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Responsibility 4 Marzo, 2020 @ 8:30

Quando la sostenibilità è sinonimo di valorizzazione, sviluppo ed inclusione

di Forbes.it

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Camplus Bologna (Courtesy Camplus)

di Pasquale Sasso

Negli ultimi anni il concetto di sostenibilità ha assunto un ruolo di primo piano nelle politiche pubbliche e nelle strategie aziendali ma, allo stesso tempo, ha registrato una profonda evoluzione che, partendo da una visione focalizzata solo sugli aspetti ecologici, è arrivata a un significato più globale, che tiene conto anche della dimensione sociale e di quella economica. Secondo il recente rapporto The European environment – state and outlook 2020. Knowledge for transition to a sustainable Europe, pubblicato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, però, l’Europa non sta compiendo progressi sufficienti nell’affrontare le sfide della sostenibilità; infatti, le politiche sono state più efficaci a ridurre le pressioni ambientali che a proteggere la biodiversità e gli ecosistemi, la salute e il benessere degli esseri umani.

C’è bisogno di un cambio di passo. Negli ultimi anni, in Italia e in Europa, l’attenzione dei policy maker, degli attori pubblici e privati sul tema è molto cresciuta; lo testimoniano le numerose pubblicazioni, i rapporti di ricerca e i programmi comunitari resi noti negli ultimi anni. Anche le Università hanno colto la sfida, inaugurando corsi di laurea e master su tematiche legate alla sostenibilità, anche ambientale; un esempio è il master di secondo livello in diritto e gestione dell’ambiente, promosso dall’Università Telematica Pegaso e coordinata dal professor Francesco Della Corte, che si pone l’obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni sul tema e di formare figure professionali altamente specializzate. Ma anche altre Università, come l’Università Vanvitelli con il professor Vincenzo Pepe, si sono poste l’obiettivo di valorizzare il tema della sostenibilità.

Le università, appunto, rappresentano il baluardo di questo cambiamento. Sono chiamate a rispondere a questa sfida non solo con i programmi didattici, ma anche con la progettazione di spazi ed edifici che vadano in questa direzione. Per approfondire il tema, ho scelto di parlarne con un’azienda che del rapporto con le università e gli studenti ne ha fatto il proprio core business: Camplus. Camplus è una realtà italiana leader nel campo dello student housing di alto livello, presente in molte città italiane e all’estero. A questo proposito abbiamo raccolto il parere con un esperto di edifici sostenibili, Fabrizio Baravelli, vicedirettore generale – patrimonio di Camplus.

Nel mondo, la progettazione di alcuni edifici ha rappresentato l’innesco di un processo di rigenerazione urbana di quartieri o di intere città; si pensi a quello che è successo a Bilbao che poi è stato definito “effetto Guggenheim”.

A suo parere, in che modo si possono progettare nuovi edifici senza farli percepire come qualcosa di estraneo rispetto al contesto circostante?

Per chi come noi si trova a riqualificare edifici esistenti integrati con il tessuto urbano è sicuramente una sfida, ma per chi ne coglie il potenziale, è anche un importante stimolo. Il patrimonio immobiliare italiano è abbastanza datato ma progetti di questo tipo possono rappresentare una spinta propulsiva verso il cambiamento, non solo in termini di bellezza architettonica, ma anche di ecosostenibilità, uno dei primi punti nelle agende di qualunque organismo di governo.

A questi fattori si aggiunge un requisito fondamentale da tenere a mente in fase di progettazione: la vivibilità degli spazi che verranno costruiti.

In tutti questi aspetti è proprio il progettista l’anello di congiunzione. Il suo intervento è fondamentale per la mediazione tra la realizzazione dell’edificio secondo i criteri stabiliti dal committente e il bisogno di tutela del patrimonio oggetto di ristrutturazione.

Come Camplus, abbiamo una certa esperienza su tutti questi temi: gli immobili che solitamente ricerchiamo devono avere determinati requisiti, primo fra tutti i collegamenti con i mezzi di trasporto e la vicinanza ai punti strategici della città. Le sedi universitarie sono tra questi.

Non abbiamo una filosofia improntata sulla standardizzazione, perché ogni contesto ha la sua storia e le sue peculiarità che è nostro dovere salvaguardare. Il rapporto con le soprintendenze è delicato ma prezioso: non cerchiamo di imporre la nostra idea, ma di lavorare congiuntamente per raggiungere un obiettivo comune.

Laddove ci troviamo ad operare all’interno di aree urbane non di primissima fascia, portiamo la nostra “tradizione edilizia” guadagnata in trent’anni di attività per creare, nel pieno rispetto delle norme – seppur talvolta eccessivamente restrittive – edifici riconoscibili che non sovrastino, ma esaltino, il contesto in cui sono inseriti. Basti vedere il nostro Camplus Bononia, nel capoluogo emiliano-romagnolo, o il Camplus Padova, circondato da palazzi perlopiù adibiti a uffici.

Il modo migliore per assicurare che tutto ciò avvenga è la scelta di affidarsi a progettisti locali: conoscono il tessuto cittadino e il paesaggio; possono quindi creare interventi in grado di diventare dei veri e propri punti di riferimento per il quartiere e non solo.

Oggi si parla sempre più spesso di edifici e di architettura sostenibile. Cosa rende realmente sostenibile un edificio?

La tecnologia nell’ambito dell’edilizia ha fatto passi enormi da quando costruimmo le nostre prime residenze. Ce ne siamo accorti nel corso di questi decenni di cantieri. Smartizzazione e domotizzazione degli impianti sono diventati i nostri “must have” nelle nuove costruzioni. La Residenza Universitaria “Cesare Codegone” di Torino che abbiamo inaugurato a fine gennaio insieme al Politecnico – tra i nostri partner di progetto – è uno degli esempi più calzanti. La struttura è dotata di pannelli solari e fotovoltaici che garantiscono la copertura dell’intero impianto di illuminazione; controllo domotico dell’edificio mediante il Building Management System per monitorare e garantire l’efficienza energetica dell’edificio; riscaldamento e raffrescamento con pompe di calore e ventilazione meccanica e rete wi-fi a fibra ottica in tutti gli spazi dell’edificio.

Per quanto possibile, abbiamo cercato di allineare anche le nostre prime residenze. Abbiamo programmato degli interventi di efficientamento energetico avvalendoci dei preziosi fondi del Ministero dell’Istruzione e di altri enti che perseguono obiettivi comuni ai nostri. È questo il caso dell’accordo sottoscritto proprio di recente con Bper Banca, con il prodotto LIFE4ENERGY, sviluppato in collaborazione con BEI (Banca Europea degli Investimenti) e supportato dall’Unione europea nell’ambito del programma LIFE. Lo scopo dell’accordo è quello di ammodernare quattro delle nostre strutture costruite ormai 20 anni fa, portandole il più possibile verso gli standard energetici degli edifici moderni.

Ma oltre l’involucro c’è anche la sostanza: il pensiero verso chi questi edifici li vivrà quotidianamente. Questa è per noi la “sostenibilità umana”; quella che dovrebbe essere il chiodo fisso di qualunque costruttore, progettista o gestore. Luoghi che i nostri clienti possano davvero chiamare “casa”. Nelle residenze dedicate agli studenti universitari, la dimensione “sociale” degli spazi, specie quelli comuni, ha un impatto fortissimo sulla qualità percepita. Si può rinunciare al design se questo non è funzionale alla vita di community perché essa è parte integrante del processo di riqualificazione nel momento in cui esce dalle proprie mura e invade il territorio che la circonda.

Sostenibilità è molto spesso sinonimo di funzionalità. In un Paese come l’Italia, in che modo si riesce a far dialogare l’esigenza della funzionalità degli edifici con quella di tutelare un patrimonio culturale disseminato in ogni angolo delle città?

L’Italia, come tutti sappiamo, è il primo paese al mondo per il patrimonio culturale posseduto. Inevitabilmente, la convivenza tra questi due fattori è qualcosa su cui noi italiani ci troviamo a fare i conti spesso. Ogni città italiana ha un patrimonio culturale da salvaguardare e molti tesori nascosti o caduti in disuso. Il compito di chi decidere di dar loro nuova vita non è mai semplice. Per noi ormai è un modus operandi trovarci di fronte a edifici da riqualificare, piuttosto che a terreni liberi per la costruzione, spesso tutelati dalla soprintendenza o da vincoli paesaggistici e culturali. È il difficile ma anche il bello, perché sappiamo che da questa fatica può nascere un rilancio economico e sociale importante.

Abbiamo diversi esempi di questo tipo. Penso al Camplus Palermo costruito in un edificio storico situato nel mezzo tra due patrimoni UNESCO, o al Camplus Venezia, nell’area portuale della città. In entrambi i casi, abbiamo mantenuto l’ossatura delle strutture e adoperato i materiali originari per rispettare il decoro urbano delle aree in cui hanno preso nuova vita. Ma ci abbiamo aggiunto il nostro: le best practice che abbiamo già sperimentato e fatto nostre, sia nel campo dell’edilizia ecosostenibile, sia dal punto di vista della sostenibilità umana.

Ricordiamoci comunque che oltre l’aspetto ecologico, legato alle nuove tecnologie e all’uso di fonti rinnovabili (questioni centrali nella progettazione dei nostri edifici) c’è anche la sostenibilità umana di cui parlavamo in precedenza. Dunque, ambienti belli da vivere, confortevoli e pratici.

Non a caso, proprio il Camplus Palermo che ho nominato poc’anzi, è stata premiata come miglior residenza universitaria in Italia, riconoscimento conferito dal Miur e da Cassa Depositi e Prestiti per la qualità architettonica, la pianificazione dell’intervento e il suo valore simbolico: abbiamo trasformato un complesso settecentesco da luogo di reclusione (fu un ex carcere femminile) a luogo di inclusione.

Business 18 Dicembre, 2019 @ 4:27

Cosa non deve mancare in un Ateneo per aspiranti top manager

di Forbes.it

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Camplus Universita 3

Intervista di Pasquale Sasso a Maurizio Carvelli, Founder & CEO di Camplus

Top manager si nasce o si diventa? Ovviamente si diventa. Secondo un recente rapporto realizzato per Unioncamere e Anpal (per saperne di più potete leggere questo articolo sulle lauree più richieste) nei prossimi cinque anni, in Italia, si assisterà a un cambiamento profondo del panorama professionale. Il 60% degli occupati avrà un diploma qualificante o una laurea, mentre oltre il 35% sarà in possesso di un titolo di studio altamente specializzante. Dallo stesso studio, inoltre, emerge che nel quadriennio 2019 – 2023 gli indirizzi di laurea più richiesti dal mondo del lavoro riguarderanno, in ordine, le materie medico-sanitarie, economiche, ingegneristiche, giuridiche e quelle legate al mondo della formazione.
Ma l’indirizzo di studio non è certamente l’unico fattore che spinge i top manager, pubblici e privati, di domani a scegliere gli Atenei o la città dove studiare e formarsi; questi ultimi, infatti, sono sempre di più alla ricerca di esperienze che guardano oltreoceano. Su questo tema ho avuto la possibilità di parlare con Maurizio Carvelli, un “ex top manager di domani” e oggi alla guida di una vera eccellenza tutta italiana, leader nel settore dello student housing, come Camplus. Nel corso della sua attività, Carvelli ha avuto la possibilità di essere direttamente a contatto con migliaia di studenti e, molti di questi, diventati top manager in Italia e all’estero.

Siete presenti in importanti città italiane come Roma, Torino, Bologna e Milano. Secondo voi quali sono i fattori che incidono sulla scelta dei futuri manager della “città giusta” dove andare a studiare e magari fare carriera?
Nella nostra esperienza abbiamo potuto constare come il richiamo verso i grandi Atenei sia influenzato in maniera significativa da fattori collegati, non soltanto con l’offerta, la storia e il prestigio di questi centri universitari, ma anche con la soggettività del singolo studente e con la capacità d’investimento della propria famiglia. Sono giovani che hanno dei numeri da giocare, una certa ambizione e una certa propensione all’eccellenza. Questo può valere per città come Milano. Ma esistono anche studenti che scelgono delle facoltà di “nicchia”, come quella degli studi internazionali di Forlì; altri seguono le orme dei genitori; altri ancora, semplicemente, seguono i loro amici.
A queste variabili, se ne aggiunge anche un’altra: gli “spostamenti tradizionali”, che interessano il flusso degli studenti. Se inizialmente questi spostamenti avvenivano a distanze non troppo estese (chi proveniva dal Sud studiava al Sud, chi proveniva dal Nord studiava al Nord), l’evoluzione ha gradualmente registrato una tensione verso l’offerta degli atenei stranieri.

Venezia, dove il 9 dicembre avete aperto a Santa Marta, si conferma come una delle città molto ambite per la formazione universitaria dei futuri manager. Cosa spinge secondo voi questi ragazzi a sceglierla?
Venezia, nonostante sia considerato un ateneo di medie dimensioni, ha una forte vocazione universitaria con i suoi 12.000 iscritti fuorisede di cui il 17% sono nuovi studenti. È un’ottima università che ha delle nicchie interessati, tra cui certamente l’Università Ca’ Foscari, inserita nella classifica QS World University Rankings tra le migliori 150 università al mondo per ‘Arts & Humanities’ e ‘Languages’ e tra i migliori 250 atenei al mondo per ‘History’e ‘Economics’. Offre, poi, molti percorsi di specializzazione, come master e business school e, non da ultimo, è una città bellissima.
Con Scenari Immobiliari, Istituto indipendente di studi e ricerche, abbiamo realizzato l’indagine “Osservatorio sulle nuove forme di residenza per studenti, giovani e lavoratori” di cui esiste già una seconda edizione. Questo studio è molto significativo per gli imprenditori che desiderano investire nello student housing, ma offre anche spunti interessanti per individuare i fattori che incidono sulla domanda. Dall’analisi realizzata, Venezia emerge nel rating dei “territori innovativi”, raggiungendo il secondo posto per quanto riguarda l’attrattività urbana (che considera la presenza di aree verdi e impianti sportivi, la vitalità sociale/culturale/artistica, il – basso – tasso di criminalità) e l’innovazione del comparto (ovvero la capacità degli atenei di saper intercettare finanziamenti, promuovere l’internazionalizzazione, incentivare la ricerca e l’innovazione d’impresa).

Camplus Universita 1

Oggi si parla sempre di più di coworking e spazi condivisi. Secondo voi come è messa l’Università italiana su questo tema e come Camplus le supporta nel suo ruolo di gestore?
Su questo tema, le Università non sono ancora del tutto in linea con le nuove tendenze. I Politecnici sembrano essere quelli che si stanno allineando maggiormente. Noi, come gestori, veniamo chiamati dagli atenei per curare, non solo gli aspetti prettamente residenziali, ma anche quello che per noi è il “coworking”: la creazione di luoghi di community come punto di incontro fra gli studenti e tutta la cerchia di collaboratori – interni ed esterni – che ruotano attorno alla nostra realtà. Parliamo di ricercatori, dottorandi, startappisti e professionisti che, con l’aiuto del nostro staff di Direzione, organizzano workshop e lezioni con i nostri studenti. Mentre le università politecniche possiedono degli spazi dedicati al coworking e aiutano i giovani che desiderano diventare imprenditori, noi come Camplus prendiamo l’essenza del coworking stesso, inteso, non come mero spazio di condivisione, ma come attivo confronto con l’ambiente universitario e lavorativo. In sostanza, offriamo loro un ventaglio di opportunità, li rendiamo protagonisti nella costruzione del loro progetto formativo e professionale, esplorando ciò che c’è al di là del percorso accademico. Il rapporto con le università è certamente la chiave per raggiungere l’efficacia di questo intento e, del resto, è ciò che le università stesse ci chiamano a fare.

Grazie alla vostra attività, siete a contatto ogni anno con migliaia di giovani futuri manager. Ci citate qualche caso di successo?
In Camplus abbiamo un’attenzione particolare per gli Alumni, ex studenti che hanno terminato gli studi e sono entrati nel mondo del lavoro. Creiamo attivamente dei punti di contatto tra loro e gli attuali studenti: l’esperienza comune della vita in residenza, le attività a cui hanno partecipato e il percorso formativo intrapreso, sono gli elementi fondanti di un ricco processo di condivisione. Gli Alumni sono un patrimonio prezioso per Camplus; un punto di contatto con aziende e multinazionali. Per questo li coinvolgiamo attivamente nelle nostre attività di formazione e diamo loro la possibilità di mettere a disposizione le proprie conoscenze e incontrare i loro futuri colleghi.
Sono diversi i casi di ex studenti di successo. Tra questi, per esempio, Luigi Cascone, laureato in Relazioni Internazionali a Bologna. Dopo un periodo di lavoro al Parlamento Europeo a Bruxelles, è tornato in Italia, a Roma dove ha superato l’esame per diventare diplomatico. Attualmente è diplomatico presso il Ministero degli Esteri.
Angela Bongiorno, laureata in Astrofisica, ha seguito un post dottorato presso il Max Plank Institute di Monaco. Attualmente è ricercatrice presso l’INAF (istituto nazionale di astrofisica) di Roma.
Infine, Marco Belardinelli, laureato in Ingegneria Gestionale, lavora da diversi anni a Chicago dove è Direttore dell’Area Nord America di un’azienda italiana che progetta e realizza sistemi per risonanza magnetica.

Camplus Universita 2