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Luca Parmitano in collegamento dalla Iss: “Il futuro è il nostro mestiere”.

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“A bordo della Stazione spaziale, il futuro è il nostro mestiere”.

Durante la prima conferenza stampa della sua missione, mentre orbita a 400 chilometri dalla Terra, Luca Parmitano sintetizza così il lavoro che il suo equipaggio affronterà fino a inizio febbraio, quando è previsto il rientro dalla Stazione spaziale internazionale, la Iss.

Quella dell’astronauta catanese dell’Agenzia spaziale europea non è retorica: partiti il 20 luglio dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakhstan, Parmitano e i due colleghi della Expedition 60, l’astronauta della Nasa, Andrew Morgan, e il cosmonauta russo, Alexander Skvortsov, lavorano già a pieno regime su un programma che prevede fra i 200 e i 300 esperimenti scientifici, di cui 30 nuovi ed europei e sei commissionati attraverso l’Agenzia spaziale italiana dalle nostre università.

“Basta guardare intorno a me – fa notare Parmitano a chi lo osserva in collegamento video dal Museo nazionale della scienza e della tecnologia di Milano, come sul canale streaming della Nasa – sono circondato da laboratori e attrezzature che creano il futuro. Dietro la telecamera, il mio collega Nick Hague (dell’equipaggio precedente, ndr) sta utilizzando una stampante tridimensionale per costruire tessuti biologici. Come mi piace dire, fra le stelle si vede il futuro. Letteralmente”.

Luca Parmitano tornerà nello spazio il prossimo 20 luglio.

L’astronauta Esa, che a ottobre diventerà, prima volta per un italiano, il comandante della Iss, non esagera. Come ricorda il nome che lui stesso ha dato alla sua missione, “Beyond”, quello che si testa e verifica in orbita non è mai un traguardo, ma una tappa verso le prossime missioni, in un unico e continuo processo di conoscenza. “Per questo ogni attività mi mette un brivido – ha continuato – a bordo sentiamo la responsabilità di quello che stiamo facendo, che sappiamo essere il risultato del lavoro annoso di decine, centinaia di persone. Ogni attività, tutti i giorni, concentra il massimo dei nostri sforzi”.

E di concentrazione, nei prossimi sei mesi e rotti, le attività sulla stazione orbitante ne chiederanno in abbondanza: “Per la prima volta svolgeremo esperimenti che interesseranno anche l’apparato neuro vestibolare, quello che presiede e integra tutti i sensori del corpo. Sono ricerche fondamentali per scoprire da una parte come lo spazio influisca sulla percezione degli astronauti e, dall’altra, per comprendere meglio specifiche patologie o traumi cerebrali”. Parole che ricordano quanto le attività in orbita abbiano significative ricadute sulla Terra e non solo in senso economico.

Parmitano lo ribadisce anche a chi, fra il serio e il faceto, gli ricorda che a ottobre comanderà un equipaggio comprendente “Cimon”, un robot connesso a un’intelligenza artificiale a Terra, che sta testando in orbita l’interazione con gli astronauti e la possibilità di supportarne le attività di routine in viaggi di lunga durata.

“Il mio equipaggio è fatto di donne e uomini; come comandante, il mio ruolo sarà quello di essere al loro servizio, per garantire che il lavoro svolto a bordo sia della migliore qualità. L’unico modo per ottenere un lavoro eccellente è che chi lo svolge sia felice di svolgerlo e abbia tutte le opportunità per farlo al meglio”.

Torna alla mente il nome della missione, quell’”oltre” – “Beyond” – che insieme evoca una responsabilità e una promessa: “è vero – conferma Parmitano – è la mia promessa: che l’uomo continui a spingersi più in là, continui la ricerca e l’espansione della sua conoscenza verso l’esplorazione della Terra e dello spazio profondo. Questo per me è il successo, non certo il numero di follower: continuerò a basare il successo della mia missione sui suoi risultati, in relazione a quello che la Nasa, l’Esa e le altre agenzie ci chiedono di fare. Se i nostri risultati consentiranno un cambiamento, o saranno di stimolo alla tecnologia, all’esplorazione e alla ricerca scientifica, allora lì mi convincerò di avere avuto successo”.

E se la vita a bordo ha anche aspetti più rilassanti – “mi sono sorpreso di quanto più veloce sia stato questa volta adattarsi alla microgravità, sto godendomi tutte quelle cose che durante la mia prima missione, “Volare”, ho apprezzato solo alla fine: il piacere di non avere un peso, di muoversi in totale libertà, di volare spingendosi con un dito” -, la consapevolezza di essere in un posto straordinario e con responsabilità straordinarie non sembra abbandonare mai l’astronauta: “la Stazione spaziale è una delle piattaforme da cui è possibile constatare gli effetti del riscaldamento globale – risponde serissimo a chi gli chiede come abbia trovato il Pianeta guardandolo dalla celebre Cupola affacciata sulla Terra – l’Agenzia spaziale europea ha un programma satellitare di osservazione del pianeta ad altissima definizione ed è lì che abbiamo constatato la realtà scientifica del global warming. Dalla Stazione ci limitiamo all’osservazione umana: ho notato che la Terra sembra diversa, anche a distanza di soli sei anni da quando l’ho vista e fotografata per la prima volta da qui, dalla Cupola della Iss. Ghiacci ritirati e deserti più estesi sono visibili a occhio nudo. Spero che il nostro sguardo sia condiviso per allarmare l’opinione pubblica nei confronti di quello che considero il nostro nemico numero uno e per dare una spinta ai nostri leader in modo che facciano tutto il possibile, e non solo qualcosa, per migliorare la situazione”.

Viene in mente lo stemma della missione “Beyond”, con la Terra in primo piano, sorvolata dalla Iss, e sullo sfondo Marte e la Luna. Ancora una volta la prospettiva, gli orizzonti futuri, quelli “un po’ più in là”.

“Se riusciremo davvero a tornare sulla Luna nei prossimi cinque anni, come vorrebbero gli Stati Uniti, o anche nei prossimi dieci o quindici, ho l’età giusta per poter sognare di andarci. Ma se anche non avessi l’età, sognare ci fa stare bene, è quello che ci spinge ad avere progetti sempre più grandi. Quindi perché no?, mi piace l’idea di essere sempre un passo più vicino alla meta, ogni volta che acquisisco esperienza. Tutto quello che facciamo e conosciamo è volto al futuro”.

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