplifica le preoccupazioni e richiede un intervento della Sec attraverso il rinvio dell’ipo, al fine di adempiere al proprio mandato di tutela degli investitori e dell’integrità del mercato”.
“Prima che la società possa quotarsi, la Sec deve verificare se i fondi indicizzati e le altre entità finanziarie coinvolte nell’ipo di SpaceX stiano proteggendo adeguatamente gli investitori. Inoltre, l’azienda deve colmare le lacune informative sulla valutazione, chiarire agli investitori i rischi e i dettagli legati alla sua struttura di governance altamente concentrata e rinunciare all’arbitrato obbligatorio, così da garantire agli azionisti almeno una minima possibilità di tutela”.
“Gli analisti di mercato hanno espresso dubbi sui calcoli alla base della valutazione obiettivo di SpaceX, definendola ‘priva di senso’, ‘contabilità fatta di fumo e specchi’ e ‘davvero fuori da questo mondo'”.
“Le società quotate dovrebbero essere responsabili nei confronti dei propri azionisti. L’ipo di SpaceX capovolgerà questo modello: gli azionisti forniranno miliardi di dollari di nuovo capitale senza alcun meccanismo di responsabilizzazione nei confronti del signor Musk o del management, poiché la società combina azioni con superdiritti di voto, arbitrato obbligatorio, regole più restrittive sulle proposte degli azionisti e la normativa societaria del Texas per garantire il controllo a Elon Musk e ad altri insider”.
“L’ipo di SpaceX crea inoltre una nuova preoccupazione: che i principali indici azionari vengano strutturati in modo tale da costringere milioni di investitori in fondi passivi indicizzati – generalmente una soluzione di investimento a basso costo e molto diffusa tra i piccoli risparmiatori – a investire in SpaceX e ad assumersi i relativi rischi senza poter scegliere diversamente”.
Il debutto in Borsa è previsto per venerdì. La società ha comunicato che il prezzo finale dell’ipo verrà fissato giovedì e potrebbe variare in base alla domanda degli investitori e alle condizioni di mercato.
Le azioni destinate agli investitori retail saranno disponibili attraverso Charles Schwab, Fidelity, Robinhood, SoFi Technologies ed E*Trade di Morgan Stanley.
Fidelity ha abbassato da 100.000 a 2.000 dollari il requisito minimo di capitale sul conto per partecipare all’ipo. I clienti potranno manifestare interesse per l’acquisto di un minimo di una azione fino a un massimo di un milione di azioni.
Charles Schwab richiede invece un saldo minimo di 100.000 dollari sul conto di intermediazione, mentre Robinhood, SoFi ed E*Trade non indicano requisiti minimi specifici.
Gli analisti di Morningstar stimano un valore di circa 63 dollari per azione, meno della metà del prezzo obiettivo di 135 dollari.
Secondo la società di ricerca, i ricavi di Starlink potrebbero realisticamente raggiungere 129 miliardi di dollari, ben lontani dagli 1.600 miliardi complessivi previsti da SpaceX per le attività mobile e broadband. La distanza tra “entusiasmo e fondamentali” suggerirebbe quindi agli investitori di attendere dopo il collocamento iniziale.
Anche Michael Burry, noto per aver anticipato la crisi dei mutui subprime, ha scritto all’inizio del mese che nel prospetto informativo di SpaceX non c’è “nulla” che giustifichi una valutazione di 1.000 miliardi di dollari, “figuriamoci di 2.000 miliardi”.
Per Jay Ritter, professore di finanza all’Università della Florida, il titolo sarà fortemente influenzato dall’”effetto Elon Musk”: l’entusiasmo attorno al fondatore potrebbe sostenere inizialmente il titolo, ma anche aumentarne la volatilità nel lungo periodo.
SpaceX ha registrato una perdita netta di 4,28 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre disponibile, dopo aver perso 4,94 miliardi nel 2025. Circa il 69% dei ricavi trimestrali proviene da Starlink, che ha generato 4,69 miliardi di dollari. La divisione connettività, che comprende Starlink, è l’unica attività redditizia del gruppo. La divisione spaziale ha registrato una perdita di 619 milioni di dollari, mentre quella dedicata all’intelligenza artificiale ha perso 2,5 miliardi.
Gli investimenti in capitale (capex) hanno raggiunto 10,1 miliardi di dollari nel trimestre, più del doppio rispetto all’anno precedente. Di questi, 7,7 miliardi sono stati destinati all’AI, poco più di 1 miliardo al business spaziale e 1,3 miliardi alla connettività. Nel 2025 la società ha investito 12,7 miliardi di dollari nell’intelligenza artificiale contro 3,8 miliardi nel settore spaziale.
Musk possiede il 42% di SpaceX e, se il titolo dovesse esordire a 135 dollari per azione, il valore complessivo delle sue azioni e opzioni raggiungerebbe circa 688 miliardi di dollari secondo le stime di Forbes. Considerando il resto del suo patrimonio, Musk diventerebbe così il primo trilionario della storia. Al 10 giugno, Forbes stima la sua ricchezza in 788 miliardi di dollari.
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La presidente di SpaceX, Gwynne Shotwell, entrata in azienda nel 2002 e titolare di circa 12 milioni di azioni, possiede una partecipazione valutata oggi 1,2 miliardi di dollari, che potrebbe salire a 1,6 miliardi. Il direttore finanziario Bret Johnson, la cui quota vale circa 700 milioni di dollari, potrebbe superare la soglia del miliardo, arrivando a una fortuna stimata di 1,2 miliardi.
Antonio Gracias, fondatore di Valor Equity Partners e titolare di oltre 503 milioni di azioni SpaceX, potrebbe vedere il proprio patrimonio netto crescere di quasi 68 miliardi di dollari rispetto agli attuali 4,8 miliardi. Anche il membro del consiglio di amministrazione Luke Nosek, cofondatore di PayPal e delle società di venture capital Founders Fund e Gigafund, già miliardario secondo la documentazione dell’ipo, potrebbe passare da una partecipazione stimata in 2,7 miliardi a circa 4,4 miliardi di dollari grazie al debutto in Borsa.
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