Cosa non deve mancare in un Ateneo per aspiranti top manager

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Intervista di Pasquale Sasso a Maurizio Carvelli, Founder & CEO di Camplus

Top manager si nasce o si diventa? Ovviamente si diventa. Secondo un recente rapporto realizzato per Unioncamere e Anpal (per saperne di più potete leggere questo articolo sulle lauree più richieste) nei prossimi cinque anni, in Italia, si assisterà a un cambiamento profondo del panorama professionale. Il 60% degli occupati avrà un diploma qualificante o una laurea, mentre oltre il 35% sarà in possesso di un titolo di studio altamente specializzante. Dallo stesso studio, inoltre, emerge che nel quadriennio 2019 – 2023 gli indirizzi di laurea più richiesti dal mondo del lavoro riguarderanno, in ordine, le materie medico-sanitarie, economiche, ingegneristiche, giuridiche e quelle legate al mondo della formazione.
Ma l’indirizzo di studio non è certamente l’unico fattore che spinge i top manager, pubblici e privati, di domani a scegliere gli Atenei o la città dove studiare e formarsi; questi ultimi, infatti, sono sempre di più alla ricerca di esperienze che guardano oltreoceano. Su questo tema ho avuto la possibilità di parlare con Maurizio Carvelli, un “ex top manager di domani” e oggi alla guida di una vera eccellenza tutta italiana, leader nel settore dello student housing, come Camplus. Nel corso della sua attività, Carvelli ha avuto la possibilità di essere direttamente a contatto con migliaia di studenti e, molti di questi, diventati top manager in Italia e all’estero.

Siete presenti in importanti città italiane come Roma, Torino, Bologna e Milano. Secondo voi quali sono i fattori che incidono sulla scelta dei futuri manager della “città giusta” dove andare a studiare e magari fare carriera?
Nella nostra esperienza abbiamo potuto constare come il richiamo verso i grandi Atenei sia influenzato in maniera significativa da fattori collegati, non soltanto con l’offerta, la storia e il prestigio di questi centri universitari, ma anche con la soggettività del singolo studente e con la capacità d’investimento della propria famiglia. Sono giovani che hanno dei numeri da giocare, una certa ambizione e una certa propensione all’eccellenza. Questo può valere per città come Milano. Ma esistono anche studenti che scelgono delle facoltà di “nicchia”, come quella degli studi internazionali di Forlì; altri seguono le orme dei genitori; altri ancora, semplicemente, seguono i loro amici.
A queste variabili, se ne aggiunge anche un’altra: gli “spostamenti tradizionali”, che interessano il flusso degli studenti. Se inizialmente questi spostamenti avvenivano a distanze non troppo estese (chi proveniva dal Sud studiava al Sud, chi proveniva dal Nord studiava al Nord), l’evoluzione ha gradualmente registrato una tensione verso l’offerta degli atenei stranieri.

Venezia, dove il 9 dicembre avete aperto a Santa Marta, si conferma come una delle città molto ambite per la formazione universitaria dei futuri manager. Cosa spinge secondo voi questi ragazzi a sceglierla?
Venezia, nonostante sia considerato un ateneo di medie dimensioni, ha una forte vocazione universitaria con i suoi 12.000 iscritti fuorisede di cui il 17% sono nuovi studenti. È un’ottima università che ha delle nicchie interessati, tra cui certamente l’Università Ca’ Foscari, inserita nella classifica QS World University Rankings tra le migliori 150 università al mondo per ‘Arts & Humanities’ e ‘Languages’ e tra i migliori 250 atenei al mondo per ‘History’e ‘Economics’. Offre, poi, molti percorsi di specializzazione, come master e business school e, non da ultimo, è una città bellissima.
Con Scenari Immobiliari, Istituto indipendente di studi e ricerche, abbiamo realizzato l’indagine “Osservatorio sulle nuove forme di residenza per studenti, giovani e lavoratori” di cui esiste già una seconda edizione. Questo studio è molto significativo per gli imprenditori che desiderano investire nello student housing, ma offre anche spunti interessanti per individuare i fattori che incidono sulla domanda. Dall’analisi realizzata, Venezia emerge nel rating dei “territori innovativi”, raggiungendo il secondo posto per quanto riguarda l’attrattività urbana (che considera la presenza di aree verdi e impianti sportivi, la vitalità sociale/culturale/artistica, il – basso – tasso di criminalità) e l’innovazione del comparto (ovvero la capacità degli atenei di saper intercettare finanziamenti, promuovere l’internazionalizzazione, incentivare la ricerca e l’innovazione d’impresa).

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Oggi si parla sempre di più di coworking e spazi condivisi. Secondo voi come è messa l’Università italiana su questo tema e come Camplus le supporta nel suo ruolo di gestore?
Su questo tema, le Università non sono ancora del tutto in linea con le nuove tendenze. I Politecnici sembrano essere quelli che si stanno allineando maggiormente. Noi, come gestori, veniamo chiamati dagli atenei per curare, non solo gli aspetti prettamente residenziali, ma anche quello che per noi è il “coworking”: la creazione di luoghi di community come punto di incontro fra gli studenti e tutta la cerchia di collaboratori – interni ed esterni – che ruotano attorno alla nostra realtà. Parliamo di ricercatori, dottorandi, startappisti e professionisti che, con l’aiuto del nostro staff di Direzione, organizzano workshop e lezioni con i nostri studenti. Mentre le università politecniche possiedono degli spazi dedicati al coworking e aiutano i giovani che desiderano diventare imprenditori, noi come Camplus prendiamo l’essenza del coworking stesso, inteso, non come mero spazio di condivisione, ma come attivo confronto con l’ambiente universitario e lavorativo. In sostanza, offriamo loro un ventaglio di opportunità, li rendiamo protagonisti nella costruzione del loro progetto formativo e professionale, esplorando ciò che c’è al di là del percorso accademico. Il rapporto con le università è certamente la chiave per raggiungere l’efficacia di questo intento e, del resto, è ciò che le università stesse ci chiamano a fare.

Grazie alla vostra attività, siete a contatto ogni anno con migliaia di giovani futuri manager. Ci citate qualche caso di successo?
In Camplus abbiamo un’attenzione particolare per gli Alumni, ex studenti che hanno terminato gli studi e sono entrati nel mondo del lavoro. Creiamo attivamente dei punti di contatto tra loro e gli attuali studenti: l’esperienza comune della vita in residenza, le attività a cui hanno partecipato e il percorso formativo intrapreso, sono gli elementi fondanti di un ricco processo di condivisione. Gli Alumni sono un patrimonio prezioso per Camplus; un punto di contatto con aziende e multinazionali. Per questo li coinvolgiamo attivamente nelle nostre attività di formazione e diamo loro la possibilità di mettere a disposizione le proprie conoscenze e incontrare i loro futuri colleghi.
Sono diversi i casi di ex studenti di successo. Tra questi, per esempio, Luigi Cascone, laureato in Relazioni Internazionali a Bologna. Dopo un periodo di lavoro al Parlamento Europeo a Bruxelles, è tornato in Italia, a Roma dove ha superato l’esame per diventare diplomatico. Attualmente è diplomatico presso il Ministero degli Esteri.
Angela Bongiorno, laureata in Astrofisica, ha seguito un post dottorato presso il Max Plank Institute di Monaco. Attualmente è ricercatrice presso l’INAF (istituto nazionale di astrofisica) di Roma.
Infine, Marco Belardinelli, laureato in Ingegneria Gestionale, lavora da diversi anni a Chicago dove è Direttore dell’Area Nord America di un’azienda italiana che progetta e realizza sistemi per risonanza magnetica.

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